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Torino, 23 ott. (askanews) - La grande poesia è "strana", diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site specific che l'artista cinese Song Dong ha realizzato al MAO Museo d'Arte Orientale di Torino insieme all'istituzione stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congerie di sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami. Entrare dentro la mostra "Soul Out" è davvero un entrare dentro una vita, che a mano a mano si svela essere in fondo la nostra."Questa mostra - ha detto ad askanews Davide Quadrio, direttore del MAO e co-curatore dell'esposizione - nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all'interno del museo e siccome quest'anno abbiamo completamente ripensato la sezione Cina era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo. Quindi lavorando sull'oggetto culturale, lavorando non tanto più sull'arte, ma su quanto questi oggetti che sono all'interno del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi, diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza".Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili: la prima è la monumentale "Waste Not", che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10mila oggetti di uso comune della famiglia di Song Dong. Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all'accumulazione, ma più ci si addentra, più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti. E poi c'è una grande installazione di luce, che ricorda Yayoi Kusama, e che è un vero snodo dell'esposizione."La sua arte - ha aggiunto Quadrio - è un'arte che ha a che fare con l'oggetto umano, a questo punto è diventato normale. Qui siamo per esempio all'interno dell'installazione, in qualche maniera più partecipativa, che abbiamo fatto con l'Accidente di Torino, si chiama 'Borrow Lights', prestare la luce, e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all'interno del museo in un'opera che diventa, opera dell'artista sì, ma che diventa la luce di tutti, in cui tutti passeranno per entrare visitare il museo".Dire "oggetto umano" è molto importante, perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all'essere considerate e trattate come cose, qui avviene il contrario, gli oggetti sono la misura dell'esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori. Come dice una delle frasi più celebri di Song Dong, che l'artista ha ripetuto anche a Torino"L'arte è vita e la vita è arte". Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo avere fatto esperienza della mostra cambia tutto, se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza, a tutti. Potrebbe anche essere una estrema sintesi dell'evoluzione del mondo dell'arte negli ultimi 50 anni, ma non è così importante ora. Adesso conta lasciare che l'arte ci tocchi e ci sussurri, ancora una volta, quello che non sappiamo di noi stessi, come fa il bellissimo e toccante video "Touching MY Father", sospeso in una dimensione che è solo quella del nostro cuore.

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00:00La grande poesia è strana, diceva il critico canonico Harold Bloom. Allo stesso modo è strano il grande progetto site
00:06specific che l'artista cinese Song Dong ha realizzato al Mao, Museo d'Arto Orientale di Torino, insieme all'istituzione
00:13stessa, trasformando il palazzo in un grande dispositivo artistico, ma soprattutto emotivo e umano, capace di generare una congeria di
00:20sensazioni e dare una forma, attraverso gli oggetti, al senso del tempo e dei legami.
00:25Entrare dentro la mostra Solout è davvero un entrare dentro una vita che a mano a mano si svela essere
00:30in fondo la nostra.
00:32Questa mostra nasce come necessità rispetto al lavoro che facciamo all'interno del museo e appunto siccome quest'anno abbiamo
00:39completamente ripensato la sezione Cina, era proprio fondamentale avere qualcuno che capisse che cosa stavamo facendo.
00:47Quindi lavorando sull'oggetto culturale, lavorando non tanto più sull'arte, ma su quanto questi oggetti che sono all'interno
00:58del museo, che quindi sono musealizzati, sono oggetti che rappresentano culturalmente un livello di storia umana che è indipendente e
01:09in qualche modo separata anche dalla peculiarità culturale di ognuno di noi,
01:14ma che diventa quindi un luogo non più della differenza ma della comunanza.
01:20Ci sono due installazioni che hanno tutte le caratteristiche per essere indimenticabili.
01:24La prima è la monumentale Waste Nut che attraversa molte sale del museo e raccoglie 10.000 oggetti di uso
01:29comune della famiglia di Song Dong.
01:31Un grande magazzino dei sentimenti, dei ricordi, della perdita che ovviamente fa pensare all'accumulazione, ma più ci si addenta
01:38più si capisce che stiamo parlando di sentimenti e non solo di oggetti.
01:42E poi c'è una grande installazione di luce che ricorda Yayoi Kusama e che è un vero snodo dell
01:47'esposizione.
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02:03di Torino.
02:03Si chiama Borrow Lights per stare la luce e sono 200 lampade che abbiamo raccolto all'interno del museo in
02:11un'opera che diventa l'opera dell'artista sì, ma che diventa la luce di tutti in cui tutti passeranno
02:18per entrare e per stare al museo.
02:20Dire oggetto umano è molto importante perché se spesso assistiamo alla reificazione delle persone, ossia all'essere considerate e trattate
02:27come cose, qui avviene il contrario.
02:30Gli oggetti sono la misura dell'esperienza umana, prendono vita accanto a noi, ci sono testimoni e narratori, come dice
02:36una delle frasi più celebre di Song Dong che l'artista ha ripetuto anche a Torino.
02:40L'arte è vita e la vita è arte. Sembra una frase molto semplice, perfino banale, ma ascoltarla dopo aver
02:49fatto esperienza della mostra cambia tutto.
02:51Se ne capisce la tranquilla e delicata profondità, se ne sente il valore di affetto e vicinanza a tutti.
02:56Potrebbe anche essere un'estrema sintesi dell'evoluzione del mondo dell'arte negli ultimi 50 anni, ma non è così
03:01importante ora.
03:02Adesso conta lasciare che l'arte ci tocchi e ci sussurri ancora una volta quello che non sappiamo di noi
03:08stessi, come fa il bellissimo e toccante video Touching My Father, sospeso in una dimensione che è solo quella del
03:15nostro cuore.

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