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  • 11 ore fa
Regia di Werner Herzog. Un film Da vedere 1981 con Klaus Kinski, Claudia Cardinale, José Lewgoy, Peter Berling, Salvador Godínez. Cast completo Genere Avventura, - Germania, 1981, durata 158 minuti.
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Nei primi anni del XX secolo il melomane Brian Sweeney Fitzgerald, detto Fitzcarraldo, proprietario di una linea ferroviaria incompiuta, vuole convincere la compagna Molly, tenutaria di un bordello, e il mercante di gomma Don Aquilino a finanziare il suo sogno: costruire un teatro a Iquitos, in Perù, inaugurandolo con un'esibizione del tenore Enrico Caruso. Senza rivelare al suo equipaggio il reale intento della spedizione, Fitzgerald risale la corrente del Rio delle Amazzoni per recarsi nella regione selvaggia e inesplorata di Pachitea e raggiungere via terra l'Uyacali, aggirando delle rapide letali. Dopo una diserzione quasi totale della ciurma e l'approdo nei territori di indios ostili, tutto sembra perduto, ma la forza di volontà di Fitzcarraldo e la musica di Caruso sembrano poter compiere il miracolo di persuadere i selvaggi.

Quasi come fosse il compimento di un folle vaticinio, Werner Herzog si ritrova con Klaus Kinski sulle rive del Rio Uyacali, là dove aveva girato Aguirre, furore di Dio.

Il piano iniziale non doveva essere questo: il protagonista doveva essere Jason Robards e un ruolo minore era affidato a Mick Jagger, ma il destino ha gradualmente trasformato Fitzcarraldo in una sorta di compimento dell'impresa di dieci anni prima e di riflessione autoreferenziale di Herzog sul suo cinema. La poetica dell'ossessione si perpetua, nonostante le molte differenze tra Brian Sweeney Fitzgerald, sognatore innamorato dell'opera lirica, e Aguirre, empio ufficiale dei conquistadores, incarnati dalla medesima maschera di esasperata vitalità di Klaus Kinski.

Ancor più che in Aguirre, in Fitzcarraldo si addensano le nubi di una produzione catastrofica: incendi negli accampamenti, scontri con gli indios e ritardi di lavorazione rispecchiano fuori dal set i problemi affrontati nel racconto di finzione da Fitzgerald, che intende spostare una nave via terra pur di portare a termine un grandioso progetto.

Ma anche nei suoi difetti, e nella sua macchinosità che guarda a certo cinema classico, prevale il respiro epico di una impresa larger than life, in cui nulla è lasciato al caso o al trucco cinematografico: l'esito, a partire dalla sequenza in cui il vascello è trasportato su una montagna e poi di nuovo sul fiume, è una strabiliante dimostrazione di cosa possa realizzare una volontà incrollabile applicata alla finzione cinematografica. Ancor più che in Aguirre si percepisce il contrasto tra l'artificiosità occidentale e lo stato di natura degli indios, con l'elemento operistico a incarnare il potere sacrale dell'arte, capace di comunicare e unire anche nei luoghi più remoti della Terra (letteralmente per gli indios Cayahuariyacu, "la terra in cui Dio non portò a termine la creazione").
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