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  • 5 giorni fa
Sociologia generale - Lez 09 - Dal gruppo alla classe (Franco Ferrarotti)
Trascrizione
00:03Salve, eccoci dunque giunti alla nostra nona lezione di questo corso. Il tema di questa
00:12nona lezione è particolarmente impegnativo perché è un tema cruciale della riflessione
00:20sociologica in quanto finalmente al di là e oltre le considerazioni che qualcuno potrebbe
00:28anche chiamare divagazioni metodologiche, entra dentro, entra direi ad occuparsi e a investire
00:38la polpa, la sostanza della società. La volta scorsa abbiamo parlato del gruppo, i vari gruppi
00:49e addirittura qualche sociologo rispettabile nordamericano a suo tempo aveva proposto che
00:57il nome di sociologia fosse mutato in quello di gruppologia perché la scienza si riteneva
01:05della società e in fondo la scienza che studia il nodo, la realtà germinale di ogni società,
01:15vale a dire il gruppo, il gruppo umano. Devo dire che questa idea è stata giustamente
01:21rifiutata perché il gruppo, i vari gruppi sono realtà troppo labili, occasionali, non si prestano
01:34veramente allo studio della società perché mancano di quella stabilità essenziale che è necessaria
01:44per studiare un dato oggetto. Il gruppo è troppo mobile, infatti abbiamo parlato di gruppi primari a faccia a faccia
01:52ma anche i gruppi secondari che sono quelli nei quali i membri non hanno un rapporto diretto
02:00ma passano attraverso un diaframma, cioè una sorta di organizzazione burocratica, ma anche i gruppi secondari
02:10e poi naturalmente gli altri gruppi aperti, chiusi, pubblici, segreti e così via
02:16sono ancora dotati, caratterizzati da una labilità che non consente uno studio prolungato e fondato
02:27su di essi per capire una società. E tuttavia bisognerebbe rendersi conto come mai quella proposta è stata fatta
02:35è stata fatta non a caso da un sociologo nordamericano perché proprio la società degli Stati Uniti
02:43la società americana è una società priva di passato storico rispetto a quella europea, per esempio priva
02:51tanto per parlare chiaro della grande eredità medievale, quindi priva della esperienza del feudalesimo
03:01che era una grande esperienza storica medievale però caratterizzata da una serie di livelli
03:08che in qualche modo partivano dal grande signore feudatario e poi attraverso i suoi rappresentanti
03:15i vassalli e queste a loro volta attraverso i loro valvassori e giù giù fino ai valvassini
03:22che costituivano l'insieme dell'impalcatura sociale. Il mondo americano, gli Stati Uniti
03:30sono una grande civiltà che non ha in questo senso un antefatto storico paragonabile a quello
03:39dell'Europa. È una società che nasce democratica, nasce sulla base della famosa costituzione approvata
03:48dai tredici stati fondatori a Filadelfia e nasce come una società aperta, una società
03:57in cui non ci sono livelli e differenziazioni storiche consolidate ma ci sono al contrario
04:06soltanto i gruppi in un loro turbinoso evolvere. Infatti ancora oggi la società americana, già
04:15lo diceva però Alexis de Tocqueville nella famosa opera della democrazia in America, già Tocqueville,
04:27questo aristocratico, diplomatico uomo politico francese notava come fin dalle origini la società
04:34americana era molto aperta e quindi portata ad essere una società di massa appiattita sullo stesso
04:43piano in cui si poneva il problema, che Tocqueville certamente ha avuto il grande merito di sottolineare,
04:52si poneva il problema del conformismo, vale a dire il problema del come salvare la originalità,
05:02se persino l'eccentricità del pensiero individuale. Non solo, ma notava Tocqueville che c'era molta
05:10attenzione all'opinione pubblica, perché in una società che dilaga in senso orizzontale è fondamentale
05:20essere come dire ritenuti persone di buona fede, ritenuti persone che in fondo tengono fede ai propri impegni,
05:28questo era soprattutto vero per il West, la grande esperienza della frontiera, quando non c'era né ufficio
