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00:07buongiorno sono un po emozionato oggi perché ci porti in alto e io invece sono un po preoccupato
00:12per la salita però ognuno ha le sue allora non diciamo qualche secondo poi vi svegliamo dove
00:35andiamo oggi facciamo un giro in un tratto appennino tosco emiliano fra i più interessanti anche i più
00:41alpesti non a caso andiamo sull'alpe di succiso un nome che rifugia un po il termine appennino ma
00:47si rifà soprattutto alle grandi vette alpine anche se poi alpe deriva dal peggio diciamo la verità non
00:55da da alpi e guardate la cima si vede proprio qua la dove ci sono quelle protuberanze rocciose però
01:04per raggiungere quella cima attraverseremo andremo al passo dell'ospedalaccio un passo storico transitava
01:11la via parmesana poi entreremo nelle sorgenti del secchia che insomma sono un punto abbastanza
01:17simbolico per la provincia e saliremo lungo il crinale fino alla vetta dell'alpe di succiso
01:23ritorneremo dalla vetta del casarola e ritorneremo qui al passo del cerreto oggi si parte dal passo del
01:30cerreto arrivare è semplice una volta raggiunto castelnuovo monti si segue la statale 63 che
01:36passando la cervarezza conduce al valico tra emilia toscana lungo la valle del secchia da reggio
01:41in auto servono circa 90 minuti sarà ginetto montipò a guidarci ha scritto la storia dell'alpinismo
01:47italiano ed è vicepresidente della sezione cai di castelnuovo monti c'è anche andrea greci giornalista
01:53e fotografo ha curato numerose guide dedicate ai sentieri in appennino e sulle alpi e poi c'è luigi
01:59molinari zoologo del parco nazionale dell'appennino toschemigliano l'escursione inizia a fianco
02:05del bar ristorante passo del cerreto qui si imbocca il sentiero 00 e da subito notiamo i primi
02:11punti di interesse qui si incontrano il gesso e il macigno quindi i gessi di sassalvo a sud del
02:23crinale e l'arenale macigno a nord del crinale è l'unico punto dove queste due rocce si incontrano
02:29e i gessi fanno sì che qui si creino tra le pochissime doline dell'appennino toschemigliano
02:37che creano questi avvallamenti che poi in parte sono stati anche riutilizzati durante la seconda
02:43guerra mondiale come postazioni di artiglieria
02:53la prima parte del percorso comoda e adatta a tutti procede senza pendenza o quasi fino alla
03:00piana che precede il passo dell'ospedalaccio quota 1278 in circa 30 minuti si raggiunge una radura dove
03:08già possibile ammirare alcune fioriture particolari come la sfodela non è insolita in senso generale
03:15però è insolito sul comunque sulla dorsale spartiacque del crinale toschemigliano e a questa
03:23queste quote la sfodela fiorisce di solito a quota un po più bassa soprattutto sulla
03:29santa lunigiana ci sono delle bellissime fiorature per esempio nei pressi dell'abbazio di linari ma
03:35qui appunto se troviamo in un posto assolato quindi esposto molto favorevolmente quindi la sfodela
03:42lascia a fiorire e anzi essere veramente regoglioso come in questo in questo caso
03:52qui si intrecciano storie e natura avremo modo di parlarne anche lungo la via del ritorno intanto
03:58ginetto ci fa notare una traccia dell'impero francese qui siamo in un punto di una certa
04:02importanza storica per due motivi primo perché di qui arrivava la via parmesana che dal ducato
04:08di parma portava e dagli estensi portava versi malaspina prima e poi da a seguire diciamo tutte
04:16le signorie a seguire ed era il confine fra in qualche maniera diciamo così fra il parmense e
04:23il reggiano e poi perché questo cippo è un cippo dell'impero napoleonico che sottintendeva anzi
04:31segnalava il fatto che di qui verso la toscana il territorio era governato direttamente da parigi
