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  • 6 mesi fa

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Trascrizione
00:08Ben tornati a Gazzetta Club, l'appuntamento settimanale con interviste e approfondimenti
00:13dedicate alle iniziative della Gazzetta di Parma. A Palazzo Bossi Bocchi, fino al prossimo
00:1921 dicembre, la mostra Un Paese in Debito, risparmio e prestiti nella storia d'Italia,
00:24promossa dalla Fondazione Cariparma in collaborazione con l'Università di Parma, racconta come lo
00:31Stato italiano, dall'unificazione fino al secondo dopoguerra, abbia fatto leva sul risparmio degli
00:37italiani per finanziare guerre, infrastrutture e la ricostruzione nazionale. Benvenuto a Pier Giovanni
00:45Genovesi, docente di storia contemporanea all'Università di Parma, e a Stefano Magagnoli,
00:51direttore di Scienze Economiche e Aziendali del nostro Ateneo. Benvenuti.
00:56Ciao, ciao, grazie.
00:58Stefano, che cosa si intende per debito pubblico e a cosa serve?
01:03Se vogliamo dare una definizione semplice, abbordabile, diciamo che il debito pubblico è quella quota
01:10di risparmio, di denaro che uno Stato, una Regione, comunque un'entità sovrana chiedono appunto
01:19di sottoscrivere ai cittadini, alle imprese, alle banche sotto forma appunto di obbligazioni
01:25buone del tesoro, eccetera, eccetera, che è quindi una raccolta diciamo così di risparmio.
01:31A cosa serve? Molto semplicemente a far funzionare la macchina pubblica, gli ospedali, le scuole,
01:38le strade, tutto quello che è evidentemente un investimento produttivo o un investimento
01:44infrastrutturale. Pier Giovanni, quando è che si inizia a comunicare il prestito?
01:52Noi siamo partiti dal 1861, però è indubbio che anche da questo punto di vista è lo snodo
01:59della Grande Guerra a fare la differenza, quindi una massiccia campagna di sostegno per l'acquisto
02:07del prestito avviene negli anni della Grande Guerra. L'enorme sforzo finanziario spinge in questa
02:16direzione ma è messa in evidenza anche l'importanza di poter utilizzare questa strategia comunicativa
02:24per arma tutto tondo di sostegno del fronte interno per sostenere l'impegno e lo spirito
02:32della nazione nell'evento bellico. Stefano, che cos'è il risparmio e come è collegato
02:39al debito pubblico? Ricomincio da dove ho terminato qualche secondo fa. È evidente che il risparmio
02:47è quella dimensione fondamentale di una nazione, il risparmio che può essere normalmente un risparmio
02:55individuale, di cittadini, il risparmio delle imprese e così via, che appunto viene in qualche misura
03:03utilizzato per acquistare, per finanziare il debito pubblico, diciamo così, dello Stato, eccetera.
03:11Qual è il rapporto? È evidente che una società che ha un sistema economico che non ha risparmio
03:19è una società fortemente arretrata, evidentemente. Attraverso la mostra abbiamo ovviamente fotografato
03:25un'Italia che già cominciava ad essere un paese sviluppato, un paese industrializzato.
03:31Il risparmio è quella quota di ricchezza che non viene consumata immediatamente, che viene accantonata
03:38dai singoli, dalle banche e così via, e che può essere evidentemente, che può entrare a far parte
03:44del debito pubblico nazionale, che serve appunto, come dicevamo prima, per finanziare le infrastrutture.
03:52Ecco, Pier Giovanni, come cambia la comunicazione del prestito tra il periodo della Grande Guerra
03:57e il periodo del fascismo, invece, l'avvento del fascismo?
04:01Ci sono degli elementi anche di continuità e poi anche delle rilevanti trasformazioni.
