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NovitàTrascrizione
00:09Salve a tutti e con grande piacere che vi do il benvenuto alla prima puntata della terza edizione
00:16di I reperti raccontano la storia, il programma dedicato alla cultura materiale delle antiche
00:22civiltà della Sardegna dal Paleolitico fino al Medioevo. Io sono l'archeologo Nicola Desi e
00:30avrò il grande piacere di accompagnarvi in questo viaggio millenario. Seguiteci!
01:04Il nostro programma si propone l'obiettivo di raccontare tutta la storia della Sardegna a
01:11partire dai periodi nei quali ancora l'uomo non aveva fatto la sua comparsa nell'isola. Dovete
01:19sapere che la Sardegna è una terra molto antica, addirittura una delle prime terre emerse in Europa
01:26proprio per questo motivo. Non abbiamo problemi legati al vulcanesimo attivo, non abbiamo pericoli
01:33legati ai terremoti e a testimonianza di questa antichità abbiamo addirittura dei fossili. Sono
01:40dei fossili che si trovano maggiormente nell'area sull'occidentale della Sardegna, in quella regione
01:47storico-geografica che chiamiamo Sulcis ed Iglesiente. Proprio in quella zona sono stati
01:54trovati gli organismi più antichi della nostra terra e si chiamano trilobiti, proprio come questo
02:01fossile che tengo in mano. Si tratta di organismi che vivevano sui fondali marini a basse profondità
02:10e che hanno vissuto, pensate, più o meno 540 milioni di anni orsono. Parliamo di un periodo geologico
02:19chiamato Cambriano.
02:25Ci troviamo all'interno del Nur Archeopark di Lanusei, nel parco di Seleni e qua abbiamo
02:35ricostruito a grandezza naturale questi tre animali tipici della fauna preumana in Sardegna,
02:44il Megaceros Caziotti, che come vedete non era molto alto ma in compenso aveva un grande
02:50palco di corna. Abbiamo il Mammutus, la Marmorai, vedete che erroneamente è stato chiamato qualche
02:58volta anche Elefantino Nanno, in realtà si tratta proprio di un mammut. E infine il Cinoterium
03:03Sardus, questo animale, questo canide che non ha ancora domesticato, comunque faceva parte
03:10appunto della dieta alimentare degli antichi sardi.
03:25Verso la fine del 1800, mentre si realizzava una ferrovia per il trasporto dei minerali,
03:32nell'area di Gonnesa, quindi nella Sardegna sudoccidentale, si fece un'importantissima scoperta
03:38paleontologica. Si trattava di due arti, uno anteriore e uno posteriore del Mammutus, la Marmorai,
03:48quindi quello che abbiamo detto viene chiamato erroneamente Elefantino Nanno. Ci troviamo nella
03:54località di Guardia Pisano e i lavoratori rinvennero appunto queste ossa. Purtroppo l'animale non si
04:04presentava a integro, qua abbiamo l'arto posteriore sinistro e qua abbiamo l'arto anteriore sinistro.
04:13Oggi questi resti si trovano nel Museo di Storia Naturale di Basilea in Svizzera, ma noi abbiamo potuto
04:21riprodurre dei calchi.
04:28Ma i rinvenimenti relativi a questi antichi animali che hanno vissuto in Sardegna non si
04:34fermano qua, perché sempre più o meno dalla stessa zona, quindi dal Sulcis, dall'Iglesiente,
04:41ma anche da altre aree dell'isola, come in questo caso dall'area di Alghero, proviene
04:49questa mandibola inferiore del Cinotereumus Ardus.
04:59Abbondanti ossa si trovano in molte grotte dell'isola, proprio come resti di pasto, perché
05:06come abbiamo detto precedentemente, questo animale non ancora domesticato, dovremmo aspettare
05:11ancora diverse decine di migliaia di anni per vedere i primi cani domestici, ecco venivano
05:18cacciati dall'uomo preistorico, in particolar modo dagli uomini del Paleolitico.
05:24Possiamo vedere proprio, vedete, i canini di questo animale, ben aguzzi, ben affilati.
