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https://www.pupia.tv - Roma - Indagine conoscitiva dinamiche geopolitiche regione dell'Artico - Audizione Simone Orlandini (Artica 2025)
Alle ore 13, la Commissione Esteri, in merito all'indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell’Artico ha svolto l'audizione di Simone Orlandini, responsabile del Progetto Artica 2025 di Ocean Sea Foundation. (20.05.25)
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Alle ore 13, la Commissione Esteri, in merito all'indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell’Artico ha svolto l'audizione di Simone Orlandini, responsabile del Progetto Artica 2025 di Ocean Sea Foundation. (20.05.25)
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NovitàTrascrizione
00:00della regione dell'Artico, l'audizione di Simone Orlandini, responsabile del progetto
00:10Artica 2025 di OCNC Foundation. Anche a nome dei componenti della Commissione saluto e
00:17ringrazio per la disponibilità a prendere parte ai nostri lavori il Professore Orlandini.
00:22Segnalo che l'OCNC Foundation è un'organizzazione non governativa, con sede negli Stati Uniti
00:29e in Europa, che conduce ricerche in tutti i settori delle scienze marine, tra cui fisica,
00:34climatologia, chimica, biologia e geologia, con l'obiettivo di sensibilizzare le istituzioni
00:40e l'opinione pubblica circa l'importanza di tutelare le risorse marine ed oceaniche
00:45e promuoverne l'uso sostenibile. Fratta questa premessa cedo subito la parola
00:50al Professore Orlandini affinché possa svolgere il proprio intervento.
00:54Buongiorno, onorevoli deputati, per me è un motivo di profondo onore e responsabilità
01:05poter portare oggi in questa sede il contributo di una realtà civile italiana attiva nell'Artico.
01:13Innanzitutto ringrazio la Presidenza e tutti i membri della Commissione Affari Esteri per
01:20avermi invitato a partecipare a questa indagine conoscitiva e che considero non solo strategica,
01:25ma anche necessaria in un momento storico in cui la Regione Artica è diventata un crocevia
01:30tra clima, geopolitica, economia e sicurezza. Mi presento brevemente, sono Simone Orlandini,
01:38Presidente dell'Ocean Sea Foundation e come poc'anzi è stato detto una organizzazione
01:45non governativa, indipendente, operante in Italia, USA, Danimarca e Svalbard, queste
01:50sono le sedi principali. Ci occupiamo principalmente di tutela ambientale, osservazione scientifica
01:56e cooperazioni internazionali, special modo in ambienti complessi e remoti come quello
02:02del mar glaciare artico. Tra il 2018 e il 2024 ho diretto il programma di ricerca ambientale
02:12denominato Artica, una piattaforma operativa coordinata dall'Ocean Sea Foundation che
02:18ha dato origine a una serie di missioni autonome, ma interconnesse ciascuna con degli obiettivi
02:25scientifici specifici. Tra questi abbiamo ARVA, Advanced Research
02:31Virus Activity, che è focalizzata sul rilevamento di virus giganti nel permafrost e contaminanti
02:38biologici nei plankton artici, la Poseidon dedicata allo studio della colonna d'acqua
02:43profonda e alla modellazione del traiettore delle microplastiche, la Quicksilver rivolta
02:49al campionamento costiero rapido e alla mappatura georeferenziata dei sedimenti.
02:59Queste missioni, tutte condotte nell'ambito delle attività del programma Artica, si sono
03:06svolte prevalentemente tra le isole Svalbard e la costa orientale della Groenlandia, con
03:11l'obiettivo condiviso di raccogliere dati ambientali oggettivi e sistematici sull'inquinamento
03:18da microplastiche e sui processi ecologici correlati in ambiente artico. Il lavoro ha
03:25coinvolto una rete multidisciplinare di ricercatori, tecnici volontari e personale logistico,
03:31proveniente da diversi Paesi europei, sotto la guida operativa e scientifica italiana.
03:37Artica si configura oggi come uno dei primi programmi civili indipendenti ad aver operato
03:43con continuità il rigore metodologico idartico, grazie anche al supporto logistico della nave
03:49P13, che è una nostra piccola nave rompighiaccio, offrendo un contributo originale sia alla
03:56scienza ambientale, sia alla strategia italiana di presenza e cooperazione nella Regione.
