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  • 2 giorni fa
Patricia Gaborik
Il teatro di Mussolini

Crescere Informandosi, incontra Patricia Gaborik, insegnante all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, con un passato, anche, in varie prestigiose università europee ed americane. Oltre all’attività didattica, affianca anche quello di drammaturga e traduttrice, nonché, autrice del libro, edito da Garzanti, dal titolo “Il teatro di Mussolini” uscito in inglese nel 2021 ed ora in italiano.
L’epoca storica del ventennio fascista vide in Italia un forte sviluppo della produzione teatrale che si caratterizzò, anche, come strumento per la resistenza in quanto le finalità culturali dell’epoca erano non tanto di imporre e proibire ma soprattutto di educare.
Svariate le iniziative culturali promosse da Mussolini, come ad esempio I Carri di Tespi, o il Sabato Teatrale per cercare di avvicinare più gente possibile al teatro.
Cosa ha rappresentato il teatro durante il ventennio fascista? Quali erano i rapporti del regime con le principali figure teatrali dell’epoca? Condivide la teoria secondo cui Mussolini era considerato un attore ed il fascismo una sconfinata recita? Esiste qualche correlazione tra il teatro del ventennio e quello di oggi? Quanto il teatro di oggi può aiutare a migliorare la profonda crisi in cui versa la comunicazione?

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00:26Patricia Gaborich, insegnante all'Accademia
00:29Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, con un passato anche in varie prestigiosi
00:35università europee ed americane. Oltre all'attività didattica affianca anche quella di drammaturga
00:41e traduttrice, nonché autrice del libro edito da Garzanti dal titolo Il Teatro di Mussolini,
00:49uscito in inglese nel 2021 ed ora in italiano. Cosa ha rappresentato il teatro durante il
00:56ventennio fascista? Il teatro per il regime fascista è stato fondamentalmente uno strumento
01:04che aveva più scopi, uno strumento certo di consenso, ma ancora più importante di costruzione
01:12di una comunità nazionale, anche fascista, e all'interno però di questa comunità anche
01:21dell'individuo. C'era un forte elemento pedagogico nell'uso del teatro da parte del regime.
01:31C'era un elemento, come uno di solito aspetto, propagandistico, però in misura ridotta rispetto
01:43a questo scopo più largo, più intenso, più sostanziale.
01:52Nelle opere teatrali ritroviamo aspetti nuovi sul duce e sul fascismo. Ci riferiamo ad un teatro
02:00in cui lo spettacolo è stato, ad esempio, mezzo di resistenza, ma anche alla concezione,
02:08per cui le finalità delle politiche culturali del ventennio non erano tanto imporre e proibire,
02:15ma soprattutto educare.
02:18Probabilmente è un dato, diciamo, un fatto da tenere sempre in mente quando uno pensa al teatro
02:28durante il ventennio. E anche sui gerarchi, le persone, tendenzialmente uomini, che dirigeva
02:39il ministero della cultura e dell'educazione nazionale, che lavoravano molto assieme su questo
02:47progetto, credevano molto nel teatro come strumento di, appunto, costruzione dell'identità,
02:59di una tradizione nazionale, ma anche per educare e, come dicevano loro, elevare spiritualmente
03:09il popolo. E quindi abbiamo una cosa un po' per prendere, tendenzialmente, quando si pensa
03:21a una dittatura in generale, ma più in specifico, nel caso dell'Italia di Mussolini, che c'era
03:32ovviamente un elemento anche teatrale di cui si è parlato molto, dal mio punto di vista
03:40anche troppo, della politica fascista, con la consapevolezza del regime che i modi teatrali
03:50erano modi efficaci di comunicazione. Però c'era anche un vero rispetto per l'arte del teatro
03:58come arte, e quindi tutti gli usi del teatro vero, non dico di metodi teatrali, però l'approccio
04:10del regime al mondo e all'industria teatrale era caratterizzato da una credenza nel potere
04:22di questa arte, di costruire l'individuo e di educare attraverso l'arte.