04:39dal dall'impero mentre dalla parte diciamo emiliana era governato da alleati di parigi quindi questo è
04:48un punto che ha un insomma un suo interesse storico quando appunto napoleone diede vita all'impero il cippo
04:59coincide con una crocevia di sentiere abbandoniamo la carrareccia seguiamo sempre il segna via cai 00671 si inizia a salire
05:35in un'apertura il sentiero si fa più ripido lasciamo il tracciato
05:39diretto al monte alto ora il nostro riferimento è il segna via 671 che sale in diagonale tra prati
05:45e bosco troviamo una prima fonte una sosta ed obbligo
06:14l'ascesa ci conduce fino a quota 1549 siamo a costa mare
06:18un punto panoramico che guarda verso le appuane di fronte abbiamo anche il vallone del monte la nuda
06:25pochi minuti saremo in una delle conche glaciali più spettacolari dell'appennino
06:49questo è un posto veramente fantastico abbastanza facilmente raggiungibile dal passo del cerreto in un'oretta e mezzo anche meno
06:58e siamo alle sorgenti
06:59del fiume secche che diciamo il 98 per cento dei reggiani credono essere in territorio reggiano ma invece diciamo amministrativamente
07:08le sorgenti del secche sono in territorio toscano
07:11si chiama in località si chiama prataccio
07:16un punto veramente straordinario adesso saliremo la sua al passo di pietra tagliata che era il passaggio delle greggi dalla
07:29valle dell'enza alla valle del secche
07:37proseguiamo diritto il riferimento è sempre il segnavea 671 attraversiamo i prati e un boschetto tra poco inizierà la salita
07:43più impegnativa
07:51sono queste le sorgenti ma si convenzionalmente facciamo che queste siano le sorgenti perché poi effettivamente l'acqua nasce in
08:00tanti reggiani o lì anche un poco più a monte ma insomma siccome qui c'è anche una bella sorgente
08:05d'acqua fresca facciamo che queste sono le sorgenti del fiume secche
08:18dopo l'ultimo tratto ombreggiato ci attende una serie di tornanti lungo l'antica mulattiera dei pastori seguiamo il consiglio
08:25di ginetto non serve avere fretta per rispettare i tempi indicati dai cartelli CAI
08:30meglio un passo regolare senza fiatone ci si può godere questo scenario non comune anche in salita avremo ancora tanto
08:38da camminare nel pomeriggio questa strategia darà i suoi frutti in termini di energie risparmiate
09:12ora faremo
09:14faremo una sosta qui anche perché è stato un tratto un po impegnativo come pendenza dove siamo siamo al passo
09:20di pietra tagliata questo bellissimo valico siamo 1779 metri tra il monte alto e l'alpe di succiso
09:28secondo la leggenda questo varco nella roccia sarebbe stato aperto per volontà di federico barbarossa dai suoi soldati in fuga
09:37dopo la sconfitta contro i comuni italiani
09:39ovviamente è una leggenda in verità qua è l'arenaria del crinale che ha scolpito questo luogo creandolo così come
09:46lo vediamo però insomma è una leggenda che in qualche modo ha un piccolo fondamento di verità perché abbiamo visto
09:51che
09:51al passo dell'ospedalaccio dove siamo passati prima insomma è una strada importante nell'antichità e quindi magari qualche esercito
09:59è passato sicuramente quindi magari è stata trasportata qui la leggenda
10:04oggi invece andando all'attualità abbiamo visto i segnali siamo sul sentiero italia
10:09esatto siamo sul sentiero italia che appunto è sentiero che attraversa tutta l'italia da santa teresa di gallura fino
10:16a trieste correndo lungo la spina dorsale dell'italia
10:20prima le appennini poi le alpi sono più di 7 mila chilometri di sentiero più di 500 tappe è davvero
10:28un sentiero che accomuna e speriamo accomuni sempre di più l'italia in un unico cammino
