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00:04Tutti i giorni, dalla mattina alla sera, Antonio scruta il mare dello stretto, tra Scilla e Cariddi.
00:14Sussulta, quando gli pare di scorgere, un pesce spada emergere dall'acqua. Ripensa agli anni
00:20trascorsi a dare la caccia al principe del mare, così lo chiamano i pescatori dello stretto,
00:25a quando era un lanzaturi della barca e con gesti abili e veloci arpionava la sua preda
00:31e poi con le unghie incideva una croce in segno di ringraziamento.
00:38L'eterna lotta tra l'uomo e la natura, raccontata da Hemingway nel Vecchio e il Mare.
00:43E come Santiago, il pescatore protagonista del romanzo, anche gli occhi di Antonio diventano del colore del mare.
01:02Dio' sospita, il sospelle che ha il esperto di Caccia e il braccio di Apollo 6.
01:03Un cenno di collectivo di l'uomo e le vingosinio eserano delle caccia al principe del mare.
01:10Siamo a mezzofrugare la sua preda, gli occhi di l'uomo e il mangiare l'uomo e il mangiare.
01:13Adiersa, iniziamo quello che ha il segno di un po' i viaggi,
01:14Iniziamo il cauzione al l'uomo e le vingosinio protezione draccia a tutti i giorni di bambi.
01:15Siamo a tutti i giorni, i giorni, i giorni della barca.
01:16Siamo a tutti i giorni, i giorni di mezzo i giorni, i giorni, i giorni.
01:46Ci sono luoghi capaci di sedurti come la maglia di una sirena.
01:52Così antichi da travalicare i confini della storia fino a perdersi nel mito e nella leggenda.
01:58Come quel tratto di costa che si affaccia sul tirreno meridionale in Calabria tra Villa San Giovanni e Palmi.
02:07La chiamano la Costa Viola perché il verde dell'Aspromonte si tuffa nel mare blu e all'ora del tramonto
02:13le sue acque si tingono di sfumature violacee.
02:19Lo scrittore calabrese Leonida Repaci la ribattezzò un piccolo paradiso.
02:24Qui ogni luogo rimanda ad una storia, ad una leggenda.
02:27Decido di calarmi nel mito ed inizio il mio viaggio alla scoperta della Costa Viola da Scilla sulla punta estrema
02:35dello Stivale.
02:36Un antichissimo borgo nato su un promontorio, la Rocca di Scilla.
02:40Il terribile monstro antropofago di rimpettaio dell'altrettanto spaventoso Cariddi che sottrasse ad Ulisse sei compagni di viaggio.
02:50Uno sperone di terra che si affaccia sullo stretto di Messina dove le acque del Martirreno si scontrano con quelle
02:57dello Ionio generando potenti gorghi e vortici che nell'antichità hanno assunto le sembianze dei mostri leggendari dello stretto narrati
03:05dai poemi dell'età classica dove passione, morte e bellezza si intrecciano come nel mito dell'infelice amore di Glauco.
03:12Questo è un luogo sacro, questo è lo scoglio di Glauco. Se in uno non ci si fa emozionare la
03:20bellezza, certamente non puoi sentire il pianto di Scilla o il grido disperato di Glauco.
03:31Chi era Glauco? Glauco era il figlio di, il bel figlio di Poseidone e crebbe in questo mare. Fu visto
03:39e dunque amato dalle sirene.
03:42Un giorno emerso da queste acque Glauco vide una bella ragazza, una fanciulla, figlia del re di questo paese che
03:52si chiamava Megara.
03:53Se ne innamorò follemente tanto da voler cambiare se stesso. Non vuole essere vittima di questo amore con le sirene
04:01ma amare una bella figliola, una bella ragazza.
04:06Le sirene gelose chiamarono Circe affinché punisse l'amante che aveva tradito Glauco e la sua amata Scilla.
04:15Ecco se voi vedete questa baia è racchiusa da queste due rocce, lo scoglio di Glauco appunto, e quella rocca
04:23è Scilla.
04:23Che si guardano non si toccano per l'eternità. È Circe che fa diventare roccia Glauco e Scilla.
04:30E in certe notti, in certe notti, si sente questo urlo disperato di Glauco e questo pianto, questo doloroso pianto
04:40di Scilla.
04:44L'assoluta bellezza del mito arcaico poi si trasforma nel mito classico nella Scilla che tutti sappiamo,
04:52cioè il mostro con sei teste e dodici piedi di cane, che sta a guisa dello stretto di Messina affinché
05:01nessun navigante o barca potesse passare.
05:04E sappiamo tutti che Ulisse solo riuscì a passare.
05:11Navigavamo genendo attraverso lo stretto.
05:16Da una parte era Scilla, dall'altra la Chiara Cariddi cominciò orridamente a succhiare l'acqua salsa del mare.
05:27Cariddi non ha avvolto, Cariddi è sotto il mare, ha due bocche che sono alla superficie del mare.
05:34Con una di queste bocche ingoia tutto, naviganti, barche, pesci, e con l'altra bocca rigurgita tutto, per tre volte
05:44al giorno.
05:47Per me nascere e crescere a Scilla è un privilegio, perché è un luogo particolare.
05:53Qui viene fatta qualcosa che in altri luoghi non viene fatta, cioè la pesca al pesce a spada.
06:05Negli anni Sessanta si viveva di migrazione o di pesca.
06:09Mio padre da giovane era anche un pescatore e quindi faceva anche lui la caccia a pesce a spada.
06:15E mi ricordo che avevo cinque anni, non ricordo come fosse adesso, mi portò e tutti quanti i marenai mi
06:21portarono a poppa.
06:24Mi abbassarono i pazzolocini e mi fecero pare la pipì.
06:28Era un rito scaramantico affinché la barca avesse la fortuna di prendere pesce a spada.
06:34E quell'anno presero tanti pesce a spada.
06:37Tu non hai proseguito l'attività di tuo padre.
06:40Non ho voluto che io facessi il nautico.
06:44Sì, il mare è ricco, diciamo qua a Scilla, il mare è ricco, ma il mare non ha a casa,
06:50il mare è pericoloso.
06:51Quindi lui non voleva che io facessi la sua vita, ecco, rimingo, diciamo qua, per il mondo.
06:57E allora, accade un fatto straordinario per me, perché, niente, conosco per me un 17enne, un 30enne, un nuovo maturo
07:06e mi disse se gli potevo fare da interprete.
07:10Dico, interprete di che? Dico, io intervisto segretamente i pescatori e tu poi me le traduci in italiano.
07:17E quindi questa collaborazione è durata per più di 20 anni.
07:21Chi era questa persona?
07:22Era Serge Collet, un antropologo francese.
07:24Con Serge Collet ho persino amato, se così posso dire, di più Scilla, perché sono entrata nei suoi antichi segreti.
