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  • 16 ore fa
Milano, 14 apr. (askanews) - Peggio del 1973, ma con effetti meno immediati. Allora bastò togliere dal mercato il 7% del petrolio mondiale per trascinare l'Occidente nella stagflazione e lasciare in Italia il ricordo delle domeniche a piedi.Oggi dallo Stretto di Hormuz restano bloccati circa 20 milioni di barili al giorno, quasi tre volte il volume tolto dal mercato dall'embargo di allora. E insieme al petrolio passano da lì gas naturale liquefatto, fertilizzanti, materie prime decisive.A lanciare l'allarme è l'Agenzia internazionale dell'energia. "Il mondo sta affrontando la più grande sfida alla sicurezza energetica della storia - ha detto il direttore esecutivo dell'agenzia Fatih Birol - riguarda il petrolio, il gas naturale, ma anche altre materie prime vitali come fertilizzanti, petrolchimici, elio e altre ancora".Il punto è che questa crisi, per ora, si vede meno. Dopo il '73 il mondo ha costruito difese che allora non aveva: scorte strategiche, rotte alternative, mercati capaci di assorbire almeno una parte dello shock. I Paesi che aderiscono all'Agenzia internazionale dell'energia dispongono di oltre 1,2 miliardi di barili di riserve e ne stanno già immettendo sul mercato 400 milioni. L'Arabia Saudita dirotta una parte del greggio verso il Mar Rosso. E basta anche solo una tregua annunciata per far scendere il Brent, pure se Hormuz resta di fatto paralizzato.Tutto ciò però non significa che il rischio sia minore. Significa che la crisi degli approvvigionamenti di petrolio e di altre materie prime, arriva in modo più lento, meno visibile, e con effetti potenzialmente più duraturi.Il vero limite della crisi attuale, quindi, non è solo tecnico. È politico. Se il blocco si prolunga, le crisi energetiche non si manifestano quando finiscono i barili, ma molto prima: quando salgono troppo le bollette, quando i fertilizzanti o l'elio, fondamentale per la costruzione dei chip, mancano, quando le imprese fermano la produzione e i governi non riescono più a reggere il costo sociale. In altre parole, il sistema può avere ancora riserve fisiche, ma la crisi può diventare ingestibile prima che quelle riserve finiscano, perché a cedere potrebbe essere la tenuta dei governi, delle imprese e dell'opinione pubblica.

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00:00Peggio del 1973, ma con effetti meno immediati.
00:04Allora bastò togliere dal mercato il 7% del petrolio mondiale
00:08per trascinare l'Occidente nella stagflazione
00:11e lasciare in Italia il ricordo delle domeniche a piedi.
00:15Oggi dallo stretto di Ormuz restano bloccati circa 20 milioni di barriere al giorno,
00:20quasi tre volte il volume tolto dal mercato dall'embargo di allora.
00:24E insieme al petrolio passano da lì gas naturale liquefatto,
00:28fertilizzanti, materie prime decisive.
00:30A lanciare l'allarme è l'Agenzia Internazionale dell'Energia.
00:37Il mondo sta affrontando la più grande sfida alla sicurezza energetica della storia,
00:42ha detto il direttore esecutivo dell'agenzia Birol.
00:45Riguarda il petrolio, il gas naturale, ma anche altre materie prime vitali
00:50come fertilizzanti, petrolchimici, elio e altre ancora.
00:53Il punto è che questa crisi per ora si vede meno, per diverse ragioni.
00:57Dopo il 73 il mondo ha costruito difese che allora non aveva,
01:01scorte strategiche, rotte alternative, mercati capaci di assorbire almeno una parte dello shock.
01:08I paesi che aderiscono all'Agenzia Internazionale dell'Energia
01:11dispongono di oltre 1,2 miliardi di barili di riserve
01:15e ne stanno già emettendo sul mercato 400 milioni.
01:18L'Arabia Saudita ha dirotto una parte del greggio verso il Mar Rosso.
01:22E basta anche solo una tregua annunciata per far scendere il brand,
01:25pure se Hormuz resta di fatto paralizzato.
01:28Tutto ciò, però, non significa che il rischio sia minore.
01:31Significa che la crisi degli approvvigionamenti di petrolio e di altre materie prime
01:35arriva in modo più lento, meno visibile e con effetti potenzialmente più duraturi.
01:41Il vero limite della crisi attuale, quindi, non è solo tecnico, è politico.
01:45Se il blocco si prolunga, le crisi energetiche non si manifestano quando finiscono i barili,
01:51ma molto prima, quando salgono troppo le bollette,
01:53quando i fertilizzanti o l'elio, fondamentale per la costruzione dei chip, mancano,
01:58quando le imprese fermano la produzione e i governi non riescono più a reggere il costo sociale.
02:03In altre parole, il sistema può avere ancora riserve fisiche,
02:07ma la crisi diventa ingestibile prima che quelle riserve finiscano,
02:10perché accedere potrebbe essere la tenuta dei governi, delle imprese e dell'opinione pubblica.
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