04:34All'inizio del tuo libro riporti la teoria secondo cui il Duce era un attore e il fascismo
04:43era una sconfinata recita. Uno dei fattori, tra l'altro, di questa visione, di questa teoria
04:51fu Antonio Gramsci. Ritieni condivisibile tu da esperta questo pensiero del teatro fascista?
05:01Allora, io penso che si capisce benissimo perché si è parlato e perché ancora oggi
05:11si parla in questi termini. Uno è appunto perché il regime ha avuto un uso molto consapevole
05:27degli elementi teatrali nella sua comunicazione, dell'uso dello spettacolo, dell'uso del rito,
05:35della comunicazione diretta tra uno che parla e il pubblico. Quindi questa immagine di Mussolini
05:43è nato per un buon motivo, perché uno osservando vedeva un nuovo modo di comunicare in qualche modo.
05:55Questo andrebbe appiccato anche all'osservazione di tutti, amici e nemici inclusi all'epoca,
06:04delle doti di oratore soprattutto che ha avuto Mussolini. Una delle cose che io segnalo è che
06:12l'orazione e la recitazione, però non è esattamente la stessa cosa e dobbiamo stare attenti lì.
06:20Quindi è chiaro che l'osservazione dei metodi degli eventi fascisti, diciamo così, è chiaro che vedendolo
06:34uno vede questo uso consapevole apposta delle arti teatrali.
06:44Spero che dobbiamo stare attenti a non scambiare la metafora teatrale per la verità, anche molto grave,
06:54della politica fascista.
06:57Se vogliamo parlare della teatralità, del fascismo è un elemento comunicativo, però non è la sostanza del fascismo.
07:09Quali erano i rapporti del regime con le principali figure teatrali dell'epoca?
07:15Ad esempio Pirandello, Gabriele D'Annunzio, Silvio D'Amico.
07:21È difficile fare un riassunto generale del rapporto con figure del genere, nel senso che erano veramente molto particolari,
07:38dipendevano molto da valori comuni, passati comuni, per esempio Mussolini,
07:45e D'Annunzio condividevano molte idee e anche un certo percorso politico nei primi anni del fascismo,
07:58anche prima che Mussolini sali al potere.
08:02Loro mantenevano una specie di amicizia molto complicata, sempre negoziata,
08:09con comunicazioni anche molto diretti e epistilari, più spesso che no.
08:19D'Annunzio per certi versi era un tipo di consigliere a volte per Mussolini,
08:25Mussolini essendo anche più giovane di D'Annunzio,
08:30per cui che guardava anche certi metodi suoi di fare la politica e anche una stima di lui come drammaturgo.
08:44Con Pirandello abbiamo già una situazione diversa,
08:50in parte simile, stranamente perché D'Annunzio e Pirandello non andavano d'accordo,
08:58avevano tipi di teatro molto diversi,
09:01erano ciò nonostante due dei drammaturghi preferiti di Mussolini.
09:07Pirandello era anche una persona che aveva la stella ascendente in questo momento,
09:17stava diventando sempre più famoso anche a livello internazionale
09:22e quindi era un buon compagno di strada di avere e Mussolini questo lo sapeva benissimo.
09:35A sua volta il Pirandello capiva che,
09:39essendo sostanzialmente d'accordo con molte delle linee della politica fascista,
09:48anche se ha trovato Mussolini un po' non del proprio stile,
09:55diciamo, però riconosceva un'utilità nell'essere in buoni aeroporti per il regime,
10:03per cui teneva, ballavano direi sostanzialmente,
10:09c'erano passi avanti, passi indietro con il loro aeroporto.
10:14Silvio D'Amico è un altro caso ancora di una grandissima mente da critico,
10:26è uno che aveva una visione complessiva
10:30della direzione in cui il teatro italiano doveva andare
10:35e il regime in molti dei suoi progetti seguivano molto la linea di Danunzio.
10:45Quindi Danunzio, pur non essendo un fascista,
10:52lavorava bene con alcuni membri del regime
10:55per portare avanti un progetto che lui riteneva importante per il teatro italiano.
11:02Quindi abbiamo tutto un range di comportamenti solo con questi tre
11:07che in realtà rappresentavano un rapporto positivo.
