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L'ipotesi di un lockdown energetico non è più solo una suggestione teorica, ma uno scenario che analisti ed esperti osservano con attenzione di fronte a un sistema di approvvigionamento sempre più fragile e instabile. La possibilità di razionamenti forzati, tagli alle forniture industriali o restrizioni ai consumi domestici solleva interrogativi pesanti sulla reale tenuta delle nostre infrastrutture e sulla nostra autonomia. Ne parliamo con Demostenes Floros, analista geopolitico ed economico, per capire se il rischio di un "fermo" energetico sia una minaccia concreta, quali variabili potrebbero innescarlo e come le grandi manovre geopolitiche stiano ridisegnando la disponibilità di risorse per l'Europa.
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NovitàTrascrizione
00:00Buona serata amici di money.it, siamo pronti per un'altra intervista in diretta stamattina
00:07ci siamo occupati della parte più geopolitica, lo faremo anche tra poco, della vicenda Ormuz.
00:13Questa sera vogliamo capire anche e soprattutto il risvolto energetico e per farlo ringrazio
00:19Demostenes Floros che torna con noi dopo un po' di tempo. Adesso diciamo anche qualche
00:24aggiornamento sulle attività che ti riguardano. Intanto benvenuto a Demostenes.
00:30Grazie per l'invito Fabio, ben ritrovato.
00:32Allora Demostenes che intanto è responsabile energia del CER, che è il centro Europa di CER
00:38che poi è docente a contratto di geopolitica dell'energia presso l'università di Padova
00:45e poi segnaliamo anche che ha rimesso in attività il suo canale YouTube che si chiama appunto
00:51Demostenes Floros, quindi chi vuole poi approfondire, quindi seguire l'attività di Demostenes
00:58può andare direttamente anche nel suo canale YouTube.
01:02Allora Demostenes, io partirei da questi allarmi che adesso sembrano un po' soppiti,
01:07oggi c'è anche lo shopper giornalisti, quindi bisogna cercare fonti internazionali,
01:13ma comunque sia nelle scorse settimane, negli ultimi dieci giorni, si è molto parlato di rischio
01:20all'ortano energetico, di piani da far scattare eventualmente a maggio, si è tornati a parlare
01:25di condizionatori da abbassare, smart working, sembrava un po' tornata quel tipo di comunicazione
01:32emergenziale che avevamo visto quasi all'inizio del periodo Covid, ovviamente per altri motivi.
01:38Quindi ti chiedo se dal tuo punto di vista è un rischio scongiurato oppure no.
01:45Allora dal mio punto di vista Fabio la situazione si presenta in questo modo qua e cioè dipende
01:56da quanto durerà il conflitto e da quanto rimarrà chiuso lo stretto di Hormuz.
02:04Ovviamente le due cose non coincidono necessariamente, infatti ci potrebbe essere la fine del conflitto
02:14ma nel contempo potrebbe non aprire lo stretto di Hormuz o non immediatamente riaprire lo stretto
02:21di Hormuz. Quindi i tempi della durata del conflitto sono fondamentali per capire quanto sarà,
02:31se sarà così grave, la crisi alla quale stiamo andando incontro.
02:37Io fondamentalmente individuo tre scenari, uno scenario più ottimistico sui tre mesi di tempo
02:48dall'inizio del conflitto, quindi dal 28 febbraio 2026, questo primo scenario che non avrà
02:55delle ricadute drammatiche sull'economia dell'Italia, dell'Unione Europea e del mondo
03:01nel suo complesso, si sta però per concludere perché dobbiamo appunto immaginare che se domani
03:07mattina terminasse il conflitto comunque saranno necessari alcuni giorni, settimane per poter
03:14rivedere riaperto eventualmente anche lo stretto di Hormuz e quindi il transito in entrata e in uscita
03:22delle varie petroliere e non solo delle petroliere. Questo primo scenario però si sta purtroppo
03:29chiudendo e io non vedo al momento la possibilità di una fine a giorni del conflitto e quindi il rischio
03:37è quello di andare verso un secondo scenario di medio periodo che potrebbe vedere il proseguimento
03:47del conflitto e la chiusura dello stretto fino a quest'estate, la fine di quest'estate, le conseguenze
03:54sull'economia mondiale ovviamente sarebbero più gravi, già lo stesso Fondo Monetario Internazionale
04:04sta abbassando le proprie stime di crescita globale in maniera anche particolarmente significativa.
