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ApprendimentoTrascrizione
00:24Abballati, abballati, femminiscette maritati
00:32Questa puntata sarà un viaggio attraverso la storia, le tradizioni, la cultura e il dialetto della Calabria.
00:39Vi faremo rivedere l'antica tradizione dei tessuti popolari calabresi, balli e musiche folk, strumenti musicali fatti di stomaco di
00:46pecora.
00:47Vi porteremo a San Luca durante la festa della Madonna della Montagna e poi vi faremo ascoltare il grecanico,
00:54dialetto di minoranze ellenofone chiamato localmente greco di Calabria.
01:07Da questo stupendo appicco del Monte Sant'Elia, dietro di noi è la Sicilia,
01:13iniziamo il nostro itinerario in Calabria leggendo alcuni periodi di una favola inedita
01:18dello scrittore calabrese Leonida Repaci.
01:20Quando fu il giorno della Calabria, la sila ebbe il pino, la spromonte l'olivo,
01:26rosarno l'arancio, scilla le sirene, chianolea le palafitte,
01:32lo scoglio il lichene, l'onda il riflesso del viola, la roccia l'oleastro.
01:39L'inverno ebbe il sole, la primavera il sole, l'estate il sole, l'autunno il sole.
01:46Si volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose,
01:52i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti,
01:59gli infelici aiutati, le persone leali ed ospitali, le bestie amate.
02:04Ma il diavolo ci mise la coda e assegnò alla Calabria il terremoto, il latifondo,
02:12le fiumare, la siccità, la mosca o le aria, la gelosia.
02:17Ma tutti questi mali, conclude Repaci, non impediranno alla Calabria di raggiungere la sua felicità.
02:23Sarà una felicità raggiunta con più sudore.
02:26Ecco tutto.
02:26Voglio cantare a Cannarozzuchino
02:33La storia di un valenti malandrino
02:39Di lubricanti giovani e bello
02:46Che era saputo sentere
02:52Antonello
02:55Non potevamo che incontrarlo qui, Otello Profazio, il nostro cantante guida,
03:00sotto uno dei grandi ventosi oliveti della Calabria.
03:03Otello Profazio è un calabrese che vive a Roma,
03:06ma che è rimasto profondamente legato alle tradizioni musicali della sua terra.
03:10Che cos'era questa canzone che stava cantando?
03:13E' una canzone che io canto in Antonello Capo Brigante, una commedia di De Chiara.
03:19E chi era Antonello? Un personaggio storico? Di che periodo?
03:22Era lo tempo che i calabrisi pativano sotto agli borboni,
03:26lo tempo eroico degli fratelli Bandiera,
03:29che vinnero in Calabria per trovare la gloria
03:32e invece trovarono la morte.
03:35Vinnero per aggezzare i cosi storti
03:41e per compenso trovarò la morte.
03:50Dunque, io ho sentito dare di lei una definizione un po' inconsueta.
03:54L'archeologo della canzone, perché?
03:56E' normale, perché il mio lavoro è somigliante a quello degli archeologi.
04:02In che senso?
04:03In quanto gli archeologi cercano di trovare dei monumenti,
04:08delle antichità in genere,
04:09mentre io cerco di trovare sempre dei monumenti,
04:12ma per quanto riguarda canzoni.
04:14Ecco, quali sono le sue fonti?
04:15Dove va a cercare le sue canzoni?
04:17Beh, le fonti sono le più disparate.
04:19Tante volte io faccio dei sopralluoghi,
04:21in certi posti dove ritengo che si possano trovare,
04:24dalla voce dei vecchi, del luogo,
04:26queste antiche leggende, queste antiche canzoni.
04:29Altre volte attingo direttamente alle fonti letterarie.
04:33Ma queste sue canzoni popolari, folcloristiche,
04:35lei le porta in giro un po' in tutta Italia
04:37oppure si limita a cantarle qui in Calabria?
04:39Le canto in tutto il mondo.
04:41Quindi lei è un cantastorie in tempo di cantautori?
04:44Sì.
04:45La conocchia per filare,
04:47il mazzarello,
04:49la spola per il telaio,
04:52la stecca da busto,
04:54erano i piccoli umili toni
04:56che il contadino calabrese offriva
04:58alla ragazza che intendeva sposare.
05:00E nell'offrirmi declamava i seguenti versi.
05:03Io ve le leggo in italiano perché con il calabrese
05:06o bella, ve l'ho fatta la conocchia,
05:10è bianca e rossa come siete voi
05:11e ve l'ho ricamata intorno e intorno
05:14e dentro ho messo le bellezze tue.
