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  • 5 giorni fa
Sociologia generale - Lez 05 - Sociologia e storia
Trascrizione
00:01Salve, eccoci dunque alla nostra quinta lezione che preferirei chiamare al nostro quinto incontro,
00:11al nostro quinto scambio di idee, che questa lezione del resto riguarda un tema straordinariamente
00:18importante ma complesso, difficile, sociologia e storia. Sociologia e storia perché è un
00:26tema particolarmente difficile e perché abbiamo in qualche modo dedicato, vogliamo dedicare
00:32una lezione a questo tema particolare e perché in primo luogo c'è una ragione di ordine generale,
00:40a livello critico universitario, vale a dire sul piano propriamente scientifico, non si
00:46insegna nulla, si sollevano dei problemi, delle riflessioni, nulla viene insegnato in maniera
00:52dogmatica, io sono qui per professare delle opinioni, delle idee e per stimolare negli
01:00ascoltatori, in tutti gli studenti e le persone interessate, diciamo degli interrogativi che
01:06di regola non sorgono nella coscienza comune, nella vita quotidiana, altrimenti per la verità
01:12non riusciremo più né a vivere né a lavorare, per fortuna non sorgono. Ma qui noi dobbiamo
01:18invece fare emergere questi interrogativi prima di procedere a esaminare i contenuti della
01:25nostra disciplina, vale a dire del nostro corso sulle istituzioni di sociologia, tra l'altro
01:31in internet al sito Nettuno voi troverete naturalmente tutti gli approfondimenti necessari. Ora sociologia
01:40è storia, ma prima domanda fondamentale, quale sociologia, quale storia? Sono domande che fanno
01:52tremare le vene e i polsi, soprattutto agli specialisti, ebbene io mi permetto di procedere
01:58un po' con l'accetta a sciabolate e a fini anche espositivi e anche a fini euristici, cioè
02:07legati con la ricerca effettiva, cercherò di essere semplice senza naturalmente diventare
02:14semplicistico. Possiamo distinguere tre tipi di storia, quando si dice storia si dicono molte
02:21cose, in primo luogo, primo significato di storia, storia delle cose fatte, cioè narrazione
02:28dei grandi avvenimenti, questa è la storia classica, è la storia così come noi la conosciamo,
02:34gli antichi, i romani la chiamavano storia rerum gestarum, cioè storia, elenco, lista,
02:44anche se volete cronaca delle cose fatte. Fatte da chi? È importante, fatte da chi? Fatte
03:04qui se mi è consentito, vorrei porre subito una domanda provocatoria che non è mia, ma
03:10di Edberto il Brest, il famoso drammaturgo tedesco, l'autore del processo Galileo e così
03:16via, è anche dell'opera da tre soldi. Brest a un certo punto si domanda, sì, le piramidi
03:26reccono i nomi dei faraoni, ma chi le ha costruite effettivamente? Le piramidi vale a dire, non
03:33le hanno fatto certamente i faraoni, anzi è la loro tomba, è la loro consegna all'immortalità,
03:42al ricordo delle generazioni future, ma sono stati i braccianti poveri del Nilo, i fillari,
03:49sono stati coloro che in sostanza lavoravano giorno per giorno per procacciarsi i mezzi
03:55di sussistenza, quelli le hanno costruite, così le guerre, le grandi guerre, le guerre
04:01napoleoniche, sì certo, Napoleone aveva la bella abitudine di combattere anche lui in prima
04:05fila, non proprio in prima fila, stava su una collina per poter avere una visione panoramica
04:12dello svolgersi dell'impresa, dell'azione guerresca, chi arrivava, chi non arrivava,
04:18quando far entrare la cavalleria e così, ma non era certamente lui che combatteva la guerra,
04:25erano i fanti, erano i cavalieri, erano in sostanza, erano i soldati, i figli di mamma e a volte
04:33proprio gente che entra nella storia senza avere storia. Quindi la prima concezione della
04:41storia, che è ancora quella dominante oggi, è una concezione di scarso interesse per la
04:48sociologia, c'è interesse ma abbastanza scarso perché è in fondo la storia celebrativa
04:56dei grandi uomini, delle grandi dinastie, dei matrimoni fra i nobili e gli aristocratici,
05:05i principi e le principesse del sangue. Se si vuole c'è anche, accanto a questo tipo
05:11di storia, nasce anche la statistica. Che cosa vuol dire statistica? Per carità, non
05:16voglio offendere gli statistici che fanno un ottimo lavoro, soprattutto i demografi oggi,
05:20che calcolano l'andamento demografico di un dato paese, di una data regione del mondo,
05:28però statistica vuol solo dire l'elencazione dei beni dello Stato, statistica da Stato,
05:36vale a dire i beni del potere, i beni di coloro che governano, questa è la statistica.