07:30E soprattutto, nel caso del mio paese, della pesca, anzi meglio, della caccia al pesce spada.
07:38E che è intrinseca di queste tre cose, di sacralità, superstizione e magia.
08:05Una volta appionato il pesce scappa.
08:08E quindi bisogna dare corda fino a quando non si dissangua e lo si tira a bordo della barca.
08:18Appena issato sulla barca viene fatta la famosa cardata o graffio sulla faccia.
08:27Ed era ed è un segno scaramantico, ma soprattutto vuole essere un segno di ringraziamento,
08:33perché grattando il pesce in forma orizzontale e verticale vengono fatti sulla faccia del pesce tanti segni di croce.
08:42Quindi ci vorrei ringraziare il nostro signore che ci ha mandato un pezzo di pane per poter portare a casa.
08:50Io all'età di 12 anni ho iniziato e allora non c'era ancora il motore nelle barche, si andava
08:58a remi.
09:04L'untro era una barca a remi con un farere che sarebbe l'antenna di 4 metri e 30.
09:19Noi a sud di Scilla avevamo e abbiamo sei postazioni di avvistamento ubicate sulla montagna
09:28e sarebbero Aturri, Poggeddu, Sangrioli, Acqueporci, Faici e Castello.
09:36L'ultima finiva qua nel Castello di Scilla.
09:39Là andava la vedetta, quando avvistava il pesce spada, con una banderuola indicava all'untri dove era il pesce.
09:47C'erano delle parole di Alettali che hanno un misto di greco, di latino.
09:54Non lo so, se doveva andare a destra, non gli dicevano vai a destra.
09:59Gli dicevano vai a destra, vai a terra, vai a terra.
10:02Ma la spettacolarità è viverla.
10:08Il fiocinatore era la perfezione.
10:10Non bisognava presentarsi con dei vestiti così malconci.
10:19Certo non andava con la cravatta, forse a loro non c'era, ma comunque non andava con la cravatta.
10:25Ma usava una camicia decente o quasi decente.
10:29Perché lui affrontava non un pesce qualsiasi ma il pesce spada, cioè il principe del mare.
10:39Filippo oggi non pesca più sull'untro e le vedette non si appostano più sulle montagne.
10:49Negli anni 50, infatti, la barca Remi è stata sostituita da un'imbarcazione a motore
10:54con una lunga passerella a prua e un'antenna d'avvistamento alta fino a 30 metri.
11:00La caccia al pesce spada, nello stretto, è una pratica antichissima,
11:04vecchia almeno di 3.000 anni.
11:06E fu Polibio nel II secolo a.C. a paragonarla più ad una caccia che ad una semplice pesca.
11:16Osservo la misteriosa rupe di Scilla.
11:18Sulla sua cima c'è un'antica fortificazione.
11:21È il Castello Ruffo, edificato nel V secolo a.C. per il controllo dello stretto.
11:29Decido di visitarlo.
11:30Io mi chiamo Rocco, nome abbastanza comune qui a Scilla, per via del patrono San Rocco.
11:36Anche questa è una caratteristica di Scilla, conosciuta anche come il paese del Rocco.
11:39Sono un ragazzo di Scilla, nato a Scilla, cresciuto a Scilla.
11:43Spero di riuscire a vivere per sempre a Scilla.
11:45Sono considerato, in virgolette, il più jolly del gruppo, no?
11:48La persona che fa ridere, che fa cose un pochettino stravaganti.
11:53Noi ci troviamo nella parte più alta del Castello Ruffo.
11:56Scilla nasce in questo luogo.
11:58Il castello è un punto strategico, perché è posizionato all'ingresso di quello che era,
12:03all'epoca come oggi, uno dei tratti di mare più trafficati al mondo.
12:06C'è un panorama mozzafiato, perché è un panorama a 360 gradi.
12:11Si può ammirare un tafaro, estremo nord di Messina.
12:15Quello è il pilone, che insieme a quello di Villa San Giovanni collegavano i fili elettrici per le due sponde.
12:20In fondo si intravedono le isole eole, per poi, dall'altro lato, arrivare fino alla costa Calabra, Capo Vaticano.
12:29Stromboli è quello lì che si vede frontale.
12:36Quello che noi oggi possiamo osservare del castello, quello che oggi è arrivato fino a noi,
12:40ripercorre tre epoche storiche.
12:43A Nassila, tiranno di Reggio, riesce a scacciare i pirati Tirreni e qui fonda un presidio di tutela e di
12:49difesa del territorio.
12:50Nono secolo, i monaci basiliani, che qui edificano un convento fortificato dedicato a San Pancrazio.
12:56Arriviamo nel 1533, quando Paolo Ruffo, già conte di Sinopoli e duca di Bagnara,
13:02acquiste il feudo dal cognato Guttera de Nava per 30.000 ducazzi, una somma enorme per l'epoca.
13:09Ma qual è il motivo per il quale Paolo Ruffo fa un investimento così grande per acquistare Scilla?
13:14Il prestigio soggio economico derivante dal commercio marittimo.
13:20Il mito di Scilla e Caridi, quando eri piccolo e ti raccontavano queste storie, non avevi un po' paura?
13:25Si immagina quella che era la descrizione fatta da Omero, c'è da temerli, c'è da spaventarsi.
13:31A volte, andando a mare, in particolari zone, c'erano proprio questi risulti, questi vortici creati dalle correnti
13:38e un pochettino la mente ricordava questi racconti fantastici e lì un po' di dimore c'era.
13:42Tutt'oggi a Scilla, quando c'è qualcosa che non va, si dice colpa della magagirce.
13:47Se Scilla ha un cuore, questo è Chianalea, l'antico borgo di pescatori dove le case affondano i piedi direttamente
13:56nell'acqua.
13:58Mi conquista la sua bellezza autentica, quasi sospesa nel tempo.
14:03Percorro l'unica strada che lo attraversa e osservo il mare che si insinua tra le case, quasi volesse entrarci
14:08dentro.
14:09Lo chiamano la Venezia del Sud, dove ogni casa ha il suo posto barca.
14:13A Chianalea c'è un detto, qui le case sono barche e le barche sono case.
14:21Raggiungo Giuseppe, cameriere e proprietario di un ristorante a conduzione familiare.
14:30Faccio di tutto, faccio dal servizio ai tavoli, dall'organizzazione del ristorante, dei tavoli.
14:37Come tutti ho avuto la necessità di fare delle esperienze fuori, però il richiamo di tornare c'è sempre.
14:44Questa roccia a volte si scherza con i nostri amici, la definiamo una roccia calamitica, la stessa che riuscì ad
14:53attirare Ulisse verso di sé.
14:55E non tutto si credo io abbia una spiegazione, qualcosa questa roccia sicuramente avrà, che cerca di richiamare i suoi
15:03figli.