05:34anagrafico, spesso non c'erano neppure gli uffici giudiziari, al più c'era uno sceriffo, un rappresentante
05:43delle forze di polizia, ma non sempre in grado di tenere l'ordine e allora la stretta di mano era
05:49fondamentale
05:50e purtroppo ciò che era anche fondamentale era naturalmente la pistola carica che si portava sempre al fianco,
05:58pronta a sparare secondo la legge del Wettel, farsi giustizia da sé. Ma non solo, c'è anche questo senso
06:07negli Stati Uniti di essere dei joiners, cioè di partecipare a qualunque situazione ci sia, si forma un gruppo
06:16e la gente si iscrive a questo gruppo. Ecco, allora si capisce perché in quella società la sociologia
06:22possa essere tramutata in gruppologia, ma in realtà come vedremo neppure in quella società è possibile
06:31limitarsi allo studio dei gruppi. In realtà dal gruppo bisogna passare a considerare la struttura di classe,
06:42cioè una società è costituita dai suoi membri, donne e uomini, giovani, vecchi, bambini, benissimo,
06:52ma una società poi si articola in una serie, oltre che nei suoi gruppi, i gruppi stessi fanno parte di
07:01strutture,
07:02di partizioni, di suddivisioni sociali più ampie, più stabili, che noi chiamiamo classi, sono le classi sociali.
07:11Dal gruppo quindi occorre passare alla classe e in effetti ogni società, qui si dice giustamente,
07:24mediamente sviluppata, evidentemente non una società, voglio dire primitiva, per esempio una società fra gli indios amazzonici,
07:33ma anche se anche fra i popoli, i gruppi umani, i cosiddetti primitivi, anche fra di loro c'è sempre
07:42in realtà
07:43o lo stregone o il sacerdote, in sostanza c'è sempre un'autorità in qualche modo.
07:49Tuttavia si tratta di formazioni sociali così, direi, elementari dal punto di vista proprio tecnico,
07:56per cui ogni posizione è intercambiabile con altri, quindi evidentemente non c'è una suddivisione particolarmente spinta,
08:04ma ogni società mediamente sviluppata si suddivide, a seconda della divisione del lavoro, in ceti, strati, classi.
08:12Noi stamani vorremmo soprattutto occuparci del concetto di classe e io proporrei di partire dal linguaggio,
08:21dal linguaggio quotidiano, perché noi certi autori, scrittori e scrittrici,
08:29scrittrici perché a parte Omero c'è anche la poetessa greca Saffo e così via, tutte le letterature,
08:36come mai noi consideriamo certi autori, certi scrittori, certe scrittrici come autori classici?
08:43Che cosa vuol dire questo aggettivo classico?
08:46Ma la prima spiegazione sarebbe che sono autori che hanno classe, ma cosa vuol dire che hanno classe?
08:54Sono autori che si occupano di temi e hanno scritto opere che vanno al di là del loro ambito storico,
09:06che hanno cioè una validità permanente per quasi tutte, almeno tendenzialmente, le epoche storiche a venire,
09:14per cui noi oggi ancora leggiamo con interesse, forse gli studenti che sono obbligati a mandare i canti a memoria
09:21non con così grande interesse, però noi studiamo ancora oggi e leggiamo Omero, l'Ilia dell'Ossia,
09:26leggiamo i canti di Leopardi, straordinari, basti pensare all'infinito,
09:32leggiamo cioè ancora autori che appunto chiamiamo classici e quindi sono autori che hanno classe,
09:39ma cosa vuol dire anche per esempio parlare di quando si dice tizio ha una gran classe,
09:47oppure quella, quella sì, quella è una signora di classe o addirittura un campione del gioco del pallone,
09:57del football, quello addirittura, no per carità, si danno che se io vi eri per fare dei nomi che mi
10:03vengono a mente,
10:04quello è addirittura un fuoriclasse. Primo punto da sottolineare, il concetto di classe presuppone e comporta
10:16un concetto e un criterio di eccellenza. Quindi la classe, quando si dice classe, struttura di classe,
10:25si dice anche, o in maniera implicita oppure in maniera esplicita, si dice anche che esiste un ordine
10:34sopra ordinato e una realtà sociale subordinata. C'è qualcuno che vale di più, altri che valgono di meno.
