- 2 giorni fa
Il tempo sospeso
Ludovico Testa e Giovanni Ricci
Crescere Informandosi, incontra Ludovico Testa, studioso di Storia Contemporanea e scrittore e Giovanni Ricci, sociologo e criminologo, nonchè figlio di Domenico Ricci, appuntato dei Carabinieri appartenente alla scorta di Aldo Moro, ucciso il 16 marzo 1978 nella strage di Via Fani, insieme ad Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino, autori recentemente del libro, edito da Edizioni Pendragon, dal titolo "Il tempo sospeso".
Un tempo sospeso per tutta l'Italia dal momento in cui si è diffusa la notizia della strage, più di 40 lunghi anni di sofferenza ed in particolare per Domenico Ricci.
Poi, dal momento dell'incontro con i carnefici del padre, le cose, per Domenico Ricci, sono andate un pò meglio.
Proprio questa è la cosiddetta "giustizia riparativa" , introdotta dalla Riforma Cantarbia, una giustizia che non si sostituisce alla giustizia penale ma l'affianca ricucendo ancora le ferite lasciate aperte da quella terribile giornata di violenza.
Tutto inizia da un orologio insaguinato scelto come copertina del libro........
Ludovico Testa e Giovanni Ricci
Crescere Informandosi, incontra Ludovico Testa, studioso di Storia Contemporanea e scrittore e Giovanni Ricci, sociologo e criminologo, nonchè figlio di Domenico Ricci, appuntato dei Carabinieri appartenente alla scorta di Aldo Moro, ucciso il 16 marzo 1978 nella strage di Via Fani, insieme ad Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino, autori recentemente del libro, edito da Edizioni Pendragon, dal titolo "Il tempo sospeso".
Un tempo sospeso per tutta l'Italia dal momento in cui si è diffusa la notizia della strage, più di 40 lunghi anni di sofferenza ed in particolare per Domenico Ricci.
Poi, dal momento dell'incontro con i carnefici del padre, le cose, per Domenico Ricci, sono andate un pò meglio.
Proprio questa è la cosiddetta "giustizia riparativa" , introdotta dalla Riforma Cantarbia, una giustizia che non si sostituisce alla giustizia penale ma l'affianca ricucendo ancora le ferite lasciate aperte da quella terribile giornata di violenza.
Tutto inizia da un orologio insaguinato scelto come copertina del libro........
Categoria
🗞
NovitàTrascrizione
00:18Ludovico Testa, studioso di storia contemporanea e scrittore. Giovanni Ricci, sociologo e criminologo,
00:26nonché figlio di Domenico Ricci, ucciso il 16 marzo 1978 nella strage di Via Fani, insieme a Oreste Leonardi, Raffaele
00:37Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, autori recentemente del libro edito da Edizioni Pendragon dal titolo Il Tempo Sospeso.
00:51Innanzitutto, su cosa si fonda questa opera, dottor Testa?
00:56Ma diciamo che l'elemento fondante è proprio il tempo, il tempo che la mattina del 16 marzo 1978, quando
01:07ha iniziato a diffondersi la notizia della strage di Via Fani,
01:11si è sospeso per l'intero paese. Chiunque avesse a quel tempo l'età della ragione o dell'emozione ricorda
01:22esattamente cosa stava facendo quando ha ricevuto la notizia del rapimento di Aldomoro,
01:27e della strage degli uomini della scorta. Ed è un tempo che a maggior ragione si è sospeso per Giovanni,
01:37che è il figlio di uno dei membri della scorta di Aldomoro.
