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Sociologia generale - Lez 10 - La formazione delle classi sociali
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00:14Salve, eccoci dunque giunti alla decima lezione del nostro corso che si occupa delle istituzioni
00:25di sociologia, vale a dire è un corso di sociologia generale che ha a che fare con i concetti
00:32fondamentali di questa disciplina e che fa anche qualche cenno ovviamente ai risultati
00:39finora conseguiti. Il tema di questa decima lezione è particolarmente difficile perché
00:47riguarda la formazione delle classi sociali. Finora noi abbiamo parlato di gruppi, abbiamo
00:55parlato di classi, ma direi quasi facendo delle istantanee, fotografando queste realtà come
01:03se queste realtà sociali fossero statiche, ferme, immobili. Sarebbe molto comodo se così fosse
01:13in realtà . I gruppi sociali e in particolare le classi sociali, nonostante che le classi
01:20abbiano una maggiore stabilità relativa rispetto ai gruppi sono delle situazioni, indicano
01:28delle realtà in movimento. Vale a dire esiste una vera e propria evoluzione della societÃ
01:37attraverso i gruppi che la compongono, ma anche e soprattutto attraverso il movimento interno
01:44ed esterno delle classi sociali che la definiscono. Il nostro tema quindi è la formazione delle classi
01:50sociali. Abbiamo detto che le classi sociali sono in fondo, secondo le cognizioni correnti
01:59nella società capitalistico borghese, relativamente stabili e sono frutto di un principio giuridico
02:06di proprietà privata. La classe sovrastante, capitalistica, la classe del potere, la classe
02:14della ricchezza è quella che possiede i mezzi di produzione. La classe sottostante, proletariato,
02:23gli impiegati, la manodopera subalterna, la forza lavoro subalterna è quella parte della
02:31popolazione che non possiede ma è posseduta dai mezzi di produzione. Avendo detto questo
02:37abbiamo detto molto, ma non abbiamo detto ancora l'essenziale. La società non è mai
02:43completamente bloccata, ferma, la società si evolve, quindi non è certamente un principio
02:49giuridico di proprietà privata che può fermarla. Come si formano le classi sociali? Il capitalista
02:56borghese, come sorge sul piano dell'esperienza storica? E non solo come sorge, ma come evolve?
03:06È sufficiente considerare il capitalista semplicemente come l'amministratore dei propri capitali? E fino
03:15a quando riesce il capitalista ad amministrare da sé, direttamente, in prima persona, i propri capitali?
03:25non solo, dobbiamo anche domandarci, e questa è una domanda che riguarda proprio la formazione
03:32storica dello spirito borghese, del capitalista borghese, del capitalismo in generale. Il capitalismo
03:39è certamente un sistema sociale con riverberi politici, economici, ovvi e anche di costume.
03:45Come nasce il capitalista? Questa è una domanda che i grandi elaboratori e teorici del capitalismo,
03:55in particolare Marx, Carlo Marx, autore di una famosa opera di riferimento, ancora oggi,
04:02chiamata Das Kapital, il capitale. Ebbene, non si sono mai, né Marx né Engels, si sono mai posti questa domanda.