04:11Se invece è un'ipotesi peggiore, se andasse oltre la fine dell'estate e quindi si arrivasse
04:21addirittura anche ad un anno o dieci mesi di chiusura dello stretto di Hormuz, allora
04:28la situazione diventerebbe ancora più grave e si rischierebbe una situazione di recessione
04:34e nel contempo di inflazione che in termini tecnici gli economisti definiscono di stagflazione.
04:41Per cui suggerirei tre scenari, in questo momento noi ci stiamo ancora muovendo all'interno del
04:49primo. Con quali dati Fabio? I dati sono di una riduzione dell'offerta petrolifera globale
04:57a marzo pari a 7,5 milioni di barili, ricordiamo che i consumi mondiali sono attorno ai 103-104
05:07barili di greggio al giorno. Nella prima decada di aprile la riduzione dell'offerta è aumentata
05:179 milioni di barili al giorno anche se le prime stime dell'OPEC e anche dell'International Energy
05:26Agency e anche della stessa US Energy Information Administration ci parlano già di una prospettiva
05:33di 11-12 milioni di barili di greggio in meno da qui a poche settimane. Per cui è evidente
05:42che più passano, più trascorrono i giorni, il conflitto prosegue e lo stretto rimane chiuso,
05:50più la situazione peggiora. Non soltanto per il petrolio, io ho fatto riferimento in primo
05:56luogo al petrolio, ma come ben sai tu e anche chi ci segue, anche per quanto attiene il gas
06:02naturale liquefatto in particolar modo per le fonti fossili, ma dallo stretto di Hormuz
06:09non transitano soltanto fonti fossili.
06:17Ecco, si è parlato molto anche di questo, forse in rete si è un po' semplificato, cioè
06:23si è parlato di una quota del 20% di transito da Hormuz, del petrolio, e allora molti hanno
06:31detto, ma se solo il 20% com'è possibile che questa vicenda sia così grave, tanto da
06:39bloccare i rifornimenti energetici, in particolare magari per l'Europa. Ecco, magari possiamo
06:47spiegare bene questo punto, cioè di quanto sia effettivamente rilevante Hormuz, che era
06:52sconosciuto di più, diciamo la verità, a chi non seguiva chiaramente questo tipo di
06:58notizie, si sia trovato ecco questo cruciale, stretto, improvvisamente davanti alla propria
07:05attenzione.
07:07Un po' come il TTF, il mercato del gas naturale dell'Europa in Olanda qualche anno fa, che tutti
07:17quanti hanno imparato purtroppo a conoscere. Allora, innanzitutto Fabio cominciamo col dire
07:22che il 20% non è affatto poco, il 20% è tanto, è una quantità particolarmente significativa,
07:31il venir meno non del 20% ancora per fortuna, ma comunque di un 8-10% crea dei notevoli
07:40problemi,
07:41sia per quanto riguarda gli approvvigionamenti, anche se il problema delle forniture lo ha
07:47avremo in tutto e per tutto fra qualche settimana, sia per quanto riguarda i prezzi, invece il
07:53tema dei prezzi ci colpisce già direttamente, per cui il 20%, cioè il transito a cui facevi
08:03correttamente riferimento dallo stretto di Hormuz per quanto riguarda il greggio, è un valore
08:10particolarmente significativo. Dopodiché bisogna, a mio avviso, evidenziare un altro aspetto che si sta
08:19verificando in questo momento e che forse sta creando un pochino di confusione, e cioè il prezzo a cui si
08:26fa
08:26riferimento del brand di carta, i futures sul brand che indicano un determinato prezzo, e invece il cosiddetto
08:38brand dated che invece fa riferimento agli scambi fisici, gli scambi concreti. Ebbene questi due prezzi sono
08:46solitamente molto vicini, mentre in questo momento noi stiamo vedendo una situazione particolare e di
08:53difficile analisi e interpretazioni, per cui il brand dated, cioè gli scambi reali, gli scambi fisici,
09:00la domanda e offerta, ci indicano un prezzo del brand che è 30, 35, anche 40 dollari superiore al
09:10brand each, cioè quello dei future, quello cartaceo per così dire. Questo ha dimostrazione di che cosa?
