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Trascrizione
00:10Salve e benvenuti ad una nuova puntata dei reperti raccontano la storia, un viaggio attraverso gli
00:16oggetti più emblematici dell'archeologia sarda. Oggi parleremo di un periodo molto importante
00:22della Sardegna antica, il periodo punico. Io sono Nicola Desi e ci troviamo all'interno del
00:28Museo Mura di Las Plassas.
00:54La cultura punica
00:56è una cultura che è stata molto incisiva per la Sardegna antica e che ha lasciato molte testimonianze,
01:04un'impronta quasi indelebile. Tutto nasce agli albori dell'VIII secolo a.C., quando in Nordafrica,
01:13più precisamente in Tunisia, nei pressi dell'odierna città di Tunisi, nascerà la città di Cartagine.
01:21La città di Cartagine sarà per alcuni secoli indubbiamente il centro commerciale, militare e anche
01:29culturale più importante di tutto il Mediterraneo occidentale. E se pensiamo alla vicinanza della
01:37nostra isola, soprattutto il Sud Sardegna al Nordafrica, è indubbio pensare che questa città ha avuto un
01:46influsso anche sulla nostra isola. Quando parliamo però di civiltà punica non dobbiamo commettere
01:53l'errore che è stato fatto da molti storici, da molti studiosi che hanno raccontato invece di una
02:01Sardegna sfruttata, schiavizzata, impoverita da Cartagine, addirittura dominata e conquistata.
02:09Un conto appunto sono i racconti storici, le fonti storiche e un conto sono i reperti
02:15archeologici che invece ci danno un'idea completamente diversa. La Sardegna punica,
02:22che possiamo inquadrare cronologicamente dal VI secolo a.C., addirittura fino al II secolo
02:28a.C., con numerosi strascichi, addirittura fino al I secolo d.C., è una Sardegna ricca,
02:36una Sardegna che è completamente immersa nei traffici commerciali e soprattutto risente
02:43ovviamente della cultura creata a Cartagine. Cartagine in questo momento detta legge infatti
02:51di moda, di usi e di costumi e ovviamente anche i sardi saranno in qualche modo presi da questa
03:00nuova corrente culturale che si esprimerà attraverso il cibo, attraverso l'abbigliamento,
03:06ma soprattutto gli oggetti, ma anche quelli che sono i culti prevalenti in quell'epoca.
03:15Quindi noi ancora una volta vi racconteremo questa fase importante della Sardegna attraverso appunto
03:23i suoi oggetti più importanti. Dobbiamo però fare anche alcuni chiarimenti. Spesso si fa un po'
03:31di confusione tra il termine cartaginese, fenicio e punico, quindi cerchiamo di capire qual è la
03:37differenza tra questi tre termini. Quando parliamo di periodo fenicio, cultura fenicia, dobbiamo
03:44riferirci esclusivamente a ciò che è stato realizzato in Libano tra il XII e l'VIII secolo
03:54a.C. Ovviamente sappiamo che gli abitanti delle città dell'attuale Libano, quindi Tiro, Sidone,
04:05Biblo e Berito, non chiamavano se stessi fenici, ma si chiamavano piuttosto abitanti di Tiro,
04:12di Biblo, di Berito e così via. Quindi non c'era anzitutto un concetto culturale di
04:18nazione, di popolo, che invece insomma alcuni storici hanno lasciato immaginare, ma soprattutto
04:24quel nome fenicio, un nome che danno i greci molto spesso a quei mercanti, quei navigatori
04:29che facevano spola dal Mediterraneo orientale al Mediterraneo occidentale. Per cartaginese si
04:34intende esclusivamente tutto ciò che è stato creato a Cartagine e quindi insomma dobbiamo
04:42assicurarci per definire quell'oggetto cartaginese che sia stato realizzato a Cartagine e poi
04:48magari esportato. Tutto ciò che invece risente dell'influsso culturale cartaginese fuori da
04:54Cartagine, soprattutto in Spagna, a Malta, in Sardegna e in Sicilia, chiameremo appunto
05:01questa corrente culturale punica. Quindi anche i sardi di quell'epoca, cioè quelli che vanno
05:06dal VI secolo al II secolo a.C., li chiameremo sardi di cultura punica. Ora la maggior parte
05:13dei reperti rinvenuti nell'isola e che afferiscono a questo periodo storico, a questa cultura, molto
05:21spesso provengono proprio dalle necropoli. Noi sappiamo appunto che proprio in Sardegna, più
05:28precisamente in uno dei dieci colli della città di Cagliari, che ricordiamo non sono
05:33sette ma dieci, uno di questi che è il Colle di Tuvigeddu, ha restituito la necropoli punica,
05:41quindi di quel periodo più grande di tutto il Mediterraneo, proprio migliaia di tombe.