05:44La grande statistica è la scienza che fa la lista e numera i beni in possesso del potere
05:54statuale centrale. C'è una seconda però, per fortuna nostra, altrimenti i poveri sociologi
06:01avrebbero poco da fare con la prima concezione di storia, una seconda concezione di storia
06:07che noi chiamiamo storia sociale. Già questo aggettivo avvicina la seconda concezione di
06:16storia alla sociologia. Storia sociale cosa vuol dire? Non è più la storia solo delle
06:23grandi imprese, delle grandi guerre, delle battaglie. Come dicono i francesi che a volte
06:29hanno il gusto di queste frasi icastiche, riassuntive, che ci danno tutta una concettualizzazione
06:38ampia di ciò che si vuol dire? Con la storia sociale si passa dalla histoire battaglie alla
06:45histoire homme, cioè dalla storia delle battaglie, la storia battaglia delle battaglie, delle
06:52grandi imprese, alla storia dell'uomo. Che significa questo? Significa che noi ci avviciniamo
07:00a piccoli passi a una storia che ormai si occupa anche delle istituzioni quotidiane, dei processi,
07:12delle pratiche di vita, vale a dire degli aspetti comuni, normali, meno diciamo di più,
07:22dotati di pathos, che non le grandi battaglie, i grandi matrimoni e così via, è però legati
07:30alla vita quotidiana delle persone. E uno storico mi piace citare in proposito perché è molto
07:37vicino, oltretutto era un ottimo amico, ma è molto vicino alla riflessione sociologica
07:42francese, il suo nome è Fernand Brodel. Brodel ha elaborato una teoria della storia come storia
07:50della lunga durata, la longue durée, la lunga durata, cosa vuol dire? Vuol dire non più
07:56la storia dei grandi uomini che poi bene o male nascono, si sviluppano eccetera, vengono
08:00incoronati e poi muoiono, qualcuno direbbe anche per fortuna, comunque insomma se ne vanno,
08:06ma le istituzioni, vale a dire le pratiche di vita, vale a dire la vita quotidiana delle città,
08:14dei quartieri, delle campagne che va oltre la traiettoria vitale di un singolo individuo.
08:21Noi siamo più di fronte al grande uomo, siamo di fronte alle grandi masse, la storia sociale.
