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  • 4 mesi fa
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) - Questa settimana l’America ha vissuto un momento che resterà nella storia come un segnale d’allarme per la democrazia. Il caso Kimmel non è solo una lite televisiva: è il simbolo di un attacco diretto al Primo Emendamento della Costituzione, e dunque alla libertà su cui si regge il sistema americano.
Tutto è partito da un monologo in cui il comico Jimmy Kimmel accusava la “MAGA gang” di manipolare la tragedia dell’assassinio di Charlie Kirk per guadagni politici. Poi ha mostrato un video in cui un giornalista chiedeva a Trump come stesse dopo la perdita del suo “amico”: invece di una risposta di dolore, il presidente parlava dei lavori per una nuova ballroom alla Casa Bianca. Kimmel ha commentato che Trump era “alla quarta fase del lutto: la costruzione”, paragonandolo a un bambino di quattro anni che piange un pesciolino rosso. Una battuta tagliente, che ridicolizzava Trump proprio sul terreno dell’emotività. Ed è questa parte del monologo che, più ancora della critica politica, lo ha probabilmente fatto infuriare.
Il giorno dopo, il presidente della FCC, nominato da Trump, ha minacciato Disney e ABC: se non prendevano provvedimenti, le licenze erano a rischio. Le affiliate hanno ceduto, e infine anche la rete: Kimmel è stato sospeso a tempo indefinito.
La verità è chiara: un network può scegliere chi mandare in onda, ma non può farlo sotto ricatto del governo. In quel momento non è più una decisione editoriale: è censura politica.
E come se non bastasse, Trump stesso ha rincarato la dose. Durante il volo di ritorno da Londra, a bordo dell’Air Force One, ha detto ai giornalisti che le reti televisive che parlano male di lui “potrebbero perdere la licenza”. Ha aggiunto che la decisione spetterebbe al presidente della FCC, Brendan Carr. Non più quindi solo pressioni velate, ma la minaccia esplicita del presidente degli Stati Uniti di chiudere i microfoni a chi osa criticarlo.

xo9/gsl/sat

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00:00Questa settimana l'America ha vissuto un momento che resterà nella storia come un segnale
00:13d'allarme per la democrazia. Il caso Kimmel non è solo una lite televisiva, è il simbolo
00:20di un attacco diretto al primo emendamento e dunque alla libertà su cui si regge il
00:26sistema americano. Tutto è partito da un monologo in cui Jimmy Kimmel accusava la MAGA Gang di
00:35manipolare la tragedia dell'assassinio di Charlie Kirk per guadagni politici. Poi ha mostrato
00:41un video in cui un giornalista chiedeva a Trump come stesse dopo la perdita del suo amico.
00:48Invece di una risposta di dolore, il presidente parlava dei lavori per un nuovo ballroom alla
00:55Casa Bianca. Kimmel ha commentato che Trump era alla quarta fase del lutto, la costruzione,
01:02paragonandola a un bambino di quattro anni che piange quando gli muore il pesciolino rosso.
01:08Una battuta tagliente che ridicolizzava Trump proprio sul terreno delle motività. Ed è questa
01:14parte del monologo che, più ancora della critica politica, lo ha probabilmente fatto infuriare.
01:20Il giorno dopo il presidente della FCC, nominato da Trump, ha minacciato Disney e ABC. Se non
01:28prendevano provvedimenti, le licenze erano a rischio. Le affiliate hanno ceduto e infine anche
01:34la rete. Kimmel è stato sospeso a tempo indefinito. La verità è chiara. Un network può scegliere chi
01:43mandare in onda, ma non può farlo sotto ricatto del governo. In quel momento non è più una decisione
01:50editoriale e censura politica. E come se non bastasse, Trump stesso ha rincarato la dose. Durante
01:58il volo di ritorno dal viaggio di Londra a bordo dell'Air Force One, ha detto ai giornalisti che le
02:03reti televisive che parlano male di lui potrebbero perdere la licenza. Ha aggiunto che la decisione
02:10rispetterebbe al presidente della FCC, Berdan Carr, non è più quindi solo pressioni velate,
02:18ma la minaccia esplicita del presidente degli Stati Uniti di chiudere i microfoni a chi
02:24osa criticarlo.
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02:54Ma il caso Kimmel si inserisce in una più ampia crociata contro la stampa. Trump ha appena
03:00acquerelato anche il New York Times per miliardi di dollari dopo il Wall Street Journal. Non
03:06importa se le cause siano infondate, lo scopo è logorare, intimidire, piegare i giornali.
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06:22cade tutto il resto. Ecco perché la battaglia di Jimmy Kimmel non è solo sua, è quella
06:29di un paese che rischia di non riconoscersi più.
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