05:18Prendi la bella se la vuoi.
05:20Era una vera proposta di matrimonio
05:22e se la ragazza accettava,
05:24rispondeva così.
05:25Non me la prendo,
05:27no, non me la prendo.
05:28La voglio data dalle mani tue.
05:30E si sposavano felici e contenti.
05:34Adesso il nostro tello profazio
05:36e Gloria Cristia
05:37canteranno una vecchia canzone.
05:38È una specie di rituale propiziatorio
05:40affinché le belle del tempo
05:42trovassero un marito.
05:49Laudato sia lo santo sacramento
05:53Evviva di Lucarmino Maria
05:56Evviva di Lucarmino Maria
06:06Faci da milla,
06:08madonna mia,
06:09faci da milla,
06:11sta carità.
06:12E non mi muovo di cazzi,
06:14sta cazza non mi fa.
06:15E non mi muovo di cazzi,
06:16sta cazza non mi fa.
06:24Sant'Antonimo è benigno,
06:26tu lo sai perché ci vengono,
06:27tanto brutta poi non sogno,
06:29sono pochi doti pura degno.
06:30Tu lo sai perché ci vengono,
06:32Sant'Antonimo è benigno.
06:34Tu lo sai perché ci vengono,
06:35Sant'Antonimo è benigno.
06:37Faci da milla,
06:39madonna mia,
06:40faci da milla,
06:42sta carità.
06:43E non mi muovo di cazzi,
06:44sta cazza non mi fa.
06:46E non mi muovo di cazzi,
06:47sta cazza non mi fa.
06:55San Pascali,
06:56Pailonni,
06:57protettori delle donne,
06:58ma non mi hanno il marito,
07:00e anche rossi e saporiti,
07:01ad essere tale e quale
07:03con Mattia Santo Pascali.
07:04Ad essere tale e quale
07:06con Mattia Santo Pascali.
07:08Faci da milla,
07:09madonna mia,
07:11faci da milla,
07:12sta carità.
07:14E non mi muovo di cazzi,
07:15sta cazza non mi fa.
07:17E non mi muovo di cazzi,
07:18sta cazza non mi fa.
07:26Faci da milla,
07:28madonna mia,
07:29faci da milla,
07:31sta carità.
07:32E non mi muovo di cazzi,
07:34sta cazza non mi fa.
07:35E non mi muovo di cazzi,
07:37sta cazza non mi fa.
07:38E non mi muovo di cazzi,
07:39sta cazza non mi fa.
07:46Le città greche furono devastate
07:48dalle guerre,
07:49dalle spogliazioni
07:50e dalle stesse alluvioni di oggi,
07:53tanto più che erano fatte
07:54in gran parte
07:55di materiale relativamente fragile.
07:57Queste immagini di residui
07:59della Magna Grecia
08:00vanno da un tempio dorico
08:01chiamato le Tavole Palatine
08:03in Basilicata
08:04alla Colonna Dorica
08:06di Capocolonna
08:07in Calabria,
08:08presso Crotone.
08:09Non c'è altro però
08:10di altrettanto cospicuo.
08:12Il meglio della Magna Grecia
08:14è nei musei di Taranto
08:16e di Reggio Calabria.
08:17Questo è il museo di Reggio.
08:24Vedete una testa di Apollo,
08:27un Sileno e una Menade,
08:29V secolo avanti Cristo,
08:30un dioscuro,
08:32una tavoletta votiva.
08:34La Magna Grecia
08:35lavorava soprattutto l'argilla,
08:37secondariamente il bronzo,
08:39il marmo quasi mai.
08:41Spiccano nel museo
08:43soprattutto le tavolette votive
08:44di Locri,
08:45devota al culto di Persefone.
08:47Si tiravano nell'argilla
08:49mediante un calco
08:50opere dunque in serie,
08:52ma di bellissimo disegno,
08:54oltre che documenti preziosi
08:56del costume.
08:58Su una rupe,
08:59sovrastante stilo,
09:01si leva la Cattolica.
09:02È una chiesetta bizantina
09:04con cupolette,
09:05piccole absidi,
09:07residui da freschi.
09:09Delle civiltà orientali,
09:11quella bizantina è l'unica
09:12che abbia lasciato
09:13qualche segno importante.
09:16Stilo,
09:17in altura,
09:18presso la costa ionica,
09:19è la più affascinante
09:21delle città decadute
09:22della Calabria.