01:44Il tempo che è rimasto sospeso, e questo è il significato un po' del libro, di questo romanzo che racconta
01:51la storia di Giovanni,
01:54è rimasto sospeso perché nel corso degli anni e dei decenni successivi il ricordo di quei momenti ha continuato a
02:03tormentarlo come se non passasse mai,
02:06ritornando a ondate dolorose, sempre più dolorose, ed è rimasto questa sospensione praticamente fino al momento in cui Giovanni incontra
02:17Francesco,
02:18che è l'altro personaggio del romanzo, e che ho costruito ispirandomi un po' ai profili biografici di alcuni dirigenti
02:27delle Brigate Rosse,
02:29che hanno scelto poi il percorso della giustizia riparativa. È un tempo che è rimasto sospeso anche per Francesco,
02:36perché dal momento della scelta di rapire Aldomoro e di tutta la gestione dell'affare Moro,
02:44inizia per lui un progressivo distacco ideologico dalle Brigate Rosse, che diventerà poi dissenso,
02:52e diventerà poi dolorosamente una consapevolezza dei danni che ha arrecato con la sua azione.
03:02Cosa si intende per giustizia riparativa? Ma soprattutto cosa l'ha maggiormente colpita di questo meccanismo, dottor Testa?
03:11Ma guardi, per giustizia riparativa è un procedimento giuridico riconosciuto in Italia dalle leggi cartabia,
03:21che si affianca, diciamo, integra quella che è la giustizia tradizionale, che è la giustizia retributiva,
03:30nel significato che quando commetti un reato, attraverso la pena che ti inflige il Tribunale,
03:37restituisci, dai indietro alla vittima e alla società il corrispettivo del danno che hai causato.
03:45Ecco, la giustizia riparativa non si concentra sul reato e non ha neanche, come dire,
03:54la partecipazione è del tutto volontaria, non è coercitiva, comunque obbligata,
03:59come avviene nella giustizia tradizionale. E quello che mi ha affascinato è sostanzialmente questo,
04:07il fatto che al centro del processo della giustizia riparativa sta l'essere umano,
04:12per quello che è stato chiamato anche come un manesimo giuridico, no?
04:16Sta l'essere umano e la giustizia riparativa mira a raggiungere, diciamo così,
04:24quegli aspetti interiori che la giustizia tradizionale, la giustizia penale,
04:28per necessità e per sua natura lascia indietro, sono le ferite dell'anima,
04:32quelle che tocca la giustizia riparativa, quelle più difficili da raggiungere,
04:37quelle che anche più difficili da sanare. Ed è questo, diciamo, che personalmente
04:42è quello che mi ha affascinato molto, perché lo trovo un fenomeno molto delicato,
04:47molto complesso e molto importante anche.
04:52Dottor Ricci, allora, qual è la storia di quell'orologio insanguinato,
04:59fermo alle 9.11 del 16 marzo 1978, che è stato scelto come copertina del libro?
05:06Lei aveva 12 anni.
05:09Sì, io ho 12 anni, l'orologio fa parte della storia della mia famiglia,
05:16perché era l'unico regalo che si era fatto mio padre, un regalo da circa 30.000 lire di allora,
05:25insomma, avuto un po' di sconto ed era l'unica cosa che si era regalato.
05:32Pensate, io dico sempre che la cosa bella di mio padre è che praticamente sul suo foglio matricolare
05:41c'è scritto di professione colono, proprio perché veniva dalle macchie terra di contadini
05:47e lui non ha mai innegato questa bellezza, questo amore per la natura.
05:54E in questa sua vita, che l'ha portato dal 1963 ad essere al servizio del presidente Altomoro,
06:04un unico regalo si era fatto ed era quello che scandiva la vita in questa nostra casa,
06:12perché lo metteva sul comodino la cera, ricaricandolo manualmente,
06:18anche se quello era uno di quei modelli che si ricaricarano anche con il movimento.
06:26Lo teneva come un oggetto pauta, era per lui la cosa più bella che avesse avuto
06:34da una vita di fatica fatta nelle campagne, un po' citando metaforicamente Pierpaolo Pasolini,
06:41ecco, lui che aveva fatto veramente una vita di fatica nelle campagne era riuscito a trovare
06:48una vita di fatica nelle città, nella sua pericolosità, nel suo essere comunque un uomo
06:57con gli alemari cuciti dalla pelle, perché mio padre non aveva la divisa, non portava
07:03alla divisa, ma era un carabiniere fino in fondo, ecco, e quell'orologio rappresenta
07:10nell'assurdità del suo sangue in cui è stato ritrovato la storia di una generazione,
07:21quella generazione che è fatta da mio padre e la sua famiglia,
07:25dalla famiglia Ricci, da mio figlio, ecco, è qualcosa che io tengo gelutamente custodito
07:36e che ovviamente solo poche persone possono avere l'onore di vederlo, ma non per qualche
07:44cosa, perché è un oggetto che rappresenta proprio intrensicamente la storia della famiglia.