05:35Uno degli animali però indubbiamente più affascinanti è proprio la scimmietta, quella
05:41che viene chiamata scientificamente Macaca Maiori e che visse in Sardegna più o meno
05:48un milione di anni fa.
05:50Si trattava di una piccola scimmia imparentata, pensate un po' con una scimmia ancora vivente
05:59in Europa, più precisamente a Gibraltar, la Macaca Silvana.
06:10E quali sono stati i ritrovamenti inerenti appunto alla Macaca Maiori?
06:15Qua abbiamo un carico di un cranio di Macaca Maiori rinvenuta nell'area di Capofigari,
06:25sotto Olbia.
06:29Ma altri due esemplari sono stati rinvenuti in Sardegna, uno in località Isoreris, nell'area
06:37di Fluminimaggiore, quindi nel sud-ovest dell'isola, e un altro invece nella parte centro-nordorientale,
06:44siamo nel monte tutta vista tra Orosei e Galtellì.
06:57Circa 500.000 anni fa, durante una delle quattro glaciazioni alpine, siamo nella prima fase
07:05del Paleolitico, chiamata Paleolitico Inferiore, ci sarà un abbassamento del livello del mare
07:11di circa 70 metri.
07:13Questo abbassamento permetterà anzitutto che Sardegna e Corsica diventino un'unica isola,
07:20che le isole dell'arcipelago toscano si uniscano alla terraferma e che la distanza di mare tra
07:29una delle isole dell'arcipelago toscano e la parte settentrionale della Corsica siano
07:35davvero ridottissime.
07:37Un piccolo tratto che si poteva tranquillamente attraversare a nuoto o con un sistema rudimentale
07:45di navigazione, come anche un tronco d'albero.
07:47Ebbene, questo permetterà che il primo uomo, parliamo dell'uomo Heidelbergensis o dell'Erectus
07:55Europeus, perché il Sapiens ancora non aveva fatto la sua comparsa, possa percorrere questo
08:01piccolo tratto di mare e da qua, dalla nord della Corsica, pian piano attraversare tutta
08:08l'isola e arrivare fino alla Sardegna, più precisamente nell'Anglona, dove nel 1979 un
08:16turista di origini milanesi, il signor Giovanni Veronesi, trovò per la prima, la prima assoluta
08:24volta, degli oggetti, dei manufatti in selce locale, che ha un colore che va dal nocciola
08:35all'ocra, al bianco avorio. Si trattava di manufatti, manufatti realizzati appunto, abbiamo
08:44detto nel Paleolitico Inferiore, tra i 500.000 e, pensate, i 200.000 anni orsono. Questi sono
08:51dunque i reperti archeologici più antichi mai rinvenuti in Sardegna.
09:07Immaginiamo ora di tornare indietro da alcune migliaia di anni. Questo è un rumore che avremmo
09:12sentito quotidianamente all'interno delle capanne. Si tratta del rumore legato all'accensione del fuoco,
09:21un'azione quasi magica, quasi rituale. Immaginate appunto 4.000, 5.000 anni fa,
09:306.000 anni fa, quale magia e quale importanza portasse con sé il fuoco, la fiamma che serviva
09:38non solo a cuocere i cibi ma a illuminare, quindi a squarciare le tenebre. E cosa si usava? Si usavano
09:48ovviamente dei materiali, delle materie prime e naturali come la selce e un minerale, la perite.
09:58Vedete, così facendo, quindi andando a far scheggiare queste due pietre tra di loro, si creano
10:08delle piccole scintille che vanno a finire su una materia prima. Si tratta di un fungo che cresce
10:14sulle cortecce degli alberi, delle betulle, in primis il fomes fomentarius. È un'ottima esca per
10:21l'accensione del fuoco, perché ricca di salnitro. Quindi queste scintille, come potete vedere,
10:27vanno a finire appunto su questo fungo che è stato triturato, quasi come una polverina,
10:34così come lo portava anche la mummia del Similaun, Ötzi, all'interno appunto di una saccoccia.