09:23Vi mostriamo ora
09:24una processione
09:25della settimana santa.
09:26Notate il cosiddetto
09:28grano di Pasqua,
09:29maturato nel buio
09:30perché rimanga bianco.
09:33E benedetto il frutto
09:34del tuo seno Gesù.
09:36e benedetto il frutto
09:48che dormitano.
09:48Avelletto il frutto
09:49sono un frutto
09:54che dormitano.
09:57Il frutto
09:58di un fattore
10:00che dormitano.
10:03E' un po' di più di più.
10:29Padre Pato, a Chiovevo.
10:44Questo pane, quando si deve mangiare, si deve dire il Padre nostro.
10:51Sì, vieni, vieni, vieni
10:59Giovanna è santo!
11:01E là non mi do il pregatorio,
11:02andiamo in giro,
11:03muodono nulla,
11:04l'altro lo fanno,
11:05e poi andiamo la pena di cima alla chiesa, no?
11:07E poi finiamo la precessione
11:09e non ce ne andiamo a casa.
11:33A presto!
12:03Grazie a tutti.
12:19La compagna senza vivere
12:26Il dialetto, la lingua materna, la lingua di casa.
12:31L'Italia è uno dei paesi del mondo dove si parla un maggior numero di dialetti.
12:36Ci capiamo tutti in una lingua comune che usiamo nei rapporti col mondo esterno,
12:40ma per moltissimi italiani l'espressione del sentimento, la lingua segreta, è ancora il dialetto.
12:47Siamo andati in giro per la penisola e abbiamo ascoltato parlare gli italiani.
12:51Tutti i dialetti d'Italia derivano dal latino,
12:55tranne alcuni poco noti che si parlano in varie zone dell'Italia meridionale e che derivano dal greco.
13:01Iniziamo il nostro viaggio da Bova, in Calabria, dove si parla uno di questi dialetti, il grecanico.
13:09Il grecanico è dunque un dialetto italiano per la sua collocazione geografica,
13:13ma non lo è dal punto di vista della sua discendenza.
13:16Esso infatti non deriva dal latino, ma dal greco.
13:31Si tratta di un animale acquatico che stava nel fiume Cocrazite,
13:43Fondia, San Vicenzo, in Fondia.
13:46Noi riteniamo che questo animale selvatico fosse la lontra.
13:51Come mai qui parlano questo grecanico?
13:55Guardi, il grecanico, come dicono gli studiosi, loro l'hanno battezzato grecanico, no?
14:01Perché non è il greco, ma proviene dal greco classico con tutte le evoluzioni linguistiche.
14:07A questo punto devo intervenire per una piccola precisazione,
14:13e cioè la parola evoluzione è un po' troppo solenne
14:17per quegli avvenimenti elementari, anche se importanti,
14:22che sono le trasformazioni dei dialetti.
14:26Per dovere d'ufficio, per anni e anni mi sono occupato di questi problemi.
14:31E ora sarò una specie di accompagnatore per voi,
14:35attraverso i tanti dialetti d'Italia,
14:38per spiegare qual è la posizione giusta e equilibrata
14:43che l'italiano d'oggi deve tenere
14:46di fronte a queste antiche testimonianze della nostra storia.
14:50La prima questione da tenere presente
14:53è che non dobbiamo seguire la moda corrente
14:57che divide gli italiani in due schiere,
15:00quella che crede che i dialetti siano destinati a morire
15:06e quella che li santifica come reliquie preziose
15:10di un passato che non deve morire.
15:13Questo giusto mezzo noi lo faremo vedere
15:15nei suoi aspetti pratici, nei suoi aspetti sociali
15:19e in fondo in questo ideale di voler assicurare a tutti gli italiani
15:25qualche cosa che corrisponda alla loro vita familiare
15:28più privata e segreta.
15:32Ormai sono pochissimi quelli che parlano questo grecanico.
15:35Beh, è in estinzione.
15:38I vecchi, una generazione, forse fra un'altra generazione non ci sarà più.
15:44I giovani non lo parlano.
15:46I giovani non più.
15:48Né c'è cura che questo qui possa tramandarsi in appresso.
15:51Voi capite il greco?
15:53Lo capite?
15:54Ha fatto.
15:54Qualche parole, insomma, le più comuni.
15:57Le più comuni, eh?
15:58Voi praticamente cosa parlate di dialetto?
16:02Guarda, dialetto nostro.
16:04Il povese non c'è distensione.
16:08Non ci sono riferimenti al greco, per quello che non so io, per lo meno.
