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Trascrizione
00:07Ben tornati alla nuova stagione di Gazzetta Club con interviste e approfondimenti dedicate
00:13alle iniziative della Gazzetta di Parma. Gli abiti sono l'architettura più prossima al nostro corpo,
00:20sono l'intercapedine tra noi e il mondo, tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere. Maria Luisa
00:26Frisa, teorica della moda, ci ricorda che parlare di moda è parlare di desiderio e moda e pubblicità
00:34non sono due mondi separati ma due volti dello stesso linguaggio. Creazione, mercato e consumo
00:41si intrecciano tra di loro e alla moda e alla pubblicità in Italia dal 1950 al 2000 è dedicata
00:50la nuova mostra allestita alla Fondazione Magnani Rocca fino al prossimo 14 di dicembre. Ne parliamo
00:57oggi con Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani Rocca e co-curatore
01:03della mostra insieme a Dario Cimorelli e Eugenia Paolincelli. Ciao Stefano, benvenuto.
01:09Buongiorno Sabrina. Stefano, questa mostra rappresenta il seguito di un'esposizione
01:15che avete curato e allestito nel 2022 che narrava il rapporto tra moda e pubblicità nel periodo
01:21compreso tra l'Ottocento, la fine dell'Ottocento e il 1950. Come è evoluto questo rapporto?
01:28Il filone della moda unita alla pubblicità è particolarmente interessante, caratterizza un
01:37lungo periodo perché parla di tante cose contemporaneamente. Parla di società, di sogni,
01:44di desideri, di industria, di immagini, di evoluzione e abbiamo così voluto presentare
01:50quello che è successo dopo il 1950, quando eravamo arrivati con la mostra precedente.
01:57La pubblicità e la moda tra la fine dell'Ottocento e il 1950 erano sicuramente qualcosa di vivacissimo,
02:06innovativo, ma certamente la grande esplosione avviene dal dopoguerra in poi,
02:12quando grandi brand, grandi designer, grandi industrie di moda proprio si impegnano in modo
02:20assolutamente decisivo e fanno sì che il made in Italy si imponga in tutto il mondo.
02:26Quindi possiamo dire che la storia di questi ultimi 50 anni è una parte davvero determinante
02:33di tutta la storia italiana e dalla mostra questo si ricava in modo molto interessante.
02:39Stefano, si può parlare di una italianità pubblicitaria?
02:44Sì, è una cosa di cui dobbiamo essere particolarmente orgogliosi.
02:50L'Italia, riconosciuto nel mondo come il paese della creatività, è stato così anche quando si è iniziato
02:58a lavorare nel mondo della pubblicità e della moda.
03:03Certamente negli anni 10, negli anni 20, soprattutto negli anni 30 c'è stato davvero un fiorire di personalità,
03:12di studi grafici, di progettazione, ma la vera esplosione veramente avviene dal 1950 in poi.
03:22è un'italianità che nasce all'avvio proprio nei primi decenni del secolo con figure che traggono spunto
03:32proprio dalla nostra tradizione, dal gusto che è proprio assolutamente italiano e nei decenni successivi
03:41questo meraviglioso gusto italiano pervade in modo davvero impressionante, ecco devo dire,
03:49tutta l'attività legata alla promozione della moda e si fa conoscere nel mondo.
03:55Una curiosità, qual è stato il ruolo di Carosello nella storia della nostra pubblicità?
04:00Carosello è qualcosa che per molti italiani è rimasto veramente impresso nella memoria.
04:07Dal 1957 al 1977 ogni sera era un appuntamento fisso davanti alla televisione per vedere questi short sempre diversi,
04:20brevi filmati che partivano con una storia raccontata, spesso anche con grandi volti, importanti volti del cinema
04:31e alla fine c'era sempre un racconto pubblicitario, commerciale, erano brevi storie che rimandavano sempre alla storia successiva.
04:42L'Italia restò affascinata, sicuramente i principali brand italiani senza Carosello non si sarebbero imposti allo stesso modo,
04:53quindi è qualcosa che ha fatto parte del costume, della vita quotidiana di tantissimi italiani.
04:59Torniamo alla mostra. Tra le 300 opere esposte spiccano le immagini dei grandi fotografi della moda
05:06che hanno reso celebre il Made in Italy nel mondo. Di chi si tratta?
