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00:14Anche oggi sfideremo le salite, il maltempo, la fatica, l'appennino è questo, i sentieri
00:20sono questi. Vi porteremo però in un posto bellissimo, unico per certi versi,
00:25quindi restate con noi e seguiteci.
00:48Matteo dove ci porti oggi? Spiega un po'. Ok, oggi siamo sulle tracce degli antichi ghiacciai
00:53che hanno plasmato, hanno modellato queste bellissime montagne e questi laghi. Prenderemo
00:59il sentiero 711 che ci porta a costeggiare i lagoni fino ad arrivare alle capanne del
01:07Lago Scuro in circa mezz'oretta, 40 minuti. Da lì saliamo alla buca della neve, Monte Paitino,
01:13raggiungiamo la cima del Sillara che sarà la meta del nostro itinerario e anche la cima
01:19più alta del nostro appennino, quindi grande soddisfazione.
01:27Siamo arrivati ai lagoni percorrendo la strada che sale da Bosco di Corniglio fino ai Cancelli.
01:32Invece di scendere alla Cdei abbiamo svoltato per la sterrata che in 20 minuti conduce al
01:37rifugio. Prima di partire la storica fontana ci permette di caricare le borracce. Cammineremo
01:42in compagnia di una vera e propria squadra di esperti. C'è Fabrizio Storti, geologo
01:47e pro-rettore alla terza missione dell'Università di Parma. Il Parco dell'Appennino ci accompagna
01:53con Federica Frattini e Alessandra Curotti.
02:11È un'area molto bella dal punto di vista paesaggistico, costellata di laghi, siamo dentro al Parco
02:19nazionale dell'Appennino tosco emiliano ed è uno dei punti più belli e migliori anche
02:25dal punto di vista didattico per capire l'azione degli antichi ghiacciai che hanno lasciato
02:30su questo territorio, come l'hanno modellato. Il fatto che ci siano anche così tanti laghi
02:36è proprio dovuta all'azione dei ghiacciai. Poi abbiamo queste foreste di faggio, arriveremo
02:43fino in quota, oltre il limite degli alberi, dove avremo delle mirtillaie con anche delle
02:50delle fioriture speciali.
03:18Abbiamo cominciato la nostra camminata proprio dentro
03:22a una fustaia di faggio. È il cuore un po' della nostra foresta, la foresta della Valparma
03:27nel cuore di tutti i parmigiani. È un bosco tutto di origine naturale, però con tanti
03:35interventi da parte dell'uomo, nel senso che all'inizio qui noi avevamo dei cedui normali
03:41che venivano utilizzati per fare la legna, ma dal 1960 hanno cominciato a fare questi interventi
03:47di trasformazione, si chiama di trasformazione del governo del bosco, quindi dal ceduo abbiamo
03:54avuto la trasformazione in questi boschi di alto fusto, che sono molto belli, molto secondo me
04:01anche dal punto di vista paesaggistico molto interessanti, perché consentono anche all'occhio
04:07di vedere lontano.
04:08Storia e natura si intrecciano lungo il sentiero, i nostri passi avanzano su un'antica mulattiera.
04:13Questo è il selciato che facevano i nostri predecessori, con una tecnica molto particolare,
04:22se potete vedere tutte le pietre sono state disposte di taglio e questo consentiva poi
04:28alle pietre di non scivolare verso valle, senza usare cemento, solo con le mani e con i sassi
04:35che si trovavano. Sono dei sentieri percorsi dagli uomini da sempre, quindi dai mulattieri
04:41quando andavano per il carbone, dai pastori quando portavano sulle pecore, gli animali
04:46al pascolo e recentemente con vari finanziamenti abbiamo ripreso alcuni tratti come quello che
04:54vedete, perché purtroppo il tempo e le intemperie tendono poi appunto a entrare l'acqua e entra,
05:02quindi pian piano rischiano di perdersi. I tratti più belli, più significativi li abbiamo
05:07recuperati con alcune maestranze di bosco, quindi proprio autotoni.
05:17Arriviamo dopo il bosco in una terrazza che sembra fatta apposta per apprezzare il panorama,
05:22ci sono i laghi sotto, c'è tutta la Valparma, ma anche una sua rilevanza.