04:09Continua, per esempio, l'attenzione dal punto di vista estetico. La campagna pubblicitaria
04:14per il prestito è affidata già durante la Grande Guerra a artisti di chiara fama che
04:21si sono affermati in primo luogo all'interno del circuito della comunicazione commerciale,
04:26della pubblicità. D'altra parte il nesso è stretto anche dal punto di vista della funzione
04:32di queste campagne. Non c'è di fatto un'interruzione, perché lo stesso prestito di guerra continua
04:39negli anni dell'immediato dopoguerra, quindi fino al 1920 il cosiddetto prestito di guerra
04:44per la rinascita, per la ricostruzione. Anche il fascismo farà ricorso in varie occasioni
04:52alla campagna a sostegno del prestito, il prestito delittorio, delle imprese coloniali,
04:57la guerra d'Etiopia, poi nella seconda guerra mondiale. Nei cambiamenti rilevanti possiamo
05:03sottolineare una sorta di diverso rapporto di forze tra elemento economico e elemento
05:10ideologico. Per il fascismo è prevalente il secondo, quindi certo è importante anche
05:16la raccolta finanziaria, però la campagna per il prestito è vista soprattutto come uno
05:22strumento per alimentare e confermare il consenso. Anche da un punto di vista visivo
05:27è significativa la presenza predominante di simboli del regime, dal fascio elettorio
05:33alle camicie nere.
05:35Ecco Stefano, che cosa succede dopo il 1950?
05:40Dopo il 1950 comincia quella parte che nella mostra non c'è, evidentemente la mostra si ferma
05:49alle soglie del boom economico. Cosa succede dopo? Succede evidentemente che debito, risparmio
05:57e propensioni e abitudini degli italiani e degli italiani cambiano completamente. Se fino
06:02a quel momento uno dei valori supremi della nazione era la frugalità, il risparmio, l'accantonare,
06:10non si sa mai. Certo, con il boom economico le parole d'ordine diventano consuma, consuma,
06:16consuma. È quella moltiplicazione evidentemente di acquisti che contribuiscono a fare ricco
06:24il sistema industriale italiano e quindi la nazione stessa. Si passa sostanzialmente, per
06:29dirla in una parola molto semplice, da un'educazione, da una propensione educativa al risparmio a una
06:36propensione educativa al consumo. Gli italiani debbono essere educati a consumare per il boom
06:41economico. Poi cosa accade al debito? Beh, quella è poi la storia di oggi. Con il passare degli anni
06:46il debito cresce, cresce, cresce, fino ad arrivare appunto alle dimensioni, diciamo così, patologiche
06:52abnorme di oggi.
06:54Pier Giovanni, anche la ricostruzione fu accompagnata da un'intensa attività di comunicazione.
07:00Da cosa fu caratterizzata?
07:03Sì, proprio caratterizzante anche nel nome, il prestito della ricostruzione. Volendo c'è
07:11un ritorno, diciamo così, alle origini in questo rapporto tra il momento economico e il momento
07:17ideologico. Quello economico prende di nuovo, se non il sopravvento, comunque un ruolo di primo
07:23piano, perché il paese è uscito dalla guerra devastato da un punto di vista morale e da un punto
07:29di vista anche materiale. Quindi va ricostruito sotto tanti punti di vista. La campagna sostegno
07:36del prestito si muove tenendo presente entrambi gli aspetti. Quindi nei manifesti vediamo messi
07:42in evidenza sia gli aspetti della ricostruzione, il lavoro, i campi, le infrastrutture, ma anche
07:50è molto rilevante l'attenzione che viene prestata a temi come la solidarietà, la giustizia,
07:57alla cultura. Lo stretto nesso che si viene a creare tra questa campagna pubblicitaria e la
08:03nascita della Repubblica può avere così un riferimento emblematico in un aspetto che uno
08:10dei manifesti del prestito della ricostruzione, che è presente anche nella mostra di Paolo
08:15Paschetto, è un manifesto fatto dallo stesso autore che poi sarà anche l'autore dell'emblema
08:22della Repubblica Italiana.
08:24Gli ringrazio Pier Giovanni Genovesi e Stefano Magagnoli, vi do appuntamento la settimana
08:29prossima con nuove interviste approfondimenti di Gazzetta Club.
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