15:04Non so se definirlo una fortuna o una condanna.
15:07Ci troviamo a casa mia, quello che è un ristorante fondato dai miei nonni, il Santo e Giovanna, intorno alla
15:16primavera del 1947.
15:18Nato prima come una casa in cui si dava ospitalità ad amici, quello che potremmo definire un bed and breakfast
15:26ante litteram.
15:27Nell'estate del 1949 e del 1950 passò le vacanze Renato Guttuso.
15:35Dipinceva e disegnava da questa terrazza, non c'era solo Guttuso che alloggiava con la moglie Mimise,
15:42ma c'erano anche altri suoi collaboratori o artisti che venivano dalla vicina Messina,
15:47come Giovanni Miccioli, Giuseppe Mazzullo, lo scultore, e facevano delle capatine al di qua dello stretto,
15:56proprio per venire a passare delle serate insieme, discuteva di arte, si discuteva di Sicilia.
16:02Le discussioni si infiammavano un po' quando si iniziava a parlare di politica,
16:07anche per l'impegno che Guttuso già aveva in campo politico.
16:12C'era anche Stefano D'Arrigo, l'idea dell'Orcino Sorca prese piede proprio nell'estate del 50, in questa
16:19casa.
16:19Quindi quell'estate, più che quella prima, proprio in questa casa si creò un vero e proprio sodalizio artistico,
16:26che poi in seguito prese il nome di Scuola di Scilla.
16:36Con Giuseppe scopro che Scilla ha avuto un ruolo importante nella storia della pittura e della letteratura italiana del Novecento.
16:44Raggiungo allora la Contrada Oliveto, a ridosso di Chianalea.
16:48Qui c'è una casa particolare, costruita per ospitare artisti di passaggio.
16:52È anche la casa di Marta, un'appassionata storica dell'arte.
16:56La mia è una famiglia che è stata votata all'arte da sempre.
17:02Io ho ereditato questa passione proprio perché, come lei, mi sono cresciuta tra colori, pennelli e odore di trementina.
17:11Ho un po' questa visione romantica di Scilla, soprattutto rispetto anche ai racconti di tanti intellettuali del Grand Tour.
17:25Scilla incarnava perfettamente l'idea dello Sturbo Umbrang.
17:30C'è l'idea di questa forza della natura che è talmente travolgente che arriva a spaventare l'animo umano,
17:39ma allo stesso tempo lo attrae.
17:45Credo che questo sia l'aspetto più affascinante di Scilla.
17:50L'aspetto che ha affascinato tanti artisti intellettuali che avevano aderito a questa prima stagione, che a me piace definire
18:00stagione eroica, del 49-50,
18:03quando diedero il via a quella che è passata poi ai posteri come la scuola di Scilla.
18:08Immaginavano di poter arrivare qui e trascorrere questa avventura un po' esotica in un luogo di mare con le loro
18:15famiglie.
18:16E invece si trovano assolutamente coinvolti e immersi nella realtà della vita quotidiana di questi pescatori,
18:27che sorcavano il mare ogni giorno come se fosse l'ultimo.
18:33Quindi in realtà la scuola è stata la scuola che loro hanno avuto da questi uomini.
18:41In particolare Guttuso inizia a elaborare proprio qui a Scilla questo manifesto realista,
18:50considerato l'incipit del realismo più puro.
18:58Che bel mare, papà, ne sono incantato.
19:00Poi mi voglio far conoscere un mio amico pittore che stimo molto.
19:04Caro Pierrotto, piacere di vederti, cosa stai facendo?
19:07Sto completando con un ramagliatore che prepara il resto.
19:09Mi pare che rappresenti un po' la Calabria in tutto il suo dolore, in tutto il suo patimento, la miseria.
19:14Proprio i poveri pescatori di Scilla.
19:16All'epoca della scuola di Scilla Carmine era poco più che un bambino, lui è del 36, quindi aveva 13
19:24anni.
19:24Rimane affascinato da questi artisti che si ritrovavano negli scocci più caratteristici.
19:31Poi sai, erano soliti anche muoversi con le loro attrezzature ed erano seguiti da questi ragazzini che gravitavano intorno a
19:40loro.
19:41Mi chiamo Sor Maria, per l'altro.
19:44Quindi lei è la sorella di Carmine?
19:46Sì, eravamo unici.
19:48Ma queste sono tutte io.
19:50Ah, è lei?
19:52Sono io, ma io ero restia.
19:55Era restia perché si intimidiva?
19:59Non volevo.
20:00Era contenta poi alla fine del risultato?
20:02Sì.
20:03Certo, a volte si metteva qui sulla porta cose piccoline che cercava di captare subito, attimo per attimo, il movimento
20:14dell'epoca che diceva che un attimo e l'altro cambiava tutto.
20:18E a lei sarebbe piaciuto intraprendere una carriera artistica?
20:22No.
20:24Non ha mai avuto così il desiderio, anche magari così velato, nascosto?
20:28No, no, no, no, no, per niente.
20:30Quando nasciamo, il padre eterno dice, ci mette il bollo.
20:35Si vede che quando è nato per rotta, aveva intinto il bollo pieno e così l'ha marcaro.
20:47È stato un artista che non ha mai cercato la fama e il successo.
20:55Fondamentalmente a lui interessava dipingere.
20:57Si potrebbe quasi, per affinità, paragonare all'esperienza di vita di Van Gogh.
21:07A Chianalea, dal balcone puoi guardare il mare, la Sicilia oltre lo stretto, puoi ammirare impareggiabili tramonti e, se vuoi,
21:16puoi anche lanciare la lenza e pescare direttamente il mare.
21:19A me piace pescare perché comunque è una tradizione di famiglia, si può dire.
21:25E anche io ho pescato sin da piccola.
21:27Mia nonna mi ricordo che ci preparava questa pastura di pane e formaggio perché doveva avere uno delle porte per
21:32poter pescare.
21:33Durante il periodo autunnale, soprattutto, quando il mare era particolarmente agitato,
21:38ci si pescava dal balcone perché il mare smuoveva quei microorganismi che stanno sotto le pietre bentonici,
21:46che noi in dialetto lo chiamiamo mangianza.
21:49Quindi le donne, gli uomini, dicono c'è mangianza, ora si può pescare.
21:53Lo facevano anche molte donne questo.
21:56Forse perché i pescatori più esperti andavano a pescare in alto mare.
22:02Il mare è particolarmente ruento in questa zona.
22:05È arrivato anche a distruggere tutto il porto.
22:07Il porto è stato poi ricostruito.
22:09Diventa d'inverno anche abbastanza pericoloso.
22:12Ci si chiude dentro.
22:13Anche pescare dal balcone non è molto semplice.