04:01Il motivo principale per cui sono oggi qua non è solo raccontare una spedizione scientifica,
04:08ma il mio obiettivo è quello di mettere in evidenza come attività di questo tipo
04:13contribuiscono in maniera concreta e documentata agli interessi geopolitici e strategici dell'Italia
04:20nell'Artico. Come nostro Paese possa trarre vantaggio dal rafforzare una presenza multilivello
04:28nella Regione, che includa non solo le missioni statali o diplomatiche, ma anche azioni civili
04:34coordinate, tecnicamente fondate e aperte alla cooperazione internazionale.
04:39L'Artico, come ben sapete, è una delle Regioni più vulnerabili del pianeta e al tempo stesso
04:46è una delle più ambite e contese. La risposta italiana deve sicuramente essere articolata,
04:52credibile e tempestiva e credo che anche organizzazioni come la nostra possono fornire un tassello
04:58utile in questa risposta, portando dati, relazioni, esperienze operative, ma anche
05:03una cultura di servizio e di responsabilità scientifica coerente con i valori e gli interessi
05:10della Repubblica. Il mio intervento, pertanto, di oggi sarà articolato in tre direzioni.
05:15Innanzitutto una breve analisi del contesto geopolitico artico, poi un approfondimento
05:20tecnico sul progetto Artica e sulle ricadute operative, infine alcune proposte concrete
05:27per rafforzare in chiave strategica la presenza italiana nella Regione attraverso strumenti
05:34integrati tra istituzioni e società civile. Fino a pochi decenni fa l'Artico era considerato
05:41una Regione periferica, remota, quasi estranea alle grandi dinamiche globali. Oggi, al contrario,
05:48è divenuta una delle aree più strategiche del pianeta, al centro di una complessa intersezione
05:55di fondi ambientali economici, energetici e soprattutto geopolitici. Il primo fattore
06:01è ovviamente quello climatico. Come è noto, l'Artico si sta scaldando a un ritmo almeno
06:07quattro volte più veloce rispetto alla media globale. Tuttavia, occorre precisare che alla
06:14luce di studi scientifici indipendenti, sia astronomici che geologici, questi cambiamenti
06:21non possono essere ricondotti in modo automatico e univoco all'attività umana. L'evidenza
06:28storica paleoclimatica e solare dimostra che il clima terrestre è sempre stato soggetto
06:34a grandi oscillazioni cicliche naturali, indipendenti dalla presenza dell'uomo. In particolare,
06:41le ricerche più aggiornate mettono in evidenza il ruolo determinante delle variazioni dell'attività
06:47solare, perciò i massimi e i minimi solari, l'influenza della radianza solare sul sistema
06:55terrestre, le oscillazioni astronomiche a lungo periodo, come i cicli di Milankovic
07:02o cicli orbitali, ovvero le variazioni periodiche dell'orbita terrestre e dell'inclinazione
07:07dell'asse terrestre e le dinamiche oscillaniche naturali AMO e le PDO, che influiscono la
07:15distribuzione del calore su scala planetaria. Questo non è tutto. Anche le variazioni delle
07:21concentrazioni di CO2 atmosferica, spesso citate come indicatore antropico, appaiono
07:27nelle serie storiche ben prima dell'industrializzazione, ovvero in linea con le dinamiche naturali
07:33del degassamento oceanico e vulcanico. Dunque, scientificamente fondato, affermare che il
07:39comportamento attuale dell'Artico è reale, sicuramente, ma ha un'origine prevalentemente
07:45naturale e che le cause principali vanno ricercate nelle interazioni tra sole, oceani e cicli
07:52climatici millenari e non nella semplice attività umana recente. Ricordando che la CO2 prodotta
08:00dall'uomo a livello globale è meno del 3% e di questa l'Europa ne è responsabile
08:07di meno del 5%. Questa posizione non nega l'importanza della responsabilità ambientale,
08:14ma al contrario, proprio perché il cambiamento in atto è incontrollabile dall'uomo, è
08:20essenziale monitorarlo seriamente e comprenderlo e adattarci a esso con strumenti adeguati.
08:26Questo fenomeno sta modificando radicalmente l'equilibrio ambientale della Regione. I
08:32ghiacci pluriennali del nord si stanno ritirando, mentre quelli del sud crescano a pari passo.