11:14C'erano alcuni altri ovviamente che non avevano un rapporto così facile.
11:21Esiste un qualche correlazione tra il teatro del ventennio e quello di oggi?
11:28Io direi forse la cosa più comune e stranamente se vuole
11:36è che oggi come sotto il fascismo c'era spazio per tutto.
11:43È una formula che uso nel libro per descrivere il teatro dell'epoca
11:47che conteneva il bello, il brutto e il cattivo.
11:52E questo possiamo dire anche oggi.
11:55Quello che definisce il brutto,
12:01diciamo qui abbiamo un'aria tra brutto e cattivo
12:05che è semplicemente il teatro commerciale
12:09che dominava durante l'epoca fascista
12:12come domina oggi.
12:14Poi andiamo in linee forse più brutti,
12:18ancora più peri,
12:19che è l'elemento propagandistico,
12:23a volte esplicitamente propagandistico.
12:26Oggi che vediamo
12:30almeno nelle democrazie
12:33o di mezza democrazie di oggi finte.
12:39In tutti e due casi c'era una linea di teatro di ricerca,
12:44di innovazione, di avanguardia
12:46che nel caso dell'Italia
12:50è appoggiato, è subvenzionato,
12:53è incoraggiato per la prima volta
12:55sul regime fascista.
12:58e questo appoggio per fortuna
13:03continua oggi in Italia
13:06sulle basi sempre di uno Stato,
13:09uno Stato sociale
13:10che si impegnava in questo modo.
13:15In altre realtà,
13:16quello americano, per esempio,
13:18da dove vengo io,
13:19è quasi esistente il supporto del governo
13:23per la ricerca.
13:25Va avanti,
13:26però con sempre più fatica
13:29in un mondo dove
13:32il capitale domina tutto.
13:35Direi,
13:37pur essendo il quadro
13:39completamente diverso,
13:41oggi la cosa che accomuna
13:43le due epoche
13:45è in qualche modo
13:48una non particolarità.
13:50Vediamo
13:50lo stesso spazio
13:54un po' in competizione
13:56tra di loro
13:57ieri come oggi.
14:01Il teatro
14:02rimane comunque
14:04una forma di comunicazione
14:05molto importante,
14:06soprattutto ora
14:07che comunicare
14:09rimane estremamente difficile
14:11e spesso forviante.
14:13Quanto il teatro di oggi
14:15può aiutare
14:16a migliorare la situazione
14:18che stiamo vivendo?
14:19da uno che lavora
14:22nel settore
14:22nel settore
14:24io spero
14:24davvero molto
14:27e
14:28devo
14:30pensare
14:31nella mia esperienza
14:33rimane così
14:34che gli artisti
14:36non solo
14:36del teatro
14:37ovviamente
14:38però
14:39mantengono
14:40una volontà
14:42di esprimersi
14:44e dire
14:45le loro verità
14:46dove
14:47la verità
14:47ha ancora
14:48un valore
14:49che non vediamo
14:51sempre
14:52nel mondo
14:56delle comunicazioni
14:57di massa.
14:59Ovviamente
14:59verità
15:01vogliono dire
15:02anche verità
15:02interne
15:03che
15:05è quello
15:06che produce
15:06l'arte
15:07quindi
15:08finché
15:08gli artisti
15:09teatrali
15:10si ricordano
15:11che
15:12il teatro
15:14è soprattutto
15:15un'arte
15:17e deve
15:17aspirare
15:18a dire
15:18cose
15:19importanti
15:19possiamo
15:20sperare
15:20che
15:21il teatro
15:22fai
15:24il suo
15:24lavoro
15:26nel
15:28mantenere
15:29vivo
15:30soprattutto
15:31il pensiero
15:32il pensiero
15:33critico.
15:34Ovvio
15:34che gli artisti
15:35però hanno
15:36le strutture
15:38e anche
15:40il pubblico
15:40come compagni
15:42in questa
15:43avventura
15:44e tocca
15:46molto
15:46anche a noi
15:47come spettatori
15:49come lettori
15:50come ascoltatori
15:52di ancora
15:53voler
15:53trovare
15:55nell'esperienza
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16:02di pensiero
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