16:12È un dialetto calabrese il vostro?
16:14Sì, signor.
16:15A scuola non c'è nessuno che fa liceo qui, no?
16:18Io, c'è lui che frequenta il classico.
16:21Come ti trovi con il greco?
16:23Ma come troverai gli altri ragazzi, come si trovano gli altri ragazzi, no?
16:28Non c'è proprio nessun riferimento?
16:30Proprio niente, mia nonna sa qualche parola, ma è diverso.
16:33Nell'interno delle montagne però ci sono dei paesi dove si parla?
16:36Sì, i paesi interni, proprio dove non c'è il... dove non ci sono le comunicazioni con la civiltà.
16:43Roccudi, questi paesi, Roccudi, Galliciano, paesi interni, proprio nelle montagne.
16:50C'è uno sparuto numero, uno sparuto numero di giovani, di Galliciano, Roccudi, che sono studenti in reggio di Calabria,
17:03che tentano di sostenerlo quanto più è possibile.
17:07Noi abbiamo anche una pubblicazione in grecanico, sarebbe la Ionica.
17:11Quando opererà non è colpa più nostra.
17:14Ci sono, guardi, tutte queste che lei vede qui intorno a noi, parlano il greco.
17:19Tutto io, un pesce, così io, me la fumo io.
17:22Tutto io, un pezzo di tricelite.
17:26Cosa stavate dicendo?
17:28Sire, se mi gioca chi vuole.
17:31Coppi.
17:33Coppi, radia, sono bastoni.
17:39Sire, come si dice in grecanico, mano.
17:43La mano.
17:43Chieri, chieri.
17:45Chieri, tocchieri.
17:46E' una che la platezza, vieni io.
17:48E' un platezza come te.
17:50Tocchieri, tocchieri, tocchieri, la mano.
17:53Occhio.
17:55Tocchieri.
17:57Sentiamo lui come dice testa.
18:00Testa.
18:00Testa, collega.
18:02Cefali.
18:02Cefali.
18:04I piedi.
18:06Gatti.
18:07Tapodia.
18:08Tapodia, olicidio.
18:11Il sole.
18:13Oiglio.
18:14Oiglio.
18:15Oiglio.
18:16Oiglio.
18:17Ma...
18:18Cicchio e...
18:19Cino lì oiglio, cino e nezia panu.
18:22E mi ne sta o dicere come oiglio.
18:24Cioè, traduco in italiano.
18:26Noi che siamo di qui locali bovesi, vutani,
18:29diciamo il sole e to ilio.
18:31Quelli che sono di rocuri, dicono to ilio.
18:34La luna?
18:35To fengari.
18:36Fengari.
18:38Pare che questa parola non sia greca ma sia araba,
18:40ma comunque sia fengari.
18:42Le stelle.
18:44Alcuni dicono sterne.
18:46Io, da mie antenate, ho sentito dire ta sidera.
18:58La luna?
19:10Grazie a tutti.
19:48Grazie a tutti.
20:16Grazie a tutti.
20:31La quarta e il cardillo sono i bordoni.
20:35La bussola è il ceppo.
20:39Poi c'è l'otre che preparo io con ciantolo col sale.
20:44La pelle è tirata via tutta intera dal macellaio.
20:49In un'apertura corrispondente ad una zampa metto il cannello dell'aria.
20:55In corrispondenza del collo si infila il ceppo con le canne.
21:05Le ance si preparano col coltello intaccanto la canna di traverso e poi tagliandola per lungo.
21:12Per evitare che la linquetta si richiuda ci si infila qualche capello.
21:18Così è pronta per suonare.
21:21Io non le costruisco più.
21:24Ora, chi vuole suonare se le fa da solo.
21:28Cerramedda.
21:29In greco la zampogna si chiama cerramedda.
21:33C'è un'apertura di un'apertura.
22:13Grazie a tutti.
22:42Grazie a tutti.
23:13Grazie a tutti.
23:34Il Longobucco gode ancora tanta stima dal forestiero quando ci arriva, che viene ad ammirare dei lavori in verro battuto
23:44e se ne vedono tanti in giro sulle strade di Longobucco, le ringhiere, eccetera, eccetera.
23:50Grazie a tutti.
23:58Grazie a tutti.
24:12Grazie a tutti.
24:43Grazie a tutti.
24:46Grazie a tutti.
25:19Grazie a tutti.
25:29Grazie a tutti.
25:31Grazie a tutti.
25:44Grazie a tutti.
25:59Grazie a tutti.