04:09Anzi, Marx si è permesso di deridere l'idea che uno diventa capitalista col risparmio. Ne parlava,
04:18diciamo, con lo stesso disprezzo che si merita la leggenda di Cenerentola, la piccola ragazza
04:24povera, eccetera, che diventa ricca, eccetera. Parlava dal lago al milione, questa è una mitologia
04:32popolare, diceva, riteneva Marx, che non ha nessuna rilevanza dal punto di vista della spiegazione
04:41dell'origine del capitale. Certamente c'è tutta una corrente di pensatori che fanno parte
04:48della tradizione filosofica settecentesca, in particolare da Rousseau a Proudhon, che considerano
04:54la proprietà come un furto. Sta di fatto, sta di fatto. Ci sono alcuni individui che hanno
05:00delle proprietà che sanno mantenere da creare e altri che, in qualche modo, hanno, come dice
05:06la saggezza popolare, hanno le mani bucate. Ma abbiamo però una teoria sul sorgere del
05:14capitalismo e io mi permetterò di richiamarla molto brevemente in maniera sommaria e forse
05:20anche un po' semplicistica, ed è una teoria legata al nome di un grande sociologo tedesco,
05:28Max Weber, di Erfurt, e Max Weber, non contro le teorie del capitale, non contro le teorie
05:38marxiste, come a volte si dice in maniera molto grossolana e se mi è consentito anche un po'
05:45superficiale, un po' giornalistica. Ma al contrario, integrando le lacune del pensiero marxiano,
05:56in questo caso uso l'aggettivo marxiano e non marxista per distinguere quella che è l'opera,
06:01cioè il pensiero di Marx come pensatore, da quelle che invece sono i movimenti politici
06:06che poi da lui e dalla sua opera hanno preso ispirazione e che qualche volta, sì, sono stati
06:13coerenti con l'insegnamento del marxismo, qualche volta hanno anche tradito, come sempre
06:18succede, l'insegnamento del maestro. Si sa che i maestri di regola sono regolarmente massacrati
06:26dai discepoli. Ora, rispetto al marxismo che dismette, non si occupa del problema, Max Weber
06:33si pone seriamente il problema dell'origine, dello spirito del capitalismo e della realtÃ
06:41capitalistica. In un'opera pubblicata nei primi anni del Novecento, in realtà non è
06:45neppure un'opera, è un saggio. Il saggio è intitolato, e il titolo va richiamato perché
06:49è interessante, l'etica protestante e lo spirito del capitalismo. In tutta la tradizione
06:59marxiana che marxistica, per mantenere questa doppia accezione che mi sembra utile, si è
07:08sempre pensato che l'essere fosse determinante rispetto al pensare, vale a dire che la struttura
07:18economica degli interessi in qualche modo generasse, determinasse, se non proprio in maniera causalistica,
07:27immediata, almeno condizionasse tutte le creazioni letterarie, religiose, ideologiche, politiche
07:37e così via. Quindi per il marxismo ortodosso c'è un prius che è dato dagli interessi economici,
07:44la struttura economica e tutto il resto, tutta l'impalcatura ideologico, religiosa, politologica
07:50eccetera, è un derivato, è un post, è qualcosa che deriva da questo prius fondamentale.
07:59È incredibile a dirsi, Max Weber, senza intenzioni polemiche di scuola, rovescia questa impostazione.
08:08Per Max Weber non solo il capitalismo come sistema sociale non nasce in maniera esclusiva
08:18dalla sua base economica, al contrario, è lo spirito dell'etica protestante che crea
08:27lo spirito del capitalismo. In che senso? L'etica protestante in quanto etica vissuta
08:33da luogo a una pratica di vita che può spiegare la formazione della classe capitalistica.
08:42e in qualche modo ci fa anche comprendere l'emergere di questa figura storica originale
08:50che è appunto il capitalista come amministratore dei propri imparati.
08:55In che modo? E qui c'è uno straordinario discorso che va richiamato attentamente.
09:02Di regola il discorso sull'etica, sulle varie teologie morali, era un discorso fatto in termini
09:13di analisi dei testi. Vale a dire che era un discorso filologico e filosofico testuale
09:21che non usciva dai testi e che saggiava in qualche modo, cercava di provare la coerenza
09:27fra le varie definizioni del comportamento morale. La novità , direi che l'originalitÃ
09:36di Max Weber consiste in questo. Max Weber non fa opera di teologo, di storico della teologia,
09:46dei vari sistemi di etica e in questo caso dell'etica protestante. Non si interessa in altre parole,
09:53non solleva il problema di quale etica sia più valida rispetto ad altre. Non fa in altre parole
10:00un discorso teorico sulle regole collegate con determinati sistemi etici, ma al contrario
10:07si interroga, studia, esplora come è vissuta l'etica teorica. In altre parole non si interessa
10:15delle varie dispute di scuola, fra le varie etiche. Cerca al contrario di comprendere non l'etica
10:23come sistema teoretico astratto, ma al contrario come è vissuta l'etica e allora si interessa
10:31come vivevano, si domanda, come vivevano i protestanti. Nelle varie sette protestanti,
10:38dai luterani e soprattutto dai calvinisti, calvinisti di Ginevra, calvino, ma poi le varie
10:45sette e chiese protestanti, a quella anglicana, ai metodisti, ai presbiteriani, agli unitariani,
10:53fino ai battisti e così via. Questo è molto straordinario. Allora Max Weber non studia i testi
11:01di etica, filosofica, morale, ma studia al contrario i libri di devozione, come da noi
11:08potrebbe essere il giovane provveduto, il giovane cattolico provveduto. In queste cose
11:12i libri di Baxter, cioè il Christian Directory, cioè come in fondo il buon cristiano si comporta.