10:40e con molta pazienza bisognava cercare appunto poi di tenere viva questa piccola parte di fuoco,
10:52per poi andarla a trasferire su un contenitore che aveva appunto della pagliuzza molto fine,
10:59dell'erba secca. Sempre continuando a soffiare, si cercava appunto di portare avanti la fiamma.
11:08Quindi era un'operazione che loro evidentemente sapevano ben fare, avevano acquisito una certa
11:16esperienza, ma non sempre, magari ci si riusciva in poco tempo, perché dobbiamo considerare anche
11:24le condizioni di umidità. Però intanto vediamo, diciamo, che queste piccole scintille, ecco,
11:32sono ancora vive, insomma, questa piccola fiamma che cerca di farsi spazio all'interno, ecco,
11:40vedete di questa pagliuzza. Ed è importante ossigenare, è importante continuare a soffiare
11:46affinché appunto si possa poi arrivare alla fiamma vera e propria.
12:17Nel grande mondo della preistoria Sarra,
12:20e soprattutto del Neolitico. Il Neolitico in Sardegna inizia all'incirca 8.000 anni fa,
12:27siamo nel 6.000 a.C. e proprio in quel momento l'uomo comincia a scoprire l'agricoltura,
12:34l'allevamento e anche l'insediamento stabile, quindi passa da uno stato di vita nomade a uno
12:42più stanziale. Abbiamo una serie di documentazioni archeologiche, come le prime capanne, abbiamo i primi
12:50vasi in terracotta decorati. Ma in questo grande universo della preistoria si distingue appunto
12:58soprattutto una cultura del Neolitico, la cultura di San Michele di Ozzieri, che prende il nome dal
13:06primo sito dove effettivamente si trovò del materiale caratteristico di questo periodo,
13:12un periodo che oggi datiamo più o meno dal 4.000 a.C. fino al 3.300 a.C., quindi
13:19un lungo periodo di
13:20tempo dove l'uomo, oltre ovviamente a conoscere già le differenti tecniche di allevamento, agricoltura,
13:29costruzione anche delle strutture, sperimenterà, vedremo poi, dei fenomeni architettonici che hanno
13:37un risalto addirittura europeo. Ma all'interno appunto di questa cultura abbiamo diverse decine,
13:48se non centinaia di villaggi. In questo senso è importante una scoperta che venne fatta a metà
13:55degli anni Ottanta all'interno della diga artificiale dell'Omodeo, proprio nel territorio
14:03di Sedilo, in località Serralinta, abbiamo detto appunto a metà degli anni Ottanta, ci fu quasi una
14:12secca piena della diga che portò in luce un antico villaggio della cultura di Ozzieri. All'interno
14:21appunto di questo villaggio si distingueva una capanna in particolare, che aveva una forma
14:27particolare, una forma mista, che aveva una parte semicircolare e una parte invece rettangolare.
14:35Noi l'abbiamo ricostruita qui nel parco di Selene e Lanusei e adesso andremo a visitarla al
14:43suo interno. Seguitemi. Ipotizzando dunque che la parte semicircolare fosse a cielo aperto come una
15:00sorta di cortile, quella invece rettangolare fosse chiusa. Gli archeologi chiaramente hanno trovato,
15:07hanno rinvenuto solamente i filari di base di questa struttura, che poi vedremo avrà dei confronti
15:15anche con molte planimetrie delle contemporanee Domus de Janus. Ecco, quindi questi muri, che avevano
15:23una base in pietra, avevano un alzato invece realizzato con robusti tronchi di legno, probabilmente
15:30di castagno o di leccio, tutto materiale che ovviamente si è degradato con il tempo. E se la
15:37parte esterna poteva avere una piccola copertura, sempre di forma semicircolare, nella parte invece
15:44chiusa il tetto sarebbe stato a doppio spiovente. Non conosciamo ovviamente l'altezza precisa, quella