08:39Si assiste a un aumento esponenziale del traffico stagionale e si stanno aprendo nuove rotte
08:47polari, come la North Sea Route, che riducono significativamente i tempi di collegamento
08:53tra Europa e Asia. Questa evoluzione non è solo climatica, ma è anche strategica. La
09:00possibilità di navigare e sfruttare risorse in aree un tempo inaccessibili ha riacceso
09:06la competizione tra le grandi potenze. Da un lato abbiamo la Federazione Russa, che
09:11possiede oltre la metà della costa artica e ha investito enormemente nella militarizzazione
09:17e infrastrutturizzazione delle Regioni, con porti, radar, basi, lompi di ghiaccio atomiche
09:23etc. Dall'altro abbiamo la Cina, che pur non essendo uno stato artico si è autodifinita
09:29e ha adottato dal 2018 una strategia esplicita sull'arco. Ha investito in ricerca scientifica,
09:35logistica e infrastrutture, in particolare nella Regione Russa e Groenlandia, con l'obiettivo
09:39di inserirsi nelle dinamiche energetiche e minerali di trasporto. In risposta anche l'Alleanza
09:45Atlantica, in particolare gli Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca, hanno intensificato
09:50la propria attenzione e la propria presenza nell'aria. Inoltre la sospensione temporanea
09:56delle attività del Consiglio Artico, soprattutto durante la presidenza russa dal 1921 al 1923,
10:01ha interrotto un meccanismo di cooperazione che durava dal 1996, lasciando un vuoto delicato
10:08e non più colmato. Ecco quindi che l'Artico si configura oggi come una zona di frizione
10:15tra grandi potenze, dove si combinano la competizione per le risorse naturali, gas, petrolio e terre
10:21per recuperare la sovrapposizione di interessi commerciali e marittimi e la necessità di
10:26difendere e regolare un ecosistema unico e fragile. Ma c'è di più, l'Artico è anche
10:33un osservatorio anticipatore, cioè ciò che accade in Artico, pensiamo all'alterazione
10:39delle correnti oceaniche o al rilascio di metano del permafrost, anticipa gli effetti
10:44globali del cambiamento climatico. In questo senso l'Artico non è lontano, ma è interconnesso
10:51con le nostre coste, con il nostro clima e con le nostre filiere. E proprio per questo
10:55motivo l'Italia ha tutto l'interesse a essere presente in Artico, non soltanto per
11:01tutelare la propria reputazione scientifica, ma anche per proteggere interessi strategici
11:07concreti, la sicurezza energetica europea, il commercio marittimo globale e la transizione
11:12ecologica, che ha nei poli un barometro fondamentale. Come vedremo esistono già strumenti e presenze
11:19italiane attive nell'area, ma come intendo sostenere queste possono essere potenziate
11:24e rafforzate anche attraverso attori non statali, che portano operatività, flessibilità e
11:30credibilità nei contesti locali e scientifici. Oggi l'Artico richiede approcci multilivello
11:38e se da un lato è essenziale mantenere una presenza istituzionale nei consessi multilaterali,
11:45dall'altro è altrettanto strategico essere presenti fisicamente sul campo, raccogliere
11:51dati, costruire relazioni operative anche attraverso attori non statali, capaci di muoversi
11:57in contesti complessi e interfacciarsi in modo flessibile con le comunità locali, con
12:03le forze scientifiche internazionali e con i partner europei. Ecco perché oggi porto
12:08la voce di una fondazione indipendente che lavora in Artico da diversi anni per dimostrare
12:13che l'Italia ha già nella sua società civile risorse attive e credibili che possano potenziare
12:20la nostra strategia nazionale. Ora vorrei soffermarmi su quello che è stato
12:27in questi anni il fulcro operativo della nostra attività nell'Artico, ovvero il programma
12:32Artica che ho avuto l'onore di dirigere dal 2018 ad oggi. Artica nasce come una piattaforma
12:39civile di ricerca ambientale promossa e coordinata dalla Ocean Sea Foundation con l'obiettivo
12:44di raccogliere dati indipendenti, sistematici e oggettivi sull'inquinamento da microplastiche
12:50e sulle dinamiche ecologiche dei mari artici. È stato in assoluto uno dei primi programmi
12:57italiani non governativi a operare in maniera continuativa e metodica in ambiente polare,
13:03con strumenti di analisi compatibili con gli standard internazionali. Al suo interno si
13:08sono sviluppate diverse missioni operativi, ciascuna con un target scientifico specifico,
13:13ma tutte inserite in una cornice comune di metodologia etica della ricerca e obiettivi