08:29E devo dire che anche in Italia abbiamo dei buoni cultori, giovani studiosi, per esempio
08:33Alessandro Portelli che ha scritto la storia di una città di medie dimensioni, molto interessante,
08:39la storia di Terni in Umbria dove c'erano, ci sono ancora spero, insomma grandi industrie
08:46prima siderurgiche, poi metallurgiche e così via, in sostanza una città interessante, storia,
08:53biografia di una città e qualcuno ha scritto anche una biografia di un paese, biografia di
08:59una piccola comunità. Questa storia della lunga durata o storia sociale o storia, diciamo
09:06così, della quotidianità, in Francia soprattutto si è sviluppata attraverso e facendo perno, appoggiandosi
09:16a una rivista famosa che si chiama Gli Annali, Les Annali. E in Italia abbiamo avuto, collegato
09:25sempre con questa rivista, abbiamo avuto ottimi studiosi come Carlo Ginsberg che studia la mentalità
09:32di un mugnaio del Cinquecento, un'opera che ha un titolo più che provocatorio, un po' a
09:39prima vista repellente, il formaggio e i vermi, vale a dire diciamo proprio le attività artigianali
09:50dell'epoca tra artigianato e industria. Infine, infine purtroppo devo tagliar corto perché
09:59sennò qui, per carità, se uno mi tocca su questo tasto non la smetto più. E vorrei
10:04dire che c'è una terza concezione di storia che in Italia, non solo in Italia, sono stato
10:12un po' responsabile per la sua diffusione che si chiama storia di vita, non più la grande
10:19storia e neppure la storia sociale collettiva, ma le singole storie di vita dei singoli individui
10:28che vivono in un dato ambiente, in una data famiglia, in una data quartiere, città, in
10:33campagna, ovunque. In sostanza il tentativo di comprendere questo grande segreto, forse
10:45questa terza concezione della storia come storia di vita ci pone di fronte a un'impresa
10:53affascinante e impossibile, come capire, comprendere e spiegare a tutti il segreto di un'esistenza,
11:03passare quindi dalla storia alla biografia come storia vissuta. E allora voi capite che
11:11a questo punto noi abbiamo rovesciato la prima concezione della storia, non più la famosa,
11:18paludata, istoria rerum gestarum, la storia delle grandi imprese fatte, no, ma la storia
11:26dei singoli individui, dell'operaio, dell'impiegato, della donna di servizio, in sostanza di cercare
11:33di arrivare a ciò che vi è di sociale nell'individuale, come in altre parole l'ambiente abbia pesato
11:41sul destino di una persona e come questa data persona, uomo o donna che sia, abbia cercato
11:47di influenzare, di uscire, di condizionare il proprio ambiente e non solo di essere condizionata,
11:54vale a dire la grande sfida con cui deve misurarsi la storia di vita e la sociologia.
12:02Noi siamo sempre costantemente vissuti dalle circostanze in cui viviamo, ma vogliamo anche
12:10vivere in prima persona e quindi vogliamo condizionare, cambiare possibilmente le circostanze
12:17oggettive che ci pesano addosso. Queste sono tre concezioni, mi permetto di dire, della storia,
12:24cioè la storia elitaria, delle grandi elite, la storia sociale o delle istituzioni, della
12:30lunga durata e poi la storia di vita come polpa umana fondamentale, primordiale che noi troviamo
12:40sempre dietro, sotto, schierata contro le pareti impersonali e a volte crudeli delle istituzioni.
12:51e naturalmente questa storia, così concepita soprattutto la terza, ma anche le altre due in un certo senso,
13:03ovvero sia la storia elitaria che la storia delle istituzioni, hanno in comune con la sociologia,
13:11hanno in comune l'oggetto, che cosa? L'uomo, l'uomo e la donna in società. E qui siamo di
13:18fronte
13:19a una interessante sfida, vale a dire che tipo di sociologia può in qualche modo collaborare
13:27positivamente con la storia e soprattutto con la storia di vita? E qui dobbiamo fare,
13:34se mi è consentito, lo stesso processo che abbiamo fatto adesso, ovvero pochi minuti
13:39fa alla storia, dobbiamo farlo, ripeterlo per la sociologia. C'è una sociologia che non
13:45serve, che non riesce ad avere un rapporto positivo con la storia e francamente neppure
13:50con le altre scienze sociali di base, che sono poi due, come si ricorderà dalle altre
13:56lezioni, cioè la psicologia sociale e l'antropologia culturale. E perché non riesce questa prima
14:03accezione di sociologia che storicamente si ricollega al fondatore stesso o comunque all'inventore
14:12del termine di sociologia, Auguste Comte, ma perché presume, almeno nel pensiero di Comte