09:17dimostrazione di un calo dell'offerta e di una domanda particolarmente alta, per un quantitativo
09:27minore di materia prima. Ora il problema è cercare di capire perché il mercato dei futures ha una
09:38discrepanza così particolarmente significativa da quella fisica e devo dire che in giro i colleghi,
09:47analisti mi pare che evitino di rispondere a questa domanda, che per carità è particolarmente difficile,
09:56ma si limitano tra virgolette a evidenziare una sorta di manipolazione del mercato. Ora io non so se ci può
10:05essere dietro anche una manipolazione del mercato, un ruolo della speculazione, io preferirei avanzare
10:10un'altra interpretazione e anticipo subito che spero vivamente di sbagliarmi in questa mia
10:16interpretazione e cioè i prezzi più alti del brand dated, cioè di quello fisico effettivamente
10:23richiesto, sono tali, cioè sono molto più alti di quelli cartacei perché con ogni probabilità
10:31quest'ultimo sta scontando l'arrivo di una crisi economica che quindi determinerà evidentemente
10:40una distruzione di domanda. Da qui i prezzi più bassi. Ripeto, spero che questa mia interpretazione
10:50sia errata perché questo vorrebbe dire che noi stiamo andando dinanzi ad una situazione economica
11:00particolarmente grave che riguarda non soltanto in particolar modo l'Unione Europea, il nostro paese,
11:06ma l'intero mondo. Per quanto riguarda l'Italia, fammi precisare un ultimo aspetto, anche qui ho letto
11:14di ricostruzioni per cui il nostro paese non avrebbe ricadute perché noi in fondo importiamo poco greggio
11:21dai paesi del Medio Oriente. Non è esattamente così. In primo luogo noi importiamo il 13% del nostro
11:31greggio dal Medio Oriente, in particolar modo da due paesi, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
11:38Non è un ammontare poco conto e tanto per avere un termine di paragone, fino al 2022, quindi fino alla
11:49crisi
11:49Ucraina, noi dalla Federazione Russa, per quanto attiene il greggio, Federazione Russa che allora era
11:55un importantissimo fornitore, prendevamo all'incirca e importavamo poco più del 10% dei nostri consumi.
12:02Quindi stiamo parlando in questo momento di un ammontare superiore a quello che a suo tempo
12:07prendevamo, importavamo dalla Federazione Russa e che non è così facilmente sostituibile, anche perché
12:14in un contesto in cui la produzione e l'offerta viene a calare è evidente che tutti quanti corrono
12:21per accaparrarsi la minore offerta che è rimasta. E qui subentra un secondo problema che ha a che fare
12:32con i tipi di qualità di greggio, infatti esistono diversi tipi di qualità senza entrare troppo
12:37nello specifico e le qualità di greggio devono essere però accoppiate con il tipo di raffineria
12:48e con il sistema di raffinazione che varia da paese a paese, per cui ogni greggio, detto in maniera
12:54molto semplice, piace a raffineria sua e questo è un secondo problema. Dopodiché il nostro paese
13:01a mio avviso anche un terzo problema dato dal fatto che noi nel nostro paniere energetico
13:06utilizziamo tantissimo gas naturale e questo per molti aspetti è estremamente positivo.
13:12Ne utilizziamo un ammontare che è sostanzialmente analogo a quello del petrolio, l'80% circa
13:17dei nostri consumi di energia primaria sono petrolio e gas naturale, sono soddisfatti da petrolio
13:23e gas naturale quasi equamente. Ebbene la chiusura dello stretto di Hormuz ha determinato
13:29per noi un problema non soltanto sul versante delle quantità e al momento di prezzo per
13:34quanto riguarda le importazioni di greggio, ma anche per quanto riguarda le importazioni
13:39di gas naturale liquefatto che noi importavamo dal Qatar, uno dei paesi che aveva sostituito
13:45la federazione russa come fornitore dell'Italia e anche dell'Unione Europea. Più precisamente
13:50il Qatar forneva il 10% dei nostri consumi fino al 2025, anche qui il 10% non è affatto
13:59poco. Certo in questo momento dobbiamo andare a chiedere gas naturale liquefatto da altri
14:06fornitori, ce ne sono pochi in giro e che vendono a prezzo particolarmente alto a partire
14:12dal prezzo degli Stati Uniti d'America e del gas naturale liquefatto statunitense. Anche
14:19qui volevo ricordare che il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, seppur in misura estremamente
14:26minore, contribuiscono per il 25% circa delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto,
14:35quindi il venir meno di questo a montare è ovviamente un problema per paesi come l'Italia
14:42che in questo momento, in questo periodo dell'anno devono poco alla volta ricostruire,
14:48ricostituire i loro stoccaggi in vista del prossimo inverno. Ci sono due notizie positive
14:55per quanto riguarda l'Italia e cioè il fatto di aver terminato la stagione fredda con degli
15:01stoccaggi che hanno un livello mediamente più alto rispetto alla media dell'Unione Europea,
15:08in particolar modo della Germania e questo è positivo per il nostro paese, così come
15:13positivo a livello globale il fatto che il 2026 avrebbe segnato comunque un incremento
15:19della capacità produttiva globale di gas naturale liquefatto e che quindi viene in un certo senso
15:26a colmare il venir meno della capacità produttiva degli Emirati Arabi Uniti e soprattutto del Qatar
15:33che durerà non per qualche giorno settimana ma per qualche anno visto che gli impianti
15:40catarioti sono stati a quanto pare sono stati distrutti. Insomma e qui concludo, il rischio
15:47che io vedo è che l'Europa da una parte, l'Unione Europea e quindi anche l'Italia e l
15:52'Asia
15:52dall'altra dovranno competere per accaparrarsi il gas naturale liquefatto in circolazione.