05:46E spesso insomma all'interno delle tombe troviamo dei corredi funerari interessanti. Oggi
05:52non parleremo di vasi, ma parleremo piuttosto di maschere. Il mascheramento è un'azione,
06:00comunque una cultura che affonda le radici nella notte dei tempi, già probabilmente nel
06:07Paleolitico, all'interno di alcune cerimonie, funzioni sacre. Uomini e donne indossavano delle
06:14maschere, a volte proprio per captare, per carpire magari le qualità di un animale e quindi insomma
06:22in qualche modo entrare in un altro mondo, in un'altra dimensione. In età unica queste maschere
06:28spesso le troviamo, come dicevo prima, in ambito funerario, quindi all'interno delle tombe. E la
06:35maggior parte di queste maschere ci provengono dalla città di Sulchi, nell'attuale Sant'Antioco,
06:41dal sito di Montesirai a Carbonia, da Caralì, che è l'attuale Cagliari, ma anche da altre città come
06:48Tarros, Olbia e Nora. Cominciamo subito con una maschera di terracotta. Diciamo che le dimensioni
06:58sono ridotte, ma spesso gli originali sono più grandi. Sono più grandi perché talvolta devono andare
07:07proprio a coprire il viso del defunto o della defunta. E sono un utile indicatore proprio per
07:14farci capire qual era la moda di quel momento. In questo caso questo personaggio femminile,
07:21tra l'altro molto bello, molto affascinante, perché come vedete porta un trucco che richiama,
07:28che strizza l'occhio all'antico Egitto, è ovviamente un chiaro segno del fatto che l'Egitto,
07:38insieme a Cartagine, ovviamente è un centro che emana, dal quale insomma vengono create e poi diffuse
07:49le mode del momento, come la stessa capigliatura, vedete poi con questa sorta di frangetta, una fascia,
07:56e probabilmente queste maschere in origine erano dipinte, ma arrivano a noi prive appunto del
08:03pigmento che si è perso nel passare dei secoli, anzi a dire il vero dei millenni. Un'altra maschera
08:10diffusa in età diciamo tardopunica, ma se vogliamo anche romana, è questo tipo di maschera,
08:17che però ha un'altra funzione, spesso questa maschera rappresenta Adone, Adonis, quindi comunque
08:24una divinità di ambito egizio, e come potete ben vedere rappresenta un giovane in berbe, con questa
08:33capigliatura, vedete, particolare, sembra quasi riccioluta nella parte superiore, e possiamo notare
08:40anche due fori nella parte sommitale. Questo perché? Perché queste maschere, che chiamiamo
08:47oscilla o oscillum al singolare, sono maschere che venivano appese nelle case, nelle abitazioni,
08:54e dovevano proteggere gli abitanti dagli spiriti maligni, anzi si dice che insomma il loro oscillare,
09:02da cui il termine oscillum, indicasse proprio il passaggio degli spiriti all'interno della
09:09casa, spiriti che non sempre erano positivi e a volte erano negativi, ecco perché era necessario
09:15in qualche modo difendersi con questo tipo di oggetti. In ambito funerario troviamo poi
09:23maschere che rimandano al mondo mitologico, come questa bellissima maschera di un sileno
09:33barbuto, vedete qua vediamo appunto le orecchie a punta tipiche di personaggi simili a fauni e satiri
09:44che appartengono appunto al mondo mitologico. Come vi dicevo prima, molto spesso queste maschere
09:51arrivano a noi prive di decorazione. Questa, che proviene appunto sempre da Sant'Antioco, per fortuna
09:59ha conservato, come potete vedere, delle pitture che ritraggono appunto la barba e i baffi.