14:19la sociologia presumeva, di poter essere una specie di scienza scienziarum, cioè una
14:26super scienza, una scienza delle scienze e quindi di abbracciare, coprire tutto e rendere
14:32tutte le altre scienze sociali, non dico inutili, ma un po' desuete, ecco, prive di una loro
14:39autonomia. Questa concezione non va bene e oggi non è più accettata se non da spiriti
14:46ritardatari o da persone, diciamo, nostalgiche di un impero sociologico che per la verità
14:53non è mai veramente esistito, non ha mai veramente funzionato. C'è una seconda concezione
15:00della sociologia che ha avuto particolare sviluppo negli Stati Uniti d'America e vedremo
15:05poi perché, o quantomeno accenneremo alle ragioni di questo fatto, vale a dire la sociologia
15:12come insieme di ricerche frammentarie, slegate l'una rispetto all'altra, ricerche sociologiche
15:20che rispondono a che cosa? Rispondono alle domande del mercato, in altre parole rispondono
15:26ai bisogni di chi, istituzione, individuo, industria, ente pubblico, eccetera, di chi sia pronto
15:36a sborsare i quattrini per finanziare la ricerca. Questo negli Stati Uniti, questo tipo di ricerca
15:42è stato molto diffuso fino ad anni molto recenti e devo dire che ha avuto anche dei meriti
15:49perché ha affinato le tecniche empiriche di ricerca sul campo, i vari sistemi di punteggio,
15:58i vari sistemi di estrazione dei campioni rappresentativi, dei vari universi, i modi di confezionare,
16:06di preparare i questionari con delle risposte magari precodificate del tipo sì, no, non so,
16:15in modo che queste risposte, quando uno le avesse avute dai suoi questionari somministrati
16:21ai membri del campione rappresentativo, queste risposte erano prontamente incrociabili
16:28l'una con l'altra o con altre variabili attraverso anche l'analisi al computer, oggi in particolare
16:36queste ricerche hanno dei meriti metodologici indubbi e bisogna riconoscerne anche la fecondità,
16:45ma è una fecondità relativa perché siamo in presenza di ricerche le quali ignorano la globalità,
16:57vale a dire le caratteristiche ambientali in cui la circoscritta ricerca sociale si svolge,
17:05non solo, c'è un aspetto anche più grave, ignorano l'antefatto storico e se mi è consentito
17:15chiedere che questo venga sottolineato in grosso lo farò, vale a dire la sociologia soprattutto
17:20degli Stati Uniti che oggi è una sociologia egemonica, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale
17:28ha influenzato e influenza le sociologie su scala mondiale, planetaria, dal Nord America
17:36all'estremo Oriente, al Giappone, all'Australia e naturalmente all'Europa e anche l'Asia,
17:42eccetera. Questa sociologia nordamericana non ha orecchio per l'antefatto storico, non è
17:51scientificamente consapevole. Direi che comincia a fare la ricerca circoscritta non solo non
17:58prestando sufficiente attenzione all'ambiente in cui la ricerca si svolge, per esempio studia
18:05il reparto di una fabbrica, non guarda tutta la fabbrica, ma non guarda la storia della fabbrica,
18:10non guarda e non presta attenzione all'antefatto storico anche apparentemente remoto che però può
18:19pesare, e pesa di fatto, noi lo sappiamo, sulla situazione presente. E perché? Potrei dare
18:29degli esempi, ma io per ragione anche di tempo voglio in qualche modo tagliar corto perché
18:37pensate nel 1976, cioè non moltissimi anni fa, gli Stati Uniti hanno celebrato il bicentenario
18:47della loro esistenza, 1776, prima costituzione degli Stati Uniti, dei famosi 13 stati che si
18:56riuniscono contro l'Inghilterra. Ma voi vi rendete conto che un paese come l'Italia non celebra il
19:03bicentenario, ma il bimillenario? Noi abbiamo un passato storico che ci pesa addosso, qualcuno dice
19:12ci pesa troppo, qualcuno vorrebbe dimenticarlo, ma è in realtà una fonte di consapevolezza,
19:18è una fonte di esperienza, di saggezza, di dati, è una risorsa culturale fondamentale
19:27che noi abbiamo e questo dà alla sociologia europea un gusto particolare, non possiamo mai
19:34studiare nessun tema per quanto circoscritto che non sia collegato a un sistema che non
19:42faccia parte di una cornice sistematica in cui evidentemente noi abbiamo in sostanza il
19:50fiorire, l'emergere dei singoli fatti e questo spiega perché, questa è la ragione fondamentale
19:56perché anche negli Stati Uniti, anche per ciò che concerne la sociologia americana noi
20:01finalmente cosa abbiamo? Abbiamo un riemergere, un riaffermarsi di una esigenza sistematica