05:26Sì, ci troviamo su questa grande roccia lisciata che sembra appunto viene un po'
05:32equiparata al dorso di un elefante o di una balena ed è proprio, qui possiamo vedere dal
05:39vivo l'azione del ghiacciaio. Questa è una roccia ammontonata, la lingua glaciale che
05:46arrivava dall'Alta Valparma consideriamo che era una dei ghiacciai più grandi dell'Appennino
05:50questo, largo 23 km e lungo oltre 8 km, qua la sua azione ha diciamo lisciato queste
05:57rocce, dandogli questa forma molto arrotondata. Vediamo anche che ci sono tutte queste piccole
06:03vaschette dove l'acqua piovane si raccoglie e sono vaschette da erosione in qualche modo
06:10chimica, però sono partite da delle piccole cavità lasciate proprio dall'azione di smeriglio
06:17del ghiacciaio sulla roccia arenacea.
06:24Questo a posto qua secondo me oggi ci dà proprio l'idea di cosa vuol dire cambiamento
06:29climatico, avete sentito prima la descrizione dell'azione del ghiacciaio che non c'è più,
06:34di un ghiacciaio che arrivava appunto con le morene a Bosco di Corniglio, quindi un ghiacciaio
06:38importante che è totalmente scomparso e cicli simili ci sono stati in precedenza, quindi
06:44questo ci fa capire diciamo la ciclicità del clima sulla Terra non solo dovuta all'azione
06:51dell'uomo ma dovuta alla configurazione planetaria nel sistema solare e quindi noi sappiamo che
06:57in determinati periodi la configurazione è tale per cui la Terra ha più insolazione,
07:03meno insolazione e quindi ha delle condizioni favorevoli al clima freddi e nel passato conosciamo
07:10anche dei periodi chiamati Snowball Earth, quindi completamente piena, ha una terra bianca e
07:17dei periodi Green House quando era tutta verde.
07:33Primo bivio Matteo? Sì ok, adesso passiamo al sentiero 713 verso le capanne del Lago Scuro,
07:41dopo rientreremo invece dall'altro sentiero che scende dal Lago del Bicchiere e dal Lago Scuro.
08:11in pochi minuti il sentiero ci ha portato in un angolo di paradiso. Sì, qui siamo infatti in una zona
08:18semipianeggiante in mezzo all'appennino e anche alle alte quote. Questi erano dei vecchi bacini
08:24lacustri che col tempo si sono naturalmente interrati diventando stagno e adesso sono in una fase di torbiera.
08:34Cosa vuol dire? Vuol dire che sono stati occupati gradualmente dalla vegetazione perché sono stati
08:41riempiti anche da materiale terigeno arrivato dalle parti più alte. Sono degli ambienti solitamente
08:46piuttosto preziosi, anche molto fragili perché sono legati allo scorrimento delle acque.
08:54Qua abbiamo invece delle numerose, una bella stazione di orchidee e poi questi ambienti sono
09:00molto importanti anche per gli anfibi. Vietato raccogliere, diciamolo. Vietato raccogliere,
09:06tutte le orchidee sono specie protette, poi comunque è bello guardarle, fotografarle,
09:11ma lasciarle dove sono.
09:31Qui siamo alle capanne del Lago Scuro, volendo qui c'è un altro punto d'acqua che è una
09:35bellissima fontana, vicino poi a quello che è il bivacco.
09:44Qui abbiamo un bivacco che è la ristrutturazione dei vecchi, le vecchie capanne, dei pastori,
09:50infatti alle nostre spalle ci sono la vecchia stalla. Questo bivacco è stato ristrutturato
09:56diverse volte, l'ultimo intervento del Parco Nazionale si è concluso proprio l'anno scorso.
10:01Ci sono otto posti letto e il sistema di gestione è attraverso l'elettronico per cui si chiedono
10:08le chiavi e c'è un codice di accesso. È un posto bellissimo dove passare un tranquillo weekend.
10:16L'emergenza Covid ha imposto la temporanea chiusura dei bivacchi per l'impossibilità di
10:21mantenere le regole di controllo sanitario e la sanificazione delle strutture. Dietro la
10:25capanna intanto scopriamo che sono stati messi a dimora alcuni abetti bianchi nati dal seme di
10:30vecchi alberi autoctoni, relitti di vecchie glaciazioni.