10:43E questo è vero storicamente per tutte le società che noi conosciamo.
10:49Per esempio la società romana, certamente la società romana classica, antica, era dominata dal Senato,
10:58infatti lo vediamo anche oggi nella città di Roma, SPQR, cioè Senatus Populusque Romanus.
11:07C'era il Senato, quelli che erano chiamati gli ottimati, cioè la elite, la creme, la creme de la creme,
11:15cioè il vertice sociale. E poi si scendeva attraverso l'ordine equestre e poi l'ordine mercantile,
11:21giù giù fino alla plebe. Addirittura dagli ottimati si scendeva fino ai cosiddetti capite censi,
11:30cioè coloro, quei cittadini, per carità, cittadini come tutti gli altri, però censiti solo pro capite.
11:37E poi più avanti, anche nell'epoca moderna, si parlerà di proletari, cioè di cittadini
11:43che non hanno altre proprietà, fuorché la propria prole. Per questo sono proletari.
11:51E poi più avanti, nell'evoluzione della società capitalistico-borghese,
11:55arriviamo anche ai sottoproletari, cioè a quella parte della cittadinanza
12:01che è totalmente emarginata, socialmente esclusa e che quindi non partecipa.
12:07anche se ne avrebbe il diritto, ma un diritto teorico non pratico, non partecipa
12:13alla vita della città in senso pieno. Quindi noi quando parliamo di classe,
12:22noi diciamo che si è passati dal gruppo più o meno ristretto alla classe relativamente stabile.
12:30Vale a dire, la classe sociale non indica più l'appartenenza a un gruppo labile,
12:39occasionale, variamente motivato, che può andare da un club sportivo
12:44a una determinazione di fascia d'età, giovani, meno giovani, così via.
12:50Quando io parlo di classe, parlo di un'appartenenza relativamente stabile.
12:55che cosa significa? Qui abbiamo qualche difficoltà, in effetti, perché abbiamo
13:03vari significati del termine classe. Quindi non dimentichiamo quanto abbiamo
13:10già cercato di stabilire, perché questo è fondamentale. La classe, per il solo fatto
13:16che indica una partizione della società, rimanda a un criterio di eccellenza.
13:22c'è chi ha più classe, c'è una classe in senso pieno e c'è chi ne ha meno,
13:28meno classe.
13:29Questo mi sembra fondamentale. Ma non bisogna fare confusioni, perché gli stessi elaboratori
13:35di questo concetto, che sono per quanto riguarda l'epoca moderna, sono soprattutto
13:40Carlo Marx e Federico Engels, nel famoso manifesto del Partito Comunista pubblicato a Bruxelles
13:47nel 1848, iniziano questo documento, che naturalmente ha fatto storia, se mi ha consentito
13:56con queste parole, che non sono esattamente da prendersi alla lettera, perché non sono
14:00illuminanti, anzi creano qualche confusione. Marx ed Engels aprono quindi il primo paragrafo
14:08del manifesto, affermando che la storia di tutte le società fin qui esistite è la storia
14:16di lotta delle classi. Libero e schiavo, patrizio e plebeo, signore e servo, maestro di bottega
14:28e giornaliero. In una parola, concludono Marx e Engels, oppressore e oppresso.
14:36E naturalmente con questo hanno coperto tutta la storia umana, ma hanno creato un'enorme
14:42confusione. Una sola osservazione è sufficiente per indicare come questa apertura, che è una
14:50squillo di tromba, non è neppure un'affermazione sociologica, è un invito alla lotta, vero?