20:10e se posso citare due autori, forse tre, che sono grandi sociologi americani contemporanei
20:17morti da poco e che sono anche esponenti a vario titolo di una impostazione sistematica
20:25e almeno per uno di essi storicamente consapevole, farò i nomi di Talcott Parsons, autore famoso
20:34della struttura dell'azione sociale e soprattutto del sistema sociale, Robert Merton, Robert King
20:41Merton, autore di teoria sociale e struttura sociale, social theory and social structure e infine
20:51mio caro e indimenticabile amico Ego Shields che ha studiato in maniera molto sottile
20:57la mente e gli orientamenti degli intellettuali. Questa esigenza neosistematica viene a dirci
21:06che finalmente avremmo la possibilità di vedere una collaborazione fra sociologia e storia,
21:17sociologia come impianto storicamente consapevole e diciamo neosistematico che guarda non soltanto
21:26al fatto sociale in sé isolato dal resto ma cerca di vedere lo spaccato sociale nel suo insieme
21:36e poi naturalmente la storia soprattutto nella sua terza accezione, la storia di vita.
21:43Mi si dirà una parentesi, mi si dirà che questa terza accezione come storia di vita
21:49è presente nella cultura italiana perché ci sono degli importanti storici che si sono
21:57interessati di storie di vita, di biografia. D'accordo, anzi approfitto per dire che la tradizione
22:05degli studi storici in Italia costituisce forse una delle dimensioni culturali, intellettuali
22:12più importanti del nostro paese sul piano mondiale, non soltanto sul piano nostro, ovvero
22:19italiano, starei per dire sul piano locale. Opere come quella di Benedetto Croce, Teorie
22:25e storie della storiografia sono state opere che hanno segnato dei punti di riferimento
22:31essenziali per gli studi storici. Ed è vero che alcuni storici contemporanei, ne cito
22:37due, Renzo De Felice e Rosario Romeo, si sono occupati di storie di vita. Ma che vita
22:44però? Questo è il punto. Non le storie di vita delle persone comune, uomini e donne
22:50che vanno in giro a fare la spesa, vanno in ufficio, timbrano il cartellino, vanno in
22:54fabbio? No, Renzo De Felice, certo, storia di vita di Mussolini, De Felice Mussolini,
23:01una storia di Mussolini in più volumi, una storia che qualcuno, ma io non sono del tutto
23:07d'accordo con questo giudizio che sarebbe diciamo riduttivo, qualcuno pensa che De Felice
23:12sia passato in quella enorme opera, a forza di lavorare col suo tema, se ne sia innamorato
23:18che sia passato dalla biografia alla agiografia. Non sottoscrivo questo giudizio, ma nel caso
23:23di Rosario Romeo, certo anche lì c'è una storia di vita stupenda, ma di chi? Del conte
23:29Camillo Benso di Cavour. Cavour, grande, bella, bella biografia, ma siamo sempre in una impostazione
23:38elitaria che non consente una piena collaborazione con la sociologia. Ora però passiamo da questa
23:49analisi sul piano analitico dei significati, delle varie concezioni sia della storia che
23:55della sociologia e domandiamoci, questo è il senso della nostra lezione, del nostro incontro
24:03di oggi, ma che cosa ha la sociologia da offrire alla spiegazione dei fatti sociali che sono
24:12fatti storici e d'altra parte che cosa ha la storia da offrire a noi studiosi dei fatti
24:22sociali dal punto di vista propriamente esplicativo. E allora qui mi permetto di chiedere a tutti
24:32di prendere nota accuratamente perché mi devo valere per motivi appunto di tempo e anche
24:38per la difficoltà del tema mi devo valere di formule riassuntive, fortemente riassuntive
24:45e precise. Primo, la sociologia ci offre una spiegazione dei fatti sociali che sono storici
24:54come abbiamo visto, sono sempre storici, quindi la sociologia deve sempre prestare attenzione
24:59all'antefatto storico, un guai se no lo fa. Comunque la spiegazione, la matrice esplicativa
25:05che ci offre la sociologia dei fatti sociali di cui si occupa, che sono ripeto fatti storici,
25:11è una matrice latamente condizionale. Invece la storia offre una spiegazione dei singoli
25:22fatti storici fondamentalmente basata sulla imputazione causale. Che cosa significa? In parole
25:32è molto semplici. Significa questo. Significa che in fondo noi abbiamo nella sociologia una
25:44tendenza dominante che è quella di vedere vari fatti storici in una prospettiva generalizzante,
25:53vale a dire in una prospettiva che mette in rilievo i punti comuni di questi vari fatti storici.