10:34Stiamo cercando di mantenere del materiale biogenetico che se no rischia di andare perduto
10:42anche con i nostri cambiamenti climatici. Quindi è un lavoro che abbiamo iniziato anni e anni fa
10:48e stiamo continuando perché tutti gli anni andiamo a raccogliere le pigne e poi le mettiamo
10:52in semenzaio e poi in vivaio per mantenere la biodiversità. Quindi tutti questi piccoli,
10:58anche quattro abeti sono importantissimi per noi.
11:04Ripartiamo e il sentiero inizia a salire davvero. Ci arrampichiamo quasi tra grandi massi.
11:12Capita anche a volte di perdersi. Come diceva un alpinista francese famoso, perdersi un po'
11:19ritrovare i legami con se stessi. Però è meglio non perdersi. Quindi cerchiamo di avere
11:25magari anche una cartina, seguire il sentiero del Kai che ricordiamo è sempre tracciato con
11:30questo segno bianco e rosso per convenzione. In più troviamo anche un ometto che a volte
11:36soprattutto dove magari non troviamo troppi segni o d'inverno ci può aiutare.
11:41Diamo anche noi il nostro contributo all'ometto allora.
11:49Qui è importante stare ben attenti a dove si mettono i piedi. La natura assume forme curiose.
11:54Un canyon è spesso usato anche come palestra di roccia.
12:01Neve? Non pervenuta quest'anno. Ma neanche un po'?
12:04E questo è molto triste e ci dice tanto del periodo che stiamo vivendo, dell'inverno
12:09che è stato questo, ma un po' anche della tendenza che ci porteremo avanti in questi anni.
12:17Una briciola di neve c'è, però?
12:20Proprio una briciola però.
12:21Di solito dove arrivava?
12:22Eh, di solito arrivava dove c'è quel sasso appena più alto, si vede, e insomma copriva
12:29tutto il fondo.
12:33La buca della neve è tappa obbligata, una sorpresa non solo per i più piccoli.
12:37Anni fa, a fine primavera, era una certezza trovare la cavità imbiancata.
12:41Gli inverni senza neve e il suo riscaldamento globale ci hanno portato a questo.
12:45Ora però è tempo di proseguire.
12:51È una falesia, lungo probabilmente una zona di frattura, che ci permette di vedere tutti
12:56questi strati così di faccia.
12:58Vediamo quanto sono spessi.
13:01Ognuno di questi è una testimonianza di un grande vento fluviale, una grande piena
13:06catastrofica, diciamo, del delta che c'era 30 milioni di anni fa.
13:11Quindi ogni tanto collassava sotto il peso di grandi alluvioni.
13:15Ne possiamo contare ovviamente centinaia e centinaia nella formazione del marcigno.
13:20Ogni tanto ci sono anche delle tracce di vecchi terremoti.
13:24Questa è un'altra causa di collasso, diciamo, delle strutture del delta.
13:34Matteo, due brutte notizie.
13:36Una che qui rampa.
13:38O sbaglio.
13:39E i polpacci se ne sono accorti.
13:41È la parte più difficile del nostro...
13:43Dimmi di sì, dimmi.
13:44Diciamo di sì.
13:45Stiamo salendo al Paitino.
13:46No, sì, comunque sì, è ripido qui.
13:49Saliamo al Paitino, se lo ricordo bene.
13:51L'altra brutta notizia è che il tempo cambia un pochino.
13:54Sì, oggi è molto variabile, muta, questa nebbia che ha alta, queste nuve che si alzano.
14:00Speriamo ci lasciano uno spiraglio per vedere le cima, per muoverci sul crinale, insomma,
14:05in sicurezza e anche per apprezzare il paesaggio.
14:08Però diamo un'indicazione, ormai ci capita spesso, quindi anche per l'abbigliamento conviene
14:14comunque coprirsi, anche se si parte col sole, come abbiamo fatto noi.
14:18Esattamente, poi soprattutto quando magari appena prima di arrivare in cresta, trovare
14:22una posizione riparata, proprio per evitare di disperdere il calore che col sudore, comunque
14:27ci accorgiamo che ci raffreddiamo subito e ne risentiamo.
