- 2 giorni fa
Demostenes Floros
La crisi energetica che attanaglia l’Europa
Crescere Informandosi, incontra Demostenes Floros, analista geopolitico ed economico, docente, nonché Senior Energy Economist presso il CER-Centro Europa Ricerche, ai nostri microfoni per fare il punto sulla crisi energetica che ha colpito soprattutto il mondo occidentale e l’Italia in particolare.
Da alcuni anni la crisi energetica che ci ha colpito è divenuto uno dei temi che destano maggiori preoccupazione. Tutto è iniziato con il conflitto in Ucraina ed ora è esploso con la guerra in Iran.
In particolare l’Europa è la zona dove questa crisi desta forti preoccupazione e l’Italia è una delle nazioni più a rischio. Le riserve energetiche a breve termineranno e probabilmente sarà necessario adottare delle forti misure di limitazione dei consumi energetici.
La riduzione delle accise ha retto fino a poco fa ma ora non è più sufficiente e serve dell’altro, ma nel breve sono poche le carte che si possono giocare.
Qual’è la reale situazione ad oggi? Chi si avvantaggia da quanto sta avvenendo? Se non si raggiungesse una pace stabile a quali conseguenze potremmo assistere? Per ridurre i danni, legati ad un possibile innalzamento dei prezzi, oltre alla riduzione delle accise cosa ritiene si potrà fare? Per quanto tempo le scorte petrolifere potranno coprire questa crisi? Per l’Italia e per l’Europa, in ambito energetico, ritiene essere più pericoloso il conflitto in Ucraina o quello in Iran? Con le rinnovabili, il geotermico e le bioenergie a che punto siamo? Cosa ci insegna questa crisi per il futuro?
Queste e molte altre le domande e gli aspetti affrontati nel corso di questa intervista.
La crisi energetica che attanaglia l’Europa
Crescere Informandosi, incontra Demostenes Floros, analista geopolitico ed economico, docente, nonché Senior Energy Economist presso il CER-Centro Europa Ricerche, ai nostri microfoni per fare il punto sulla crisi energetica che ha colpito soprattutto il mondo occidentale e l’Italia in particolare.
Da alcuni anni la crisi energetica che ci ha colpito è divenuto uno dei temi che destano maggiori preoccupazione. Tutto è iniziato con il conflitto in Ucraina ed ora è esploso con la guerra in Iran.
In particolare l’Europa è la zona dove questa crisi desta forti preoccupazione e l’Italia è una delle nazioni più a rischio. Le riserve energetiche a breve termineranno e probabilmente sarà necessario adottare delle forti misure di limitazione dei consumi energetici.
La riduzione delle accise ha retto fino a poco fa ma ora non è più sufficiente e serve dell’altro, ma nel breve sono poche le carte che si possono giocare.
Qual’è la reale situazione ad oggi? Chi si avvantaggia da quanto sta avvenendo? Se non si raggiungesse una pace stabile a quali conseguenze potremmo assistere? Per ridurre i danni, legati ad un possibile innalzamento dei prezzi, oltre alla riduzione delle accise cosa ritiene si potrà fare? Per quanto tempo le scorte petrolifere potranno coprire questa crisi? Per l’Italia e per l’Europa, in ambito energetico, ritiene essere più pericoloso il conflitto in Ucraina o quello in Iran? Con le rinnovabili, il geotermico e le bioenergie a che punto siamo? Cosa ci insegna questa crisi per il futuro?
Queste e molte altre le domande e gli aspetti affrontati nel corso di questa intervista.