15:59Questo determinerà con ogni probabilità prezzi più alti in un periodo dell'anno, la
16:05primavera estate, quando invece il prezzo del gas naturale, visti i minori consumi, solitamente
16:11è più basso, a meno che Fabio non si decida come ha finalmente dichiarato lo stesso amministratore
16:19delegato di Eni Descalzi di riaprire la Federazione Russa, sia per quanto attiene il tema del gas
16:26naturale, sia per quanto attiene il tema dei derivati del petrolio.
16:30Infatti stavo proprio per chiederti questo, stavo proprio per chiederti cosa ne pensavi
16:35di questa presa di posizione che di solito era arrivata da chi aveva visto in modo dissenziente
16:44queste politiche sanzionatorie europee, la totale chiusura nei confronti della Russia,
16:50il fatto che arrivi da un tecnico, comunque da chi rappresenta Eni come Descalzi, tanto
16:56che la stessa premia Meloni ha detto capisco Descalzi, nel 2027 spero ci sia la pace perché
17:03Descalzi dice senza questo gas russo addirittura si rischia il blackout in Europa perché c'è
17:10appunto un problema di costi e un problema anche di quantità, quindi adesso il problema è
17:15anche doppio. Visto che è arrivata da Descalzi questa richiesta, potrebbe aprire un qualche
17:23squarcio su questo tema oppure è un qualcosa che magari anche da un punto di vista del dibattito
17:31accademico è qualcosa che ci si può attendere?
17:35Ma guarda Fabio, in primo luogo permettimi di fare un piccolo passo indietro perché non più
17:43di tre settimane fa Descalzi, con il conflitto già iniziato da diversi giorni e con i prezzi
17:51del greggio che erano già attorno ai 100 dollari al barile, si era espresso affermando che con
18:01ogni probabilità prezzi così alti avrebbero portato Eni ad aumentare i dividendi per gli
18:08azionisti. Io ho criticato apertamente questa dichiarazione di Descalzi perché in un momento
18:16come quello, anche se forse un mese fa la situazione non appariva per lo meno forse a Descalzi così
18:23critica, io dissi che non mi pareva una considerazione condivisibile, cioè quella di pensare ai dividendi
18:32degli azionisti, qua avevamo di fronte nuovamente una situazione critica per cui probabilmente
18:37bisognava pensare a tutt'altra opzione di politica e di politica economica da parte del governo e da
18:46parte della stessa Eni volta ad andare incontro alla necessità del fattore capitale, del fattore
18:54lavoro del nostro paese, cioè al costo dell'energia delle imprese e al costo delle bollette delle
19:00famiglie, insomma tanto per essere chiari. Prendo nota dopo tre settimane circa che Descalzi
19:07con un'intervista piuttosto interessante cambia la propria linea e addirittura arriva ad aprire
19:15alla federazione russa nei confronti della quale lui aveva avuto un atteggiamento particolarmente
19:22duro e severo dopo il 2022 e fino a poche settimane fa. Considero questo che
19:30cambiamento di posizione è particolarmente interessante, particolarmente positivo e spero
19:37che il governo e il Parlamento nel suo complesso possa prenderne atto, però Fabio sinceramente
19:44ciò non è sufficiente, cioè a mio avviso ci sono due temi da affrontare. Il primo, oramai
19:54abbiamo capito dal 2022 in poi che noi siamo entrati in un altro contesto, dopo la crisi
20:01del 2022, perlomeno per quanto attiene il tema dell'energia che è sempre più importante
20:07per l'economia dei nostri paesi, noi ci troviamo dinanzi ad un punto di rottura, di discontinuità
20:14dove per l'appunto l'energia è sempre più centrale. Per cui mi chiedo, non è forse
20:22opportuno ripensare alla politica energetica complessiva del nostro paese e per fare ciò
20:29forse non è opportuno che il governo, il Parlamento, lo Stato italiano non riprenda in mano una serie