14:32Proseguiamo, dai.
15:06Quello che ci siamo appena messi alle spalle è forse il tratto più impegnativo.
15:09Giunti alla sella del Monte Paitino dobbiamo fare i conti con un rapido peggioramento sul
15:14fronte meteo che ci impedisce un primo sguardo verso il mare e ci ricorda che spesso in quote
15:19il tempo è imprevedibile. Meglio avere con sé sempre un guscio per proteggersi da vento
15:24e pioggia, anche in estate, anche se si parte col sole. Ci consoliamo ammirando le fioriture.
15:29È proprio il periodo ideale giugno. Questa è una zona dove abbiamo quasi tutte le specie
15:35qui presenti sono protette. Abbiamo genziane, anemone alpini, abbiamo la primula appenninica.
15:41Sono fra l'altro una vegetazione un po' speciale perché si è dovuta adattare anche a situazioni
15:48molto sfavorevoli, forti venti, neve persistente. Infatti se guardiamo spesso hanno una peluria
15:56protettiva oppure hanno queste forme a cuscinetto proprio per proteggersi anche dagli agenti atmosferici.
16:04Questo che fior è? È la primula appenninica che è un po' il simbolo dell'appennino tosco-emigliano
16:10perché è un endemismo, cioè è proprio localizzato in questo territorio. Lo troviamo su questo massiccio
16:16anche con una bella popolazione. Lo troviamo al prado, nel reggiano, in località molto circoscritte.
16:28Dal Paitino al Monte Sillare impieghiamo circa 30 minuti. Camminiamo sul crinale, tra le nuvole
16:34per arrivare a quota 1864, il punto più alto della provincia di Parma. E giunti in vetta
16:40una schiarita ci permette di ammirare un panorama fantastico a cavallo tra la Val Cedra e la Val Parma.
17:10Abbiamo incrociato le dita e l'abbiamo fatta per trovare il sole. Ha funzionato, direi. È uno dei posti più
17:15belli del nostro
17:16appennino. Senz'altro. E non solo del nostro appennino, secondo me.
17:45ci abbiamo messo circa tre ore di ritmo blando, diciamo.
17:49siamo appena scesi dalla cima del Sillare e qui ai laghi il paesaggio è davvero stupendo.
18:10questi laghi di Sillare sono proprio esemplificativi dei processi geomorfologici lasciati dagli antichi ghiacciai.
18:17quello che vediamo attorno, attorno ai laghi, è proprio un bel cerco glaciali. I cerchi glaciali cosa sono?
18:24Sono un po' equiparati a quasi delle poltrone e sono stati lasciati dall'azione proprio erosiva del nostro ghiacciai.
18:32Dobbiamo immaginarci grandi spessori, questa grossa lingua di ghiaccio che aveva, che si muoveva in qualche modo
18:39e quindi produceva un'erosione sul fondo. Sono perenni, quindi qui abbiamo sempre l'acqua
18:45e sono importanti anche per la fauna di sicuramente anfibi, anche se insomma siamo in condizioni anche un po' estreme.
18:57Senza strappi eccessivi, posso dire anche senza troppa fatica, è bellissimo arrivare qui.
19:04bellissimo. Poi per un gioco ancora più bello perché ci vuole essere una natura del genere
19:08e leggere anche un po' i processi che l'hanno elaborata, la morfologia è veramente bella,
19:16un posto da tenere veramente in riguardo, anche tenerselo bene perché è veramente molto molto molto bello.
19:24Teniamoceli bene questi posti qua.
19:29I laghi li abbiamo raggiunti, adesso non ci resta che sperare in un miglioramento del tempo
19:34ma semplicemente per vedere lo splendido riflesso azzurro quando si apre il cielo
19:39i laghi veramente offrono uno scorcio unico, quindi facciamo una piccola sosta anche per rifocillarci
19:45e torniamo tra pochissime in cammino.
19:59Adesso riprendiamo il sentiero, ritorniamo sul paitino e da lì se riusciamo ci portiamo
20:06verso il lago del bicchiere e scendiamo al lago scuro e poi dagli lagoni.
20:10Tempo previsto?