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NovitàTrascrizione
00:14Demostenes Floros, analista geopolitico ed economico, docente nonché senior energy economist
00:22presso il CER, Centro Europa Ricerche. Ai nostri microfoni per fare il punto sulla crisi energetica
00:30che ha colpito soprattutto il mondo occidentale e l'Italia in particolare. Dallo scoppio del conflitto
00:37in Ucraina ed ancora di più con la guerra in Iran sentiamo parlare di crisi energetica. I prodotti
00:45petroliferi hanno ormai raggiunto prezzi difficilmente sopportabili dal mondo occidentale. Qual è la
00:51reale situazione oggi? Per quanto riguarda i paesi occidentali dobbiamo a mio avviso fare una
01:00distruzione ben particolare perché è chiaro che all'interno del cosiddetto occidente noi inseriamo
01:07sia gli Stati Uniti d'America evidentemente sia le principali economie dell'Europa, dell'Unione
01:13Europea, dell'Europa occidentale e anche altri paesi asiatici. Le ricadute però per queste tre realtà
01:20cerchiamo quindi di dividerle tra Nord America e Europa, l'Europa occidentale sarebbe più corretto
01:27dire, e Estremo Oriente sono completamente diverse nel senso che la dipendenza energetica dell'Unione
01:36Europea che è attorno al 60% mette l'Unione Europea e l'Italia che ha una dipendenza energetica
01:42del 75-80% in una situazione di grande stress e grande difficoltà. Una situazione altresì grave è
01:51quella che presentano paesi dell'Estremo Oriente, basti pensare che la dipendenza energetica del
01:56Giappone è attorno al 90%. Diversa invece è la situazione degli Stati Uniti d'America che hanno
02:03una dipendenza energetica che si è fondamentalmente annullata con il fracking, il che non vuole affatto dire
02:10che gli Stati Uniti d'America non importino milioni di barili di greggio al giorno, ma che sicuramente
02:16in questo momento vivono una situazione meno gravosa in termini di aumento dei prezzi delle
02:22materie prime, delle fonti fossili, in termini quindi di calo del progetto intorno all'ordo
02:28stimato, aumento del tasso di inflazione che invece sta colpendo Unione Europea e Giappone, Corea del Sud
02:38anche, mentre per quanto riguarda dicevo gli Stati Uniti d'America l'impatto è sicuramente meno
02:44gravoso. Non ho citato la Cina parlando dei paesi dell'Asia, non solo perché ha un sistema politico
02:53economico diverso, ma perché all'interno dei paesi asiatici, casomai lo potremo approfondire
02:58successivamente, è quello che ha agito per tempo per quanto riguarda perlomeno la crisi
03:05di Hormuz. Ma chi si avvantaggia da quanto sta avvenendo?
03:11Questa è una bella domanda, nel senso che anche qui bisogna fare delle distinzioni. Partiamo
03:18ad esempio dagli Stati Uniti d'America. Chi si avvantaggia? Sicuramente si avvantaggiano
03:24coloro i quali stanno esportando più greggio e prodotti raffinati, ma anche più gas naturale
03:32liquefatto, soprattutto nella direzione dell'Unione Europea, quindi le grandi imprese, le grandi major
03:39che si occupano di oil and gas. Nel contempo invece sono i lavoratori americani, quelli che
03:46ogni giorno devono fare benzina nella propria automobile per poter andare evidentemente al lavoro,
03:52che invece stanno pagando dei costi più alti e questo indica da un punto di vista politico
03:58una contraddizione a mio avviso molto interessante che ha di fronte a sé Trump e l'amministrazione
04:04statunitense in vista delle elezioni di midterm. Chi continuare a favorire l'aumento delle esportazioni
04:11delle grandi corpore statunitensi, che sono quelle che lo hanno finanziato ed eletto, oppure
04:17invece andare incontro anche alla necessità del consumatore, del lavoratore americano che
04:24paga di più e che in definitiva è quello che lo ha votato. Questa è una contraddizione
04:29non indifferente. In grande difficoltà si trovano ovviamente anche i paesi del Medio Oriente,
04:35cioè i grandi produttori di petrolio, soprattutto quelli che non riescono più ad usufruire del
04:40passaggio dallo stretto di Hormuz. Nel contempo grande vincitore della situazione relativa alla
04:48chiusura dello stretto di Hormuz è evidentemente anche la federazione russa, che proprio in questi
04:53giorni sta raggiungendo dei nuovi record per quanto attiene le esportazioni non soltanto di
05:00greggio e prodotti raffinati, ma anche del proprio GNL. Quasi fosse una contraddizione,
05:06vediamo addirittura un incremento delle esportazioni di gas naturale liquefato verso la stessa Europa
05:12che invece si è posta all'obiettivo di fare a meno della federazione russa dal 2027 in poi,
05:18con un incremento del 20,8% nei primi quattro mesi del 2026. La situazione invece della Cina
05:29anche da questo punto di vista è, diciamo così, a sé nella misura in cui stiamo parlando appunto di un
05:37Paese che ha una bassa dipendenza energetica, ma che non è petrolio dipendente in quanto il proprio mix
05:45energetico ha due assi fondamentali. Da un lato ancora il grande uso del carbone, seppure calante in termini
05:52relativi, dall'altra parte lo straordinario sviluppo delle rinnovabili. Ma a quali conseguenze
06:00potremmo andare incontro nel breve medio periodo se la situazione non si riesce a sistemare?