11:18E come si comporta? Qui c'è la grande novità . Il buon protestante, il buon cristiano si comporta
11:27adottando un metodo di vita che è una vita appunto metodica. La sua vita si svolge in
11:34maniera metodica, tutti i giorni al lavoro, tutti i giorni in fabbrica, tutti i giorni in ufficio.
11:38E questa vita metodica è la vita santa, è la vita mondana sì, ma ascetica. Non solo,
11:47attraverso questa vita metodica, lavorando in defessamento giorno per giorno, evidentemente
11:53ci sono dei frutti di questo lavoro, ci sono dei profitti. Cosa ne fa di questi profitti?
11:59E qui c'è indubbiamente una splendida comparazione anche che ci riguarda da vicino, riguarda l'Italia
12:06rinascimentale e post rinascimentale, perché non dobbiamo dimenticare che una delle prime banche
12:12in Europa è il Banco dai Medici, che prestava denaro ai re, al re di Francia in particolare,
12:18e ad altri potenti del giorno. Noi abbiamo in realtà i primi esempi di capitalismo familiare,
12:26sia pure come è normale che sia, hanno luogo in Italia, ma con i frutti del capitalismo,
12:34i profitti, cosa si fa in Italia? Grandi opere d'arte, gli stessi cardinali, la chiesa,
12:40Piladeste, la Sistina, magnifico, sprendido. Ma invece il protestante asceta, caratterizzato
12:50dalla vita metodica, dalla vita santa, non si consente questi comportamenti edonistici,
12:57sia pure in chiave artistica, reinveste, reinveste continuamente. Perché? Perché solo così
13:04sarà sempre più ricco e più rispettato nella comunità e avrà la certezza della salvezza
13:09nell'altro mondo, la famosa certitudo salutis, che angosciava il buon calvinista, il buon protestante
13:19in generale. E quindi investe, reinveste, lavora, pensa così di andare in paradiso e in realtÃ
13:27da luogo crea le più grandi banche svizzere, crea il capitalismo, nella sua forma straordinaria,
13:36originale, primigenia. Il capitalismo come accumulo di capitale, grande accumulazione.
13:45E questa accumulazione, sempre investita, che cosa ci dice? Ci dice che ci sono due modi
13:51per far denaro nel sistema capitalistico generale. Due modi che vanno nettamente distinti e che
13:58io mi permetto di, in qualche modo, di richiamare. Prima ancora di entrare a parlare poi della
14:07grande separazione fra l'amministrazione diretta del capitalista rispetto ai propri capitali
14:13e invece l'apporto dei dirigenti industriali di professione, che non sono più proprietari
14:21del capitale, ma lo amministrano sotto la guida più o meno oculata, più o meno attenta
14:28del capitalista. Bisogna distinguere fra reddito o comunque profitto, ma chiamiamolo reddito
14:38è meglio, cioè denaro che proviene dalla rendita agraria rispetto al profitto che proviene
14:48dalle operazioni capitalistiche. La rendita agraria è indubbiamente generatrice di profitti,
14:57ma il grande proprietario di vasti appezzamenti di terreno, il proprietario agrario, non ha da
15:03fare molto, non ha a fare nulla spesso, deve semplicemente stare tranquillo, seduto, aspettare
15:09che i suoi terreni si valorizzino. Si pensi per esempio, faccio un esempio, mi scuso, forse
15:16sarà ritenuto banale, essere un demagogico, ma si pensi per esempio a coloro, alle grandi
15:21famiglie, al grande casato romano che avevano e hanno tutt'ora, alle porte di Roma, prati
15:28immensi, tenute. Queste tenute con l'espansione di Roma che diventa metropoli, che cosa sono?
15:37Cosa diventano? Sono terreni da prato da coltivare in maniera estensiva per i pascoli, eccetera,
15:46che diventano nel giro in fondo di pochi anni o di pochi decenni terreni edificabili.