20:11Allora diciamo un'ora e un quarto fino al lago del bicchiere circa
20:16e poi ci vorrà 40 minuti a tornare giù fino ai lagoni.
20:25Un po' di fiatone perché la salita non manca adesso riavvicinandoci al paitino.
20:31Questa è una festa in estate o no?
20:35Certo, praticamente siamo in una prateria a mirtilli, quindi il periodo giusto è fine agosto
20:42per cominciare a mangiarli. Abbiamo sì mirtilli, poi abbiamo dei ginepri prostrati
20:48anche perché qua le condizioni di vento sono molto potenti, quindi per forza la vegetazione
20:53deve avere questo aspetto un po' a cuscino che riveste le rocce.
20:59Verso l'autunno qua è tutto rosso, quindi è piuttosto spettacolare.
21:04Sulla via del ritorno abbiamo fatto una piccola sosta sul monte Paitino
21:09anche se il panorama è ridotto dalle nuvole, cosa possiamo apprezzare da qua?
21:15Sì, possiamo guardare invece verso la vallata e qui è molto bella la parete della Rocca Pumacioletto
21:22imponente sulla quale poi ci sono anche diversi tiri di arrampicata.
21:28Sullo sfondo vediamo ancora più in là il Navert con il suo flish molto caratteristico
21:33e i suoi prati dove bascolano le pecore.
21:56Il Navert che geometricamente è sovrapposto al macigno, quindi al monte qui alla dorsale,
22:05in realtà è costituito di rocce che si sono formate, sedimenti che si sono deposti quando c'erano ancora i
22:11dinosauri.
22:12Quindi è molto più vecchio di questo.
22:14Quelle rocce là a spanne vanno dagli 80 ai 60 milioni di anni, il macigno dai 28 ai 23,
22:21però geometricamente sta sotto.
22:23Quindi questo apparentemente è un paradosso perché noi abbiamo delle rocce più antiche
22:27sovrapposte delle rocce più giovani.
22:29Questo è possibile grazie all'attività delle faglie.
22:32Faglie che sono termini che noi sentiamo tipicamente al telegiornale quando ci sono dei terremoti.
22:38Sono quindi delle superfici tettoniche che permettono ai blocchi di crosta di muoversi l'uno rispetto all'altro.
22:45Quindi in questo caso il Navert, migliori anni fa, si è sovrapposto geometricamente al macigno.
22:52Poi dopo il macigno si è risovrapposto a lui perché la tettonica è un po' complessa.
23:11Qui si biforca il sentiero e da una parte sale al monte Matto e dall'altra scende direttamente al lago
23:17del bicchiere in dieci minuti.
23:18Quindi noi insomma tocchiamo anche il monte Matto.
23:21Neanche da dire Marco.
23:23Grazie.
23:28Grazie.
23:38Grazie.
23:41Grazie.
23:42Grazie.
23:44Grazie.
23:45Grazie.
23:51Grazie.
24:02Grazie.
24:03Grazie.
24:09Grazie a tutti.
24:11Grazie a tutti.
24:19Grazie a tutti.
24:26Grazie a tutti.
24:33Grazie.