26:01in modo tale che forse la sociologia potrebbe essere utile allo storico in quanto allo storico
26:09che esamina le fonti, i documenti, negli archivi, stavo per dire negli archivi polverosi, non sono
26:18per fortuna tutti i polverosi che abbiamo inventato anche la spira polvere. Comunque sta di fatto
26:22che la sociologia dice a questo storico chiuso, innamorato del suo tema che può essere, che so io,
26:30la natura dei contratti o addirittura dei testamenti durante il Medioevo, come faceva splendidamente
26:38mio ottimo amico, purtroppo Raffaello Morgan dell'Università della Sapienza. Oppure questo
26:46storico che si interroga sulla crisi e la fine dell'impero romano, Santo Mazzarino, altro
26:53grande collega dell'Università della Sapienza, cosa può offrire a costoro? Sono lì fermi
26:58sui loro documenti, alcuni sulle lapidi, sulle epigrafi, eccetera. La sociologia offre un ampliamento
27:10di prospettiva per cui induce lo storico, con tutte le cautele del caso, a stabilire delle
27:20linee comparative fra epoca e epoca e cerca di fargli intendere come tutto non è racchiuso
27:29nel singolo fatto che costituisce il fuoco della sua ricerca. Perché lo storico individualizza
27:37necessariamente i fenomeni, perché mentre la sociologia ha, gode, si vuole, si vale, vuole
27:46quindi avere una matrice esplicativa condizionale, lo storico vuole avere invece una imputazione
27:53causale dei fenomeni. Imputazione vuol dire attribuzione determinante, causalmente determinante
28:01dei singoli fenomeni. Quindi lo storico necessariamente individualizza, mentre il sociologo generalizza.
28:10Esempio, bisogna fare un esempio. Prendiamo il grande fenomeno che dall'illuminismo in poi
28:17sembra contrassegnare la storia umana. Un grande fenomeno che agli antichi, ai greci e ai romani,
28:27per la nostra tradizione europeo-occidentale, era ignoto. C'era, sì, a volte, ma non veniva
28:37teorizzato. Parlo della rivoluzione come rottura violenta. Per gli antichi, per i greci e per i romani
28:43c'era il tiranno e allora naturalmente c'era anche il tiranicidio. Pensate a pesistrato, eccetera.
28:49No, c'era il tiranno naturalmente. Ma non c'era il concetto di una rivoluzione degli ordinamenti
28:55sociali, perché la società era ancora concepita come un fatto naturale. E quindi come avviene
29:01nella natura? Un albero, ovvero il seme, emarcisce, si disgrega, cresce, diventa piccola pianta,
29:08fiore, frutto. L'albero raggiunge la sua maturità e poi appassisce, ingiallisce, declina.