22:20Le forze che alimentano il mito dello stretto
22:23sono le stesse che scatenano la furia della natura.
22:26Qui spaventosi terremoti hanno fatto tremare il suolo e le onde
22:30fino a confondere la terra con il mare.
22:33Il più catastrofico fu quello del 1908
22:36che rase al suolo Reggio, Messina e gran parte dei borghi della Costa Viola.
22:46Da Scilla mi sposto verso nord.
22:49Percoro una strada costiera sospesa tra la spromonte e il mare
22:53in uno scenario da favola.
22:55Mi fermo in una piccola baia e incontro Anna.
22:58Sono Anna e sono Strettese.
23:02Strettese è una cittadinanza, è un'appartenenza.
23:06Appartengo allo stretto, allo stretto di Messina
23:09che è un luogo stranissimo.
23:12Questi posti cambiano continuamente colore, aspetto e distanza.
23:17Calvino scrisse una cosa bellissima,
23:19un bellissimo racconto che si chiama La distanza della luna.
23:22E questa distanza è una distanza che cambia,
23:25anche a secondo del nostro sentimento
23:27e della nostra volontà di raggiungere un luogo.
23:29A volte da quella sponda vediamo la Calabria lontanissima,
23:32azzurra, addormentata.
23:35A volte la vediamo così vicina
23:36che sembra di poter aprire una finestra,
23:39allungare la mano e aprire una finestra.
23:41È un luogo dove le cose si congiungono e si separano, continuamente.
23:45Io sono nata in Calabria, vivo in Sicilia,
23:48attraverso continuamente queste sponde.
23:50Questo Andirivieni è una cosa che ogni giorno conferma questo luogo,
23:57che è un luogo di eterni ritorni, anche molto piccoli, ma continui.
24:03Che poi per noi del sud è una specie di rovello.
24:06Tutti noi del sud abbiamo un luogo a cui tornare.
24:08Il nostro problema è stato Omero,
24:11perché l'Odissea è tutto un ritorno.
24:15E questo Nostos di Ulisse,
24:21noi ce l'abbiamo tutti, ce l'abbiamo tutti dentro.
24:24E gran parte della letteratura dei meridionali è fatta così,
24:28è fatta di meridionali che vanno altrove e continuano a pensare in sud.
24:31E proprio quello del ritorno è una categoria letteraria,
24:34ma è anche una categoria emotiva.
24:36Sono stata tentata da lasciare questi luoghi.
24:40Non trovo mai però il motivo definitivo per andarmene
24:44e so già che se me ne dovessi andare sarà comunque un continuo tornare.
24:49Omero per noi è un compagno di strada, un compagno di viaggio.
24:53Se guardi bene lo vedi lì, Omero.
24:55Lo vedi lì, lo vedi lì.
24:56Però da Omero a qui non è che non c'è stato più nulla.
24:59E un altro Omero, possiamo dire, è stato proprio Stefano D'Arrigo col suo Orcino Sorca,
25:05che in fondo è centrato tutto su un ritorno.
25:08È il ritorno di Indria Cambria.
25:10È un altro Ulisse che ritorna e che vive qua cinque giornate pazzesche.
25:17Non può fare a meno di tornare, anche se poi tornando incontra i mostri.
25:21E i mostri hanno sempre questa funzione meravigliosa, anche di protezione.
25:26Se io invento un mostro e so che è lì, io sto tenendo sicuro questo luogo.
25:33Nel fondo di questo stretto c'è una faglia, la faglia assassina,
25:36la faglia che ogni tanto si apre ferocemente e scuote le terre e ingoia il mare,
25:43come faceva Cariddi.
25:44E dobbiamo convivere con questi mostri.
25:47E allora come si convive con i mostri?
25:48Raccontandoli e rendendoci più sicuri nel passarci in mezzo.
25:56Da ragazzina sono stata a Bagnara.
25:59La Bagnarota era una figura favolosa.
26:02Adesso è già quasi mitologica.
26:04Ricordo una signora che aveva sulla testa una lavatrice.
26:08Camminava con una lavatrice in testa.
26:10Io non so quanto pesa una lavatrice, ma moltissimo.
26:12Avevano questa corona di stoffa proprio addosso e poi potevano poggiare qualunque cosa.
26:18Le Bagnarote in realtà erano un'unità economica incredibile.
26:24Congiungevano economicamente i territori.
26:28Un'altra caratteristica che avevano era di essere bravissime contrattatrici.
26:34Erano brave proprio a negoziare.
26:35Ma questo è ovvio.
26:36Se porti una merce non la puoi lasciare.
26:39La merce la devi piazzare.
26:40È come se oggi ci fosse un fattorino Amazon che viene e poi però deve discutere con te sul prezzo.
26:47Però è una figura meravigliosa perché incarna questo femminile potente.
26:51Un'altra cosa che si dice delle Bagnarote è che fanno benissimo il malocchio.
26:54Io mi definisco un'illuminista magica.
26:58Vengo da una famiglia di fattucchiere eppure di medichesse.
27:02Mia madre è stata la prima donna medico della Vallata del Gallico.
27:05Quindi mia madre è stata un po' la luce dell'illuminismo ma coniugata con questo modo magico di leggere le
27:13cose.
27:13Lei ha proprio dovuto tradurre i mondi.
27:16Era una donna di scienza.
27:17Eppure si faceva fare il malocchio.
27:19Nel nostro piccolo quello che possiamo facciamo.
27:22Dovete credere, vanno a mare, dal volto non prendono pesce.
27:28Noi che siamo i doni, che sappiamo, ci facciamo il piatto, leggiamo la barca e portano i pesce.
27:39Più l'acqua, più il piatto, più i buccheri, l'olio, ci dico parole tante.
27:46Sei insieme il malocchio.
27:47Dall'acqua metto l'olio e scompare.
27:51Quando si raccoglie, se ne va il malocchio, l'acqua non si muove, l'olio dentro l'acqua.
28:00E sta fermo e sta bene anche la persona.
28:04Io stessa ogni tanto, quando ho qualche sensazione, non so, negativa, chiamo una delle mie zie e le dico
28:12Zia, fammi un fax, che è il nostro modo per dire, fammi il malocchio.
28:18E anche questa è una cosa ridicola, immagino, no?
28:20Però in qualche modo sì, mandiamo un fax agli dèi, chissà che non ci rispondano prima o poi.
28:28È mezzogiorno, un'ora magica.
28:30Anna mi spiega che secondo le credenze antiche, a quest'ora si manifestano i demoni meridiani,
28:36che possono irritirti nella luce del sole così intensa da renderti cieco.
28:41Meglio non rischiare, riprendo la favolosa strada costiera, verso Bagnara Calabra.
28:48Scendiamo verso Bagnara.