13:19ambientali condivisi. Le attività si sono concentrate principalmente tra le isole Svalbard,
13:24dove si trova la base italiana dirigibile Italia, e la costa orientale della Grunellandia,
13:30in aree scarsamente abitate, spesso raggiungibili solo con mezzi specializzati. Nel complesso
13:37abbiamo condotto oltre 220 campionamenti ambientali di acqua, sedimenti, biota marino, analisi
13:44FTIR, spettroscopia trasformata di Fourier per la caratterizzazione molecolare dei polimeri,
13:52e modellazione retroattiva delle rotte di trasporto delle particelle plastiche, con
13:57ipotesi di provenienza principalmente dall'Europa settentrionale e dai bacini asiatici. I risultati
14:03sono purtroppo inequivocabili. Abbiamo rilevato la presenza di microplastiche nell'82% dei
14:11campioni analizzati, con una prevalenza di polietilene, polipropilene e PET in forma
14:18di fibre e frammenti tra 10 e 500 micron. Queste particelle non solo vengono ingerite
14:25dalla fauna marina, in particolare da zooplankton o molluschi, ma fungono da vettori per contaminanti
14:32secondari come il PCB, IPA e pesticidi persistenti, aggravando l'impatto ecotossologico sulla
14:39catena alimentare artica. Le microplastiche, cioè questi minuscoli frammenti di plastica
14:45inferiori ai 5 mm, assomigliano a cibo per molti organismi marini. Organismi come zooplankton,
14:52molluschi bivalvi, cozze, vongole, piccoli crostacei e persino pesci ingeriscono queste
14:57particelle, scambiandole per nutrienti. Una volta ingerite, non vengono digerite e possono
15:03accumularsi nel tratto intestinale, ostacolare l'alimentazione vera e propria o causare
15:08danni cellulari o infiammatori. Le microplastiche però hanno una superficie porosa e una grande
15:15aria superficiale, anche se microscopica e questo le rende molto appiccicose chimicamente,
15:22ovvero attraggono e assorbano sostanze tossiche presenti nell'ambiente marino, queste sostanze
15:30sono chiamate contaminanti secondari, perché non sono prodotte dalla plastica stessa, ma
15:36si legano a essa successivamente. Le principali sono le PCB, i poli cloro bifenili, composti
15:43chimici industriali usati in passato come isolanti elettrici per esempio, oggi vietate,
15:47ma ancora presenti e persistenti nell'ambiente, tossici per il fegato e il sistema endocrino
15:53di molti organismi. Gli IPA, idrocarburi policiclici aromatici, derivano da combustioni incomplete
15:59di combustibili fossili, gasolio, petrolio etc., sono cancerogeni, si legano facilmente
16:05alla plastica galleggiante, i pesticidi persistenti come i DDT o altri orgofosforici si accumulano
16:12nei tessuti degli animali e interferiscono con il sistema ormonale e si bioaccumulano
16:17nella catena alimentare, quindi che cosa succede? Che quando un piccolo organismo, per esempio
16:23il plankton o altro, ingerisce una microplastica carica di contaminanti, queste sostanze praticamente
16:33possono migrare nei tessuti, passare dall'organismo predatore, pesce, uccello, mammifero, marina
16:40etc., e risalire alla catena alimentare arrivando anche a noi. Da un studio fatto negli ultimi
16:46anni si è trovato che circa a settimana si può ingerire, mangiando normalmente, circa
16:537 grammi di microplastica a settimana, l'equivalente del peso di una carta di credito, però senza
17:00soldi dentro, solo la plastica. Da dove provengono tutte le microplastiche nell'Artico? Le microplastiche
17:07artiche non sono prodotte localmente, l'Artico non ha quasi abitanti, perciò non ci sono
17:14complessi industriali, sono trasportate da grandi correnti oceaniche, fiumi e atmosfere,
17:20le principali sono queste, perciò le rotte di origine sono la corrente atlantica, la
17:27North Atlantic Drift, che trasporta plastica da Europa occidentale e America settentrionale,
17:33con origine prevalente Sud America, Regno Unito, Francia e Mare del Nord, la corrente
17:39pacifica attraverso il mare di Bering, perciò conduce microplastiche da Cina, Corea e Giappone,
17:45entrano nel mare glaciare artico attraverso lo stretto di Bering e per via atmosferica,
17:52l'area, particelle di plastica leggere, microfibra tessili e frammenti di pneumatici, i frammenti
17:59di pneumatici sono estremamente pericolosi, perché contribuiscono a circa 7 milioni di
18:06tonnellate annui di particelle a livello globale, rendendola una delle principali fonti di microplastiche
18:13nell'ambiente, oltre al 45% del totale di microplastiche, mentre studi francesi e norvegesi