10:32possiamo dire di averne una fetta importante in emilia certamente perché il sentiero italia si mantiene sempre sul crinale spartiacqua
10:41tra emilia romagna e toscana
10:43fin dalla romagna fino all'entrata in liguria e quindi noi qua nel parco nazionale nel penino toscomigliano abbiamo un
10:52tratto importante e anche forse senza campanilismo anche uno dei più belli insomma di questo di questo settore del sentiero
10:59italia per i panorami il patrimonio culturale e naturalistico che si può osservare
11:18adesso guardate anche ogni tanto mettete i piedi perché soprattutto quello che maneggia la telecamera
11:29dopo il passo di pietra tagliata il tracciato vira sulla destra si ricomincia a salire per superare alcune rocce seguiamo
11:37una variante è un breve tratto che richiede attenzione particolarmente esposto
11:41ma c'è anche un cavetto metallico per tenersi la vista è molto affiato
12:03dopo pochi minuti il sentiero si fa più agevole possiamo tornare a goderci il panorama e le fioriture
12:22abbiamo visto la calta palustra nell'area umida adesso gentile secchia e poi salendo invece stiamo incontrando i gerani selvatici
12:30gli anemoni con le loro fiorature bianche bellissime che quasi riempiono di luce i prati di questa cresta
12:37e davvero anche questa è una visione che riempie gli occhi lungo ci sentiamo
13:11ultimo sforzo percorrendo le creste dopo circa tre ore di cammino
13:15siamo in vetta all'area
13:43Ginetto intanto grazie perché è la prima volta che le abbiamo visto
13:46nostre telecamere vanno sopra i 2000. Cosa si vede da qua? Dacci qualche
13:52indicazione, un riassuntino. E questo è un punto anche molto panoramico, purtroppo
13:56oggi le nuvole ci coprono per esempio tutto il versante del mare, non si vede
14:00il golfo della Spezia, però possiamo partire vedere il Ventasso, il Monte
14:04Ventasso e poi abbiamo il Prampa, il Cisa e diciamo il re dell'Appennino, il Reggiano
14:13che è il Monte Cusna. Dietro il Monte Cusna siamo già nell'Appennino
14:17Modenese e abbiamo il Giovo e poi abbiamo dove c'è l'ultima neve ma si sta
14:23coprendo con la nuvola il Prado e poi qui avremo il vallone dell'inferno, della
14:29nuda, ma purtroppo la visuale si è preclusa. Laggiù vediamo Cerreto Laghi.
14:50Nuvole e vento permettendo, Andrea ti tocca portarci verso il versante
14:54parmigiano. Sì, qua intanto in primo piano vediamo il Monte Alto, poi abbiamo sotto la
15:01nuvola Punta Buffanaro e poi il meraviglioso crinale selvaggio e aereo dei
15:08gruppi di Campo Raghena e poi il Monte Acuto. Oltre il grande incavo del
15:15Passo della Gastrella poi inizia il Canale Parmense che si conclude nella
15:20massima elevazione del Monte Sillava.
15:38Capita anche di trovare delle fioriture molto molto rare? Sì, come questa Primola
15:44Appenninica che è una specie floristica di grande rilevanza
15:49conservazionistica che praticamente nasce nelle praterie d'alta quota del Parco
15:54Nazionale e si può considerare il simbolo almeno dal punto di vista
15:58vegetazionale del Parco Nazionale. Non è così comune trovarla? Assolutamente no, ci sono
16:03poche stazioni in alta quota e anch'io l'ho vista veramente a poche volte.
16:14Una discesa molto piacevole lungo la Cresta ci ha portati all'inizio del nostro
16:19viaggio di ritorno per così dire. Sì, alla sella del Monte Casarola dalla quale invece
16:25il sentiero scende piuttosto ripidamente. Naturalmente da una parte c'è la Valle del
16:31Secchia, noi scenderemo verso la Valle del Secchia mentre qua mi affaccio sulla Valle
16:36del Lenze, in particolare del torrente Liocca. Una bella discesa, ci aspetta una bella
16:40discesa senza nessun genere di pericolo, però piuttosto ripida in mezzo al Prato.
