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  • 2 days ago
“Nella sindrome di Rett, le priorità di intervento sono su tre fronti. Innanzitutto un fronte clinico: le famiglie e i pazienti devono essere seguiti da un team specializzato nella patologia, un’équipe multidisciplinare, e seguiti nel tempo, poiché si tratta di una patologia che può presentare diversi sintomi in relazione all’età, che evolve nel tempo. In secondo luogo, servirebbe sicuramente una migliore organizzazione dei percorsi assistenziali. In Italia esistono centri di riferimento, ma sono sparsi sul territorio e non facilmente raggiungibili da tutte le famiglie. Infine, ma non per importanza, alle famiglie e ai caregiver è fondamentale garantire un sostegno strutturato e una rete di supporto forte e continuativa”. Lo ha detto Giulia Prato, neuropsichiatra Uoc Neuropsichiatria infantile Istituto Giannina Gaslini, Genova, partecipando al digital talk ‘Sindrome di Rett: bisogni, prospettive e priorità emergenti dall’Europa all’Italia’, promosso da Adnkronos in collaborazione con Acadia.

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00:04Per la sindrome di Rett, nello specifico, le priorità sono su tre fronti. Innanzitutto un
00:10fronte clinico, cioè le famiglie e i pazienti devono essere seguiti da un team specializzato
00:18nella patologia stessa e un team multidisciplinare ed essere seguiti nel tempo. Infatti è una
00:24patologia che può presentare diversi sintomi in relazione all'età, si evolve e quindi
00:32le pazienti vanno seguite nella loro espressione durante l'età e vanno trattate a seconda
00:40della sintomatologia che presentano. In più, come secondo fronte, sicuramente servirebbe
00:49una parte organizzativa migliore. Questo perché ci sono in Italia dei centri di riferimento
00:55che sono sparsi e quindi non facilmente raggiungibili da tutte le famiglie. Sappiamo che queste bambine
01:01sono poi difficilmente spostabili e quindi i viaggi non sono sicuramente facili. Quindi
01:08servirebbe più informazione, più medici sparsi nel territorio che possano riconoscere e trattare
01:16la sindrome. In ultimo, ma non per questo ultimo, il supporto delle famiglie. Il caregiver
01:25e le famiglie sono sottoposti ad avere una pressione molto alta, per cui sarebbe utile
01:29e prioritario anche seguire le famiglie, avere una rete familiare molto forte.
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