06:09Ecco, tocchi proprio l'elemento fondamentale e cioè la durata del conflitto. L'elemento centrale è la
06:18durata del conflitto. Il presupposto demonstra che l'Europa è già in profonda crisi a prescindere
06:25dalla questione petrolifera, è già in crisi prima. Assolutamente sì. Quindi adesso questa crisi
06:33petrolifera ovviamente va ulteriormente a peggiorare l'attuale situazione. Era già grave per quanto riguarda
06:44l'Unione Europea è sempre più gravosa dal post 24 febbraio 2022. Ci ricordiamo che nel 2021 i prezzi
06:54del gas naturale nel mercato regionale europeo erano aumentati del 400%, con conseguenze, dato su tutti
07:02che riguarda il nostro Paese, la produzione industriale e manifatturiera dell'Italia nel 2025 è stata
07:10registrata del 6,1% minore rispetto a quella del 2022, un dato che ovviamente non si può spiegare
07:18soltanto con l'energia, ma in primo luogo con l'aumento dei prezzi dell'energia e questi sono
07:25dati forniti dall'Istat, quindi sono dati come dire nazionali. Hai fatto riferimento all'attuale
07:34crisi quella petrolifera, magari fosse solo una crisi petrolifera, nel senso che da Hormuz
07:40purtroppo noi sappiamo che escono anche il 20-25% delle esportazioni di GNL, per cui è una
07:48crisi in primo luogo petrolifera, ma è altresì la continuazione di una crisi che concerne in particolar
07:54modo il gas naturale liquefatto e che si sta estendendo a tutti i settori dell'economia, perché
08:01si aumenta il prezzo del gas naturale, aumenterà anche il prezzo dei fertilizzanti e quindi aumenterà
08:07il prezzo dei beni alimentari e già noi in Italia sappiamo, i dati ci dicono anche quelli
08:13forniti dal mio istituto che hai gentilmente citato all'inizio, il CER Centro Europa Ricerche,
08:19ci dicono già che noi registreremo già un incremento del tasso di inflazione nella prossima
08:24estate quando andremo a comprare la frutta e verdura tipica della stagione. Se la chiusura
08:30dello stretto di Hormuz si protrarrà anche per le prossime settimane se non mesi, è chiaro
08:37che il calo della nostra economia, del tasso di crescita della nostra economia è già abbastanza
08:44sfittico, solitamente uno zero virgola, fa fatica ad arrivare all'1%, sarà ancora più
08:50gravoso. Il rischio qual è? Il rischio concreto è quello di arrivare in una situazione, di giungere
08:58di una situazione caratterizzata da due aspetti, da un lato la recessione economica, quindi
09:04sostanzialmente una crescita nulla o poco sopra lo 0% e dall'altra un alto tasso di
09:10inflazione, il che in termini economici prende il nome di stagflazione, questa è a mio avviso
09:17l'aspettativa ovviamente più gravosa. Non siamo ancora in una situazione del genere, ma
09:23il rischio che si possa arrivare anche in una situazione del genere se la chiusura continuerà
09:29ancora nelle prossime settimane, mesi, questo è molto concreto. Attenzione, e qui concludo,
09:36la chiusura e l'eventuale riapertura dello stretto di Hormuz non vuole affatto dire che i
09:43flussi e diciamo così la situazione generale delle forniture, delle cosiddette supply chain,
09:49delle catene di fornitura tornerà ad essere quella precedente. Questo scordiamocelo, non
09:56sarà più così e quindi dovremo in primo luogo cercare di capire quali sono stati i danni
10:01che sono stati apportati alle in primo luogo infrastrutture energetiche dei paesi del Medio
10:07Oriente. Questa è la prima cosa che noi dovremo capire e da quello che mi risulta, e non sono
10:13dati che vengono ufficializzati dai media mainstream, io ero a conoscenza di ben 106
10:20impianti o parti di impianti distrutti o danneggiati di tutti i paesi del Medio Oriente
10:29ad esclusione dell'Iran e di Israele. Quindi quanto costerà rimetterli in piedi? Sarà
10:38possibile farlo? In che tempi? Questo è un problema non indifferente che oggi però non
10:43possiamo quantificare.