10:09Ovviamente noi le abbiamo rimarcate proprio per farvi capire come poteva essere in origine
10:14la maschera, quindi oltre poi ai baffi la barba erano rappresentate le sopracciglia, ma anche come
10:21vedete la parte del cuoio capelluto. E poi vedete in genere hanno questi due fori. I fori servivano
10:29proprio per mettere la maschera sopra il viso del defunto, come appunto sto facendo io ora. E avevano
10:38lo scopo di proteggere il defunto dagli spiriti maligni o addirittura fare in modo che magari proprio
10:45dalla bocca, vedete, la bocca è chiusa, non uscisse quell'anima che andava a disturbare i vivi.
10:55E concludiamo questa prima parte con uno degli oggetti indubbiamente più emblematici, più importanti
11:01dell'archeologia sarda di epoca punica. Spesso è stata definita erroneamente come maschera fenicia,
11:10addirittura maschera dal riso sardonico, ma non è una maschera fenicia, bensì di epoca punica,
11:16perché è risalente al V, al IV secolo a.C. e soprattutto non ha nulla a che vedere col mitico
11:23riso sardonico. È una maschera in terracotta rinvenuta nel 1876 in una tomba punica di San Sperate,
11:31quindi siamo quasi alle porte di Cagliari. È sicuramente la maschera punica più bella creata
11:37in questo periodo, ma non solo in Sardegna, io direi in tutto il Mediterraneo orientale e occidentale.
11:43E rappresenta un personaggio, un personaggio maschile, che come vedete ha questi segni, queste incisioni
11:53nella parte delle guance, nella parte appunto inferiore del volto. Sono state spesso definite come rughe,
12:03date proprio dal sorriso. In effetti è un sorriso, come dire, abbastanza accentuato,
12:11però troviamo nuovamente poi, vedete, queste incisioni nella parte superiore, quindi nella parte frontale.
12:20Anche queste forse erroneamente definite come rughe, appunto dovute proprio all'espressione,
12:27ma guardando poi questi altri simboli, come una palmetta, un sole, il simbolo solare,
12:34sia nella parte centrale della fronte che nel mento, è molto probabile che si riferisse a dei tatuaggi,
12:40dei tatuaggi che venivano effettuati sul volto e spesso appartenevano, come dire, a una tribù,
12:49un clan ben specifico. Quindi come ancora oggi in molte tribù berbere del nord Africa si utilizza
12:57appunto l'arte dei tatuaggi nel volto, probabilmente dobbiamo pensare che anche questa riportasse appunto
13:03dei tatuaggi. Infine vedete dei fori nella parte inferiore dell'orecchio, nella parte superiore,
13:10che servivano appunto a contenere dei lacci che poi avrebbero permesso di attaccare la maschera al volto.
13:18Quindi con questa maschera concludiamo la prima parte del programma, ci vediamo tra poco.
13:37Bene, rimaniamo dunque nella Sardegna punica, nel suo ambito magico, sacrale e religioso,
13:45perché come vi dicevo prima la cultura punica è una cultura che ha inciso in maniera non indifferente
13:53la storia della Sardegna e la sua popolazione. Quindi non c'è stata una sostituzione etnica come
14:00a volte insomma è stata descritta. Si tratta di sardi che in questo momento colgono, accolgono anzi,
14:08una nuova cultura e di conseguenza inseriscono all'interno del proprio pantheon religioso anche
14:16nuove divinità. Una divinità che ai sardi piace particolarmente in questo periodo, quindi dal periodo
14:25appunto del quinto secolo avanti Cristo, anzi sesto, fino ad arrivare, pensate alla tarda età romana,
14:33è una divinità che in realtà non è nata né in Sardegna e neppure a Cartagine, ma proviene
14:39dall'Egitto. Stiamo parlando di un dio che nasce in Egitto, o meglio la sua comparsa la si trova
14:50già a partire insomma dal 1500 avanti Cristo e che arriverà poi anche in Sardegna, come vi dicevo,
15:00più o meno mille anni dopo. Qua abbiamo una riproduzione in miniatura di una statua alta più
15:06di un metro in arenaria trovata nella antica città di Bitia, una delle città più importanti della