26:25Grazie a tutti.
26:37Grazie a tutti.
26:41Grazie a tutti.
26:46Grazie a tutti.
26:53Grazie a tutti.
27:13Grazie a tutti.
27:25Grazie a tutti.
27:43Grazie a tutti.
27:51Grazie a tutti.
27:54Grazie a tutti.
28:03Grazie a tutti.
28:06nei colori e nelle forme e certo si rifà a elementi più antichi della tradizione.
28:11Questa qui è una coperta molto antica che sale alla nostra nonna che poi l'ha passata
28:17a mia madre quando ci è sposata e mia madre naturalmente l'ha lasciata a noi. Questo qui
28:21si chiama Ubi Zirto, il lingua lungo bocchese. Questo è il panneggio, U panneggio, che è
28:28il bordo della coperta. Poi si passa al fondo della coperta naturalmente e si chiama la
28:34Giulia. Sarà chiamata la Giulia, sarà stato un omaggio dato alla nobre donna lungo bocchese
28:39perché si voleva fare così negli antichi tempi. È una coperta molto antica e per noi molto
28:44bella, molto cara, più peale. Questa è una coperta completamente artigionale, è fatta
28:50in seta naturale con seta di bacchi. Il bacco l'abbiamo levato in casa, insomma l'ho levato
28:55in casa. Poi abbiamo fatto la seta che si fa, si mette in poso in una caldata e se la
29:02colgono
29:02in filo con un rametto secco. Un asa tiene il matassaro, lo hai chiamato il matassaro,
29:09è la colla e il filo fa la matassare, insomma questo si deve fare la matassare. Una volta
29:14basta l'aceta si prepara l'ordito, insomma, è l'aceta si deve fare la coperta e si
29:19dicama la coperta. Questa coperta la faccio mia sorella di Luca Marino.
29:32questo qui è anche un punto molto antico per la coperta, il punto del giudice. È stato
29:39dedicato ad una ragazza che il padre ingiustamente era stato gestato e mi ha accusato di omicidio.
29:45insomma, lei sapeva che era innocente il padre, no? Se è gestata ai piedi del giudice,
29:52ha cercato una ragazza che facesse l'intaggine per poter scagionare il padre dall'accusa di omicidio.
29:59E di fatto il giudice ci è riuscito. Allora la ragazza riconoscente, era una pesatrice,
30:03ha tessuto una coperta in suonora. Il punto l'ha inventato lei stessa e l'ha chiamato
30:09il punto del giudice, in omaggio al giudice che aveva scagionato il padre.
30:42In uno dei punti più stretti del giudice,
30:43della Calabria, c'è Tiriolo. Da Tiriolo, nei giorni di bel tempo, si vedono i due mari,
30:49il Tirreno e lo Ionio. Anche qui i luoghi fanno favoleggiare di eroi omerici, ma noi,
30:56al solito, siamo venuti in cerca di tessuti.
31:01Questa è della pezzara fatta qui a Tiriolo. Lei mi dice come veniva fatta.
31:05Veniva fatta con degli stracci tagliati a strisce e lavorati al telaio. Ecco, questo è un mancare
31:10tipico di Tiriolo. Questo è lana, ma si fa anche in seta. Lo indossano le donne, lo indossano
31:16in costume, le pacchiane, le famose pacchiane di Tiriolo. Ecco, adesso passiamo che qui c'è
31:22una coperta che è veramente un pezzo d'antiquariato, difatti non si produce più. È la coperta fatta
31:27di ginestre.
31:34Di Tiriolo sono famosi i pancali, ma ci piace mostrare quello che oggi potrebbe essere
31:40una curiosità tessile e nel passato è stato un modo di riutilizzare vecchi e logori tessuti.
31:47Strisce di vecchi tessuti si possono usare come trame per fare un nuovo tessuto dai colori
31:53e dai disegni sgargianti. Dunque, con l'intreccio a tela, che siamo venuti vedendo finora,
31:59si possono in realtà fare prodotti molto diversi tra loro, a seconda della diversità
32:04dei filati che si adoperano e delle tecniche manuali che su questo intreccio si innestano.
32:09Questo è un fatto estremamente importante in tessitura.
32:13Allora, questi tappeti si fanno con delle strisce di pezza, con altri tivecchi, di tutti i colori.
32:28Più colorati sono, più belli vengono e si chiamano tappeti di pezza.
32:54Grazie a tutti.