14:57Oppressi contro oppressori, gli oppressori che schiacciano gli oppressi. Basterebbe ricordare
15:02che per esempio, in questo catalogo, libero e schiavo, il rapporto fra il cittadino libero
15:11e lo schiavo, al tempo di Aristotele e Platone in Grecia, ma anche a Roma, al tempo di Cicerone,
15:17era un rapporto di tipo ben diverso rispetto a quello che si è poi instaurato fra capitalista
15:25e lavoratore subordinato. Lo schiavo viveva nella casa del signore, del padrone, non solo.
15:33Lo schiavo, particolarmente attento, dirigente, intelligente, che dava prova, poteva venire
15:40dichiarato libero, cioè diventava un liberto, libertus, ed è rimasto famoso Tirone, che era
15:47il liberto di Cicerone. E così Patrizio Plebeo, masto di botteghe giornaliero, pensiamo, non so,
15:56pensiamo a Leonardo da Vinci, pensiamo a Michelangelo, agli inizi della loro carriera artistica,
16:03quando erano a dozzina, come si diceva, cioè erano degli apprendisti nella bottega del Verrocchio,
16:09in sostanza non era un rapporto di subordinazione scientificamente organizzata. Quindi questo elenco
16:18non va bene, anzi possiamo dire, e questo è il mio secondo punto, dopo il primo che concerne
16:25il termine classe come indice di criterio di eccellenza, quindi indice di supraordinazione
16:33o di subordinazione. Il secondo punto, che vorrei che fosse ritenuto bene, è che il concetto
16:40di classe in senso proprio è una creazione, è una elaborazione ed è anche una realtà sociale
16:48tipicamente moderna, tipica della società capitalistico-borghese. Per cui si può dire
16:57che in questa società vale una grande suddivisione della società stessa, in due grandi campi
17:07determinati da che cosa? Dal diritto di proprietà privata, per cui si è in un campo sovrastante
17:17a vario titolo evidentemente privilegiato, quando si è proprietari dei mezzi di produzione,
17:24mentre si fa parte di un altro campo sottostante, popolazione sottostante, popolazione lavoratrice,
17:32proletariato, sottoperariato, quando non si possiedono i mezzi di produzione, ma si è
17:38posseduti da questi mezzi di produzione. Che cosa significa questo? Significa la propria vita,
17:43gli orari di lavoro, l'ammontare del guadagno, stipendio, salario oppure pagamento per quindicina,
17:51dipendono non dal lavoro che faccio, ma dipendono in primo luogo da una volontà esterna, dalla
17:58volontà proprietaria dei mezzi di produzione, mentre io debbo in qualche modo accettare la
18:03disciplina del lavoro per procacciarmi i mezzi di sussistenza elementari.
18:10E quindi abbiamo in sostanza qui gli elementi che ci permettono di vedere i tre significati
18:19del termine di classe. Il primo, che è un significato puramente esterno, tassonomico, come si dice qui,
18:29classe come classificazione, statistica, è sempre il concetto di classe, ma è un concetto
18:36di classe molto vicino al concetto di gruppo, di cui abbiamo parlato nella lezione precedente.
18:43Vale a dire, io posso distinguere una popolazione, un universo quindi sociale, lo posso distinguere
18:51in base a che cosa? In base all'età, fasce d'età. Per esempio ci sono delle popolazioni
18:57in cui, e questo era il caso del Brasile fino a pochi anni fa, in cui la maggioranza della
19:02popolazione era al di sotto dei 25 anni, oppure ci sono delle popolazioni come quella italiana
19:07di oggi che tendono ad essere popolazioni anziane, in cui la longevità e la scarsa natalità
19:15evidentemente schiacciano questa popolazione e la spingono verso una età ormai, se non proprio
19:23anziana, molto matura. Oppure si possono anche fare delle altre classificazioni, una classificazione
19:30molto comune è quella per titoli di studio, calcolare quanti sono i laureati ogni cento,
19:37ogni mille abitanti in una data popolazione e misurare anche l'evasione dell'obbligo scolastico,
19:44e questo devo dire che il concetto di classe come classificazione statistica è un concetto
19:52utile, ma è un concetto, come dicono gli statistici, tassonomico, cioè quasi direi
20:00uno schedario che organizza i dati empirici, ma non è un concetto socialmente dirompente,
20:08non è un concetto politicamente acceso come quello normale di classe, quando diciamo
20:15classe, guardate che dire classe è quasi come dare uno squillo di tromba in sostanza, bisogna
20:22stare molto attenti, per noi sociologi è importante mantenere la massima freddezza.