15:15Sardegna punica e successivamente anche romana. Ecco dove si trovava Bitia? Proprio dove c'è la
15:22spiaggia di Chia, voi conoscete sicuramente la torre che sovrasta questo bellissimo promontorio,
15:29ecco proprio in basso doveva esserci una città nella quale oggi non ci resta praticamente nulla
15:36e laddove oggi sorge quella torre vi era un tempio, un tempio forse dedicato a una divinità
15:43femminile. Ma più in basso il professor Antonio Taramelli agli inizi del 900 trovò il tempio di
15:50Bess. Infatti parliamo proprio di questa divinità. Quindi questa statua, l'originale esposta al Museo
15:58Archeologico Nazionale di Cagliari, quali sono le sue caratteristiche? Come vedete il suo aspetto non è
16:06proprio bellissimo, questo insomma va detto perché di primo acchito insomma ci troviamo di fronte a un
16:13essere quasi deforme, di bassissima statura, molto tozzo, a volte le gambe un po' storte ed è rappresentato
16:22vedete con questo cinturone nel ventre e la mano destra sollevata in segno di preghiera. Questo è un
16:31che noi troviamo già nei bronzetti quando gli antichi si facevano rappresentare con la mano destra
16:38sollevata, quello era un segno di orazione, di preghiera. E nel braccio invece sinistro vedete
16:45tiene un serpente. Perché il serpente? Perché il serpente per gli antichi era un simbolo positivo,
16:52era un animale che rappresentava spesso la guarigione e quindi noi sappiamo con certezza
16:58che la divinità di Bes è una divinità che è positiva perché proteggeva i bambini, le partorienti,
17:07le donne soprattutto, anche non partorienti e la famiglia. Quindi è una divinità benefica e a volte
17:15viene rappresentata come vedete anche con questo copricapo piumato, quindi una delle sue caratteristiche.
17:21Ma da cosa nasce questa figura? Perché gli egizi si appassionano e rappresentano il Bes con questo
17:32fisico che è tutt'altro che snello, tutt'altro che atletico. È probabile che alcuni faraoni portassero
17:41dal Centrafrica dei pigmei che mi pare fossero molto abili nel suonare, nel cantare e nel fare
17:48anche determinate acrobazie che piacevano molto a corto. E da qui, insomma, probabilmente la divinità
17:55si è ispirata proprio a queste tribù di pigmei. E ovviamente poi col tempo assumerà differenti forme.
18:06Ad esempio in Sardegna questa divinità, oltre che a protezione dei bambini, delle partorienti,
18:11sarà una divinità che è guaritrice. Perché proprio nel tempio di Bes a Abitia, gli archeologi
18:19hanno trovato numerosi ex vuoto, soprattutto di terracotta, che rappresentano personaggi umani
18:25molto stilizzati che portano le mani laddove, insomma, doleva, dove si chiedeva appunto la guarigione,
18:33la grazia. Un'altra statua simile a questa è stata trovata anche a Cagliari. Quindi ipotizziamo
18:40che anche nella città di Caralì vi fosse un tempio dedicato a Bes e in generale, insomma,
18:49in tutte le città più importanti del sud Sardegna. Ma vediamo altre rappresentazioni di questa
18:56divinità. Nel sito di Monte Sirai, quindi siamo nel Sulcis, proprio nell'acropoli di Monte Sirai,
19:04da dove un tempo sorgeva il Nuraghe, venne costruito attorno appunto al X secolo a.C. un tempio,
19:15un tempio che pare fosse destinato al culto di Ishtar o Astarte. E proprio lì, all'interno di questo
19:23tempio, è stata trovata una lastrina di osso. L'abbiamo riprodotta, insomma, di dimensioni un po'
19:31maggiori rispetto all'originale. Però, insomma, la figura è questa e l'abbiamo colorata di rosso.
19:38Perché? Perché ancora una volta vogliamo dare, appunto, vogliamo avvicinarci a quella che era la
19:43realtà. Spesso noi pensiamo o ragioniamo in maniera monocromatica, pensando che gli antichi
19:51dipengessero poco, insomma, rappresentassero poco i colori. In realtà questi colori non ci sono arrivati.