33:13Festa folcloristica, nel senso più tradizionale del termine, occasione di incontro collettivo,
33:19la festa di Polsi dura alcune settimane, durante le quali si alternano centinaia di migliaia di pellegrini.
33:25Questa, per tradizione, è festa di mafia.
33:28Qui un tempo si riunivano capi e gregari dell'onorata società, opportunamente armati.
33:34Quel clima è restato ancora oggi, pur negli affinamenti della mafia,
33:38e da fenomeno contadino si è spostato nelle città.
33:41Ma odore di mafia antica se ne annusa ancora.
33:45Si veda con quale diffidenza questi paesani ci accolgono, chiedendo pezze d'appoggio e garanzie.
33:51Ma insomma possiamo sapere che cosa state facendo?
33:55Noi stiamo facendo chissà trasmissione.
33:58No, vogliamo prima qualcosa della RAI, qualche documento della RAI.
34:04Ah, vogliono sapere se siamo proprio della RAI, vogliono essere sicuri che siamo proprio della RAI.
34:09Sentite, voi anche altre volte siete venuti, adesso siete venuti in macchina con api e con macchine.
34:16Una volta come si veniva?
34:17Una volta si veniva a piedi, no?
34:21Per le strade, come si debbano dire, strade molattieri, no?
34:26Adesso hanno fatto le strade e si può venire con l'ape, con la macchina, con camion, tante cose.
34:36A piedi anche, fanno dei guti, no?
34:39No, che possono venire qui per la Madonna, fanno dei guti e vengono a piedi.
34:45C'era una bambina, una nuopatina, che stava un po' male, no?
34:49Ha fatto guti giustamente, la mia moglie, ha fatto guti di che devo andare alla scarsa e ha fatto tutto
34:54del bovarino
34:55e andare al Sant'Avario per trovarle direttamente per fare... e la bambina è stata molto meglio dopo.
35:22Raggiungere Polsi non è facile neppure oggi che una sorta di carrareccia avvicina pericolosamente al Santuario.
35:29Ancora oggi, i pellegrini più devoti e coloro che debbono chiedere una grazia alla Madonna di Polsi,
35:34vi giungono a piedi, addirittura a piedi nudi, e trasportando un masso per gli ultimi 300 metri.
35:46Com'era, com'era Polsi?
35:48Com'era Polsi?
35:49Forse si portava quando si veniva a piedi, che si stava 10 ore, e io portavo una pedra a spalla
35:55per circa 300 metri, no?
35:56No, una riduzione, e poi la buttavamo a terra e c'era un mucchio di pedra grossi così.
36:05shapes blir!
36:10.
36:17.
36:29.
36:53Durante tutto il mese dei festeggiamenti migliaia di capre vengono sacrificate.
37:03Tutto è pesante, greve, quasi allucinato e al tempo stesso rituale e propiziatorio di un futuro improbabile benessere.
37:30Il miracolo che si ripete ogni anno è tutto questo flusso di gente, gente che incontra
37:35tanti fastidi, sacrifici, rompono le macchine e tante volte io le vedo a giusto per ordine
37:42dei miei superiori forestali, la strada e vedi i disagi, le macchine rotte.
37:48Anche qualche anno abbiamo messo qualche scommessa con gente che diceva
37:53«No, non ci vengo più a polsi perché ho avuto tanti fastidi, l'anno dopo sono i primi ad arrivare».
38:00Tutti si ammassano nei falansteri, involucri, vuoti tutto l'anno, in questo straordinario
38:05esempio di incubazio, di sonno collettivo che un tempo si svolgeva dentro la chiesa.
38:13Io abito a Milano e vengo a Reggio Calabria a farmi fare e rispetto sempre per la Madonna
38:18della Montagna e quella di Reggio Calabria.
38:21Ho girato tante chiese e nessun'altra chiesa mi riesce a pregare, come nella chiesa di Polsi,
38:29perché quando uno arriva qua arriva veramente con fede.
38:32Sto poi ci organizziamo con delle belle mangiate di clapa, ballate di tarantella, impara pepe,
38:37impara nanna e ballate di sicurezza.
38:38«E perché non ti fate una ballata?»
38:40«Ora è una faccina!»
38:42«E ma mi faccio così, ma pure, ma mi vedono come ballo!»
39:17La minoranza di lingua greca della Calabria sta vivendo l'ultimo episodio della sua lunga storia.
39:24Aveva resistito finora a calamità antiche, povertà, emarginazione, terremoti, alluvioni,
39:30grazie all'isolamento geografico, a un'economia agro-pastorale praticamente autonoma,
39:36a uno spirito di sacrificio e di adattamento che ha del prodigioso.