16:46Non è così comune trovare la neve sull'Alpe alla fine di giugno?
16:50Beh, non è neanche raro. Certo, quest'anno ce n'è un po' di più perché è nevicato
16:55moltissimo, ma insomma in questo vallone qui, nel vallone di Rio Pascolo, si sia chi è
17:01capace ovviamente, chi pratica lo sci alpinismo, fino a metà maggio regolarmente,
17:06portando un po' gli sci fino a quota 1500 circa. Insomma, queste sono zone molto alpesti
17:13come abbiamo già avuto occasione di dire.
17:16Lungo il sentiero per Ginetto c'è anche l'occasione di sistemare la cartellonistica
17:21CAI. Dalla sella si può aggiungere una seconda vetta rimanendo sul crinale il monte Casarola.
17:26Il nostro anello invece prevede di scendere seguendo il segnavia 675.
17:49Questo non è il solito segno del CAI? No, questo è un segno convenzionale che sta ad indicare
17:54che ci troviamo in presenza di una sorgente, di una fonte d'acqua insomma in genere diciamo
18:00potabile, a parte quando una sede da bestia la beve, qui comunque sgorga direttamente dal
18:05terreno e quindi è filtrata. Diversamente bisognerebbe chiedersi se sopra ci siano delle
18:11pecore, dei greggi, allora sarebbe meglio forse guardarsi dal bello, ma in questo caso
18:16quando sgorga direttamente dal terreno lo si può fare penso abbastanza tranquillamente.
18:27Abbiamo visto la flora delle fioriture stupende ma anche la fauna qui merita attenzione.
18:34Sì, il parco nazionale diciamo contiene se possiamo dire così tantissime specie sia di
18:41mammiferi che di uccelli che anche di invertebrati, diciamo alcune più carismatiche. Qui è l'area
18:47dove i primi lupi sono tornati già all'inizio degli anni 80, ormai i lupi sono quasi dappertutto,
18:53però diciamo che questa è l'area lettiva dove sono tornati dal centro Italia e dal sud Italia
19:01all'inizio degli anni 80. E anche l'area di caccia dell'aquila è un altro grande predatore
19:07e probabilmente una delle sue prede preferite in estate è la marmotta. La marmotta è un animale
19:14non autoctono, cioè è stato introdotto probabilmente all'inizio degli anni 70 dalla forestale,
19:19però probabilmente ha un ruolo ecologico importante per appunto la dieta dell'aquila in estate.
19:26Voi state monitorando queste popolazioni anche con fototrappole, varie... Sì, allora ci sono diversi progetti
19:34sulle specie faunistiche del parco, tra cui anche se più piccoli e non conosciuti, animali
19:42molto importanti come gli invertebrati, ad esempio due coleotteri xapocilici, cioè che vivono nelle
19:49foreste mature come l'osmoderma eremita e la rosaglia alpina. C'è anche un progetto recente sul gambero
19:56dei fiume, che è appunto un invertebrato autoctono, cioè un strano di acque dolci che soffre di diversi
20:04diciamo minacce alla conservazione. Ecco, a livello di minacce anche per le specie che hai elencato
20:10prima, quali sono le principali qui in zona? Allora, fondamentalmente non dentro il territorio
20:16del parco nazionale, ma appena fuori il braconaggio per alcune specie di grandi predatori come il lupo
20:22e l'aquila, anche se siamo nel 2021, continua ad essere un problema grande. Per il lupo
20:28l'ibridazione con il cane e per quanto riguarda ad esempio il gambero dei fiumi, la minaccia
20:33più grosso anche qua siamo noi, nel senso che sono le specie aliene, ad esempio il gambero
20:39della Louisiana, i gamberi americani che diciamo ne stanno compromettendo la conservazione.
20:49Rieccoci nell'ampia radura del Prataccio, appena sotto le sorgenti del Secchia. Non
20:54torneremo sui nostri passi, ma arriveremo all'ospedalaccio con il Sentiero Cai 675.