28:50Qui la gente ha salito la montagna con la dinamite, i picconi, i palanchini,
28:54e ne hanno fatto terrazze a petto di colomba.
28:57Questo è tutto il programma nostro di Bagnara, di un paese.
29:10Quando hai iniziato a lavorare?
29:12Io, i che nascivano, i conteresiani.
29:16Mi lavavano dalle mani, dalle campagne, perché nasce con, come voglio dire,
29:27con la passione della terra.
29:31Sapete quanto corpo lascia io, il mio padre, il buon anno,
29:36che mi mandava a scuola?
30:04Come avete fatto a trasformare questo terreno?
30:07Avevano a saponare.
30:11Rammati, con la saponata, rammati, nasce.
30:14Era castanito, i calabrò con loro, i vecchi, i ritarracciamenti,
30:22con l'armaccio a petto,
30:28e dovevano a ficciare la vigna.
30:32Poi si abbandonava, un'altra cosa.
30:34E ora chi la piglia?
30:43I giovani.
30:44Suo figlio?
30:48Il vigneto di Giuseppe è un esempio di quella che chiamano viticultura eroica,
30:53capace di ridisegnare paesaggi e impiantare vigneti in luoghi dove sembrerebbe impossibile
30:58non solo coltivare, ma persino camminare.
31:02Scendo verso il centro storico di Bagnara Calabra, la città delle mitiche Bagnarote.
31:07Mi colpisce subito la torre Ruggero che, come una vedetta, vigila sulla costa della cittadina.
31:16Percorro il lungomare e osservo alcune imbarcazioni con lunghe passerelle intente nella pesca.
31:22Bagnara, infatti, vanta un'importante storia marinara e si contende con Scilla, il primato nella caccia al pesce spada.
31:29Nel corso dei secoli, Bagnara Calabra è stata sotto il dominio normanno, angioino e aragonese,
31:36per passare poi sotto il controllo della nobile famiglia dei Ruffo.
31:39È stata anche la città natale dei Florio, la famosa dinastia di capitani d'industria.
31:46Davanti alla chiesa della Madonna del Carmine mi aspetta Domenico.
31:50Sono Domenico, ho 38 anni, Gioffri per gli amici.
31:53Sembri molto più giovane.
31:54Sì, ho venduto l'anima al diavolo.
31:56Sono la chiesa del Carmine, una delle chiese, a mio avviso, più belle d'Italia.
32:01Per noi bagnaroti o bagnaresi, che dir si voglia, è un luogo del cuore.
32:08Un luogo del cuore è perché è l'unica chiesa che il terremoto del 1908 non ha distrutto.
32:12Guarda verso est, verso Gerusalemme, come si costruivano un tempo le chiese.
32:17La partituità per quanto riguarda la facciata, l'utilizzo della pietra di Siracusa,
32:21e quindi le maestranze sono state anche siciliane, penso a Gianforma,
32:25ma anche locali come i Morano di Polistena, i Buceti di Messina.
32:30Quindi abbiamo avuto sempre questo forte legame con la dirimpettaia Sicilia.
32:35E poi il pezzo forte è l'icona della Madonna Eleusa,
32:38questa meravigliosa icona del XII secolo circa,
32:42che si è salvata da terremoti, incendi, diluvi,
32:48e quindi è stato il primo oggetto di culto.
32:51Il grande flagello, il terremoto del 1783,
32:54distrugge tutte le chiese, gli edifici sacri.
32:58Il pezzo si inizia a spostare verso la marina,
33:01laddove appunto un tempo era tutta spiaggia,
33:04erano giardini e quant'altro.
33:06Poi purtroppo, ahimè bisogna dirlo,
33:09la ricostruzione dagli anni 50-60 è stata un po' barbara,
33:15e quindi la costruzione anche di molti edifici,
33:18a volte anche abusivi,
33:19che hanno devastato il territorio dell'intera costa di Ola.
33:26Il bagnaroto è un tipo solare, anche sorgnone,
33:31servirebbero degli studi antropologici su questo personaggio,
33:34perché è scaltro, ma è poi anche di grande cuore.
33:39Non per niente forse abbiamo questo culto mariano,
33:43ecco, materno proprio di bizantina memoria,
33:47che è rimasto, ci è rimasto nelle vene.
33:50Qual è un luogo in cui ami rifugiarti?
33:54La torre aragonese,
33:56un luogo quando magari ci sono cattivi pensieri,
34:00dove vado a ammirare il paesaggio,
34:04la Sicilia di Rimpettaia, le isole Oli,
34:06ecco, il naufragarme dolce in questo mar,
34:09quindi questo mi aiuta tantissimo.
34:12Sei soddisfatto della tua vita?
34:14Sì, credo di essere soddisfatto della mia vita,
34:18e spero naturalmente nel ruolo,
34:21essendo un insegnante precario, come dicevo prima.
34:34L'ultimo giorno d'estate del 1947,
34:38a Bagnara Calabra nasce una donna,
34:40la cui voce sembra quella di una sirena uscita dal mare.
34:43Si chiama Mia, ma il suo nome d'arte,
34:45Mimì e la sua musica, resteranno nel mito.
34:48La felicità è dormire a otto ore a notte nel mio letto,
34:53svegliarmi la mattina con mia madre che mi porta il caffè
34:57e andare al cinema la sera alle 10, 10 e mezzo con i miei amici.
35:02Non so, per esempio, quando piove,
35:04guardare la pioggia attraverso i vetri della finestra,
35:07sempre nella tua casa, con la tua famiglia,
35:09le tue cose, i tuoi oggetti cari.
35:11Mimì ogni volta che parlava della sua città,
35:15la raccontava come una grande favola.
35:19Appena Mimì scendeva dal treno,
35:22c'era un passaparola da un balcone all'altro
35:27e è arrivata Mimì, è arrivata Mimì.
35:30Per Bagnara era un idolo,
35:33non voleva più tornare a Roma.
35:37Dice, io ormai sono ritornata a Bagnara,
35:41mi sono stufata di questo mondo,
35:43dovete trovarmi un appartamento
35:46dove c'è una bella finestra,
35:49dove io li metto il pianoforte
35:52e mi metto a suonare e cantare
35:54guardando il mare delle sirene.
35:57Spesso diceva,
35:59se io finirò di fare la cantante,
36:02farò la bagnarota.
36:04Si intravedeva come questa donna forte
36:09che portava avanti la propria famiglia
36:11e diceva, io sono una bagnarota.
36:17Quindi dove siamo qua?
36:19Qua siamo nella via Rimembranze.
36:23E siamo alla Marinella?
36:24Siamo in Piazza Marinella,
36:27qualche di tutti i pescatori.
36:28Ma lei non è stata una bagnarota anche?
36:32Da 50 anni, purtroppo.
36:35Da la seconda o terza generazione.