20:38di leve di politica economica e di politica energetica dopo le privatizzazioni degli anni
20:4690, credo che sarebbe particolarmente opportuno, non soltanto per quanto riguarda Eni ma anche
20:52per quanto riguarda Enel e non solo. Dopodiché c'è un secondo problema più politico, se vuoi
21:03fabbio politico diplomatico e cioè Descalzi cambia idea e si rivolge alla Federazione
21:10russa, ma non sta scritto da nessuna parte che la Federazione russa possa rispondere positivamente
21:18alle nostre richieste, nel senso che io mi auguro ovviamente che ciò possa avvenire, un
21:23mese fa subito dopo gli eventi del 28 febbraio, cioè all'inizio del conflitto Vladimir Putin
21:30si era espresso in tale direzione, prendo nota che nel corso delle ultime ore il suo portavoce
21:37Peskov si è invece espresso in maniera un po' più fredda, dicendo apertamente che vedremo
21:45se l'Europa ci chiederà il gas naturale, se ce ne sarà rimasto un po' da poter vendere
21:51anche a loro, perché i russi in questo momento prendono atto di continue richieste da parte
21:59di paesi asiatici in particolar modo, sia per quanto attiene il loro gas, sia per quanto attiene
22:05il gas naturale liquefatto e per quanto attiene tutti i vari prodotti petroliferi. Per cui, ripeto,
22:14benvenga questo nuovo posizionamento di Descalzi, è positivo ma non è sufficiente, sarebbe invece
22:21necessaria la riapertura di un dibattito politico in Parlamento sul ruolo dello Stato, quindi anche
22:29sul ruolo di Eni, per una vera e propria politica energetica che abbia un obiettivo semplice e chiaro,
22:37la sovranità e la sovranità energetica del nostro paese. Che cosa significa ciò nel XXI secolo?
22:45Sì, questo ricorda come quando vai, che ne so, sei stato in una città anni fa che c'era
22:50un determinato negozio, cerchitori dopo anni e dai per scontato che quel negozio ci sia,
22:56che abbia quello che ti serve proprio, questa cosa della Russia forse è un po' la stessa
23:01cosa che ci andiamo comunque per scontato, che dipende da noi che quando così ci va e vogliamo
23:06glielo andiamo a chiedere che ce lo vendano, magari invece le cose o ce lo vendono al prezzo
23:12di sempre, magari nel tempo le cose possono cambiare. Si è fatto molto un allarme sul
23:20cherosene, quindi sul particolare settore del trasporto aereo, anche oggi il capo dell'AIE
23:27ha detto l'Europa ha ancora sei settimane di scorta per gli aerei, potrebbe iniziare all'inizio
23:34di maggio questa carenza se le navi cisterna non inizieranno a passare attraverso lo stretto
23:40di Orbutz, ecco il settore carburante aereo è più particolare rispetto a tutto il resto?
23:48Sì, chiamiamolo jet fuel e io credo che questo allarme sia da prendere Fabio particolarmente
23:55in considerazione, ci sono dei problemi dal lato dell'offerta, ci sono già e non da oggi
24:04ma da quasi una settimana diversi aeroporti nel nostro paese che hanno esplicitato questo
24:10problema, io vi parlo ad esempio di Bologna e l'aeroporto di Bologna, il Marconi è uno
24:16di questi, sono stati cinque inizialmente gli aeroporti del nostro paese, gli aeroporti
24:23italiani che hanno evidenziato una serie di problemi, cioè hanno praticamente dichiarato
24:30apertamente devo dire che nel giro di 3-4 settimane avrebbero avuto grossi problemi nel
24:37garantire i voli di percorrenza sotto le 3 ore e nel caso in cui si fossero trovati a
24:43dover scegliere appunto se far decollare o meno aerei di percorrenza superiore o inferiore
24:51alle 3 ore avrebbero dato la priorità dopo ovviamente a dei voli particolari, insomma
24:57come quelli concernenti la salute avrebbero dato la priorità ai voli superiori alle 3 ore.