15:53quindi il loro valore aumenta di 10, 100, 1000 volte. Il proprietario cosa ha fatto? Niente,
16:01è rimasto lì tranquillo. Direi che ha una posizione, non voglio esagerare, ma direi
16:06sostanzialmente parassitaria, ma è una posizione che solo aspettando da modo di accumulare fondi
16:15favolosi. E non è necessariamente speculazione, anche se poi su queste sovravalutazioni dei
16:23terreni si innestano naturalmente gli speculatori, che tra tutta la speculazione edilizia, che
16:27soprattutto a Roma o non solo a Roma conosciamo molto bene, e questo vale anche per Londra,
16:31vale per New York, vale per tutte le metropoli del mondo. Questa è la rendita. Un modo statico
16:38è passivo di, in qualche modo, far emergere un plus valore senza alcuna diretta, diciamo così,
16:50opera di intervento da parte del proprietario. Altro discorso va fatto e sarebbe demagogico
16:57non farlo per il profitto industriale. L'industriale, cioè il capitalista proprietario di capitali,
17:05investe queste capitali in operazioni non parassitarie, non di pura attesa, ma in operazioni
17:11produttive dirette. In che modo? Combinando i tre fattori fondamentali della produzione
17:19capitalistica. Primo, lavoro, terra, capitale. I capitali ci vogliono, la terra è la materia
17:29prima e poi ci vuole la mano d'opera subordinata. Bisogna, diciamo, combinare, mettere in rapporto
17:37questi tre fattori nel modo migliore possibile. Qual è il modo migliore possibile? È molto
17:41semplice, il più economico. Cercando di comprare la materia prima al prezzo più basso, cercando
17:48di usare i propri capitali nella maniera più oculata, più attenta, a volte semplicemente
17:56più fortunata e poi chiamando al lavoro la mano d'opera subordinata. È così che comincia
18:04il capitalismo. Il capitalismo, la famosa rivoluzione industriale che ha luogo prima in Inghilterra,
18:09in Francia, molto più tardi in Italia e poi in Germania. In Germania e in Italia più o meno
18:14hanno lo stesso momento cronologico di sviluppo, però poi la Germania è molto più ampia per
18:19varie ragioni che si potrebbero poi in seguito determinare. Ecco, in fondo questo movimento
18:26ha luogo, questo sviluppo, questa rivoluzione industriale ha luogo in un primo momento attraverso
18:32l'indebitamento dei vecchi artigiani che non ce la fanno più a pagare i loro affitti, a pagare
18:37gli strumenti, anche se elementari, del loro lavoro, il trespolo, il martello, la forgia, eccetera.
18:43E non riescono più a comprare la materia prima, sono indebitati, sono nelle mani dei loro
18:50prestatori di denaro e allora chiamiamoli pure usurai se si vuole. E allora sono obbligati
18:58questi ex artigiani a diventare operai. Vale a dire non hanno più il controllo dei loro
19:09mezzi di lavoro, i loro strumenti di lavoro e non hanno più il controllo, il fondo del loro
19:15ambiente di lavoro, del loro cubicolo, della loro botteguccia, la bottega artigiana, eccetera.
19:20Cosa diventano? Diventano i primi operai nei grandi capannoni. Hanno perduto il controllo legale
19:28del loro lavoro, dei loro movimenti, degli strumenti di lavoro. Hanno perduto anche la capacità di procurarsi
19:34della materia prima, ma hanno sempre la libertà dei loro movimenti sotto l'autorità del
19:40più anziano, il capo operaio, una specie di capoccia e continuano a lavorare come sempre
19:45lavoravano. Fino a quando? Un momento. Fino a quando non arriva l'organizzazione scientifica
19:51del lavoro. Allora il capannone degli ex artigiani diventa una vera e propria fabbrica, un più
19:58reparti e l'artigiano, l'ex artigiano diventa un operaio. Allora noi chi abbiamo accanto
20:04al capo di capitalista non ce la fa più da solo, deve chiamare quelli che hanno studiato
20:08organizzazione industriale negli istituti politecnici. Arrivano gli specialisti della produzione industriale
20:17e quindi si ha il divorzio, la separazione fra proprietà giuridica, il vecchio capitalista
20:23e controllo funzionale delle operazioni industriali, perché non c'è niente da fare. Il capitalista
20:29di per sé potrebbe certamente, anzi di regola, ha ancora la proprietà giuridica della maggioranza
20:38se non della totalità del capitale investito, ma non ha le condizioni tecniche per intervenire
20:45a controllare la produzione e fare le consegne dei prodotti in tempo utile e studiare il
20:51mercato e così via. Lo stesso ampliamento delle operazioni, dovuto al fatto che il mercato
20:58si allarga, diventa un mercato impersonale tendenzialmente mondiale, già nella seconda
21:04o terza fase di sviluppo del capitalismo, rende necessaria l'assunzione in fabbrica degli
21:10specialisti dei dirigenti industriali di professioni, i professionisti della direzione industriale.