36:36La sua mamma è stata quindi una delle storiche bagnarota?
36:39Sì, andavo pure a pescare mia mamma.
36:40Noi eravamo piccolini e lei lo puliva
36:43e ci mandava a noi a portarlo in giro, no?
36:46Quanti chilometri faceva a piedi?
36:48Sempre a piedi, sempre.
36:49Scendeva in una montagna così,
36:51mia mamma ci arriva a palmi.
36:56Mi rissero casita in una vecchia bagnarota
36:58e sti miracoli non ti sapete fare.
37:01Per dire lavoro, case e sordi
37:03e mi trovo mura mura con l'ospitale.
37:06Mi partire tanto lontano,
37:07mi faccio pisciare in una bagnarota.
37:10Se mi cacciate per favore tutti i mali
37:12e a fortuna mi torna un'altra volta.
37:15Io ho scritto in italiano per pochissimo tempo.
37:19Poi ho scoperto che dentro di me
37:21c'era qualcosa che non funzionava
37:24con lo scrivere in italiano
37:26e ho preferito virare sulla lingua dialettale.
37:29Grazie a Dio che mi sono ritrovato
37:32perché mi sento al 100% un calabrese, un bagnarota.
37:47Poi diciamo che il dialetto è una cosa
37:49e il vernacolo è un'altra cosa.
37:51Il dialetto praticamente riguarda
37:53una posizione geografica più vasta,
37:56quindi parliamo della calabria intera.
37:58Il vernacolo invece è la parlata del posto,
38:02addirittura da Rione.
38:04A Rione cambia il parlato.
38:06Mi piace raccontare le persone tranquille, umili.
38:09Quella espressione di personaggio tipico bagnaresi.
38:16Studiare in vernacolo mi ha riportato indietro.
38:18Intanto mi ha fatto conoscere chi sono,
38:20da dove vengo e dove appartengo.
38:22Riesco a riconoscere dentro di me
38:26l'amore per la mia terra attraverso il dialetto.
38:32Simbologia, superstizione e arte
38:34nella costa viola si fondono nelle maschere apotropaiche.
38:37Maschere scacciademoni dall'aspetto spaventoso e grottesco,
38:42realizzate dagli artigiani di Seminara.
38:44Sto realizzando una maschera apotropaica,
38:46tradizionale del territorio qua di Seminara.
38:50Schiacciamo l'occhio con tutte le caratteristiche,
38:55forma aggressiva,
38:56dando un po' di anatomia anche nei visi,
39:00accentuando lo zigomo,
39:01l'espressione delle sopracciglia aggressive.
39:04Questa è la caratteristica
39:06che più sono brutte,
39:08più si dice che fanno effetto
39:10contro il malocchio.
39:12Di solito si appendono dentro le case,
39:15dietro le porte,
39:17come simbolo che chi entra in quella casa,
39:19se una persona entra con un animo buono,
39:22è un'anima che gli piace avere contatti con la famiglia,
39:26la maschera glielo augura cento volte di più,
39:29quell'augurio.
39:30Mentre se uno entra cattivo,
39:32con una cattiveria contro la famiglia,
39:34la maschera gli gira cento volte di più
39:37la cattiveria contro loro stessi.
39:39Lei ce l'ha in casa attesa?
39:41Sì, certamente.
39:43Però lei crede che davvero abbiano così?
39:47No, è un simbolo così antico,
39:51tradizionale di cultura,
39:53ma come cosa uno si aggrappa a altre cose,
39:58più di fede, cose...
40:00Ha una caratteristica tradizionale.
40:07Riprendo il viaggio
40:08e arrivo sulla cima del Monte Sant'Elia.
40:11Lo spettacolo che mi si para di fronte
40:14è di una bellezza che mi lascia senza parole.
40:18La parete di questo tratto di Aspromonte
40:20è attraversata dall'antico sentiero del Tracciolino
40:23che congiunge Bagnara Calabra
40:25alla cittadina di Palmi,
40:26costruita su un terrazzamento
40:28alle pendici del monte.
40:32Scendo allora adesso alla città delle Palme,
40:34vivace centro culturale della Costa Viola
40:37per i suoi musei
40:38e personaggi illustri
40:39ai quali ha dato i Natali.
40:46Questo monumento attende la spoglia mortale
40:48di Francesco Cilea per essere inaugurato.
40:51Cilea rappresenta per Palmi
40:53assai più di una gloria musicale.
40:55Dalla balconata della villa comunale,
40:57un mare di olivi saraceni
40:58lambisce la famosa Costa Viola
41:00che si affaccia allo stretto.
41:02Qui ci troviamo a Palmi,
41:03nel cuore del Mediterraneo,
41:05a 220 metri circa sul livello del mare
41:08e abbiamo di fronte uno scenario
41:09forse unico al mondo.
41:12Vediamo la fine di un continente,
41:14vediamo l'inizio di una grande isola,
41:17vediamo tre vulcani attivi,
41:19l'Etna, Vulcano e Stromboli,
41:22vediamo l'arcipelago delle isole Olie.
41:26A Palmi mi accoglie il dottor Cricri,
41:28inguaribile appassionato di storia locale
41:31e collezionista seriale di oggetti
41:33e tradizioni del territorio.
41:35A volte mi capita che anche nella mia professione
41:38qualche paziente mi racconti qualcosa
41:41che ha a che fare con la storia del territorio.
41:44Un aneddoto, una battuta
41:46o addirittura anche una piccola confidenza.
41:49Non so, il fatto che un vicino,
41:51una vicina abbia un quadretto ottocentesco
41:55che ritrae un angolo della Palmi
41:57che ormai è stata cancellata
41:58da uno dei terremoti che purtroppo l'hanno distrutta.
42:01Questa cosa accende in me una lampadina
42:03e spesso riesco ad avere dei colpi di fortuna
42:07che mi fanno entusiasmare.
42:15Il fatto che questa terra sia stata martoriata
42:19ha determinato la devozione popolare
42:22molto viva e molto forte.
42:24Penso subito a San Rocco
42:26e anche alla Madonna della Lettera
42:29e la patrona della città
42:30per la quale celebriamo la Festa della Varia.
42:39Una festa talmente grande
42:41da essere stata inserita
42:43fra i beni immateriali dell'UNESCO.
42:46Racconta della nostra grande vicinanza
42:49al popolo di Messina
42:51dal quale abbiamo ricevuto
42:53uno dei capelli della Madonna.
42:55Da quel momento in poi
42:56il culto mariano si diffonde nel nostro territorio.
43:01Una festa che viene raccontata
43:03da una macchina sacra, antica
43:05e una macchina che connette
43:08il cielo con la terra.
43:11Rappresenta l'assunzione al cielo
43:12dell'anima della Madonna.
43:14Viene definita Macchina Mundi.