18:21hanno dimostrato che la plastica che noi troviamo anche oggigiorno in Europa o al Polo, principalmente
18:28viene per via aerea dalla zona euroasiatica, queste sono le vie principali. L'ambiente
18:35artico emerge così come un sink global della plastica, un bacino terminale dove si accumulano
18:42rifiuti generati altrove e trasportati da 20 fiumi e correnti oceaniche fino a raggiungere
18:48le latitudini polari. In termini di output Artica ha prodotto una banca dati open access
18:54visibile con enti pubblici e centri di ricerca, un atlante geo-referenziato dei siti campionati
19:02e materiali di comunicazione e divulgazione scientifica pensati per sensibilizzare anche
19:08l'opinione pubblica e i decisori politici. Tutto questo è stato realizzato senza fondi
19:14pubblici diretti, ma con il contributo di partner privati, aziende, tecnici, volontari
19:20e sostenitori europei. Questo, crediamo, è un esempio concreto di cooperazione civica
19:25e scientifica ad alto livello in linea con i principi della diplomazia ambientale e dell'interesse
19:31nazionale. Dopo aver illustrato le attività del programma Artica e i suoi effetti operativi
19:36sul campo vorrei concludere questa parte del mio intervento con alcune proposte concrete
19:42che a mio avviso potrebbero contribuire a rendere più efficace e integrata la presenza
19:47italiana nella Regione Artica, senza necessariamente richiedere grandi investimenti o nuovi apparati.
19:54Non si tratta di creare nuove strutture, ma piuttosto di mettere in rete risorse già
20:00esistenti, di valorizzare le esperienze sul campo e aprire canali di collaborazione più
20:06diretti tra istituzioni e attori civili tecnicamente validati.
20:11Al primo punto potrebbe coinvolgere le organizzazioni civili qualificate al Tavolo Artico del Maestro,
20:18il Tavolo Artico attivo presso il Ministero degli Affari Estri e delle Cooperazioni Internazionali,
20:22che oggi è il primo strumento di coordinamento tra enti pubblici, università, imprese e
20:26corpi tecnici coinvolti nella strategia italiana all'Artico. Proponiamo che venga formalizzata
20:32una forma di partecipazione consultativa anche per le ONG, Fondazioni e Organizzazioni Ambientali
20:38italiane che hanno operato o hanno operato in Artico, come per esempio la Ocean City
20:44Foundation. Questo consenterebbe di allineare le missioni civili agli obiettivi nazionali,
20:49di evitare duplicazioni di emissioni e di rafforzare la visibilità internazionale della
20:54proiezione italiana sul territorio, anche attraverso il contributo non governativo.
20:59Creare un portale pubblico per la condivisione dei dati italiani raccolti in Artico. Molti
21:05dati italiani raccolti da università, fondazioni e enti di ricerca restano dispersi e non
21:11accessibili in modo sistematico. Proponiamo pertanto l'istituzione di una piattaforma
21:17digitale nazionale, leggera ma efficace, che raccolga e renda visibili i dataset ambientali
21:23raccolti in Artico da soggetti italiani, le coordinate geografiche delle missioni, i
21:28protocolli adottati e le collaborazioni internazionali in corso. Questa piattaforma potrebbe essere
21:34ad esempio coordinata dal CNR o un ente accademico, ma aperta anche al contributo
21:40di soggetti civili certificati, con chiari criteri di accesso e validazione scientifica.
21:46Un simile strumento migliorerebbe la coerenza interna della strategia nazionale e faciliterebbe
21:51l'elaborazione di documenti internazionali e aumenterebbe la visibilità delle attività
21:56italiane all'estero. Istituire microbandi di sostegno per missioni ambientali civili
22:02in Artico. In questo momento non esistono strumenti pubblici specifici che possano supportare
22:07anche in minima parte le spese vive di missioni ambientali civili in contesto Artico. Proponiamo
22:12istituzioni di un piccolo fondo annuale, anche di entità limitata, destinata a progetti
22:18ambientali indipendenti che operano in coerenza con la strategia italiana per l'Artico.
22:23L'obiettivo non è quello di finanziare strutture permanenti, ma di favorire l'invio di operatori
22:29civili qualificati sul campo e il coordinamento con enti italiani all'estero, la produzione
22:34di dati ambientali certificabili e con questo impegno modesto sarebbe possibile moltiplicare
22:39le occasioni di presenza italiana operativa in zone strategiche e formare nuove competenze
22:44nazionali nell'ambito della cooperazione ambientale polare.