21:17Sono loro, gli ingegneri sono. Gli ingegneri arrivano e organizzano la produzione, cominciano
21:24a cronometrare le operazioni produttive, organizzano il lavoro a catena, per cui ogni operazione
21:32produttiva viene scomposta nelle sue componenti. Ogni componente va da pochi secondi a qualche minuto
21:39e comincia così il famoso lavoro a catena. Charlie Chaplin, Charlot, ha reso famoso questo
21:47lavoro a catena, sia pure che ha una caricatura piuttosto atroce nel famoso film Tempi moderni.
21:55È il film in cui si ha una estremizzazione parodistica, però non priva di sale del lavoro
22:03a catena. Cominciano dei grandi problemi per la mano d'opera impiegata, subalterna, perché
22:13l'operaio non è più come il vecchio artigiano che lavorava a ciclo completo e vedeva quindi
22:19il nesso tra il proprio sforzo di lavoro e l'opera compiuta, il risultato. L'operaio
22:26fa una piccola operazione di pochi minuti, ripetitiva, monotona, stancante, perché poi
22:39non vede il risultato finale, non sa manco cosa sia il risultato finale. Quindi nascono
22:45i problemi dell'alienazione operaia, che non è più soltanto uno sfruttamento di forza
22:51muscolare. Diventa anche lo sfruttamento più penetrante, forse più doloroso, della
22:59psiche individuale, la monotonia che in qualche modo spersonalizza il cervello, lo sforzo fatto
23:10e complica lo sfruttamento in maniera tale che molti lavori diventano nocivi per la salute,
23:18in maniera tale che l'operaio perde interesse addirittura per quelle che sono le mete vitali
23:24più ampie. Nel frattempo c'è un controllo funzionale nelle mani dei dirigenti tecnici
23:32e quindi noi abbiamo una vera e propria frantumazione delle funzioni del capitalista. Non dimentichiamo
23:38questo punto molto interessante. Il capitalista per un verso ampliando le sue operazioni ha
23:47bisogno degli ingegneri e dopo gli ingegneri ha bisogno di altri specialisti, perché la
23:54produzione di massa ha bisogno di uno sfogo, di un esito, di un mercato di massa, quindi
24:01di un consumo di massa e allora chi arriva? Il capitalista non ha più tutto il potere,
24:08ce l'hanno in una prima fase gli ingegneri, poi in una seconda fase ce l'hanno gli specialisti
24:15del mercato, il direttore alle vendite e poi ci sono i problemi degli scioperi, delle reazioni
24:21operaie che Marx non aveva previsto, che non aveva previsto i sindacati e allora abbiamo
24:26naturalmente le direzioni del personale, ma poi ampliando le operazioni produttive del
24:32capitalismo noi chi abbiamo per ultimo come figura che ha il quadro completo e quindi nuovo
24:38uomo o donna di potere? Il controllore fiscale. Noi sappiamo che spesso questi controllori non
24:46controllano molto, non controllano bene, a volte sono persone che dovrebbero essere indipendenti
24:53dalla direzione aziendale invece ne fanno parte, lasciamo stare, però l'auditore,
24:58l'auditore, cioè il controllore fiscale è colui che ha più potere oggi proprio perché
25:03almeno teoricamente dovrebbe avere una visione panoramica globale dell'operazione produttiva
25:09e intanto nasce con questo sviluppo, prima ancora di parlare della suddivisione della classe
25:16operaia e continuiamo a spendere ancora una parola sulla suddivisione, sulla frantumazione
25:21del nucleo proprietario capitalismo nasce che cosa? Nasce ciò che Marx, né Marx né
25:26Engels né pure Engels avevano previsto, nasce la società per azioni. Anche qui ho detto
25:33prima che i primi esempi di capitalismo hanno luogo in Italia col Banco dei Medici a Firenze,
25:39ebbene la prima forma, primo tipo storico, esempio storico si può dire, di società per
25:46un'operazione a luogo a Venezia, durante gli anni della prosperità veneziana dalla Repubblica
25:53serenissima che naturalmente intesseva proprio in maniera laboriosa rapporti con l'Oriente
26:03e con lo scambio di prodotti, spezie orientali rari in Europa e d'altra parte prodotti veneziani
26:11italiani, riusciva ed era riuscita storicamente a creare una straordinaria per sé opulenza,
26:19aveva raggiunto come Repubblica serenissima, sposata al mare, aveva raggiunto una grande
26:25potenza che doveva venire alla fine soltanto attraverso le mene e le operazioni più o meno
26:33chiare di Napoleone, la caduta di Venezia, allora si ebbe col trattato di Campoformio.