15:52che vede appunto la ricostruzione è del tutto ipotetica. Come ipotetica può essere la presenza
15:58invece anche del sopaico che sovrastava l'ambiente al pian terreno. Questo sopaico, supponiamo fosse
16:07più o meno a metà altezza, permetteva forse di conservare le derrate alimentari così che non
16:14fossero direttamente esposte magari al rischio di animali che potevano entrare e cibarsi così
16:21del loro alimenti. Era quasi sicuramente fatta con dei tronchi di legno, vedete, e questi tronchi
16:29di legno molto spesso venivano legati con delle corde fatte con fibre vegetali. Chiaramente questa
16:37è un'ipotesi perché anche questi materiali non sono aggiunti fino ai giorni nostri. Ma quali sono i
16:43che raccontano questa storia? Quali sono gli oggetti che gli archeologi hanno rinvenuto all'interno
16:49di queste strutture? Non ci stancheremo mai di dirlo, quasi tutti gli oggetti di origine vegetale
16:56sono scomparsi, non sono giunti fino ai giorni nostri. Possiamo dunque immaginare che al centro
17:04della capanna ci sarebbero stati questi grossi pali che reggevano il tetto e in basso diciamo
17:12al pavimento avremmo visto sicuramente queste stuoie fatte con del giunco, delle canne, del materiale
17:21palustre e non di rado anche delle coperte fatte con della lana di pecora, uno dei tanti animali
17:30allevati durante il Neolitico e ovviamente le supelletili, ovviamente i contenitori che
17:36abbiamo detto essere di materiali differenti soprattutto vedremo di terracotta ma benché
17:45non siano giunti fino a noi noi sappiamo con certezza che venivano realizzati come vedete
17:52dei contenitori con del giunco, con del materiale di origine vegetale perché sappiamo che venivano
17:59utilizzati perché abbiamo diversi vasi che presentano proprio il segno appunto il fondo
18:08di questa corbula perché molto spesso fungevano anche da matrice per la realizzazione di vasi
18:17in terracotta, ovviamente la terracotta è arrivata fino a noi e ci racconta tanto di questa cultura,
18:23la cultura di San Michele di Ozier, una cultura tra le più raffinate di tutta la preistoria
18:28del Mediterraneo, abbiamo delle forme aperte, dei piatti che a volte hanno di fuori perché
18:34probabilmente venivano appesi quindi fungevano anche da decorazione, servivano appunto ad abbellire
18:43le pareti delle capanne e una volta appunto realizzato il vaso e manufatto si procedeva
18:50alla decorazione, decorazione che avveniva incidendo la superficie ancora fresca del
18:57vaso, soprattutto la parte come vedete inferiore con diversi motivi geometrici, potevano essere
19:03motivi appunto stellari come questo che vediamo ripetuto anche in quest'altro vaso dove vediamo
19:12anche l'alternanza dei colori, si va dal nero al bianco, qualche volta anche il rosso e l'arancione
19:21dell'ocra, qua possiamo vedere ancora altre decorazioni, la cosiddetta decorazione a dente
19:28di lupo ma anche la forma a clessidra. E proseguendo abbiamo anche dei vasi a cestello come questo,
19:37sempre decorati con l'incisione fatta a fresco, questo invece presenta come vedete delle spirali,
19:49quindi dei cerchi concentrici e nel fondo altri simboli geometrici, questo ad esempio era ancora
19:56in attesa di essere decorato con l'ocra. Come fecero un po' con questo, questo splendido esemplare
20:03di vaso a cestello che come vedete presenta nella parte interna un colore unico, nero, mentre invece
20:12dalla parte opposta possiamo notare queste bellissime spirali ricavate proprio sulle pareti, spirali che
20:20venivano fatte appunto risparmiando parte del vaso e a volte appunto colorandola con l'ocra rossa.