10:45Ascolta, ma le riserve petrolifere per quanto tempo potranno coprire questa crisi?
10:51Allora, le riserve petrolifere a livello, le scorte probabilmente fai riferimento alle
10:57scorte. Eh guarda, analizzavo proprio prima alcuni dati e stiamo entrando alla fine di
11:06questo mese in una situazione di grande difficoltà.
11:09Fine e marzo?
11:11Al massimo, noi entro qualche settimana entreremo in una situazione di totale deficit, per cui
11:20da questo punto di vista quello che sta avvenendo, quello che stanno discutendo in queste ore è
11:26assolutamente fondamentale. Non mi esprimo su questo perché francamente riuscire a capire
11:32che cosa ha in mente l'amministrazione statunitense e i vari tweet del Presidente statunitense
11:38con annessa insider trading, cioè manipolazione del mercato per eventuali guadagni, fa sì
11:46che anche da un punto di vista politico la lettura del contesto sia complicata. Però ribadisco
11:52quello che ho detto in precedenza, la riapertura dello stretto di Hormuz non vuol dire, o meglio
11:58la fine della guerra non vuol dire di per sé la riapertura dello stretto e anche l'eventuale
12:03riapertura dello stretto, non vuol dire che le cose riprenderanno così come le avevamo
12:08lasciate prima del 28 febbraio.
12:12Per quanto riguarda eventuali contromisure c'è qualcosa che si può fare perché in Italia
12:17c'è stata la deduzione delle accise che adesso è ancora in vigore ma in misura molto molto
12:22ridotta quindi è minimale la sua incidenza, c'è qualcosa che si può fare ovviamente nel breve
12:29perché non possiamo parlare di anni. No, sicuramente non possiamo parlare di anni e tutti
12:37quanti ci siamo resi conto dell'incremento dei prezzi dopo il primo maggio, dico primo
12:42maggio perché il primo maggio era scaduto il precedente sconto sulle accise quindi abbiamo
12:48visto che siamo attorno ai 2 euro al litro, adesso poi dipende in quale parte del paese
12:54ci sono delle piccole differenze però insomma la situazione dei prezzi è sicuramente insostenibile
13:00e da questo punto di vista mi pare che il governo non riesca e o non possa fare di più,
13:07però
13:07io invece ritengo che proprio in questo momento sia necessario fare una cosa fondamentale nel
13:16senso che noi arriviamo in una situazione del genere dopo anni e anni di errori, di scelte
13:23sbagliate, di omissioni e quindi è proprio in un momento come questo dove noi dovremmo riprendere
13:32una discussione su quelli che sono gli strumenti della politica energetica che ogni singolo paese
13:39dovrebbe avere, ogni singolo paese che ha una propria sovranità nazionale, per cui mi chiedo
13:45quando se non ora riaprire una discussione in merito al ruolo dello Stato dentro Eni in primo luogo
13:53e dentro Enel nel contempo? Non è forse il caso di riprendere una discussione e capire se lo Stato
14:01non debba ritornare ad avere almeno il 50% di Eni in modo da poter utilizzare realmente Eni
14:08come uno strumento per poter venire incontro alle necessità ai quali hai fatto tuo riferimento?
14:14In questo momento parliamoci chiaramente, il 30% e la Gordon Rule contano veramente poco,
14:20sono gli azionisti di Eni a partire dai fondi statunitensi che decidono di fatto la politica
14:27di Eni e quando anche oggi avessimo Enrico Mattei alla guida di Eni non avrebbe quegli strumenti
14:33che invece aveva al suo tempo per poter invece ad esempio permettersi un abbassamento dei prezzi
14:43sobbarcandosi una parte dei costi della collettività in modo ad esempio da poter effettivamente abbassare
14:50il costo delle accise, il peso delle accise per un periodo di tempo molto più prolungato.
14:56Insomma, questo è a mio avviso invece il momento di riaprire una discussione del genere
15:02attorno agli strumenti della politica energetica.
15:05La politica energetica non può che essere in primo luogo un tema di politica nazionale,
15:13successivamente europeo.