21:05La seconda parte di discesa è più ombreggiata e a fine camminata il bosco è particolarmente
21:12gradito, per noi è anche l'occasione di fare un'altra piccola sosta.
21:45Di nuovo in zona ospedalaccio, c'è ancora tanto da raccontare, no?
21:50Sì, direi che questo è un bellissimo concentrato di storia appenneica. Questo luogo infatti ospita
21:58il cipo napoleonico, appunto, quindi siamo nel 1800, però questo luogo si chiama Passo
22:06dell'ospedalaccio, proprio per cui sorgeva un ospitale dedicato a San Lorenzo delle Croci,
22:14fondato in epoca matildica, quindi un luogo che racconta anche della grande contessa. Un luogo
22:21che forniva assistenza ai pellegrini, ai mercanti, ai viaggiatori che passavano di qui.
22:26Dunque la direttoressa che metteva in comunicazione Parma e Reggio con la Lunigiana e la Toscana.
22:34E quindi questo è un luogo ricchissimo di storia, dell'ospedale ormai non resta che veramente
22:39quasi nulla, però il luogo mantiene l'antico nome. E pensiamo addirittura che qui sono state
22:46ritrovate anche i resti di frequentazione da parte del cacciatore del Mesolitico, quindi è proprio un luogo
22:53dove da sempre l'uomo passa e lascia il suo segno, un po' come noi camminatori del ventunesimo secolo.
23:01Eh sì, spesso ci capita di camminare su un sentiero che intreccia storia e natura. Da 15 anni ormai
23:06Luigi Molinari studia il lupo con l'ausilio di fototrappole. Il Wolf Appenheim Center è una realtà
23:12permanente di riferimento istituzionale per la gestione del lupo su scala interregionale,
23:17istituito presso il parco dell'Appennino. Particolare in quest'area è un punto di passaggio
23:23di due nuclei familiari, un nucleo che ha il territorio in area toscana e uno in area
23:28emiliana. Come diceva Andrea è un punto di passaggio per gli uomini, ma come spesso accade
23:33è un punto di passaggio anche per i lupi, perché i lupi utilizzano spesso le nostre vie
23:37di comunicazione sentieri e strade sterrate perché gli permette di minimizzare lo sforzo
23:42nel pattugliamento del territorio. In particolar modo quest'area è un punto di marcatura degli
23:48individui territoriali e li abbiamo filmati abbastanza spesso anche di giorno, mattina presto
23:54fondamentalmente. Ecco voi posizionate fototrappole, ma qual è la logica che segna le vostre scelte?
24:01L'obiettivo degli ultimi anni di monitoraggio con le fototrappole era quello di cercare di individuare
24:07il fenotipo degli individui, cioè l'aspetto per capire se si potevano trattare di lupi puri o ibridi.
24:13Ma le fototrappole danno anche tantissime altre informazioni, ad esempio in questo periodo
24:17si permette di capire se la femmina ha partorito, vedere se è in allattamento e perciò capire
24:22da quanti individui è composto il nucleo familiare e tante altre.
24:26Se vogliamo parlare degli ultimi 30 anni la popolazione è passata da poche centinaia
24:30a probabilmente 2 o 3 mila individui in tutta Italia. Nelle province emiliane di Parma e Reggio
24:38ormai l'occupazione è arrivata anche in zona di pianura, praticamente fino al Po, anche
24:46perché hanno tantissime risorse alimentari, gli ungulati selvatici, ma anche altro, ad esempio
24:51le nutri o altre. L'uomo per il lupo è un problema grosso, nel senso che l'unica sua fonte
24:57di mortalità, circa il 30% degli individui che troviamo morti ogni anno è stato ucciso
25:03dalle persone, diciamo con bracconaggio, non con le macchine involontariamente. L'uomo
25:11per il lupo può diventare un problema, soprattutto laddove ci sono tanti allevamenti ovicaprini,
25:17cosa che nelle nostre province ormai non c'è più. Abbiamo tantissimi allevamenti di bovini,
25:24ma di bovini stabulati nelle stalle.