07:56Come nasce l'intenzione di seguire la strada della giustizia riparativa?
08:02Ah, questa è una risposta facilissima, nasce quando la giustizia penale non ti sa dare
08:07le risposte che ti cerchi.
08:10E cosa è mancato?
08:11Cosa è mancato?
08:13La giustizia penale è una giustizia retributiva, lo dice la stessa parola, una giustizia che laddove
08:22tu commetti un reato, la tua punizione è quella commisurata alla violenza del reato
08:29commesso.
08:31Ma per le vittime, per le vittime, e questa è la risposta che manca, è il famoso perché?
08:40Nel mio caso, perché quella mattina tu eri in via Fani con delle armi automatiche per uccidere
08:49cinque persone?
08:51Quali sono state le tue motivazioni fondamentali?
08:56Quale è stata la tua idea di giustizia ed equità sociale rivoluzionare che portavi avanti?
09:07Ecco, queste domande la giustizia retributiva non te le dà, perché c'è un processo dove
09:15il magistrato e la giuria decidono l'equità della pena da sanzionare, invece alla vittima
09:30è manca il perché, il sapere come si è avuto il coraggio di uccidere una persona così a
09:38sangue freddo, perché questo è dove noi dobbiamo ricordarci.
09:42Ecco, la giustizia riparativa riesce a riducire quelle cicatrici che tu hai lì sulla tua pelle,
09:53è benissimo che fissono, però hai la possibilità di farle smettere di sanguinare, perché c'è
10:02un rapporto alla pari, attenzione, alla pari con chi ti ha colpito, non c'è la presunzione
10:09di essere vittima e quindi molto più, come possiamo dire, molto più superiori rispetto
10:19a chi ha commesso il reato, chi si approccia alla giustizia riparativa deve pensare che
10:26si approccia a una giustizia umana e tale deve essere, quindi devi avere il coraggio di
10:35riconoscere nell'altro l'errore e l'umanità, anche se ha commesso qualcosa di irreparabile.
10:45irreparabile. Ma che fine ha fatto il sentimento dell'odio che lei aveva, soprattutto nei primi
10:53periodi, nei primi anni, che di solito questa tipologia di delitti poi va a scatenare? Che
11:02fine ha fatto l'odio se si sceglie poi la giustizia riparativa? Lei quando si è trovato
11:08di fronte a chi ha ucciso suo padre, che sensazioni aveva dentro?
11:12Torniamo al nostro discorso su come si riesce a superare la fase dell'odio. La fase dell'odio
11:20la riesci a superare nel momento stesso in cui tu ti rendi conto che stai distruggendo
11:27la tua vita, perché l'odio comporsa un sentimento di rabbia nei confronti di qualcuno che ti ha colpito
11:42ingiustificatamente, ma che ha fatto un male terribile e che tu non sei in quel momento disposto
11:49a perdonare, però poi ti accorgi che quella rabbia ti sta distruggendo. Io faccio sempre l'esempio della
11:59rete da pesca, in cui magari noi amiamo animali come la tartaruga marina o come il delfino e quando rimangono
12:11incagliati in queste rete, più si divincolano e più vanno a fondo. Ecco, l'odio è alla stessa
12:17altezza, cioè ti porta più a fondo, ti porta su quel fondo da cui tu non riuscirai mai a ridarti
12:26la spinta
12:26per riuscire se non prendi una decisione, che è quella di incontrare chi ti ha fatto il male.