26:39Ora, i Veneti con grande accortezza si rendevano perfettamente conto che mandando le navi in
26:48Oriente potrebbero andare bene e andare male, cosa fanno? Fanno il famoso patto di colleganza,
26:54in altre parole, per ogni nave mandata in Oriente con prodotti veneziani, italiani, lombardi,
27:00per portare indietro invece oro, spezie di vario tipo e così via, tipicamente orientali,
27:07questa nave invece di essere posseduta da un solo capitalista proprietario, la proprietÃ
27:13della nave viene suddivisa pro quota fra diversi azionisti, in modo che se tutto va bene i profitti
27:22vengono suddivisi pro quota fra i vari azionisti comproprietari, se invece opera via dei corsari,
27:30o per via del cattivo tempo, i figli bustieri di mare e pirati, le cose vanno male, e allora
27:35anche il danno viene suddiviso in parte uguale pro quota tra coloro che avevano sottoscritto
27:42l'impresa. Questo è il primo esempio di società per azioni. Il capitalista a un certo punto,
27:49quando il capitalista proprietario si rende conto che ormai, anzi proprio per il suo successo,
27:56le operazioni produttive sono molto ampie, ha dovuto assumere gli ingegneri, ha dovuto
28:01assumere i dirigenti del personale, ha dovuto assumere anche i dirigenti del marketing, cioè
28:06di coloro che attraverso le campagne pubblicitarie non aspettano il mercato, ma lo creano il
28:12mercato per i propri prodotti e anche per battere la concorrenza. E infine ha dovuto naturalmente
28:18sottoporre le sue operazioni all'esame dei controllori fiscali, di regola sarebbe meglio
28:24fossero esterno. Ecco, questo è evidentemente avvenuto, ha dovuto fare queste varie cose,
28:31ma nello stesso tempo non è più. Ha cambiato completamente la propria fisionomia, non è più
28:39il capitalismo delle origini, il capitalismo familiare o dinastico, cioè il capitalismo
28:46di una singola famiglia. E perché? Intanto il capitalista che ha avuto l'idea originaria
28:51per la costruzione dell'impresa evidentemente non ce la fa a seguire tecnicamente tutte le
28:57operazioni produttive e quelle di mercato. Non solo, ma gli stessi eredi, i figli e le
29:02figlie non sempre, insieme con l'eredità delle azioni e diciamo pure anche del denaro
29:09e dei capitali, avuti in eredità o avuti in donazione dal genitore fondatore della grande
29:15impresa, non sempre ereditano anche la capacità , le qualità imprenditoriali che sono fondamentali.