25:26E per il lupo e per l'uomo, poi ci sono diverse visioni mediatiche, c'è anche tanto
25:31allarmismo a volte.
25:33Sì, allora per l'uomo si dice sempre questa pratica formuletta che è potenzialmente pericoloso,
25:39di fatto non lo è, nel senso che siamo 60 milioni, i lupi sono dappertutto, non succede
25:44mai niente. È vero che essendo un grande carnivoro bisogna rispettarlo, soprattutto cercare
25:49di non alimentarlo appositamente, è il primo passo per rendere un animale potenzialmente pericoloso.
26:14Siamo arrivati al punto di partenza, forse Andiade aveva fatto una delle più belle camminate
26:18dell'Appennino.
26:19Penso proprio di sì, insomma, non è proprio per tutti perché sono oltre 800 metri di
26:26slivello, c'è una discesa abbastanza impegnativa per le gambe, non dal punto di vista tecnico,
26:30però, insomma, c'è un balcone sull'Appennino Reggiano, Parmese, sulle Alpi Apuane, sul mare
26:37di Spezia che è difficile trovare altrove. E quindi certamente consigliabile, però non
26:44per bambini, non per famigliore in cerca di gnocco fritto, o di torta fritta come dite.
26:49C'è gente che abbia voglia di camminare e di vivere delle sensazioni un po' forti.
26:53Grazie, come sempre.
26:55Alla prossima!
27:14Chiudiamo, come sempre, con i numeri della nostra escursione. Abbiamo camminato circa
27:18sei ore, sei ore e mezza, escluse le soste. Abbiamo percorso 13 chilometri, come ha detto
27:24Ginetto, un dislivello positivo, superiore agli 800 metri. Un'escursione per tanti, forse
27:30non per tutti, però sicuramente da non perdere per chi ama l'alta montagna.
27:48Abbiamo percorso soltanto uno dei possibili tracciati che attraversano quest'area, un territorio
27:54che ha tanto da raccontare, sembra aver trovato la strada per sapersi rinnovare. Attorno all'Alpe
27:59sono nate le prime cooperative di comunità, un modello di innovazione sociale dove i cittadini
28:04sono produttori e fruitori di beni e servizi. Un'esperienza che nasce dal desiderio di non
28:10andarsene dalla montagna per trovare lavoro, sposarsi e mettere su famiglia. A Cerreto
28:15Alpi, dal 2003, ci sono i briganti del Cerreto. Il loro rifugio è punto di riferimento
28:20per gli escursionisti e gli sportivi, ma non solo. I briganti forniscono servizi ambientali,
28:25didattica per le scuole, accoglienza turistica diffusa, anche nel molino recentemente ristrutturato.
28:50Sull'altro versante, a Succiso, dove partono altri sentieri diretti all'Alpe, è nata la
28:56prima cooperativa di comunità, si chiama Valle dei Cavalieri, creata nel 1991 dopo la chiusura
29:02dell'ultimo bar del paese, già rimasto senza alcuna bottega. Oggi conta quasi 60 soci,
29:08nel corso degli anni ha promosso l'attività del suo agriturismo, del ristorante e di una bottega,
29:13sperimentando anche nuove offerte turistiche in collaborazione con il parco, del quale centrovisita.
29:19La cooperativa è cresciuta poi sviluppando un'azienda agricola che ha consentito la produzione
29:24di pecorino DOP, ha ampliato i suoi ambiti svolgendo servizi per i giovani e gli anziani,
29:30tenendo in vita di fatto il paese. Non è un caso che siano venuti a studiarla dagli Stati
29:36Uniti, dal Canada, dal Giappone e dalla Corea. Un modello economico solidale di successo
29:41che altri centri della montagna stanno cercando di proporre contro lo spopolamento e per il rilancio
29:47dell'Apenino.
29:48Grazie a tutti!
30:08Grazie a tutti!
30:38Grazie a tutti!
30:38Grazie a tutti!
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