20:27e passiamo allora al secondo significato del concetto di classe, vale a dire un concetto
20:37di classe che non è più semplicemente la descrizione esterna di certe qualità di una
20:43data popolazione, come può essere l'età, il titolo di studio, il luogo d'abitazione
20:48e così via, ma la classe è come comunanza di interessi materiali oggettivi, cioè accertabili,
20:59numericamente accertabili, quindi duri, non è più la simpatia per cui io faccio parte
21:04di un gruppo, di un altro gruppo, la casualità dell'accompagnarsi con gente che incontro che
21:09sono io al bar o al ristorante o al cinema, no, è qualche cosa diverso.
21:14Qui abbiamo una comunanza di interessi materiali, per cui la classe mi aiuta già a distinguere
21:24in una data popolazione chi è capitalista proprietario, chi è impiegato di ABC oppure chi è dirigente
21:34industriale, chi è invece proletario nel senso di essere un operaio subordinato o un operaio
21:41subordinato e così via. Stiamo attenti perché qui bisogna, quando parlo di proprietà dei mezzi
21:49di produzione non voglio significare la proprietà di un valore d'uso. Mi spiego, essere veramente
21:59un capitalista proprietario non significa essere proprietario del proprio appartamento, perché
22:06l'appartamento non è un mezzo di produzione, è un bene di consumo durevole, beh, durevole
22:11se c'è una buona manutenzione, perché si sa che gli appartamenti, a parte le imposte che
22:15li stanno flagellando, l'appartamento va tenuto in buon ordine e costa parecchio, da riscaldamento
22:21agli infissi, le finestre, le imposte e così via, le porte e poi la ripittura, vero, anche
22:27a fini igienici delle varie stanze. Essere proprietario di un appartamento non significa
22:34per niente essere un capitalista, significa semplicemente poter disporre, come della propria
22:38automobili e così via, poter disporre di un bene di consumo relativamente durevole. Essere
22:46proprio capitalisti proprietari vuol dire avere le proprietà in toto oppure in parte di strumenti,
22:54mezzi, mezzi di produzione che producono valore, plus valore e plus lavoro, in altre
23:02parole significa poter avere un reddito non da lavoro diretto, anche se fare il capitalista
23:09lo vedremo, è tutt'altro che semplice, non da lavoro materiale, da impegno secondo un
23:15certo orario, eccetera, della persona singola, del lavoratore interessato, ma significa avere
23:21il diritto, cioè il diritto di proprietà, il titolo giuridico per lucrare su quelle che
23:29sono le risultanze della combinazione ottimale fra terra, lavoro, capitale, di cui parleremo
23:37più avanti. Allora noi arriviamo però a un terzo significato del termine classe. Questo è
23:50particolarmente vero oggi, questo terzo significato voi non lo troverete, non è possibile trovarlo
23:57nei classici o del socialismo o del marxismo o del liberalismo, non è possibile trovarlo
24:04né in Marx né in Karl Popper, non è questione di società aperta o società chiusa, di economia
24:09pianificata o di economia libera di mercato, no. Questo significato, terzo significato, cioè
24:17il significato del termine classe come condizione sociale e pratica di vita, è invece un concetto
24:25e un significato che sembra tipico della società moderna in cui stiamo vivendo, cioè di una società
24:34non più industriale nel senso della prima rivoluzione industriale, che si può dire durata
