00:09Bentornati a Gazzetta Club, l'appuntamento settimanale con interviste e approfondimenti dedicate alle iniziative di Gazzetta di Parma.
00:16Nel 2021 Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, lanciò il progetto New European Bauhaus con la volontà di
00:27arricchire di una dimensione culturale ed estetica tutte le iniziative legate alla nuova Europa, quali inclusione e sostenibilità.
00:36Alla luce di questo, l'Oxac, con il Comune di Parma, propone due mostre, una all'Abbazia di Val Serena
00:43e l'altra a Palazzo Pigorini, con l'intento di rileggere in chiave Bauhaus la sperimentazione creativa degli anni Sessanta,
00:52attraverso un'ampia selezione di opere d'arte, fotografie, moda, design e grafiche conservate negli archivi dell'Oxac.
01:00Entriamo nel vivo della mostra Visioni impossibili insieme a uno dei suoi curatori, Paolo Barbaro, responsabile della sezione fotografia dell
01:09'Oxac.
01:10Questa mostra fa parte di una tripletta di mostre, la prima puntata, in collaborazione con il Comune di Parma.
01:18Ecco, dopo quella dedicata a Luigi Guerri nel trentennale della scomparsa, labirinti della visione, è stata programmata una serie di
01:27tre mostre su anni Sessanta,
01:29poi verranno gli anni Settanta e gli anni Ottanta, quindi questa è la prima puntata.
01:34Ecco, perché il Bauhaus?
01:35Bauhaus perché si parte da un'indicazione ormai famosa di Ursula von der Leyen, che dice che occorre in Europa
01:44un nuovo Bauhaus.
01:45Ora, cos'è il Bauhaus? È una scuola di architettura, sì e no, è un movimento d'avanguardia, nemmeno un
01:52movimento artistico.
01:53È qualcosa che ha molto a che fare comunque con la storia stessa del Centro Studi Archivio della Comunicazione.
02:00Diciamo le prime mostre, Clefino al Bauhaus, poi la mostra dedicata a Luigi Veronesi, l'acquisizione dell'archivio,
02:09sto sulla fotografia di Bruno Stefani, grande collaboratore dei grafici milanesi post-Bauhaus.
02:15E quindi si è cercato di vedere cosa il Bauhaus ha lanciato in questi anni Sessanta.
02:22Bisogna sapere che lo sviluppo, la crescita maggiore del Centro Studi avviene negli anni Settanta.
02:29Il fondatore Arturo Carlo Quintavalle comincia nel Sessantotto.
02:33La fisionomia stessa dei Sac si forma in questi anni, per cui gli anni Sessanta sono già una specie di
02:39ricostruzione di un passato vicinissimo,
02:44in cui la comunicazione visiva viene studiata e si sviluppa anche la ricerca artistica in direzione critica.
02:51La fotografia degli anni Sessanta per il Sac è la rincorsa verso questi anni Settanta,
02:59che sono il momento di massima di concessione.
03:03Ricordiamo che Arturo Carlo Quintavalle inizia le attività del Centro Studi nel Sessantotto.
03:10Si sviluppa anche la crescita maggiore, sia in quantità che in definizione di una fisionomia di questo grande archivio,
03:18avviene in questi anni Settanta, per cui gli anni Sessanta si avvia la ricostruzione di un passato vicinissimo.
03:28Ed è un decennio in cui vengono tradotti Roland Barthes, la comunicazione visiva viene indagata dal punto di vista anche
03:36di un'attenzione critica.
03:38La fotografia è sicuramente un nucleo molto importante.
03:42Nessuna istituzione pubblica allora studiava la fotografia e la raccoglieva, la conservava in questi termini.
03:49Come del resto la fotografia era stato il nodo centrale dentro al Bauhaus con l'Aslo Molinasi.
03:57Molti degli autori, è difficile dire se sono fotografi o pittori o grafici, parlo di Luigi Veronesi, Franco Grignani,
04:04lo stesso Bruno Munari, hanno lavorato molto con la fotografia, Luca Patella, e qui siamo alla fine di questo decennio,
04:13che rivendica un ruolo non solo di artista concettuale post-Duchampiano, ma proprio di fotografo.
04:20Quindi la fotografia ha un ruolo proprio di traduttore di segni, sia in quanto autori detti fotografi, sia come narratori
04:32anonimi
04:33nelle agenzie fotogiornalistiche, nei grandi atelier come Vasari, Villani.
04:40Lo stesso Bruno Stefani non è più solo un illustratore, questo autore collegato a filo diretto con la vicenda Bauhaus
04:48diventa il narratore del paesaggio.
04:50E poi negli anni 60 la fotografia è la narrazione delle posizioni delle lotte civili.
04:56Se diciamo Less is more, che è un motto riso celebre da Bins van der Rohe, pensiamo a un allestimento
05:02minimalista, pulito, tutto lineare.
05:05Ecco, in realtà niente di tutto questo.
05:08Less is more, però, là è nel senso che è un allestimento fatto con un bassissimo impatto economico.
05:15Quasi tutte le attrezzature di esposizione erano già presenti dentro l'archivio, usate per la ricerca, per la conservazione.
05:25Ci sono solo questi grandi tendoni, queste specie di paravento illustrati che scandiscono, che chiudono le cosiddette cappelle,
05:34che sono degli intercolumni, guidando dentro la navata, dove però c'è un percorso veramente molto complesso.
05:42Cassettiere con le opere appoggiate nei cassetti come se si guardasse dentro l'archivio, appesa dentro gli espositori, oggetti.
05:51Magari poi si esce, si fanno due passi per Parma e si va a vedere l'arte cinetica programmata a
05:58Palazzo Pigorini,
05:59dove si trova un altro nucleo di questo tipo di ricerca.
06:03Ringrazio Paolo Barbaro, responsabile dell'archivio fotografia dell'Oxac e tutti voi che ci avete seguito stasera.
06:10Vi ricordo che la puntata di oggi è disponibile sull'app di 12 TV Parma
06:14e chi vuole essere in maniera aggiornato sulle iniziative di Gazzetta Club può registrarsi gratuitamente al sito gazzettadiparma.it.
06:22Io vi do appuntamento alla settimana prossima con un focus dedicato alla mostra Maria Luigia D'Asburgo e il Casino
06:29dei Boschi di Sala.
06:37Grazie a tutti.
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