12:34Ecco perché la differenza tra la giustizia penale e retributiva e la giustizia riparativa, la base è questa,
12:44la giustizia riparativa ti pone di fronte il reo con l'aspettativa che tu, che sei la vittima, puoi chiedere
12:52perché mi hai fatto questo. E non solo chi accetta questo percorso di giustizia riparativa da parte di chi è
13:06il reo
13:07è disposto ad ascoltarti, però c'è anche un impegno per la vittima, che è quello di ascoltare le sue
13:16motivazioni.
13:17Poi possono anche non essere accettate, ci mancherebbe, ci sono persone che non hanno voluto affrontare un percorso di giustizia
13:26riparativa
13:27ed è comprensibilissimo nella mia famiglia, io ho mio fratello che non ha proprio voluto saperne di giustizia riparativa,
13:35che non è, attenzione, il perdonare un'altra persona, ma è riconciliarsi con il passato,
13:43pacificarsi un pochino sul modello della commissione sudafricana per la verità, giustizia e riconciliazione di Desmond Tutu
13:52e di Nelson Mandela, significa riconciliarsi con un passato recentissimo, ma che ti ha colpito, ti ha addolorato
14:03per poter permettere a quelle tue cicatrici di uscirne fuori, di ricicatrizzarsi.
14:10Ecco, il dolore ha necessità dell'incontro, incontro che significa incontrare chi ti ha fatto del male.
14:20Dottor Testa, come declinerebbe parole ricorrenti che troviamo nel libro come amore, odio, violenza,
14:31dolore nella storia dei due protagonisti del suo racconto?
14:37Sì, ecco, come un po' riprendendomi e rilasciandomi a quello che diceva Giovanni,
14:44questa è una storia di due personaggi inquadrata ampiamente nella storia dell'Italia a cavallo
14:54tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, quindi è intrecciata con una storia più grande in un certo senso,
15:04e i sentimenti di dolore, di amore, di rabbia e di odio non sono ripartiti, amore e dolore da una
15:14parte,
15:15cioè da questo adolescente legato profondamente al padre e straziato dalla perdita,
15:21e odio e rabbia da parte invece di questo archetipo di brigatista che ho un po' costruito
15:32e quindi un odio e una rabbia ideologica verso un odio e una rabbia di classe in un certo senso.
15:41Ecco, no, sono sentimenti che albergano in entrambi, che si intrecciano in entrambi,
15:47perché all'amore e al dolore di Giovanni, come appunto accennava prima,
15:52in cui subentra man mano la rabbia e l'odio verso chi di quel dolore si è reso responsabile,
16:02ha dall'altra parte l'amore con il quale Francesco, il nome del brigatista,
16:10l'amore è verso gli umili, verso gli oppressi che spingono Francesco a, come dire,
16:16intraprendere il suo cammino di formazione ideologica e che è un amore pari all'odio
16:24che nutre verso quelli che sono individuati come gli oppressori,
16:30che diventeranno poi bersagli, ecco, della sua azione.
16:36Bersagli di accusi inizialmente, che poi, sempre più violente,
16:42e che poi finiscono per trasformarsi in pallottole.
16:47A questo odio e a questa rabbia poi subentra, come dicevo prima,
16:53un dolore che diventa sempre più profondo e insopportabile,
16:58man mano che in carcere Francesco inizia a fare i conti con la sua esistenza,
17:05cosa che non è assolutamente scontata, nel senso che il carcere non è propriamente
17:10il luogo che ti aiuta a fare i conti con te stesso, no?
17:15Puoi entrare in carcere e scontare la tua pena e uscire convinto di quello che hai fatto
17:20senza che nessuno poi venga a chiederti una volta che hai pagato il tuo debito,
17:26hai retribuito, no?
17:30Anzi, come diceva Valerio Morucci, che è stato un dirigente delle Brigate Rosse,
17:36una delle persone a cui mi sono ispirato,
17:38il carcere è spesso la panacea per chi non vuole fare i conti con se stesso.