29:15Il tempo anche storico degli antichi era un tempo ciclico, era l'alternarsi delle
29:24stagioni, il passare all'inverno, all'primavera, all'estate, all'autunno, poi ancora all'inverno
29:31e così via. A partire dall'illuminismo invece per la mentalità europea, per la storia, esiste
29:37proprio la rottura, la frattura violenta degli ordinamenti perché la società non è più
29:44considerato un fatto naturale, ma un fatto storico. Cosa significa? Significa che la società
29:49non è più da accettarsi come un acquazzone o come il bel tempo, come la grandine, la
29:55neve, la pioggia, no! La società degli uomini è un progetto degli uomini e quindi a un certo
30:02punto noi abbiamo questa straordinaria esperienza tipizzata, devo dire, dalla rivoluzione francese,
30:10ma non solo da quella, che cosa abbiamo? Abbiamo a un certo punto la eruzione violenta
30:16della società che a un certo punto chiede, gli uomini e le donne, le masse umane chiedono
30:24che vengano soddisfatti certi loro bisogni e quando un bisogno largamente diffuso e sperimentato
30:32da masse di persone viene percepita come un diritto che non c'è ancora, che va affermato
30:39e poi inverrato, praticato, consumato nella pratica di giorno e allora si ha la rivoluzione,
30:45la rottura violenta. 1789, la grande rivoluzione francese che è la madre, si può dire, tutte
30:51le rivoluzioni non solo in Europa, col famoso trinomio liberté, égalité, fraternité. È una
30:57rivoluzione straordinaria quindi con un motto teoretico che si suppone abbia una validità
31:03universale, è la rivoluzione dei diritti umani, dei principi immortali. In realtà noi sappiamo
31:15e qui c'è a un certo punto l'opera del sociologo, sappiamo che poi in realtà la liberté non
31:23era per
31:24tutti, ma era solo per coloro che possedessero un pezzetto del suolo francese, non solo, questa
31:31grande rivoluzione francese, liberté, égalité, fraternité, finisce stranamente per partorire
31:38che cosa? Addirittura un imperatore, ma un momento non poteva naturalmente partorire l'imperatore
31:46di un impero e allora partorisce e qui siamo alla contraddizione interna e siamo al monstrum,
31:52vero, alla monstrosità, partorisce un imperatore della Repubblica, cioè Napoleone I, Napoleone
32:00il Grande, Napoleone Bonaparte. Altro tipo di rivoluzione e qui veramente devo dire che sarebbe
32:09molto bello che ci fosse una collaborazione collaudata tra sociologi e storici perché
32:14allora un sociologo, un bravo sociologo direbbe benissimo accanto a questa rivoluzione
32:20francese, teoretica, suppostamente universale, in realtà borghese, anti-aristocratica, sia
32:28aristocrazia terriera tradizionale del sangue, sia aristocrazia religiosa, ecclesiastica,
32:34ci sono altri tipi di religioni, ci sono due tipi quantomeno, primo una rivoluzione non
32:40rivoluzionaria, non universalistica, una rivoluzione invece pragmatica, legata a interessi
32:47contingenti precisi, quella americana, l'abbiamo già menzionata, e quella americana che precede
32:55quella francese si basa, di pochi anni, si basa su una massima, una parola d'ordine
33:03che non ha nulla a che vedere con l'ibiotica di te fraternite, al contrario, no taxation without
33:08representation, nessuna imposta, nessuna tassa senza la rappresentanza autonoma di
33:17coloro che pagano le tasse, e così comincia questa rivoluzione pragmatica che è quella
33:21americana, una rivoluzione incredibile che non presume di esaurire tutti i diritti universali,
33:29non parla di principi immortali, parla semplicemente dei diritti democratici di una popolazione che
33:35si rifiuta di pagare le tasse a Londra, al governo di sua maestra britannica, che allora
33:39possedeva, vero, fra le altre cose, gli Stati Uniti d'America, senza avere un'adeguata
33:45rappresentanza. E poi c'è un terzo tipo di rivoluzione, Mao Zedong, la grande rivoluzione
33:50dei contadini, le masse cinese, tutto di sterminare, nuova, ma prima ancora, nel 17 c'è la rivoluzione
33:58d'ottobre, la conquista è il palazzo d'inferno, e anche lì abbiamo una rivoluzione, certamente
34:05animata da un dogma se si vuole, vale a dire da un'opera dottrinaria straordinaria che era