22:48Come ultimo punto, prevedere una sezione dedicata al contributo civile nella revisione della
22:53strategica italiana per l'Artico e proponiamo che nella prossima revisione e aggiornamento
22:58della strategia italiana per l'Artico venga riconosciuto formalmente il ruolo delle iniziative
23:03civili e delle fondazioni ambientali come strumenti complementari a quelle statali.
23:08Non si tratta perciò di assimilare i ruoli, ma di dare dignità e visibilità a una componente
23:13attiva che ha dimostrato di poter sapere operare in modo responsabile e strategicamente utile
23:18per il Paese, includendo una sezione dedicata alle cooperazioni pubblico-civili magari accompagnate
23:23da esempi concreti che aiuterebbe a strutturare un modello italiano credibile e replicabile
23:28in altri contesti internazionali.
23:31Per concludere, onorevoli deputati, l'Artico è oggi molto più di una regione geografica,
23:37è un punto di osservazione privilegiato delle trasformazioni globali, ma è anche un banco
23:44di prova per le capacità dei Paesi di affrontare le sfide del futuro con una visione di competenza
23:51e di responsabilità. Ciò che accade nell'Artico non resta confinato a nord del circolo polare,
23:57al contrario si riflette nel clima del Mediterraneo, nei flussi marittimi globali, nella sicurezza
24:03energetica europea, nelle dinamiche geopolitiche tra le grandi potenze e riguarda in definitiva
24:09anche l'Italia.
24:11La mia proposta oggi è semplice e concreta, valorizzare anche il contributo della società
24:16italiana nella strategia nazionale per l'Artico, non per ideologia ma per interesse nazionale,
24:22perché l'Italia dispone già all'interno delle sue reti civili, tecniche e competenze
24:29scientifiche di risorse capaci di rafforzare la propria protezione esterna con pochi mezzi
24:34ma con grande efficacia.
24:36L'Artico è una terra estrema, è vento, ghiaccio e silenzio, ma è anche un luogo che mette
24:42alla prova ogni persona, ogni tecnologia, ogni certezza, ma proprio per questo è anche
24:48il luogo dove si misura la volontà di un Paese di esserci, di contare e di portare
24:53valore.
24:54Noi ci siamo andati senza bandieri di potenza ma con bandieri dell'impegno, senza proclami
24:59ma con strumenti di misura e spirito di servizio.
25:02Abbiamo portato il nome dell'Italia da dove pochi osino arrivare, in acque gelide,
25:07cieli immobili ma per ascoltare la voce silenziosa di un pianeta che cambia, non con l'arroganza
25:13di chi pretende di dominare la natura ma con l'umiltà di chi sa osservare e sa documentare
25:18e sa riferire e oggi con lo stesso spirito riferiamo qui a voi, non per ricevere elogi
25:24ma per consegnarvi una prova concreta che l'Italia ha tutto ciò che serve per essere
25:30protagonista in Artico, intelligenza, passione, competenza e cuore.
25:35E allora se oggi in quest'Aula si afferma che l'Italia vuole avere un ruolo nell'Artico
25:39e vi dico che l'Italia c'è già, è l'Italia che parte con poco e torna con molto, l'Italia
25:45che non arretra davanti al freddo né all'indifferenza e quella bandiera che abbiamo issato sulla
25:51pruva della nave P13 in mezzo ai ghiacci non era solo un simbolo ma è una dichiarazione
25:57di intenti.
25:58Portiamola avanti insieme con orgoglio, con visione e con coraggio.
26:04Grazie mille anche per i tantissimi spunti che ci ha dato e che raccoglieremo senz'altro.
26:12Adesso chiedo ai colleghi, intanto ringrazio il Presidente Tremonti di averci raggiunto
26:17e chiedo ai colleghi se vogliono porre delle domande in presenza o da remoto.
26:24Onorevole Coin, prego.
26:27Velocemente, intanto grazie per la relazione così dettagliata e così ampia.
26:33Una domanda probabilmente anche banale perché tra le righe mi sembra di averlo anche intuito,
26:38ma la concentrazione di microplastiche nell'Artico è maggiore rispetto a quella che si verifica
26:46in altre zone del pianeta, ci sono delle confluenze particolari per cui là si trovano
26:50delle situazioni di criticità maggiore.