24:42fino alla seconda guerra mondiale per quanto riguarda l'Occidente. Ma invece, e questo
24:50significato è tipico di una società che oggi qualcuno chiama, io esito a chiamarla in questo
24:56termine perché è troppo facile in sostanza, ma chiama già società post-industriale. La mia
25:03esitazione è data dal fatto che, a mio giudizio, l'evoluzione storica delle società è un
25:11processo complesso che sarebbe troppo semplice definire ricorrendo a degli avverbi di tempo,
25:18pale o pre oppure post e così via, è troppo semplice. Però c'è qualche cosa di vero in
25:26questo. Le società industriali tecnicamente progredite di oggi, grosso modo le società
25:36del G7 o del G8, grosso modo alcune più e altre meno, sono ormai delle società che
25:43non rientrano più nello schema tradizionale degli economisti e cioè nel settore primario
25:48agricoltura e foreste, nel settore secondario manifatture e produzione sociale, nel terzo
25:56settore sviluppo del terziario. Ormai siamo nel terziario avanzato. Le società a cui si
26:03riferisce il termine classe come condizione sociale sono delle società in cui la demarcazione,
26:11cioè la separazione fra i vari gruppi sociali non può più essere descritta in termini di
26:19classismo classico, del classismo tradizionale. Ecco, uso classico in questo senso. Non è più
26:26possibile dire quello è un capitalista, questo invece è un proletario, quello è un impiegato.
26:33No, perché? Perché sono società che attraverso i grandi consumi collegati con la grande produzione
26:41produzione di massa, consumi di massa, stanno realizzando una società di massa, una cultura
26:50di massa tendenzialmente egualitaria. In altre parole, la signora classica, borghese, eccetera,
26:59quello che abbiamo detto è quella è una signora di classe, appunto, che non lavora, tutto a posto,
27:04vero? Che spende, io non vorrei sembrare adesso derogatorio, spregiativo, non è la mia
27:09intenzione, ma insomma, che spende gran parte del suo tempo facendo lo shopping, la spesa,
27:14spesa di lusso, una boutique, più che un supermercato, oppure dalla pettinatrice, è vero?
27:21Così, perché ha bisogno di essere, insomma, di una certa restaurazione costante, un processo
27:28di cosmesi, vero? Che dura poi praticamente tutta la vita, soprattutto dall'età matura in poi.
27:34Ecco, questa signora in fondo usa le stesse calze o lo stesso colonna, usa gli stessi
27:43vestiti della sua cameriera. Non c'è più la differenza di un tempo. Il consumo di massa
27:51ha unificato le classi sociali indipendentemente dal reddito. Una volta l'automobile, la famosa
27:59balilla a tre marce, negli anni 30, e chi poteva averla? Con grande velocità passava
28:06sugli stradoni, vero? Polverosi, perché l'intera battuta, ai 90 all'ora, beh, era qualche cosa
28:13di straordinario. Ma oggi, la Tipo, oggi, la Panda, oggi, la Micro, la Nissan, c'erano
28:20tutti. L'automobile non è più uno status symbol, è uno strumento di lavoro. Anzi,
28:28si noti bene, hanno bisogno dell'automobile, della locomozione propria, soprattutto coloro
28:34che sembrano essere socialmente esclusi, che abitano in periferia, perché proprio per venire
28:39a lavorare, portarsi sul luogo di lavoro, data l'inefficienza che noi speriamo solo temporanea,
28:46dei mezzi pubblici, devono avere il loro mezzo, la loro automobile, e se non un'automobile,
28:52la loro motocicletta, quantomeno il loro motorino, in modo da poter recarsi al luogo di lavoro