25:06Penso quindi che questo allarme vada preso seriamente in considerazione perché c'è effettivamente
25:14un problema sul tema del jet fuel.
25:18Intanto notizia di oggi almeno stando alle parole di Trump anche se riguarda indirettamente
25:25una questione di cui stiamo parlando, cioè la tregua Israele-Libano, così Trump ha annunciato
25:32un cessato il fuoco di 10 giorni da questa sera, lo ha detto Trump, dalle 23 in Italia,
25:40quindi si dovrebbe andare anche sul conflitto, chiamiamolo conflitto anche se è un conflitto
25:46chiaramente unilaterale, Israele-Libano ha una tregua di 10 giorni.
25:53Tornando all'argomento iniziale, si sono fatti anche dei paralleli con la crisi petrolifera
26:00dei primi anni 70, con le domeniche senza auto, le targhe alterne e quant'altro.
26:05È un parallelo che ci sta, cioè quella crisi, seppur diversa magari per le cause, assomiglia
26:12a questa? Ci sono delle diversità? Come vedi questo?
26:19Questa è una domanda particolarmente interessante. In primo luogo precisiamo a chi ci segue che
26:27noi ci troviamo dinanzi all'ottava crisi energetica, diciamo dal dopoguerra ad oggi, e è sempre
26:38difficile, Fabio, fare dei paralleli e dei paragoni tra epoche storiche così distanti
26:46tra loro e con delle specificità. Fai riferimento agli anni 70, eravamo nel pieno della guerra
26:55fredda, in un contesto geopolitico completamente diverso da quello odierno.
26:59Ora, a mio avviso, per poter rispondere a questa domanda, bisognerebbe fare una valutazione
27:09che tenesse conto di tre variabili, e le tre variabili sono ovviamente di quanto i prezzi
27:19si sono modificati, si sono alzati al tempo e ad oggi, e ovviamente bisogna farlo in termini
27:27reali. La seconda variabile che noi dovremmo confrontare fa riferimento alle quantità, cioè
27:36di quanto si è ridotta la produzione 50 anni fa e più rispetto ad oggi, e in ultimo, ma
27:44non per ultimo, la durata del conflitto, del tempo e la durata del conflitto odierno.
27:52Ecco, quindi queste sono le tre variabili dalle quali partire per poter fare un minimo
28:01di parallelo, ovviamente con il differenziale di prezzo poi si capirebbe, ma ci vorrebbe
28:08qualche mese in più, anche l'incremento del tasso di inflazione.
28:14Ora, per quanto riguarda l'incremento di prezzo, devo dire che al tempo i prezzi in termini
28:21reali sono aumentati in maniera ben più significativa rispetto a quello che abbiamo registrato oggi,
28:26perché al tempo avevamo degli incrementi del 300%, anche del 400% in certi momenti, mentre
28:33noi oggi non abbiamo una situazione del genere, mentre è particolarmente significativo il decremento
28:41attuale invece delle quantità, che in termini relativi comincia poco alla volta ad essere
28:48superiore rispetto a quello di 50 anni fa. Non possiamo invece dare ancora una risposta
28:54per quanto attiene la durata del conflitto, dell'interruzione dello stretto di Hormuz, della
29:00crisi di oggi rispetto a quella della crisi di 50 anni fa, perché ovviamente la crisi di oggi
29:05non è ancora terminata. Detto ciò, Fabio, a mio avviso non è sufficiente però confrontare
29:13queste variabili, come spesso i volentieri fanno diversi analisti, ripeto, ciò è corretto,
29:20ma io non ritengo sufficiente per un motivo molto semplice, e cioè a mio avviso esiste una
29:26quarta variabile alla quale noi dovremmo ricondurre le precedenti tre e che fa riferimento
29:32alla divisione internazionale della manifattura e del lavoro. Cioè, che cosa intendo dire Fabio?
