00:00C'è un filo rosso che lega gli Epstein files fatti uscire a goccia dal Dipartimento di
00:12Giustizia, il blitz in Venezuela, ora sott'esame del Congresso, le decisioni imminenti della
00:18Corte Suprema su dazi e poteri presidenziali, la tragedia di Minneapolis e soprattutto la
00:25lunghissima intervista concessa da Donald Trump al New York Times nello studio Vale.
00:31Quel filo rosso è semplice, più Trump è messo alle strette più rilancia e più rilancia
00:38più diventa pericoloso. L'intervista di due ore con quattro giornalisti del New York Times
00:44non è casuale. Trump ha costruito la sua carriera politica accusando i media tradizionali di essere
00:52fake news e nemici del popolo. Eppure nel momento più delicato del suo secondo mandato
00:58sceglie proprio il giornale simbolo dell'establishment. Non per cercare legittimazione ma per usare
01:06un megafono autorevole e lanciare un messaggio brutale, il limite al suo potere è solo lui stesso.
01:14Quando Trump afferma che l'unico freno alla sua azione come comandante in capo è la sua
01:20morale non sta improvvisando. Sta permettendo nero su bianco una visione del potere in cui
01:26la legge internazionale vale poco o nulla. I trattati sono strumenti opzionali e le istituzioni
01:34multilaterali diventano un intralcio. È lo stesso schema che si ritrova nell'ordine
01:39esecutivo con cui la Casa Bianca ha annunciato il ritiro da decine di agenzie e organismi dell'ONU,
01:46suotando progressivamente di significato il multilateralismo costruito dopo il 1945
01:52senza che della leadership delle Nazioni Unite arrivi una vera resistenza politica
01:57ma solo risposte tecniche e finanziarie. Il contesto è decisivo. Sul fronte estero
02:04l'operazione militare in Venezuela con la cattura di Nicolás Maduro ha già acceso una
02:10reazione bipartisan al congresso. Il World Powers Act, rimasto per anni un relitto costituzionale,
02:18torna improvvisamente centrale. Il Parlamento vuole riprendersi il controllo sull'uso della
02:24forza. Trump invece rivendica il diritto di colpire ovunque e comunque, riducendo l'intervento
02:30a una questione di volontà presidenziale. Lo stesso vale per le minacce su Groenlandia,
02:36Panama, Colombia, persino Canada. Non sono buttati, ma tasselli di una strategia che mette
02:42in discussione confini, alleanze e sovranità. Anche sul fronte economico, il terreno sotto
02:49i piedi del Presidente si fa instabile. La Corte Suprema dovrà pronunciarsi sui dazi
02:55imposti con poteri emergenziali. Il Congresso sembra essersi risvegliato e pronto a riprendersi
03:01prerogative su tasse, spese e sanità. Persino la Federal Reserve potrebbe presto sfuggirgli
03:07di mano. È lo scenario classico di un Presidente che vede restringersi lo spazio di manovra
03:13istituzionale. È in questo clima che va letta la tragedia di Minneapolis. Una donna di 37
03:20anni, Renée Nicole Goode, uccisa dai colpi di pistola di un agente dell'AIS mentre cercava
03:27di allontanarsi con la sua auto. Il video è pubblico, disturbante, chiarissimo e pure
03:33Trump non ha retta di un millimetro. Difende l'AIS, parla di legittima difesa e attacca
03:39chiunque osi dissentire. A poche ore dall'uccisione ha insistito col New York Times che la donna si
03:46è comportata in modo orribile e avrebbe investito la gente. Arrivando a far mostrare il filmato
03:53ai giornalisti. Ma un'analisi del Times ha mostrato che l'auto si stava allontanando,
03:59non avanzando verso la gente. Una ricostruzione che coincide con quella del sindaco di Minneapolis,
04:06Jacob Freeh, che ha accusato apertamente Trump di mentire al Paese per giustificare una repressione
04:13sempre più militarizzata. Quindi lo schema è sempre lo stesso. Di fronte a fatti che potrebbero
04:20incrinare la narrativa di forza e controllo, Trump rilancia. Non chiarisce, minaccia, non
04:26spiega, polarizza e lo fa evocando senza esitazioni la Guardia Nazionale, l'Insurrection Act e l'uso
04:33del potere militare anche all'interno degli Stati Uniti. L'intervista al New York Times serve
04:40esattamente a questo, normalizzare l'idea che il presidente sia l'arbitro ultimo dei limiti
04:47del proprio potere. Trump parla come qualcuno che vuole convincere giudici, parlamentari,
04:53governatori e cittadini che resistergli è inutile, che la legge conta solo in certe circostanze
05:00e che l'ordine internazionale può essere smontato pezzo per pezzo senza conseguenze.
05:07Ma qui sta il paradosso. Più Trump ostenta forza, più emergono segnali di contenimento
05:12istituzionale. Il congresso comincia a svegliarsi, la Corte Suprema è chiamata a decidere, mentre
05:18nelle città crescono proteste e tensioni. La storia insegna che i momenti più pericolosi
05:25non sono quelli di massimo consenso, ma quelli di declino percepito. Quando un leader sente
05:32che il terreno gli scivola sotto i piedi, la tentazione di forzare le regole aumenta.
05:37Trump quindi avverte, servendosi del New York Times, se qualcosa può fermarlo non
05:43sarà la legge, ma solo la sua morale. La fase attuale è la più rischiosa perché
05:49metterà alla prova la capacità o l'incapacità delle istituzioni di reggere l'urto di un
05:55presidente autoritario. Perché se è vero che Trump diventa più pericoloso quando è
06:02sotto pressione, è altrettanto vero che il futuro della democrazia americana dipende
06:07da quanto quelle pressioni riusciranno davvero a contenerlo.
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