39:40«Sentite, tra di voi parlate greco ogni tanto, che lingue parlate?»
39:45«Ah, di rito, di rito, di rito!»
39:57«Nelle giornate chiare, scrive Corrado Alvaro, i buoi salgono pel sentiero scosceso come per un presepe
40:04e ben modellati e bianchi come sono, sembrano più grandi degli alberi, animali preistorici.
40:15La trebbiatura è un rito festoso che celebra la felice conclusione di un ciclo di fatiche
40:21e dà la certezza del pane per l'inverno che segue.
40:24L'aia, toaloni, deve essere pulita e ventilata.
40:28Tocca alle donne sistemare sapientemente i mannelli del grano,
40:31sciolti dai loro legacci di ginestra, in maniera che le spighe sfuggano alle bocche voraci dei buoi che dovranno pestarle.
40:40La grande pietra di granito, tolisari Camaterò, levigata da decine, forse centinaia di stagioni,
40:47è collocata al centro dell'aia mentre si prepara il gioco.
41:04A Galicianò, paese dimenticato dalla storia, il tempo sembra essersi fermato.
41:11L'unico paese non ancora collegato col mondo civile, da una pista carrabile,
41:17resiste ancora bene all'assedio dei mass media e della meccanizzazione.
41:21L'economia è di sussistenza.
41:24Ogni produzione è finalizzata al consumo.
41:27Tutto l'essenziale si produce e si consuma sul posto.
41:31Latte, formaggi, carne, olio, vino, grano.
41:42I gesti sono misurati e solenni e obbediscono a una liturgia ancestrale.
41:51I bambini, che più di tutti sentono la festa, seguono con gravità le fasi preparatorie.
42:21fuori, richiesti.
42:37Aspetta, portate, metti i trasci.
42:39Fai a Galicianò, fermati qui gioco, guardate lì.
42:53Gli uomini conducono i buoi, gli stessi che hanno arato e la massaia prudente immobilizza le loro mascelle con una
43:01rudimentale museruola.
43:28Non dovevano essere molto diverse da queste le immagini che 27 secoli fa ispirarono all'Aedo Omerico la bella similitudine
43:37della battaglia degli dei nel ventesimo libro dell'Iliade.
43:41Come quando un contadino aggioga i buoi dalla larga fronte per battere l'orzo bianco nell'aia ben fatta e
43:51presto schizzano i grani sotto i piedi dei buoi dal possente mugito così guidati dal magnanimo Achille i cavalli dalle
44:00solide unghie calpestavano insieme cadaveri e scudi.
44:14Si gon 익ava tutte le mieure.
44:16Cuoco mai tutte le altre onde ci si fa i più novo vocabine sul Comune.
44:19E non è buon vocabine naturalmente.
44:49Vestali tenaci della lingua
44:51e delle altre tradizioni sono le donne
44:53che culturalmente costituiscono rispetto agli uomini
44:57il polo conservativo.
44:59Loro ritrovo è il lavatoio con la vicina sorgente
45:03detta tissagapi, cioè dell'amore.
45:06I giovani vi bazzicano, con la scusa del bere,
45:09per incontrare le ragazze che vengono ad attingere.
45:20Soprattutto di giorno e nei lunghi mesi invernali
45:23quando gli uomini stanno nei campi
45:25o con le mandre in montagna
45:26il villaggio è consegnato alle donne.
45:35A Gallicianò molte abitazioni conservano
45:38la loro tipica struttura essenziale
45:40un vano per le persone
45:42con il focolare, il letto, la tavola, la madia
45:46la bocca del forno che occhieggia da una parete
45:48e un vano sottostante, il catoio, per gli animali.
46:01Ogni due o tre giorni si cuoce il pane
46:03contorno di tutte le pietanze
46:06nutrimento basilare.
46:08Anche questa è un'operazione che assume
46:10nell'economia chiusa del villaggio
46:12un rilievo sociale
46:13e conserva una sua ritualità.
46:16Protagoniste sono ancora le donne
46:18che sanno a quali famiglie
46:20e in quale misura andranno distribuiti i pani.
46:24Alla madia e al lavatoio
46:26si conosce la donna
46:27dice il proverbio.
46:37La piazza
46:38campo esclusivo degli uomini
46:40è occupata perennemente dai vecchi.
46:42Qui arrivano le novità
46:44che poi si diramano pei monti
46:46da uno stazzo all'altro.
46:48Gli argomenti di conversazione
46:51sono gli stessi da sempre.