29:37Intendo dire che al tempo tutti quanti, nonostante la crisi, erano consapevoli che terminata la
29:43crisi comunque il centro dell'economia mondiale, il centro della manifattura mondiale, seppur
29:48in un mondo diverso da quello attuale, sarebbe comunque rimasta attorno alle due sponde dell'Atlantico.
29:55Oggi invece la situazione è particolarmente diversa, dove le due sponde dell'Atlantico, gli
30:02europei e la zona euro dall'altra, non sono più il cuore pulsante manifatturiero del
30:07pianeta, che invece si è spostato in Asia e dal proprio centro evidentemente la Cina.
30:14Quindi le ricadute dell'attuale crisi, sia in termini di prezzi e purtroppo anche in termini
30:20di quantità, avrà una ricaduta soprattutto sull'Unione Europea e monetaria, a mio avviso
30:28molto più grave rispetto a quella di 50 anni fa, cioè potenzialmente molto più grave rispetto
30:35a quella di 50 anni fa. Infatti vorrei far notare per quanto riguarda solo ed esclusivamente
30:40il nostro paese, l'Italia, la produzione industriale è calata del 6,1% nel 2025 rispetto al 2022,
30:50un dato che ovviamente non si può spiegare soltanto con il costo dell'energia, ci mancherebbe
30:55anche, ma io credo che il fattore principale abbia molto a che fare con il tema dell'energia.
31:01Quindi quest'ultimo aspetto, che potremmo riassumere come una sorta di processo di deindustrializzazione
31:09dell'Unione Europea, quindi anche dell'Italia, è ciò che mi preoccupa maggiormente.
31:15Quindi non basta soltanto paragonare l'oggi con la crisi di ieri per quanto riguarda certe
31:22variabili energetiche, strettamente energetiche, ma bisogna a mio avviso sforzarsi di inquadrarli
31:29in un contesto più ampio che da un punto di vista economico non ci vede più esprimere
31:35un rapporto di forze analoghe a quello di 50 anni fa, bensì molto minore che rischia
31:40di diventare, di assottigliarsi ancora di più.
31:44Ti faccio un'ultima domanda.
31:46se tutta questa situazione può spingere su due fronti, cioè far tornare alla carica
31:53sul discorso green, il green inteso come l'ha inteso l'Unione Europea negli ultimi anni,
31:59quindi paradossalmente tentare di elettrificare ancora di più, che poi anche lì sappiamo che
32:04anche l'elettrificazione richiede un certo tipo di energia, e se può spingere il nucleare
32:12di nuovo, quindi un dibattito questo che chiaramente si era già riaperto, ma anche
32:16l'altro giorno il ministro Picchetto Fratin ha detto che insomma il governo va avanti
32:21per la sua strada, tanto che si cercano di individuare anche le aree per le scorie che
32:25nessuno vuole, chiaramente nei territori, quindi può spingere questa situazione con l'emergenza,
32:32la contingenza, far digerire quello che non si è digerito negli ultimi anni?
32:37Allora rispondo prima alla seconda domanda, sicuramente il governo può spingere in questa
32:46direzione, su questo non c'è alcun dubbio, giusto o sbagliato che sia è un diritto del
32:53governo attuale porre il tema del nucleare, quello che però mi sento di evidenziare è
33:01che quando anche il nostro paese riprendesse appunto la produzione del nucleare, ciò non
33:09risolverebbe i nostri problemi, nel senso che a meno che non ci sia un investimento tale,
33:17ma francamente non ci sono i soldi per farlo, per arrivare ad una produzione analoga a quella
33:23francese che copre il 36-38% dei propri consumi di energia primaria attraverso il nucleare,
33:29ma ripeto, mi pare un'ipotesi francamente fantascientifica, noi dobbiamo capire che una
33:36cosa è riaprire il nucleare e quindi diversificare le fonti del nostro paniere energetico e questo
33:43lo si può anche fare, è una decisione politica che un governo ha il diritto di prendere, ma
33:50che non risolve il problema alla radice, questo deve essere assolutamente chiaro o se no rischiamo
33:56di passare, di trasmettere un messaggio a chi ci ascolta e è favorevole casomai al nucleare,
34:04ma quando anche fosse contrario, che è assolutamente sbagliato. Diversa invece la situazione in altre
34:11parti del pianeta, penso in particolar modo all'Asia, dove gli investimenti sul nucleare
34:20innanzitutto non sono mai terminati, sappiamo che il nostro paese ha una storia particolare dopo il
34:25referendum dell'87, mentre in altri paesi in Asia non hanno vissuto una situazione politica
34:32analoga alla nostra, quindi hanno costantemente sviluppato il nucleare e nei prossimi anni,
34:39anzi ancora oggi, parlo in particolar modo della Cina, ma parlo soprattutto anche della crescita
34:45indiana, faranno sicuramente uso crescente del tema del nucleare grazie alla tecnologia
34:51e alle infrastrutture della Federazione Russa e dalla Rosatom, tanto per essere chiari.