28:58in tempo preciso. Quindi, produzione di massa, ha voluto dire consumo di massa, cultura di massa
29:08e quindi tendenziale egualitarismo e sfaldamento delle differenze di classe, che una volta erano
29:17molto marcate. Dico questo perché è accaduto, per esempio, che ottimi scrittori, poeti interessanti,
29:25provocatori, con cui ho sempre polemizzato in maniera molto garbata, ne cito uno per tutti,
29:31Pierpaolo Pasolini, con cui ho avuto, e ne dà conto nei suoi scritti corsari, ho avuto
29:39belle polemiche, devo torno a dire gentili, qualche volta dure nella sostanza, ma sempre
29:46in maniera tutto sommato, in maniera molto precisa, ma sempre molto rispettosa, polemica
29:55rispettosa, proprio Pasolini, riteneva che ormai l'Italia, ma l'Europa, tutto il mondo capitalistico
30:01fosse vittima di quello che lui chiamava la omologazione culturale. Ora, io non voglio dire
30:10che Pasolini fosse uno scippatore di idee, come qualcuno ha detto, è certo che qualche volta
30:18era talmente rapido nella sua intelligenza che orecchiava, per esempio, questo concetto di
30:25omologazione lo prendeva, lo mutuava da un'antropologia culturale che lui poi, conoscendo
30:31pur molte cose, ottimo poeta, drammaturgo, cineasta, eccetera, non conosceva. Perché
30:38poi? Io più volte gli ho chiesto, come mai? Perché omologazione? Perché io, per esempio,
30:45a Rocca di Papa, dove c'era un albergo, forse c'è ancora, sulla piazza principale, con
30:51un balcone che dava sulla piazza. Io guardavo un tempo, una volta, guardavo questa piazza
30:57e vedevo i ragazzotti che giocavano a calcio balilla oppure al pallone, eccetera, e potevo
31:03dall'alto del balcone, potevo distinguere addirittura i loro mestieri, ecco, quello un
31:09panettiere, quell'altro fa il meccanico, quello lavora in campagna, dal modo in cui erano
31:14vestiti. Adesso no, sono tutti vestiti allo stesso modo, hanno tutta la tuta sportiva.
31:18e io gli dicevo, ma caro Pasolino, ma questo è un progresso, socialmente parlando. Quello
31:26che lei esprime è la nostalgia per un mondo ormai passato, per la civiltà contadina
31:34perduta. Lei dimentica che la famosa civiltà contadina era una grande esperienza poetica
31:39per i poeti come lei, che naturalmente nella loro stanzetta la contemplavano a distanza,
31:45non lavoravano nei campi. La civiltà contadina non merita alcuna lacrima, alcuna nostalgia.
31:53La maggior parte delle persone, dei contadini che lavoravano nei campi, con le mani, con
31:58le braccia, avevano lernia. La maggioranza delle persone avevano una dieta così elementare
32:04da sviluppare il gozzo oppure la pellagra. La civiltà contadina sembra una grande civiltà
32:13da ricordare con commozione per coloro che non ne facevano parte, per coloro che vivevano
32:20dei frutti del lavoro contadino, ma non sapevano che cos'era. In effetti, giorno per giorno,
32:27il lavoro contadino. Ora la risposta qual'era? La risposta era ma quello era un mondo in fondo
32:33più tranquillo. Ed è vero. Noi abbiamo scelto in maniera forse incauta. Le società odierne
32:43stanno scegliendo tutte, non solo la nostra società occidentale, europea o nordamericana,
32:51ma le società di tutto il mondo oggi, anche attraverso terribili scotimenti rivoluzionari,
32:58lotte di potere e di sangue, stanno in realtà cercando di ottenere un piano, un livello medio
33:06di benessere che si avvicini a quello delle società europee, occidentali e nordamericana.