34:11quella di Marx, vero il capitale, ma stiamo attenti, nel caso della rivoluzione bolscevica,
34:18la rivoluzione d'ottobre, con l'assalto a San Pietroburgo, nel palazzo d'inverno, dove
34:26svernava appunto lo Zare, la sua corte. In questo caso abbiamo le parole d'ordine
34:34universali del marxismo, proletari di tutto il mondo, unitevi, collegate però in maniera
34:41abilissima dal primo rivoluzionario di professione, che era appunto Lenin, Vladimir Ulyanov, detto
34:50Lenin, che riesce a capire come con il dottrinarismo teoretico non si va molto lontano, e che fece
34:58allora? Riportato in Russia dai servizi, pare insomma, comunque gli storici ormai sono d'accordo
35:05su questo punto, dai servizi segreti tedeschi, riesce a mobilitare non solo le campagne, ma
35:15mobilitare soprattutto l'esercito, che si trovava in grande difficoltà, e proclama
35:22la terra ai soldati, notate bene, agli operai e ai contadini, diamo il potere. E di qui
35:29nascono i soviet, ovvero sovietici, cioè consiglio, nascono i consigli operai, i consigli
35:38dei soldati e i consigli dei contadini, abbiamo questa incredibile capacità, quindi quindi
35:48cosa può fare il sociologo? Il sociologo può dire state attenti voi storici, non esistono
35:54solo le rivoluzioni che voi studiate in quel modo, ma allora non si dice, la domanda a cui
36:00il sociologo c'è una risposta non è quella dello storico, lo storico dice di fronte a un
36:05rivoluzionario, quali sono le cause specifiche, uniche, irriducibili, che hanno dato luogo
36:10a questa... Invece la stessa domanda in termini sociologici suona così, a quali condizioni
36:18si dà, accade, esplode una rivoluzione? E allora voi vedete che le due domande, una
36:26è specifica, è legata a un fatto storico, e lo storico bravo sa, gioca tutta la sua
36:34rispettabilità accademica e scientifica sulla risposta a questa domanda specifica, non
36:38può svolazzare in giro, il sociologo se lo può invece permettere, il sociologo dice
36:45va bene, quali sono le condizioni che danno luogo a una rivoluzione? E io devo dire che
36:53da questo punto di vista, le due domande, la matrice condizionale del sociologo, l'imputazione
37:02causale dello storico, se fosse possibile in qualche modo, non dico confonderle per carità,
37:11ma metterle in rapporto problematico e noi avremmo lo storico con una visione più ampia
37:20forse, e d'altra parte il sociologo con dei documenti che comprovino la fondatezza di certe
37:29sue osservazioni. Io mi rendo conto che si tratta di una interdipendenza competitiva,
37:37problematica, però in alcuni paesi, soprattutto d'Europa e in particolare d'Italia, dove la
37:45sociologia durante tutto il ventennio fascista è stata, e prima ancora è stata abolita di
37:51fatto, come fu abolita del resto anche durante il regime nazista, perché ha una natura
37:57intrinsecamente critica di opposizione, perché demistifica le parole d'ordine, fa vedere cosa c'è
38:04dietro il velame delle propagande. Ecco, sarebbe utile che fra storici così affermati, così
38:11importanti e sociologi, ci fosse questo va e vieni, questa, non so come chiamarla, direi questa
38:20relazione di stimolo reciproco e arriverei anche a dire più che solo uno stimolo, un controllo
38:30diciamo interdisciplinare. Si è parlato molto di impostazione interdisciplinare, a me non piace
38:37molto questa parola, così come non mi piace quella di impostazione multidisciplinare, sarei
38:43più favorevole ormai sulla base degli ultimi sviluppi delle scienze sociali a parlare di
38:51impostazione postdisciplinare, in altre parole, abbiamo tutti in comune, tutte le scienze sociali
38:57hanno in comune l'uomo, la donna che vivono in società. Ebbene, non si tratta più di distinguere
39:05una scienza dall'altra in base all'oggetto, perché è comune, essendo l'oggetto comune,
39:11la distinzione tra le varie scienze sociali ha a che vedere con la loro ottica intellettuale
39:17particolare, cioè il modo con cui guardano allo stesso oggetto che costituisce veramente
39:23il loro problema fondamentale. Ecco, io per tutti gli approfondimenti vi prego di guardare,
39:30cliccare internet.
39:35Grazie.
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