15:17Adesso invece chi dà uno sguardo un po' più in là, quindi uno sguardo un po' più a lungo termine,
15:23torna a parlare di nucleare.
15:27Ritieni che sia la soluzione più efficace questa?
15:33Considerando che per farlo per entrare poi al regime ci vorrebbero, credo, più o meno
15:37almeno una decina d'anni per far riprendere tutto quanto.
15:41Non solo un arco di tempo non indifferente, e proprio per quello forse sarebbe il caso
15:49ben prima dei dieci anni di fare qualcosa con Eni e Enel e non soltanto, ma avrebbe anche
15:56un costo, per cui bisogna tener conto anche del costo.
15:59Io non sono pregiudizialmente contrario.
16:03Quello che però voglio far capire è che l'eventuale investimento nel nucleare non risolve i problemi
16:09del nostro paniere energetico, men che meno dei costi dell'energia, a meno che uno non
16:15intenda fare come la Francia, dove però il peso del nucleare ha quasi al 40% dei consumi
16:22totali di energia della Francia, non soltanto degli elettrici, ma di quelli totali.
16:27Ma per fare come la Francia ci vogliono degli investimenti e dei tempi che insomma sono assolutamente
16:33fuori dalla portata del nostro paese.
16:35Per cui chi parla di nucleare ovviamente ha il diritto di farlo, ma non raccontiamoci,
16:44non prendiamoci in giro.
16:45Il nostro paniere energetico ad oggi vede il petrolio e il gas naturale coprire quasi
16:52l'80% dei consumi di energia primaria dell'Italia.
16:55Se venisse introdotto in nucleare, questo ovviamente porterebbe anche ad un eventuale
17:02calo dei prezzi, tenuto conto però dei tempi e dei costi dell'investimento, ma questo non
17:08stravolge il nostro paniere energetico nel suo complesso.
17:14Invece con le rinnovabili, il geotermico, le bioenergie, a che punto siamo?
17:21Sia per quanto riguarda il nostro paese, ma facciamo un ragionamento più ampio per
17:26quanto attiene l'Unione Europea, io credo che proprio questa crisi evidenzia quelli che
17:35sono i limiti del processo della transizione energetica, limiti dati da degli orizzonti
17:42temporali troppo brevi, troppo ravvicinati e soprattutto da una insufficiente valutazione
17:49di quelli che sono i costi della transizione energetica.
17:52Per cui ben vengano gli investimenti nelle rinnovabili, ma come vediamo la crisi attuale
17:59ci dice che le fonti fossili hanno e avranno ancora per molto tempo un peso non indifferente,
18:06maggioritario, schiazzante nei confronti delle rinnovabili, tanto per avere un'idea, un dato
18:13che dà il senso delle dimensioni. Se io prendessi il paniere energetico globale, l'87% di questo
18:21paniere è soddisfatto dalle fonti fossili e soltanto una percentuale del 4-5% è invece
18:29soddisfatta dalle rinnovabili, per cui il percorso da fare è ancora lunghissimo. Però voglio dire una
18:36cosa molto importante per quanto riguarda l'Italia e l'Unione Europea che ci pone questa
18:41crisi in Medio Oriente per ottenere uno sviluppo delle rinnovabili che in questo momento a livello
18:48globale sta perseguendo e raggiungendo soltanto la Cina a velocità straordinaria, pur partendo
18:54da molto indietro e con contraddizioni non indifferenti, quella sul carbone a cui facevo riferimento
19:00in precedenza, noi dobbiamo avere l'intera catena di fornitura, perché noi non abbiamo
19:08ad esempio le terre rare, non solo non abbiamo le terre rare, non abbiamo la produzione delle
19:13terre rare, ma non abbiamo nemmeno la tecnologia per poter lavorare le terre rare che ci servono
19:21per le rinnovabili. Questo che cosa vuol dire? Che l'Italia e l'Unione Europea hanno di fronte
19:26a loro la seguente domanda, cooperare con la Cina o avanzare una politica protezionistica?
19:33Questo è un altro tema di politica economica che evidentemente il Parlamento italiano ed
19:39europeo deve affrontare quanto prima.
19:44Tra il conflitto che c'è in Ucraina e il conflitto in Iran possiamo definire quale
19:55dei due per noi, in ambito energetico, è più pericoloso?