05:10Sono fotografi ma potremmo anche considerarli artisti.
05:14È questa la ragione per cui un museo come la Fondazione Magnani Rocca ha deciso di organizzare una mostra di
05:21questo tipo,
05:22perché è vero che tutto questo lavoro nasce per esigenze commerciali, però il risultato è di valore assolutamente artistico.
05:32Quindi è un omaggio che la Magnani Rocca fa a queste grandi personalità.
05:37Nel mondo della fotografia ricordiamo soprattutto Oliviero Toscani, autore di campagne pubblicitarie scioccanti.
05:46Lui era portato alla provocazione, ma ha sempre colpito nel segno.
05:51Poi Giampaolo Barbieri, Alfa Castaldi, Giovanni Gastel.
05:58Sono veramente grandissime personalità che hanno lasciato un'inconta molto personale
06:04e hanno contribuito ognuno in modo assolutamente riconoscibile al successo dei grandi brand.
06:11Parliamo di Valentino, parliamo di Versace, Dolce Gabbana, Armani.
06:18Veramente tutti devono qualcosa a questi grandi fotografi.
06:22Chi mi ama mi segue, recitava un celebre spot.
06:25Perché avete deciso di dedicare una sezione ai jeans?
06:30Interessante pensare che nella seconda metà dell'Ottocento,
06:34mentre nasceva l'alta moda, perché a Parigi il grande sarto Wurz firmò per primo gli abiti
06:44che da quel momento possono essere considerati veramente moda.
06:53Contemporaneamente nascevano anche i jeans per ragioni completamente diverse,
06:58esigenze di lavoro, l'alta moda per sua natura è effimera,
07:04tutti gli anni cambia, deve essere così, altrimenti il mercato non funzionerebbe.
07:10Il jeans invece è portato a durare, paradossalmente acquista bellezza nel tempo,
07:16un jeans usato può essere anche più bello, più seducente.
07:21Quindi esigenze di lavoro all'origine del jeans, che poi però diventa qualcosa di diverso,
07:29diventa un simbolo di giovinezza, di trasgressione, pensiamo agli anni 60, 70.
07:36Avere i jeans significava essere in, essere qualcuno che poteva risultare interessante per il mondo,
07:48ecco alla fine. Quindi il jeans è al centro della nostra mostra, con una sezione specifica,
07:55pensiamo ai jeans italiani Jesus, Roy Rogers, che sono stati portati all'attenzione collettiva
08:03da grandi campagne pubblicitarie, in questo caso soprattutto di Oliviero Toscani,
08:09con il celeberrimo slogan, chi mi ama mi segua,
08:13e quell'immagine che a suo tempo destò scandalo e che abbiamo in mostra,
08:20la ricordiamo perché è una pietra miliare nella storia della comunicazione pubblicitaria.
08:26In mostra avete reso omaggio a Re Giorgio, Giorgio Armani. In che modo?
08:32Giorgio Armani è mancato proprio mentre stavamo compiendo l'allestimento della mostra.
08:38Naturalmente era già presente una sezione dedicata a lui, ma abbiamo voluto renderla
08:45ancora più efficace attraverso immagini assolutamente iconiche del suo lavoro
08:52e anche attraverso la presenza di un docufilm a firma del regista premio Oscar,
08:59Marti Scorsese del 1990. In mostra c'è un bellissimo manifesto a firma di David LaChapelle,
09:10celeberrimo fotografo, che rappresenta due giovani, due Adam e Deva in jeans,
09:16che in qualche modo ricordano gli Adam e Deva di Dürer, che pure sono presenti
09:21nella nostra collezione permanente. Giorgio Armani è stato veramente l'emblema
09:26della moda italiana nel mondo, forse come nessun altro ha saputo ideare uno stile,
09:32lo stile Armani, uno stile di sobrietà, di eleganza, di bellezza,
09:37che sicuramente sarebbe piaciuto anche al nostro fondatore, a Luigi Magnani.
09:42Bene, io ringrazio Stefano Roffi e vi do appuntamento alla settimana prossima
09:47con nuove interviste approfondimenti di Gazzetta Club.
09:58Grazie a tutti.
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