19:57Pensiamo alle statue greche o romane che spesso noi troviamo, semplicemente, insomma, bianche,
20:03perché hanno perso col tempo i colori. E in questo caso abbiamo ipotizzato appunto che questo Bess fosse
20:11appunto dipinto di rosso. È una figura, vedete, che ha al centro il volto, con gli occhi, anche questa volta,
20:20vedete, leggermente a mandorla, con, vedete, queste due linee sotto, appunto, gli occhi, nelle guance che
20:29probabilmente rappresentavano, ecco, dei tatuaggi, un simbolo solare nella parte superiore della fronte e i
20:36baffi e soprattutto la lingua fuori. Anche nella statua che abbiamo mostrato poc'anzi, la lingua, appunto,
20:45viene appunto rappresentata fuori dalla bocca. Perché? Perché quel segno, quel gesto, ha un
20:52significato ben preciso. È un segno che serviva a scacciare gli spiriti maligni, quindi aveva una
21:00funzione apotropaica. Chi da bambino, insomma, non ha fatto le linguacce. È un antico retaggio che noi ci
21:06portiamo addirittura da quest'epoca. E qua, appunto, lo possiamo ben vedere, come anche nella statua che
21:12abbiamo mostrato poc'anzi. E poi abbiamo altri due elementi importanti, vedete, le braccia, le mani che
21:17convergono in un unico punto e sembrano tenere due scettri. Quindi questo sta a indicare proprio la potenza,
21:26il potere, ma anche l'importanza di questa divinità nel pantheon della religione, appunto, punica, ma prima
21:36ancora in quella egizia. E terminiamo con un altro oggetto, una statua molto bella, proveniente da Tarros,
21:48che rappresenta questa volta un Bess Sileno. Quindi un Bess che richiama ancora di più alla forma, diciamo,
21:58così primordiale della natura, del fisico. In questo caso è rappresentato con i capelli un po' lunghi.
22:04Come vedete, leggermente accovacciato, suona uno strumento, come un aulos, a doppia canna, perché,
22:11come vi dicevo prima, Bess è una divinità che a volte è danzante, che è musica, insomma, che quindi emana
22:19melodie, armonie. E guardate, fateci caso, proprio sotto questo strumento musicale è rappresentato quello
22:27che sembra essere proprio un bambino. Ora, questo non è un caso, perché, come abbiamo detto prima,
22:34Bess, tra, diciamo, le sue varie qualità, ha anche quella proprio di protezione dei bambini.
22:41Quindi, soprattutto dei bambini in tenerissima età, perché, come ben sappiamo, insomma,
22:47la mortalità infantile era un problema molto diffuso nell'antichità, ma fino a non molto tempo fa.
22:53Quindi era necessario avere un dio che li potesse proteggere, che li potesse accompagnare,
23:00custodire, fino al raggiungimento, insomma, dei cinque, sei anni, dove, insomma, il bambino,
23:07in qualche modo, era meno soggetto ai rischi della morte. Quindi è una statuina bellissima,
23:13emblematica, che dobbiamo immaginare anch'essa, un tempo, insomma, dipinta e non, ecco, priva di
23:20decorazione, che rappresenta, appunto, ben, diciamo, tre elementi importanti. La divinità, lo strumento
23:28musicale, che ci dice anche, insomma, ci dà un dato in più sulla musica di quel periodo, quindi
23:34probabilmente in età punica erano molto diffusi questi strumenti a fiato. E il bambino, vedete,
23:42che è protetto dal dio Bess. Ora, quindi, cosa possiamo dire, in sostanza, della Sardegna
23:51punica? Come vi dicevo prima, è stato un periodo lungo, ma soprattutto incisivo. E quando in
23:59Sardegna comincia il percorso della romanizzazione, quindi attorno al III secolo a.C., ci sarà
24:07proprio una fase di passaggio importante, dove troviamo elementi differenti che convergono in
24:13un'unica corrente culturale, dove abbiamo, appunto, la componente chiaramente indigena,
24:19che rappresenta un po' la propagine dell'antica civiltà nuragica, la componente che arriva da
24:25Cartagine, che quindi possiamo definire punica, e la componente romana. Però pensate, appunto,
24:30che ancora nel I secolo a.C. a Cagliari si battevano delle monete che rappresentavano due
24:39suffeti, o chafetim, che sono Aristo e Ricoce Mutumbal Filius. Quindi sono, appunto, due governatori
24:48della città che, nonostante si trovino, appunto, a vivere nella Sardegna ormai romanizzata,
24:55appartengono comunque a un sistema amministrativo che fa capo ancora a Cartagine. Quindi con la
25:04Sardegna punica, le maschere e la divinità, appunto, di Bess, io vi saluto e vi invito a
25:10seguire la prossima puntata dei reperti Raccontano la storia, sempre su Telecosa Smeralda.
25:35Grazie a tutti.

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