29:24E allora noi abbiamo questa grande crisi che l'Italia sta sperimentando in parte, in parte
29:30già sperimentato e superato, ma sta ancora oggi sperimentando, soprattutto per le imprese
29:34piccole e medie, questa grande crisi che significa il trapasso da un capitalismo ristretto, familiare,
29:42che va molto bene perché è un capitalismo che nelle prime fasi è più mobile, ha una
29:47mano d'opera più malleabile, soprattutto perché si conoscono tutti tra loro, ha un radicamento
29:52nella comunità che naturalmente è riconoscente all'impresa capitalistica perché dà lavoro,
29:57da reddito e così via e magari costruisce qualche asilo e magari costruisce anche in
30:03nome del fondatore qualche ospedale, va bene. Tutto questo però a un certo punto di fronte
30:09al successo, si può dire che il capitalismo familiare, dinastico è vittima del suo successo,
30:15deve espandersi e per espandersi, per non cedere alla concorrenza ha bisogno naturalmente di specialisti
30:24che non appartengono più alla famiglia. Noi abbiamo quindi praticamente una frantumazione
30:32del nucleo capitalistico originario, stiamo allontanandoci da un'idea di impresa e di
30:41capitalismo puramente giuridica, stiamo avvicinandoci a un modello funzionale. Io non voglio a questo
30:47punto parlare, e sarebbe un discorso troppo lungo, degli ultimi sviluppi del sistema capitalista
30:56avanzato dal punto di vista globale e internazionale. Mi limito solo a dire, direi a fare un'osservazione,
31:04la famosa globalizzazione di cui tanto si parla è semplicemente il prodotto, la risultante
31:11di una tendenza naturale del capitalismo a espandersi, perché o si espande oppure cessano
31:21i cespiti, cadono i profitti, cadendo i profitti cade la fiducia delle banche, cadendo la fiducia
31:28delle banche si chiede al capitalista proprietario originale il rientro per i prestiti e c'è la
31:35crisi, addirittura qualche volta c'è il crack, c'è il fallimento. A differenza del mondo
31:43feudale, a differenza del mondo artigianale, nel mondo capitalistico avanzato c'è forse
31:51una sola regola etica ed è il fallimento per chi non ce la fa, si va fuori mercato. Addirittura
31:59un economista celebre, Schumpeter, austriaco poi americanizzato, diventato cittadino americano,
32:06Joseph Schumpeter diceva che il vero capitalista deve credere nella distruzione creativa, in
32:14altre parole, non deve aspettare che il mercato gli venga a chiedere il prodotto, è lui che
32:19deve inventarsi il mercato, deve in qualche modo far opera di previsione sulle esigenze non
32:26ancora esplicite e deve addirittura creare queste esigenze attraverso un dinamismo che
32:35non tutti hanno e che spesso gli stessi capitalisti, soprattutto a una certa età , semplicemente
32:43non possono più avere. Quindi il capitalismo dal punto di vista dei capitalisti ha subito
32:50un'evoluzione straordinariamente importante, un'evoluzione che ne ha fatto da un'impresa
32:57familiare, un'impresa pubblica, privata intendiamoci, con apporti di capitali privati e quindi non
33:04è più soltanto da considerarsi come una piccola impresa familiare, anche quando reca sempre il
33:11nome della famiglia originario, per carità , ma invece diventa una vera e propria struttura
33:19sociale che ha importantissimi riverberi dal punto di vista collettivo. E qui, se mi è permesso,
33:29sollevo soltanto una piccola notazione circa la contradditorietà di questa impresa, in particolare
33:36dell'impresa multinazionale che lavora in termini di globalizzazione. Queste imprese
33:41sono enormi, sono presenti in tutto il mondo, hanno quindi una funzione pubblica, una funzione
33:47che ovviamente ha anche dei riverberi politici, eppure la loro fonte di legittimità è soltanto
33:57il profitto distribuito ai propri azionisti. Non solo, la concezione ancora prevalente nelle
34:04leggi vigente di queste grandi imprese globali, multinazionali, è ancora una concezione che
34:11vede, scorge nell'impresa, anche globale, anche multinazionale, che cosa? Soltanto un
34:18domicilio privato. Quindi abbiamo una contraddizione tra un domicilio privato con funzioni pubbliche
34:24e una legge che non riesce a cogliere il momento pubblico di questi domicili privati. Qui abbiamo
34:32in realtà , in corrispondenza con l'evoluzione della classe capitalistica, diciamo, del capitalista