33:15In realtà questa nostra civiltà ci dà molte cose. Evidentemente non ci consente più
33:23quella tranquillità che un tempo naturalmente conoscevamo, ma che era anche, diciamo pure,
33:30la tranquillità corrispondente a una stasi sociale assoluta in cui permanevano, anzi si
33:37approfondivano delle grandi, profonde differenze di classe, profonde differenze di reddito, differenze
33:47di istruzione, differenze di longevità aspettativa di vita e quindi differenze profondamente ingiuste
33:56e come tali neppur sostenibili. Ora noi dobbiamo da questo punto di vista considerare in modo nuovo
34:04il concetto di classe. Il concetto di classe nelle società più avanzate, tecnicamente progredite,
34:11che chiamiamo anche società di servizi e non più direttamente produttive, nel senso
34:19che sono società in cui ormai domina più che la produzione di merce, la produzione di
34:24flussi comunicativi, sono società dell'informazione, della comunicazione. Noi dobbiamo ricordare
34:31che in queste società ciò che conta, il nuovo criterio di differenziazione non è più
34:39la proprietà o la mancata proprietà dei mezzi di produzione, è qualcosa di più sottile,
34:45di legato direttamente agli individui ed è la cultura, la cognizione, la capacità di comprendere
34:57un testo scritto e riassumerlo e in qualche modo distillarne il significato. La nuova società
35:08che ci sta davanti, non è detto che noi già ci siamo arrivati completamente, la società
35:13poi che sto descrivendo come società del terziario avanzato, post-industriale, società
35:19dell'informazione è una società incipiente perché noi sappiamo come per esempio ancora
35:25in Italia ma anche in altri paesi europei esiste la piaga della disoccupazione, soprattutto
35:31giovanile, ma questo è un ma fondamentale. Noi abbiamo anche in maniera sempre più marcata
35:39un senso di egualitarismo fra gli individui quale che sia la loro origine familiare o sociale
35:49o geografica. La nostra società attuale si fonda sul movimento, sui grandi movimenti migratori
35:57ma anche sullo scambio fra le persone ed è una società che ci dà molto ma non è una società
36:04così semplice proprio per sua natura che in fondo noi possiamo incontrare chiunque,
36:10non ci sono più i vecchi segnali, una volta l'operaia rispetto alla signora la si vedeva
36:16subito, il capitalista andava in giro con il cappello a cilindro e allora era sempre in
36:20uniforme, non è più così. Noi oggi abbiamo una società in cui vale il criterio fondamentale
36:28della concorrenza interindividuale basata sulla competenza. La competenza non conta più il
36:36nome che si ha, ciò che si è, conta ciò che si sa fare, non da dove si viene ma
36:45dove
36:45invece uno riesce ad andare. Da questo punto di vista bisogna riconoscere che le nuove forme
36:53di sfruttamento non sono più quelle dell'ottocento o del novecento. Nel secolo ventunesimo il vero
37:02sfruttamento classista vale a dire la differenza tra le classi sovrastanti e quelle sottostanti
37:12andrà sempre più misurata in termini di conoscenza operativa. Noi in altre parole ci avviciniamo
37:21a un'epoca, e forse questa sarà la caratteristica del secolo ventunesimo in cui stiamo entrando,
37:29un'epoca storica in cui a differenza delle epoche precedenti noi avremo naturalmente ancora fra
37:38i vari gruppi, fra i vari individui delle marcate differenze, ma queste differenze avranno più a
37:44che fare con gli individui singoli e molto meno invece con i loro nomi e cognomi, con le loro
37:52provenienze. In che senso avranno a che fare queste differenze con la conoscenza effettiva,
38:00con la cultura di queste persone? E allora qui mi si conceda, terminando questa nostra nona lezione,
38:08di spendere una sola parola sul concetto di cultura. Noi ancora oggi purtroppo viviamo
38:16sulla base di un concetto di cultura classico, normativo, ho usato ancora una volta l'aggettivo
38:23classico, cioè un concetto di cultura che ha classe, che aveva classe, di ascendenza storica
38:29greco-romana, che ha fatto il suo tempo. La cultura ha fondamento normativo, la cultura
38:38per cui l'uomo, la donna di cultura sono membri di un gruppo minoritario privilegiato che si
38:46contrappone alla massa, se non degli analfabeti, degli incolti, alla massa delle persone che non
38:54sanno, questo concetto di cultura è finito, lo so, è ancora quello a cui noi facciamo riferimento,
39:00ma siamo in ritardo. Noi abbiamo bisogno di un profondo rinnovamento del concetto di cultura,
39:06cultura come insieme di valori e di esperienze collettivamente condivise e convissute.
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