34:59Rispetto invece alla prima domanda, che è una bella domanda, cioè fondamentalmente all'atteggiamento
35:06dell'Unione Europea rispetto all'agenda Green. Ora, io francamente spero che l'Unione Europea
35:17non ripercorra per l'ennesima volta gli stessi errori che sono stati fatti dopo il 2022.
35:25Oramai è chiaro ai più che i tempi dell'agenda Green dell'Unione Europea non sono quelli che
35:36erano stati ipotizzati dall'Unione Europea, sono necessariamente dei tempi molto più lunghi
35:42perché a questi tempi si affiancano dei costi particolarmente significativi e dei limiti oggettivi
35:50che ancora riguardano le rinnovabili che purtroppo ad oggi noi non siamo riusciti a risolvere,
35:56ad affrontare anche da un punto di vista strettamente tecnologico che se ne dica.
36:02Quindi da questo punto di vista sì, l'agenda europea va rivista, ma nella direzione è opposta
36:08a quella post 2022. Ripeto, vanno allungati i tempi, vanno spalmati i costi in anni, in decenni,
36:22probabilmente il 2050 non è l'obiettivo corretto, dobbiamo sicuramente aumentare questo orizzonte temporale.
36:31Alcune dichiarazioni da parte della Commissione Europea degli ultimi giorni e delle ultime settimane
36:37mi fanno pensare che ci sia un ripensamento da questo punto di vista e questo è assolutamente importante.
36:47Però Fabio, bisogna poi entrare nel merito delle questioni perché qui non si tratta soltanto
36:53di tempi più lunghi e di costi significativi, qui si tratta anche di affrontare i nostri limiti oggettivi
37:01reali che ci piacciono o che non ci piacciono, che impongono all'Unione Europea di ragionare
37:08in merito al tema delle cosiddette, della catena, dell'offerta supply chain, scusate l'anglicismo
37:20che concerne le rinnovabili e che vedono dei grossissimi limiti da parte dell'Unione Europea.
37:27Allora questo che cosa vuol dire? Vuol dire che se l'Unione Europea vuole effettivamente
37:33percorrere questa strada in maniera diversa da quello che ha fatto fino ad oggi, sia in
37:38termini di tempi, sia in termini di costi da spalmare in un periodo più lungo, deve però
37:44nel contempo cercare una cooperazione stretta con chi invece questi problemi non ce li ha
37:50e penso sia alle terre rare sia al tema tecnologico e qui la presenza e le capacità della Cina
38:00sono chiare a tutti quanti, per cui o si apre politicamente ad una cooperazione stretta
38:09con la Cina sul tema green, sul tema ambientale o se no a mio avviso non sarà sufficiente nemmeno
38:16spostare in avanti l'orizzonte temporale. Questo pone dei problemi? Certamente. Questo
38:22pone delle contraddizioni? Certamente Fabio pone una serie di contraddizioni, ma è proprio
38:28compito della politica e della diplomazia affrontare queste contraddizioni che ci sono,
38:33non vanno messe sotto il tavolo, vanno affrontate, ma vanno affrontate proprio in questo momento.
38:40La Cina è disponibile da questo punto di vista, cerchiamo di non perdere anche questa
38:46opportunità dopo avere scioccamente troncato i rapporti con la Federazione Russa per poi
38:53trovarci un descalzi nel 2026 che chiede di riconnetterci con la Federazione Russa quando
39:00ancora l'Unione Europea ha in programma nel 2027 di tagliare definitivamente i ponti del
39:07gas naturale russo, il che fa veramente sorridere, per non dire peggio.
39:13Grazie, grazie davvero a De Mostenes Flogos di queste analisi, come sempre molto profonde,
39:19per capire meglio quello che sta accadendo. A presto, buona serata.
39:22Grazie a te.
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