20:29Sempre nella cultura di ozzieri vediamo anche le prime forme, le prime decorazioni antropomorfe come
20:39questa, questo è un bellissimo vaso sempre del 4000 avanti Cristo che come potete ben vedere rappresenta
20:48una figura molto stilizzata, una figura umana con i piedi, il gonnellino e queste braccia portate in avanti
20:57che sembrano quasi imitare una scena di danza con un personaggio vedete che rappresentato con i capelli e poi
21:05arricchito con dei triangoli sempre incisi sulla parete. Ma abbiamo anche delle forme inornate, delle forme
21:14insomma che non presentano nessuna decorazione come queste borracce, questi vasi a volte con vedete quattro
21:23anse, due da una parte e due dall'altra, che hanno dei fori, dei fori passanti perché in questo caso
21:30sempre il vaso poteva essere appeso sulle pareti della capanna o ancora poteva essere portato a
21:38tracolla. E altre volte vediamo ancora quelle decorazioni tipiche della cultura di ozzieri come
21:45vedete sempre questi cerchi concentrici e anche qui vediamo dei fori passanti, anche in questo caso
21:53probabilmente il vaso non si limitava ad essere appoggiato ma poteva anche essere appeso. E vediamo
22:00poi i vasi tripodi. I vasi tripodi sono dei vasi che come dice il nome stesso si distinguono per questi
22:08treppiedi sul fondo e vedete questa decorazione cosiddetta a chevron o a triangoli come vedete
22:16incisa sempre sulla parete. Ma il mondo della preistoria sarda è un mondo molto ricco, molto vasto e
22:25molto lungo che vede appunto delle evoluzioni che noi notiamo appunto nelle diverse decorazioni e forme
22:33ceramiche. Seguitemi. Proseguendo col Neolitico si arriverà all'età dei primi metalli quando l'uomo
22:44scoprirà, avrà insomma le prime esperienze con la metallurgia, dapprima con il rame, l'argento e poi
22:52man mano che si va avanti col tempo con le prime leghe come il bronzo ottenuto appunto dalla fusione
22:59del rame e dello stagno. Ecco quali sono le altre culture caratteristiche? Abbiamo la cultura di
23:05filigosa, una delle prime culture dell'età del rame in Sardegna che compare attorno al 3200 avanti
23:12Cristo e si contraddistingue, vedete, per questo lungo collo cilindrico e senza particolari decorazioni.
23:21Abbiamo anche le forme miniaturistiche come questa, sempre appartenente alla cultura della prima età
23:30del rame, in questo caso siamo di fronte alla cultura di Abbealzu, databile attorno alla 2900 avanti
23:38Cristo. Sono delle forme che hanno un forte significato simbolico. Per arrivare così alla
23:44cultura di Monteclaro, una cultura che è particolarmente raffinata e differente dalle altre, abbiamo le famose
23:53situle che presentano questa decorazione, vedete, a bande verticali, a bande orizzontali ed ha questo
24:00orlo leggermente estroflesso. Questa cultura l'adattiamo tra il 2700 e il 2300 avanti Cristo circa. Abbiamo
24:10anche, vedete, queste piccole brocche sempre con la caratteristica decorazione, vedete, a bande
24:17orizzontali e alla fine dell'età del rame, con l'inizio dell'età del bronzo, comparirà la cultura
24:24campaniforme. Si tratta di una cultura che nasce con molta probabilità nell'area del Portogallo,
24:31della Spagna e che poi vedrà un suo sviluppo e diffusione un po' in tutta Europa, Sardegna compresa.
24:42Infatti in Sardegna la cultura campaniforme si esprime attraverso, vedete, delle forme aperte, con questa
24:50caratteristica decorazione sempre così a triangoli o a piramidi e la forma però più tipica ovviamente sono
25:01queste queste brocche, questi vasi con un lungo collo che danno proprio il nome alla cultura campaniforme
25:08perché hanno, vedete, la forma proprio di una campana.
25:13Sono vasi che noi troviamo a partire dal 2200 avanti Cristo circa fino al 1800, periodo nel quale sta
25:23iniziando la civiltà nuragica, ma questa è appunto un'altra storia. Ed ora rimaniamo sempre all'interno
25:31della cultura di San Michele di Uzzieri perché ci aspetta un'altra sorpresa, seguitemi.
25:55Grazie a tutti.
25:58Grazie a tutti.
26:04Grazie a tutti.
26:08Grazie a tutti.
26:09Grazie a tutti.
26:11Grazie a tutti.
26:12Grazie a tutti.