43:16È un evento che si aspetta tutto l'anno.
43:18Finalmente quando arriva la gente...
43:20Com'è?
43:21È emozionata così come
43:22quando si aspetta la finale
43:24di una grande partita.
43:26Ecco.
43:30Qui tra gli olivi centenari
43:33che sono il vanto della Calabria
43:35è la villa dello scrittore Leonida Refaci.
43:43Ecco la famosa guardiola.
43:46È una nave di roccia.
43:48La cosiddetta guardiola
43:49che rappresenta un po' questo luogo
43:52che veniva utilizzato
43:53per la caccia al pesce spada.
43:55Quindi dove stavano i famosi avvistatori.
43:57Esattamente.
43:58Ah, quel povero bandiatore
43:59da stamattina lì al sole
44:01e ancora nessun pesce spada
44:02è stato né avvistato né preso.
44:04E noi ci immaginiamo proprio il nostro Refaci
44:07che è seduto sulla sua guardiola
44:10su questo sprone che dà sul mare
44:12e comincia a comporre.
44:15Il Refaci è stata davvero
44:16una delle personalità più importanti
44:19per la nostra città
44:21per la Calabria intera direi.
44:23Lui si è spostato tantissimo
44:24soprattutto in seguito
44:26al terribile terremoto
44:28del 28 dicembre del 1908
44:30che ha devastato tutto
44:32per cui è stato obbligato ad andare via.
44:37Raccontami del tuo rapporto con questa città.
44:40È stato sempre un rapporto molto particolare.
44:42È stato un rapporto di amore e odio
44:44potrei dire
44:44perché anche io inizialmente
44:46avrei voluto allontanarmi
44:48dalla mia città
44:50per trovare affermazione
44:51da altre parti.
44:53Tuttavia io penso che
44:55qualora ci siano le condizioni
44:56per poter restare
44:57vige l'obbligo.
44:59Abbiamo l'obbligo di rimanere
45:00per aiutare le nostre città
45:02a continuare su questa via
45:04che poi è la via della cultura
45:05la via dell'impegno sociale
45:06etico, morale.
45:07La nostra terra
45:08come dice Refaci
45:08è una Calabria amara
45:09ma in fondo è una Calabria
45:10che tutti noi amiamo
45:11con la sua sprezza
45:12con anche la sua buona dose
45:14di violenta passione
45:16quello che Refaci ha rappresentato
45:18all'interno delle sue opere
45:19dei suoi scritti.
45:22Io lo ricordo sempre lo stesso
45:24questo albero che il faraglione
45:26porta in cima
45:27come è una medaglia al valore
45:29i nostri figli
45:30e i figli dei figli
45:32lo vedranno come lo vediamo noi
45:34in questo momento
45:35in verosimile lampo di verde pallido
45:38sul bruno della roccia.
45:40Questo scoglio
45:41dove è sorta questa pianta
45:44questo albero dell'ulivo
45:46in qualche maniera
45:47è il simbolo della Calabria
45:49il simbolo della nostra palmi
45:50rappresentante proprio
45:51della quasi ruvidezza
45:53direi delle asperità.
45:55Debbo a questo ulivo ideale
45:57che scelgo come emblema
45:58di vita travagliata
45:59tenace e coraggiosa
46:01se nelle ore durissime
46:03che hanno attraversato
46:04ogni parte della mia vita
46:06ho sempre tenuta presente
46:08nella sua perentorietà
46:09la mia misura di uomo
46:11se ho sempre conservata intatta
46:14la mia speranza nel domani.
46:20Sono conquistata
46:21dalla bellezza solitaria
46:23incurvata
46:23dello scoglio dell'ulivo
46:25lo chiamano l'ulivarella
46:26un monumento della natura
46:28che da sempre
46:29sfida venti e tempeste marine
46:31si erge
46:32tra le acque cristalline
46:33della spiaggia della Tonnara
46:35storico villaggio di pescatori
46:37sulla costa
46:38della città di Palmi.
46:39Io sono Giuseppe
46:40Giuseppe Detto
46:42Pino del Sud
46:42giuro è pe pazzo
46:44sono orgoglioso
46:45di essere Tonnaroto
46:46e felicemente
46:47ringrazio il padre Terno
46:49Io ho fatto la mia storia
46:50la mia vita
46:51col pesce e spade
46:52e con tutto
46:53non vado più
46:54non cercito più a mare
46:56perché ho la mia età
46:57e va mio figlio
46:58io facevo un tenere
47:00Sei l'avvistatore?
47:02Sì
47:02era mandato nella mia barca
47:04quattro frate
47:05veramente un po' di nostalgia
47:07perché voglio e non posso
47:10sa che significa
47:11volere e non potere
47:13perché siamo
47:14l'attività che faccio
47:15una volta
47:15che tra le reti e le mani
47:17e la notte
47:19guardavo i vestiti
47:20ora che vuole
47:22c'è una età
47:22quando sono l'ottino
47:23perché lo sono
47:24perché c'è la mia età
47:29A Tonnara una volta
47:30era deserta
47:31c'è stata una persona
47:33non so dove
47:34di libri
47:35un divino
47:36che si chiamava Nugato
47:37e allora
47:38questo paese
47:38si formava
47:40di questa persona
47:41poi trovava
47:43una sgallettata
47:43e ha formato
47:45una famiglia
47:46e piano piano
47:48si è fatta
47:48una comunità
47:50di diciamo
47:50di 10 persone
47:51dopo di 15
47:52dopo di 20
47:53generazione
47:54generazione
47:54e via via
47:56Diciamo che siete
47:57un paese
47:57dentro un paese
47:59c'è palmi
48:00ma c'è la Tonnara
48:01esatto
48:02palmi e palmi
48:03la Tonnara
48:03e la Tonnara
48:04quello che abbiamo fatto
48:05l'abbiamo fatto
48:06noi
48:07non è che abbiamo avuto
48:08nessuno
48:09niente
48:10da nessuno
48:14oltre la Tonnara
48:15oltre il porticciolo
48:16turistico
48:17di palmi
48:17c'è un promontorio
48:18e sulla sua cima
48:19un'imponente
48:20torre saracena
48:21fa parte
48:22del complesso
48:22archeologico
48:23del parco
48:24dei taureani
48:25raggiungo il sito
48:26al suo ingresso
48:27c'è la cripta
48:28di San Fantino
48:29incontro Marta
48:30che mi svela
48:31i segreti
48:31di questo tempio
48:32paleocristiano
48:33questo è il luogo
48:35di culto cristiano
48:36più antico
48:37della Calabria
48:38ed è stata
48:39la cripta
48:41di San Fantino
48:42il Cavallaro
48:43o San Fantino
48:44di Taureana
48:45o il Taumaturgo
48:46perché ha avuto
48:47diversi titoli
48:48nel corso dei secoli
48:49è un luogo ecumenico
48:50qui ci vengono
48:51i monaci
48:51dal monte Athos
48:52ci sono stati
48:53i vescovi cattolici
48:54ci vengono
48:55archimandriti
48:56ortodossi
48:57sotto
48:57la navata centrale
49:00di questa basilica
49:01antichissima
49:01insiste proprio
49:02la cripta
49:03di San Fantino
49:07questa chiesa
49:08fino a vent'anni fa
49:09era in rovina
49:11c'era un fico
49:11che cresceva
49:12in mezzo alla navata
49:14di quella che poi
49:15è stata scoperta
49:16come basilica
49:17triabsidata
49:18e addirittura
49:19doveva diventare
49:20una discoteca
49:21e noi ci siamo messi
49:22come dei piccoli
49:22Indiana Jones
49:23insomma
49:23a cominciare a togliere
49:25le erbacce
49:25per riprendere
49:27questo luogo meraviglioso
49:28che ha conquistato
49:29un po' tutti
49:30infatti
49:31io sono venuta
49:32ad abitare
49:33proprio qua vicino
49:34presa dal
49:35dal
49:36dal misticismo
49:37del posto
49:38che mi ha
49:39completamente
49:41stregata
49:45mi addentro
49:46nel parco
49:47archeologico
49:48dei Taureani
49:49tra le meravigliose
49:50rovine
49:50dell'antica
49:51città di Taureana
49:52fondata nel
49:53IV secolo
49:54a.C.