17:44Ben dura, invece, quando invece ti riguardi indietro e riprendi il tuo passato,
17:52quello che ne resta del tuo passato e ti rendi conto di quanto la violenza sia stato l'esito
17:58di un percorso che poteva, partendo da anche nobili e condivisibili idee,
18:05poteva portarti da ben altra parte, ecco,
18:10che le idee non si rivendicano, si difendono con una rivoltella in mano.
18:15Quello che ho cercato anche di evidenziare nel romanzo, nel racconto,
18:19nella narrazione, che sta un po' tra biografico, storico e narrativo,
18:24è quanto la violenza costituisca un punto di congiunzione contagioso tra i due,
18:31nel senso che la violenza è l'esito del processo ideologico di Francesco,
18:37che lo porta ad essere brigatista e comunque partecipare alla strage a Via Fani,
18:47e la violenza è il punto di partenza che porterà Giovanni a maturare in sé
18:52quei sentimenti di odio e di rabbia che lo travaglieranno per un lungo periodo di tempo.
19:01Insomma, per dire che la violenza è contagiosa e pericolosa
19:04ed è capace di corrompere pensieri e sentimenti non soltanto di chi la esercita,
19:10ma anche di chi la subisce.
19:14Ma la giustizia riparativa, così come è posta,
19:18potrebbe essere la strada per evitare il ripetersi di crimini
19:21da parte di chi li ha commessi la prima volta?
19:25Non so, vedete un attimino.
19:26Ecco, prego.
19:27Ma se io devo dare un'opinione, ecco, io penso che la giustizia riparativa
19:33proprio in quanto può essere considerata come una sorta di ponte verso la consapevolezza,
19:43un ponte che, come dire, ti porta al superamento di sentimenti di odio, di rabbia,
19:49il ponte che ti porta appunto a fare i conti con te stesso,
19:54a guardarti dentro, perché è un processo estremamente doloroso anche questo,
19:59e non solo da parte di chi ha commesso i reati, ma anche da parte che forse,
20:05anzi sicuramente è anche più faticoso da parte di chi quei reati li ha subiti direttamente o indirettamente.
20:12Accedere a questo processo che è straordinario nel suo svilupparci,
20:17perché si basa sull'ascolto dell'altro, su riconoscere l'altro come differente da te,
20:22perché non è, attenzione, il perdono in sé, il perdono è un concetto abbastanza,
20:26diciamo così, limitato rispetto a quello della giustizia riparativa,
20:30perché il perdono è un'idea di qualche cosa che tu concedi se ti viene richiesto
20:36e la cosa finisce lì.
20:38Il percorso della giustizia riparativa invece casamai parte da quello
20:42e poi continua, prosegue, ecco, Giovanni e altri membri delle Brigate Rosse
20:50o comunque della lotta armata o del terrorismo,
20:53sono decenni che camminano in un certo senso insieme, fianco a fianco.
20:59Questo non significa che l'obiettivo sia costruire una memoria condivisa, no?
21:06sono memorie che restano rigorosamente separate,
21:10così come naturalmente la responsabilità dell'autore del reato,
21:14ma sono memorie che dialogano.
21:17E questa è una cosa straordinaria.
21:19Questo incrocio è un incrocio, diciamo, benefico,
21:23perché è uno scambio di memoria
21:25ed è estremamente curativo per le ferite dell'anima.
21:33Dottor Ricci, lei ha perdonato e ti ha ucciso suo padre?
21:38Sì, come è stato spiegato adesso benissimo da Ludovico Dessel,
21:43il perdono è una fase iniziale,
21:45poi c'è un cammino da fare con le persone che ti hanno fatto del male.
21:51Soprattutto, vede,
21:57pensando ai nostri figli,
21:59che molte persone non ci pensano,
22:02ma io mi sono fatto una domanda
22:03quando è nato mio figlio
22:05e quindi aveva, lui è del 96,
22:09e quindi nel 2006 mi sono fatto questa domanda,
22:11ma se mio figlio dovesse incontrare il figlio
22:13di un brigadista o di un NAR
22:15o di un esponente della destra o della sinistra,
22:19che cosa dovrebbe fare?