20:03Purtroppo entrambi sono pericolosi.
20:08Non c'è una classifica da poter fare?
20:10Non credo che ci sia una classifica, o meglio, è chiaro che quando noi importavamo gas naturale
20:18dalla Federazione Russa, ne importavamo il 40% del nostro fabbisogno e al tempo il gas naturale
20:25era la materia prima che più utilizzavamo come Italia nel nostro paniere energetico,
20:29il 41% nell'anno 2021.
20:33Quindi questi dati potrebbero effettivamente evidenziare il fatto che quello ucraino era per noi
20:39più gravoso.
20:42Detto ciò vorrei altresì dire che sempre i dati ci dicono che noi importiamo greggio
20:49dai paesi del Medio Oriente, in particolar modo dall'Arabia Saudita, dagli Ammirati Arabi
20:54Uniti, per un ammontare analogo al 13% dei nostri consumi, quando dalla Federazione Russa
20:59importavamo una percentuale poco sopra il 10%.
21:04In entrambi i casi situazioni a mio avviso gravose per quanto riguarda, importanti per
21:11quanto riguarda l'Italia e l'Unione Europea, ma più che fare una classifica sui due conflitti
21:17io invece ragionerei sulla complementarietà del danno dato dai due conflitti e questo è
21:25forse l'elemento centrale sul quale riflettere, a partire dalla rottura a mio avviso sbagliata
21:31con la Federazione Russa e all'essersi abbracciati mani e piedi con gli Stati Uniti d'America
21:41che ovviamente stanno facendo pagare all'Italia e all'Unione Europea il costo delle loro materie
21:46prime.
21:47In conclusione, cosa ci insegna questa crisi per il futuro?
21:52Io credo che questa crisi ci insegni, parlo del nostro paese, parlo dell'Italia, una cosa
22:00e cioè che noi stiamo vivendo una profonda crisi determinata probabilmente dalla fine
22:09dell'unipolarismo statunitense.
22:12I due conflitti infatti hanno questo legame, questo aspetto politico.
22:19continuerà l'unipolarismo statunitense uscito vittorioso dalla Guerra Fredda dopo l'89-91
22:25oppure andiamo nella direzione di un mondo multipolare.
22:29Questa a mio avviso è la contraddizione centrale e all'interno di questa contraddizione secondo
22:35me l'Italia deve molto chiaramente intraprendere una propria politica, una politica che parta
22:42dalla propria sovranità nazionale, come i nostri padri costituenti avevano individuato
22:48a partire dai primi articoli della Costituzione.
22:52Questo non vuol dire, al di là delle nostre divergenze politiche, che non si debba tenere
22:56conto di determinate alleanze, ma questo vuol dire che il nostro paese vuoi anche per la
23:01sua collocazione geografica non può non mantenere dei rapporti con determinate realtà, dal Medio
23:09Oriente fino alla Federazione Russa, senza che ovviamente non si tenga più conto del fatto
23:17che noi comunque abbiamo una valuta, l'Euro, e siamo all'interno di un'alleanza atlantica
23:23della Nato che presenta tutta una serie di contraddizioni. Questo lo si può fare perché
23:29lo ha fatto sino ad oggi la Turchia, secondo esercito della Nato, e mi permetto di dire
23:36ha cominciato a farlo in maniera chiara ed esplicita, e qui concludo, anche un piccolo
23:41paesino, gli Emirati Arabi Uniti, perché io non condivido la lettura che stanno dando
23:47quasi tutti i mezzi di informazione, cioè di un paese che è uscito dando un colpo all'OPEC,
23:54sicuramente, facendo un favore agli Stati Uniti d'America, sicuramente anche questo, ma attenzione
24:01perché questo piccolo paese fa parte dei BRICS e all'interno dei BRICS c'è anche l'Iran,
24:06e questo piccolo paese è anche un partner della cosiddetta SCO, e cioè di questa organizzazione
24:13politico-militare guidata dalla Cina e dalla Federazione Russa, insomma Emirati Arabi Uniti
24:20che mantengono aperti diversi canali, diverse prospettive, diverse politiche e che guarda
24:29si muoveranno semplicemente in base all'esito sul campo dei due conflitti militari ai quali hai fatto riferimento.
24:43Grazie a tutti!
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