49:55dal popolo
49:55italico
49:56dei Bretti
49:56e rifondata
49:57tre secoli
49:58più tardi
49:58dai Romani
49:59gli scavi
50:01recenti
50:02hanno riportato
50:02alla luce
50:03architetture
50:04sacre
50:04pubbliche
50:05e private
50:05ma il ritrovamento
50:07che mi sorprende
50:07di più
50:08è quello
50:08di un mosaico
50:09che raffigura
50:10proprio qui
50:10a Taureana
50:11una scena
50:12di caccia
50:12all'orso
50:13ogni volta
50:14che si
50:15trova
50:16una cosa
50:18è sempre
50:18la prima volta
50:19il momento
50:20più emozionante
50:20è quando
50:21è stato ritrovato
50:22il mosaico
50:23della caccia
50:24all'orso
50:25è in vermiculatum
50:26ed è
50:27vale a dire
50:28composto
50:29da minutissime
50:30tessere
50:31policrome
50:31questo posto
50:32conserva anche
50:33le vestigie
50:34degli antichi romani
50:35il tempio
50:36l'edificio
50:37per spettacoli
50:38la città
50:40romana
50:40che continua
50:41sul litorale
50:41dove è stata trovata
50:43il bellissimo
50:44busto marmorio
50:45dell'imperatore
50:45Adriano
50:46che oggi
50:46è conservato
50:47alla casa
50:47della cultura
50:51in questo luogo
50:52ci ho lasciato
50:54il cuore
50:57lascio palmi
50:58e torno là
50:59dove il mio viaggio
51:00è iniziato
51:01tra i flutti
51:02di scilla
51:03da cui
51:03come una sirena
51:04spunta una sub
51:05innamorata
51:06dei fondali marini
51:07io per vent'anni
51:08stavo qui
51:09in spiaggia
51:10e non avevo idea
51:11di cosa c'era
51:12lì sotto
51:13un mondo parallelo
51:14un mondo del silenzio
51:16un mondo
51:17di colori
51:18di emozioni
51:20qui a scilla
51:21e in generale
51:22in tutto lo stretto
51:23di Messina
51:24ci sono
51:26delle forme
51:27di vita
51:28particolari
51:29che
51:29non è facile
51:31incontrare altrove
51:32quindi è un posto
51:33molto caratteristico
51:34proprio perché
51:35si alternano
51:37queste correnti
51:38quindi noi
51:39subacquei
51:40siamo costretti
51:41a dover consultare
51:43giornalmente
51:44delle tavole di marea
51:45e poter scegliere
51:46il momento di stanca
51:48si chiama
51:48quindi il momento
51:49in cui la corrente
51:50si ferma
51:51e ci consente
51:52di ammirare
51:53questi bellissimi fondali
51:55queste due correnti
51:56formano quindi
51:57i famosi vortici
51:59i vortici
52:00dello stretto
52:01di Caridico
52:02lei che risucchia
52:03proprio per questi vortici
52:05proprio grazie
52:06a queste correnti
52:07ci sono forme
52:08di vita
52:08da pochi metri
52:10fino ad arrivare
52:12a profondità
52:12più impegnative
52:18qui è una zona
52:20che sempre
52:21per il discorso
52:22delle correnti
52:23a volte capita
52:24di trovare
52:24questi pesci
52:25abissali
52:26spiaggiati
52:27ma
52:28al di là di questo
52:29noi subacquei
52:30abbiamo la fortuna
52:31di poterli ammirare
52:32anche sott'acqua
52:33a profondità
52:34per noi accessibili
52:35tu a quanti metri
52:37sei arrivata?
52:38io ho fatto
52:39massimo
52:4074 metri
52:41e non hai paura?
52:44sì
52:45un minimo sì
52:46sinceramente
52:47ma penso sia
52:48quella paura sana
52:50che ti fa capire
52:50che non siamo
52:51immortali
52:52non siamo invincibili
52:53che siamo esseri umani
52:55e ognuno di noi
52:55ha dei limiti
52:56cosa pensi
52:57quando sei
52:58a 70 metri
52:59sotto il livello
53:01del mare?
53:03non penso
53:04di essere
53:05a 70 metri
53:06perché per me
53:07non è
53:08fondamentale
53:10la profondità
53:10voglio dire
53:11che
53:11quello che mi spinge
53:13a continuare
53:13a scendere
53:14aumentare
53:15questa profondità
53:16non è
53:16il brivido
53:17di guardare il computer
53:19e vedere scritto
53:2075 metri
53:21quindi
53:22quello che mi spinge
53:23a scendere
53:24è il vedere qualcosa
53:25l'ambiente
53:26in cui mi ritrovo
53:28quel determinato relitto
53:30quel determinato animale
53:31quella determinata secca
53:33la profondità
53:34mi serve soltanto
53:36per
53:37per esplorare
53:38quel posto
53:44questo mare
53:45è pieno di voci
53:46e questo gelo
53:47è pieno di visioni
53:49uuuh
53:50lo hanno ancora
53:51le nereidi
53:52le sirene
53:52obliate in questo mare
53:54e in questo cielo
53:55ondeggiano spesso
53:57pensili
53:58le gettà a morte
53:59questo
54:00è un luogo sacro
54:02tra Scilla
54:03e Messina
54:25che c'è un luogo sacro
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