22:20Dovrebbe odiarli perché io ho odiato,
22:25perché io incredibilmente,
22:28così come l'amico Ludovico Dessel ha rappresentato,
22:33mi sono ridotto alla stessa loro modalità
22:36di ridurre gli obiettivi da colpire a oggetti.
22:43Ecco, io ho immaginato
22:45probabilmente che loro erano oggetti,
22:48dei mostri, dei mostri da abbattere,
22:53dei mostri che dovevano rimanere in carcere.
22:57Incredibilmente, poi però è nato
22:59questo mio sentimento,
23:02attraverso la visione delle colpe dei figli
23:06che pagano le colpe dei padri,
23:09ecco, lì è rimasto,
23:12è cambiato tutto,
23:13è cambiato tutto perché soprattutto
23:15ti passa la visione
23:18dal rendere un oggetto
23:22che ti ha fatto del male
23:24a renderlo un essere umano,
23:26una visione che ti mette allo stesso livello
23:30e quindi tratti quella persona
23:33come un essere umano
23:34che sicuramente ha compiuto un atto enorme,
23:38ma se tu vuoi che, come dice Agnese Moro,
23:43quell'elastico che ti riporta
23:45inevitabilmente a quel giorno,
23:47nel mio caso il 16 marzo,
23:49non diventi più un elastico
23:51che sia così violento
23:52da riportarti a quel giorno
23:56con la forza brutta dell'omicidio,
23:59ma ti diventi un filo,
24:03un filo rouge che ti lega alla tua storia,
24:07ecco, allora devi avere il coraggio
24:09di affrontare colui che è stato per te
24:13forse il tuo nemico peggiore,
24:15ma solo da lì ne riesci a uscire fuori.
24:20Ecco, il libro di Ludovico Tessa
24:24ci ricorda che siamo tutti esseri umani,
24:28anche chi ha sbagliato,
24:29anche chi ha commesso errori innominabili,
24:35ma è un essere umano
24:37e come dice Papa Leone, il XIV,
24:42dobbiamo utilizzare una pace
24:44che sia disarmata e disarmante,
24:46ecco, noi dobbiamo avere il coraggio
24:49di saper riconciliarci
24:52con il passato,
24:55soprattutto di continuare
24:57quella strada
24:58che è un viatico,
25:00che ci insegna al rispetto della persona,
25:04anche per chi ha sbagliato,
25:06laddove è possibile recuperarla,
25:09perché forse
25:10io ricordo,
25:13come dice giustamente Ludovico,
25:16il carcere,
25:17il carcere a volte è una panacea,
25:19ma a volte il riconoscimento
25:22dell'umanità in carcere
25:24è stato uno dei motivi fondamentali
25:27per cui persone
25:29che avevano commesso omicidi
25:31come Morucci,
25:33Bonisoli,
25:33Faranda,
25:35nel momento stesso
25:36in cui sono stati riconosciuti
25:38non più come assassini,
25:39ma come esseri umani,
25:41ecco,
25:42lì è iniziato quel percorso
25:43di cambiamento totale.
25:46Allora forse il carcere a volte
25:49è un momento anche di cambiamento,
25:53di forte cambiamento
25:54e dobbiamo renderci conto
25:56che chi ha sbagliato
25:58può anche redimersi
26:00e non farne semplicemente
26:02un colpevole a vita.
26:05Ecco, in conclusione,
26:07un'ultima domanda,
26:09dottor Ricci,
26:10anche se con tutti i limiti del caso
26:12ci rendiamo conto
26:13che sono decisamente evidenti
26:16i limiti,
26:18ma lei immagina
26:19cosa le avrebbe detto oggi
26:23suo padre
26:24per la sua scelta?
26:27No, io guardi,
26:28glielo dico tranquillamente
26:30perché un bambino di 12 anni
26:32mi ha fatto una domanda,
26:35mi disse
26:35ma lei,
26:37quando aveva 12 anni come me,
26:38sarebbe stato disposto a perdonare?