26:52E poi un'altra riflessione che ammiro il coraggio e la chiarezza con il quale è stata esposta
27:01rispetto all'estremizzazione degli eventi atmosferici dove i cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti.
27:09L'Artico, da quello che apprendiamo in queste audizioni che stiamo facendo,
27:14è un luogo dove questi cambiamenti si stanno verificando ad una velocità diversa rispetto a quella del resto del pianeta
27:22e che ci siano comunque delle estremizzazioni degli eventi atmosferici è sotto gli occhi di tutti.
27:27Penso anch'io che l'incidenza dell'uomo sia tutta da valutare rispetto a questi cambiamenti,
27:36però ammiro e apprezzo il coraggio con il quale è stato detto in una sede come appunto è questa Commissione.
27:42Il mio quesito è tra gli operatori scientifici che operano appunto in questa zona particolare
27:49dove tutto accade molto più velocemente, c'è questo altrettanto coraggio di analizzare questo tipo di messaggio
28:00e di eventualmente comunicarlo o si è sempre abbastanza nella posizione timorosa di andare a disturbare
28:09con un pensiero diverso da quello che è quello generale che viene portato avanti.
28:14Grazie, aggiungo anch'io due domande. La prima già ci ha detto molto su come coinvolgere la società civile,
28:24chi opera come attore non governativo nell'area d'Italiano, ma secondo lei cosa potrebbe fare ancora di più l'Italia,
28:35proprio in generale, che ruolo potrebbe giocare in quest'area nella quale ricordiamo da sempre è presente,
28:43tant'è che ha questo status di osservatore che tutti conosciamo e di cui continuiamo a parlare.
28:50Ma poi com'è percepito il nostro Paese dai Paesi dell'area?
28:56Poco fa abbiamo audito un professore norvegese che da Tromso ci diceva che c'è bisogno, ma qui parliamo di strategia,
29:06di geopolitica, della presenza delle medie potenze europee perché quello che si osserva è una convergenza,
29:13forse non di interessi, ma al momento politica tra Russia e Cina e quindi diceva da norvegese servirà un controbilanciamento.
29:25Allora partiamo dal primo quesito che ci è stato posto, perché il Polo Nord principalmente si trova in questa situazione.
29:40Il motivo non è semplicissimo, però i fattori principali sono le correnti oceaniche,
29:50le correnti oceaniche per esempio come la corrente calda del Golfo che trasporta dal Sud America verso l'Europa
30:00e poi si divide sulle coste europee verso il Nord, inizia a trasportare tutto ciò che è nella superficie del mare
30:08dalla Sud America fino al Polo, perciò c'è questo flusso come una grande autostrada che porta le microplastiche
30:15e altri inquinanti da paesi lontanissimi verso il Nord, poi dal Nord con la corrente discendente della Groenlandia
30:25inizia il suo percorso verso il Sud nuovamente, perciò è una cosa ciclica, anche se al Polo Nord non si produce nessun inquinante
30:35ugualmente le ritroviamo, questo è il motivo principale, e ugualmente le correnti aeree, perciò quello che porta il vento
30:46o tutte le correnti aeree noi ce le troviamo ugualmente qua in Europa o al Polo Nord, è un po' come l'effetto butterfly
30:58un bacio di farfalla in Medio Oriente magari porta una tempesta alle nostre latitudini, questo principalmente è il motivo per cui troviamo degli inquinanti
31:10come microplastiche o altri al Polo. Mentre per quello che riguarda l'uniformarsi sulle risposte e il motivo
31:21spesso nelle istituzioni scientifiche non si ha la libertà di poter seguire a largo spettro un'attività di ricerca, ma si hanno solamente dei settori ben definiti
31:38perciò se io sono definito in un settore e mi viene chiesto c'è questo, io posso dire sì o no a quello, ma non posso andare oltre la mia parte di ricerca
31:50questa è una delle differenze tra una fondazione come la nostra che non dipende da nessuno e che è ovra sovranazionale, perciò possiamo muoversi liberamente
32:03anche con costi molto inferiori, faccio un esempio tutte le nostre ricerche dal 2018 al 2024 hanno avuto un costo di circa un ventesimo rispetto a una missione ufficiale
32:16magari operata da università o da altri enti, perciò costi nettamente inferiori e questo vuol dire che si riescono ad avere anche risultati più veloci
32:29per esempio noi l'anno scorso abbiamo pubblicato un libro nel quale venivano già esposti tutti i dati che nelle settimane passate ho visto che stanno uscendo fuori