46:52La precarietà della vita
46:54l'ingratitudine della terra
46:56avara di frutti
46:57le insidie della montagna
46:59i guai del maltempo.
47:01Gli animi si accendono
47:02quando il discorso cade inevitabilmente
47:05sulla questione della strada
47:06una strada carrabile
47:08che colleghi gallicianò con il mondo.
47:10Nel 72 erano arrivati finalmente i fondi
47:13erano cominciati i lavori
47:15ma una bomba mafiosa all'escavatore
47:17bloccò ogni cosa
47:19come un'intimidazione
47:21per chi aveva osato sperare.
47:23Tutti sanno che senza strada
47:25non c'è speranza per Gallicianò.
47:37Altre voci familiari
47:39per le viuzze del paese
47:40sono quelle dei bambini
47:41spietati cacciatori di nidi
47:43quelli che vanno a scuola
47:45a Condofuri
47:46devono percorrere
47:4714 chilometri di montagna.
47:50A differenza di quello del Salento
47:52il greco della Spromonte
47:54presenta tratti fonetici e lessicali arcaici
47:57sopravvivenze degli antichi dialetti dorici
48:00sconosciuti alla coine bizantina
48:02il che avvalora
48:04l'affascinante ipotesi di Gerhard Rolfs
48:06della ininterrota trasmissione
48:09della grecità
48:10dai tempi della Magna Grecia.
48:12Geograficamente
48:13la Grecia calabrese
48:15si estende per oltre 200 chilometri quadrati
48:18e comprende 5 comuni
48:20Bova
48:21Bova Marina
48:22Rogudi
48:23Roccaforte del Greco
48:24e Condofuri
48:25con una popolazione anagrafica
48:28complessiva
48:28di 15.000 abitanti.
48:30Ma la popolazione reale
48:31è molto inferiore a questa cifra
48:33causa l'intensa emigrazione stagionale.
48:37Ormai i grecofoni
48:38quasi tutti pastori
48:39e contadini anziani
48:40non sono più di 4.000.
48:53Questi pani arriveranno in montagna
48:56ad allietare la giornata interminabile del pastore
48:59e gli porteranno l'aroma del paese
49:01della casa della donna.
49:04La massaia consegnerà
49:05una pagnotta di pasta lievitata
49:07alla vicina di casa
49:09cui spetta il turno di panificazione
49:12e che non interromperà
49:14una catena
49:14che dura da tempo immemorabile.
49:16sulle
49:19una pez
49:33Grazie a tutti.
49:57La storia di questo popolo è una serie interminabile di sofferenze, un alternarsi di calamità naturali e di prevaricazioni degli
50:05uomini.
50:06Le favole che si raccontano al focolare nelle sere invernali parlano di draghi, lupi mannari, folletti, streghe malefiche chiamate narade.
50:16Riemerge ancora dal passato, come un incubo, il nome di Madda, feudatario medievale, signore della vallata della Mendolea,
50:25che esigeva dalle spose il diritto della prima notte.
50:51Due volte l'anno, la notte di tutti i santi e la notte di Natale,
50:54si accende il fuoco santo, Toaio Luci, che rinnova un antichissimo rituale pagano che fu già dei Bruzzi, primi abitatori
51:04di queste montagne.
51:06Ogni capo famiglia porta legna alla catasta che si forma nei propilei sul sagrato della chiesa di San Giovanni.
51:13Viene fatta scoccare la scintilla che accende la vermena secca, feddula, che a sua volta trasmetterà il fuoco alla catasta.
51:39È la celebrazione dell'are domestico, l'impegno comunitario a mantenere acceso un focolare che inesorabilmente si spegne.
51:49Attorno al fuoco santo vengono le ombre dei morti a visitare l'assemblea notturna, portando fiducia e speranza.
51:58Al motivo pagano si è innestato poi, chissà quando, quello cristiano della veglia e del lucernario.
52:05Il fuoco rappresenta anche il calore e la luce della fede, l'unica ricchezza che ha sorretto questo popolo nel
52:11suo lungo calvario.
52:13È la speranza dell'alba, che per Galicianò tarda a spuntare.
52:20E ora, secondo le regole di questa trasmissione, a questo punto dovremo fare un esame di coscienza.
52:26Già, ma questa volta è meglio non farlo.
52:30Non ti pare?
52:31Abbiamo tralasciato troppe cose.
52:34Hai ragione.
52:36Lasciamo la parola a profazio.
53:07Assalera a tutte quanti.
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