34:41proprietario, originario. Abbiamo però una bella suddivisione, frantumazione, specializzazione
34:47della classe operaia. Noi spesso parliamo di classe operaia, così, in senso generico, gli
34:54operai. Oggi bisogna essere particolarmente cauti. Probabilmente le famose tute blu, gli
35:05operai, una volta, gli operai che noi in fondo, perché i nostri schemi mentali evolvono più
35:11lentamente delle situazioni oggettive, come abbiamo già detto l'altra volta, gli operai
35:15che in fondo noi consideriamo ancora vestiti in un certo modo, che avanzano nei cortei, eccetera,
35:20stiamo attenti. Si sono avute delle grandi modificazioni, delle trasformazioni interne
35:27della classe operaia, perché la stessa evoluzione tecnologica del sistema produttivo, che cosa
35:36ha creato? Ha frantumato l'idea vecchia di operaio e ha creato una quantità di mansioni
35:42specialistiche, per cui noi non abbiamo più l'operaio generico. Noi abbiamo l'operaio specializzato,
35:50l'operaio provetto, l'operaio qualificato e poi anche naturalmente l'operaio comune
35:56è in fondo il manovale. Però abbiamo tutta una frastagliata stratificazione all'interno
36:05della classe operaia. Ecco, io mi limiterei di fronte a questa frastagliata situazione
36:13della classe operaia, questa struttura diversificata, mi limiterei proprio semplicemente a richiamare
36:22un aspetto sociologicamente rilevante. I sindacati, vale a dire quel contropotere che Marx non ha
36:32avuto modo storicamente di rilevare il contropotere sindacale basato fondamentalmente sulle varie
36:43categorie siderurgici, metalmeccanici, impiegati, serie A, B, C e così via. Purtroppo questa
36:51struttura sindacale non rispecchia più, o meglio, non sempre ha seguito passo passo e ha
36:57rispecchiato fedelmente questa frantumazione, o meglio, questa specializzazione della classe
37:03operaia, di modo che non ha più potuto difendere in maniera effettiva dei gruppi operai che non
37:09rispondevano più alle vecchie categorie. Da questo punto di vista bisogna dire che noi
37:17siamo in presenza di un grave problema, c'è uno scarto, uno scarto anche crescente fra
37:26la classe operaia subalterna, nelle sue varie determinazioni, qui ne abbiamo richiamate
37:32quelle generiche più evidenti, e strumenti di difesa. Ma siamo anche di fronte ad un altro
37:41aspetto che di tanto in tanto, anche nella cronaca dei giornali, crea sconcerto all'opinione
37:52pubblica, per esempio. Come mai? Un piccolo gruppo di operai, sono chiamati così genericamente,
38:00a parte invece le specializzazioni a cui sono addetti e che dovrebbero avere invece una determinazione
38:07anche terminologica molto più appropriata. Come mai però un piccolo gruppo di operai,
38:1230, 40, 15 controllori di volo, come mai possono bloccare l'attività di migliaia e migliaia
38:26di persone, bloccare interi aeroporti, stazioni, fabbriche, avere un riverbero dal punto di vista
38:35soprattutto dei consumatori, dei viaggiatori e così via, enorme. Come mai? Questo è il
38:41punto delicato. L'evoluzione del processo tecnologico produttivo ha portato a una situazione
38:49sempre più parcellizzata dal punto di vista delle singole produzioni e ha nello stesso tempo
38:56portato a delle mansioni sempre più specialistiche, per cui un piccolo gruppo di addetti a certe
39:03operazioni nevralgiche hanno nei loro atteggiamenti, penso anche, non so, a quelli che potrebbero
39:09essere i tramvieri di Milano, faccio per dire, hanno nei loro atteggiamenti, pur essendo il
39:16loro numero ridotto, possono avere con i loro atteggiamenti di protesta, di sciopero, sciopero
39:24selvaggio come si dice, in realtà ogni sciopero è una protesta ed è un atto di autodifesa,
39:30possono avere conseguenze incalcolabili su tutta una popolazione cittadina, su tutta
39:36addirittura la popolazione di una nazione e oggi legati come siamo all'insieme dell'Europa
39:43addirittura su scala continentale. Noi da questo punto di vista dobbiamo riconoscere
39:49che la sociologia deve procedere con le sue ricerche e in qualche modo approfondire molti
39:57di questi temi, ma questo lo faremo nelle prossime lezioni e intanto chi voglia avere
40:02approfondimenti in materia pregherei di cliccare, è vero, il sito internet.
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