26:40E io gli ho detto
26:41no, certo,
26:42è un viatico,
26:43è un cammino
26:44che ti porta
26:45alla consapevolezza
26:47e mio padre
26:49che serviva
26:51quell'uomo
26:52che era uno
26:52dei padri costituenti,
26:54quello che credeva
26:55nella inviolabilità
27:00della persona umana
27:01nell'articolo 13
27:02della Costituzione,
27:03quello che ha voluto
27:04al secondo coma
27:05dell'articolo 1
27:06della Costituzione
27:07che la sovranità
27:07appartenesse al popolo
27:08e che portava
27:09i suoi studenti
27:12sia nei manicomi
27:14giudiziari
27:14e nelle carceri
27:15perché
27:17voleva
27:18che sapessero
27:20che l'umanità
27:21esiste
27:21e deve esistere
27:22all'interno
27:23di un carcere,
27:24io non penso
27:24che mio padre
27:25mi avrebbe condannato
27:27per questo
27:27per questo mio
27:29modo
27:29di abbandonare
27:32l'odio
27:32e la rabbia
27:32perché in fondo
27:33che cos'è
27:34l'odio
27:34e la rabbia
27:35la voglia di vendetta
27:36soprattutto
27:37qualcosa che distrugge
27:38non solo la tua vita
27:39ma anche la tua famiglia
27:40e quindi
27:42avrebbe appoggiato
27:42la tua scelta
27:43io penso di sì
27:44io penso di sì
27:46io posso dire
27:47ecco
27:48intervengo solo
27:49brevemente
27:50perché questa domanda
27:51mi fa pensare
27:52a Domenico Ricci
27:55cresciuto con l'insegnamento
27:57di Aldo Mora
27:58cresciuto con questa
28:00quella che fu chiamata
28:02la strategia
28:03dell'attenzione
28:04l'attenzione
28:05verso la sinistra
28:07verso anche
28:07l'estrema sinistra
28:09qualcosa che è
28:09estremamente
28:10differente da te
28:11è basata sul dialogo
28:12sull'ascolto
28:13sulla ricerca
28:14di punti
28:15di contatto
28:16condivisibili
28:17ecco
28:18allora io penso che
28:19la giustizia riparativa
28:21che proprio si basa
28:22su questo
28:23sull'ascolto
28:24sul dialogo
28:25su un riconoscimento
28:26dell'altro
28:27tanto e quanto
28:28più diverso
28:29da te
28:30raccolga
28:31nella sua essenza
28:32proprio
28:32l'insegnamento
28:33di Aldo Mora
28:34con il quale
28:35Domenico Ricci
28:37si è formato
28:38e quindi
28:40istintivamente
28:41anche se non era
28:42mio padre
28:43ma diciamo
28:43che l'ho vissuto
28:44in un certo senso
28:45come un padre
28:47nel racconto
28:47che mi ha fatto
28:48io penso che
28:49sarebbe stato
28:50avrebbe compreso
28:52avrebbe compreso
28:53sicuramente
28:54la ragione
28:54di questa scena
28:55beh
28:57mi permetto
28:58di intervenire
28:59un secondo solo
29:0030 secondi
29:01per dire
29:02che la signora
29:03dell'onora Moro
29:04in una
29:04nella commissione stragi
29:06audita in commissione stragi
29:08disse che
29:08sicuramente
29:10il marito
29:10non avrebbe
29:11avrebbe
29:13fermamente
29:14condannato
29:14gli omicidi
29:15di quei ragazzi
29:16degli anni
29:17di piombo
29:18ma avrebbe
29:19sicuramente
29:20estaurato
29:20con loro
29:21un
29:21contatto
29:23per comprendere
29:24le motivazioni
29:26di quel loro
29:27deviare
29:27di quella
29:30loro
29:30devianza
29:31dalla linea
29:32generale
29:33della giustizia
29:34penale
29:34ecco
29:35avrebbe voluto
29:36informarsi
29:36e penso
29:38che mio padre
29:38abbia sempre
29:39fatto questo
29:40a
29:42Grazie per la visione!
Commenti