32:43faccio riferimento agli incrementi del ghiaccio al polo sud che adesso sta crescendo il ghiaccio, noi sono già tre anni abbondanti che abbiamo già pubblicato sia in parte scientifica
33:03e l'anno scorso proprio in modo divulgativo con un libro La Grande Truffa Verde nel quale proprio si parla di questo, questo cosa vuol dire? Che i dati già c'erano, noi abbiamo già anticipato
33:18ma questo non è possibile con istituzioni più macchinose per esempio di complessi universitari o statali, questo è il limite anche se lì ci sono i mezzi, la nostra è quella alla facoltà di rendersi più flessibile e più immediata
33:42per questo sarebbe importante cercare di integrare l'una con l'altra in modo da avere dei paragoni, dei sistemi integrativi l'un con l'altro e cercare anche di non replicare missioni anche perché ogni missione ha dei costi, se si evita di rifare le solite missioni con i soliti punti di ricerca potrebbe essere una cosa fondamentale
34:09per quanto riguarda poi il motivo per cui alcuni scienziati non dicono magari che cosa pensano veramente è perché hanno paura di perdere il posto, questo è molto semplice, hanno paura di perdere il posto, io dico qualcosa che è contro la politica della mia azienda, della mia università io da domani sono a casa, questo è quello che succede oggi
34:33anche perché sappiamo bene che un certo tipo di attività, vi faccio un esempio, se io dico al Polo Nord ogni settimana si perdono 5 metri di ghiacciai fa notizia, se io dico al Polo Nord si perdono 5 metri ma al Polo Sud si acquistano 5 metri ogni settimana fa meno notizia perché è un bilanciamento l'uno con l'altro,
34:58se io invece vado a mettere solamente la parte negativa sicuramente anche a livello comunicativo è una notizia bomba, invece se vado a prendere la complessità non c'è più notizia,
35:13questo per una società o un ente che chiede i fondi per quel tipo di ricerca se viene a mancare la drammaticità dell'evento non c'è più bisogno di dare grandi investimenti o grandi sostegni,
35:33bisognerebbe un po' riflettere su come vengono elargiti certi tipi di fondi, certi tipi di operazioni, come vengono coordinate.
36:03L'Italia sicuramente come abbiamo detto in precedenza non è solamente un attore passivo che può guardare e basta, ma sicuramente può essere molto attivo,
36:30ricordiamoci anche che l'Italia è stato uno dei primi paesi che ha esplorato il Polo Nord, basti pensare alle spedizioni di Umberto Nobile, 1928, siamo stati i primi ad arrivare al Polo con la missione assieme ad Amundsen con il NORG,
36:50precedente due anni prima, perciò l'Italia ha sempre avuto un posto in prima fila e credo che sia importante continuare a mantenere questo posto e contribuire in modo efficace questa collaborazione anche con gli altri paesi,
37:08anche perché il Nord, a differenza del Sud, è un punto strategico fondamentale, le principali paesi sono tutte nella parte Nord del globo, al Sud le terre d'emersa sono principalmente al Nord,
37:32perciò avere un punto strategico al Polo Nord vuol dire essere al top di tutte le dinamiche geopolitiche che ci sono oggi,
37:43oggigiorno l'Artico non è solamente quella parte remota di terra, ma è quel punto centrale nel quale ci sono i bottoni che possiamo spingere per il futuro, per muovere quello che sarà l'economia del futuro,
38:04sia per le rotte che si stanno aprendo, perciò trasporti da vari paesi, sia per le terre rare, sia per le estrazioni e sia per motivi geopolitici che sono ovvi,
38:20perciò credo che l'Italia debba sicuramente mantenere e rafforzare anche con presenze tutto ciò che è Artico.
38:30Ormai sono 12 anni, quasi 13 anni che andiamo all'Artico, alle Svalbard e via dicendo, ma la presenza principale in questi territori sono tutti i paesi del Nord, Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca.
38:48L'Italia ha la base di dirigibilità, però non ha questa forza, non ha questo prestigio che hanno gli altri paesi. Oggigiorno se al Nord parla la Norvegia è come se fossero parole scritte in oro sopra un libro sacro.
39:14L'Italia ha sempre questa visione un po' come paese che si interessa al Nord, ma attivamente cosa fa? Ci dicano subito siete lontani, avete il sole, state bene, con l'Artico non avete interesse.
39:34La ringrazio davvero per il contributo e dichiaro a questo punto conclusa l'audizione. Grazie.
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