24:34e questa è una stazione fra l'altro importante devo dire
24:37e sono tipiche un po' di queste zone dove c'è pochissimo suolo
24:42ci sono pochissimi nutrienti dal suolo e quindi loro li prendono dagli insetti
24:53in un'atmosfera scozzese siamo arrivati all'aereo del bicchiere
24:57che è una perla a suo modo
25:00quando si vede bene sì, è una perla
25:03anche questo è un piccolo lago ed è il più alto della pinocqua parmese
25:10è sempre dovuto al modellamento di acciai
25:14anche se qua questa forma allungata non è solo omofologia glaciale
25:19ma c'è stato anche un dissesto in qualche modo che ha creato questa conca allungata
25:27tocchiamo del bicchiere, non so se è vero
25:29perché effettivamente si trova magari con tanta acqua come adesso
25:34a volte invece quasi asciutto
25:36quindi si riempie e si svuota con un bicchiere
25:39non so se però è la versione giusta
25:53l'ultimo specchio d'acqua che incontriamo è il lago scuro
25:56di nome e di fatto in questa giornata perturbata
25:58scendendo siamo rientrati tra i faggi
26:01con Federica esperta in tema di foreste
26:03possiamo riflettere sull'impatto del cambiamento climatico sui boschi dell'Appennino
26:09noi purtroppo l'abbiamo toccato con mano il cambiamento climatico
26:13già a partire dal 2003 se ve la ricordate c'è stata un'estate caldissima
26:18già da quell'estate lì i nostri abeti soprattutto i nostri abeti rossi
26:22della nostra foresta hanno incominciato ad entrare in sofferenza
26:25è entrato uno scolitide che è un piccolo insetto
26:29che c'è naturalmente però le condizioni degli abeti stressati dal caldo
26:35lui si è sviluppato tantissimo e in poco tempo ha provocato diversi danni
26:41queste piante di 50-60 anni in 15 giorni seccavano
26:45e questo è stato il primo shock che abbiamo avuto proprio
26:49perché ci siamo accorti che la foresta che noi pensavamo intoccabile così
26:53in realtà stava succedendo qualcosa
26:56e da lì in avanti abbiamo fatto tanti interventi sulla messa in sicurezza
27:01prima poi stiamo cominciando anche a ripiantumare
27:04e la cosa interessante che stiamo studiando anche con l'università di Parma
27:09che ci sta dando sempre un grande supporto
27:12ci stiamo accorgendo che mentre questo era il regno del faggio
27:16adesso pian piano incominciano a crescere spontaneamente i cerri
27:20che naturalmente si trovano in un piano basale più basso come altitudine
27:25e quindi anche noi stiamo imparando dalla natura diciamo quello che poi dobbiamo fare
27:32e quindi nelle aree che stiamo rimboschendo e sono ormai tante
27:36incominciamo a mettere tante specie che normalmente non si trovavano
27:41siamo preoccupati di non riuscire a immaginare quello che sarà
27:47e quindi a trovare le tecniche serbiculturali giuste per affrontare questa cosa
27:52perché finora abbiamo poca esperienza
27:56e quindi sta partendo un progetto pilota grande sul territorio del Parco Nazionale
28:01che si chiama Cento Uomini e Foreste
28:03il cui culmine sarà proprio lo studio per capire come fare
28:08affrontare questi cambiamenti climatici sulle foreste
28:13nel 2020 la riserva di biosfera Mabo Unesco dell'Appennino Toschemiliano
28:18spegne 5 candeline e si prepara a crescere
28:20arrivando a coinvolgere un territorio due volte più grande
28:23abbracciando importanti comuni sia in Toscana che in Emilia
28:26inclusi Parma e Collecchio
28:28dà un riconoscimento a quei luoghi che hanno un valore
28:32un valore che sta soprattutto nel buon equilibrio tra le risorse naturali e l'uomo
28:41e quindi abbiamo questa riserva della biosfera Pino Toschemiliano
28:45che interessa la provincia di Parma ma anche quella di Reggio, di Massa, di Lucca
28:50e anche una parte di Modena
28:51molto vasta che parte dalla collina e arriva fino al crinale
28:55ed è un elemento un po' anche di unione tra i due versanti
28:59tra il versante emiliano e tra il versante toscano
29:10La camminata finisce qui dopo circa 13 chilometri
29:14800 metri di dislivello positivo
29:16abbiamo camminato circa 7 ore a ritmo blando
29:20però questo va detto
29:21è stata un'escursione fantastica
29:23anche grazie ai nostri esperti
29:26che ci hanno fatto scoprire delle perle inedite per noi
29:29per noi profani della montagna
29:31abbiamo fatto i conti anche con le nuvole
29:33qui in Appennino è la normalità
29:35bisogna anche un po' abituarci
29:37è davvero un'escursione bellissima
29:42dimmi la verità
29:43ti sei annoiato con noi poco allenati?
29:46ma figurati
29:47è sempre un piacere andare in montagna
29:49e qui è veramente una compagnia bellissima
29:52è stata bella?
29:53molto
29:53torniamo?
29:54torniamo
29:55ok
29:55ciao
29:56ciao
29:57ciao
29:58ciao
29:58ciao
29:58ciao
29:58ciao
30:03ciao
30:05ciao
30:05ciao
30:10ciao
30:11ciao
30:11ciao
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30:15ciao
30:15ciao
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