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Vajont: Deborah cerca il bimbo che suo padre salvò | #Chilhavisto 2011.12.21

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Trascrizione
00:00Una storia incredibile, c'è un uomo che dice alla figlia trova quel bambino e abbraccialo per me, sono le
00:09ultime parole che il papà le ha detto prima di morire.
00:11Allora Deborah si è rivolta a noi di chi l'ha visto perché ci ha detto potete aiutarmi, questo era
00:18il desiderio di mio papà prima di morire.
00:21Chi è questo bambino e perché è così importante trovarlo? Fabrizio Franceschelli.
00:30Ci portava alle feste degli Alpini a 3-4 anni e dalle feste degli Alpini ci diceva che questo era
00:38il cadore dove c'ero io e ha iniziato a parlarci di Longarone e di quello che era successo, ci
00:45ha fatto vedere il cimitero di Fortunia.
00:49Questa giovane donna ha raccolto dal padre l'eredità morale di una ricerca quasi impossibile, trovare un bambino che aveva
00:573 anni nel 1963.
01:00Forse è di Longarone, fra i pochi sopravvissuti al disastro del Bayont. Quel bambino fu salvato da Luciano Basso, il
01:08padre di Deborah, nella valle del Piave e se oggi è ancora vivo avrà una cinquantina d'anni.
01:14È per questo che Deborah si è rivolta a chi l'ha visto, perché pensa che con questo appello possiamo
01:20aiutarla ad appagare l'ultimo desiderio espresso da suo padre in punto di morte.
01:25Trova quel bambino e abbraccialo tu per me.
01:27La cosa più bella, forse la cosa più triste, la cosa che un po' più mi era triste è il
01:35fatto che lui ci parlava sempre di un bambino, di un bambino che piangeva, chiamava mamma e papà.
01:42E mio papà l'ha preso in braccio e gli disse guarda che non ti può occupare, adesso ci sono
01:48io e ti aiuto io.
01:51Luciano Basso era di Vicenza, era stato alpino a vent'anni, poi di mestiere ha fatto il camionista e chissà
01:59quante volte, tornando a casa, ricordava quei giorni di ottobre, di novembre, quel tristissimo Natale del 1963.
02:06Quel bambino di tre anni che gli si era avvinghiato, sopraffatto dal terrore e lo aveva così coinvolto che il
02:13suo ricordo non lo avrebbe mai più abbandonato, per tutta la vita.
02:16Abbiamo visto con quella diga, ci ha spiegato tutto, ci raccontava la storia, che c'è stata una frana grandissima
02:24che si apriva sempre di più e i longalinesi erano tutti spaventati dal primo all'ultimo.
02:29Quella sera del 9 ottobre del 1963 gli amici gli dissero dai che siamo in libera uscita, andiamo fuori a
02:36mangiare una pizza, a bere una birra e mio padre gli disse ai suoi amici no io sto qua perché
02:43stanotte vien giù l'ongarone, vien giù il monte.
02:47Nel nostro racconto ci sono un alpino con la sua giovane figlia, una diga, la più alta del mondo, quella
02:54del Bayont, e una montagna, il monte Toc, franosa, da tempo immemorabile, tanto che la chiamano Toc e Toc in
03:02friulano vuol dire marcio, fradicio.
03:04C'è poi il gruppo di società, ingegneri e tecnici, che quella diga costruirono nel punto in cui il torrente
03:11Bayont sfocia nella valle del Piave, a 25 km da Belluno.
03:15E c'è infine una popolazione che aspetta da un momento all'altro la catastrofe, inerme e inconsapevole.
03:24Le montagne, che bianche sono di merno e verdi d'estate, sono le montagne dei pascoli e delle nevi, producono
03:31la nostra ricchezza di acqua, la più grande risorsa per la vita.
03:41Ma ci fu un giorno in cui la montagna scivolò nel lago, e dal lago un'onda gigantesca si levò,
03:47alta più del campanile, alta più della diga.
03:52Era notte, di luna piena, e l'onda era grande, grande come 25 milioni di automobili tutte insieme, e superò
04:00la diga, e si alzò minacciosa contro la valle del Piave.
04:03E quella notte l'acqua non diede più vita.
04:06Ma sparse dovunque devastazione e morte.
04:09Nella foto è possibile vedere la grande massa, scesa da destra fino al centro del lago.
04:14In basso si vede la diga, che appare piccolissima.
04:17L'impatto è così violento, che oltre 25 milioni di metri cubi di acqua, scavalcata la diga, precipitano attraverso la
04:24profonda gola del Bayon.
04:26E un mento forte, spaventoso, una specie di tsunami, precede l'enorme muraglia d'acqua.
04:32Adulti e bambini, vengono spogliati dei loro indumenti e sbattuti a centinaia di metri, smembrati.
04:38Gli edifici spazzati via come foglie di giornale, rotaie del treno, di belte e contorte.
04:44Una strage di quasi duemila persone e tanti paesi distrutti, cancellati per sempre.
04:52Per l'incuria e la superficialità di alcuni, per l'incompetenza di altri, per l'avidità di altri ancora, furono
04:58troppi a pagare.
05:00E a Longarone, a Erto, a Casso, a San Martino, i figli non ebbero più madri.
05:05E i padri vagarono disperati, in cerca delle loro famiglie.
05:09E le madri rimasero senza figli.
05:11Alle loro bimbe avevano insegnato a fare le treccine, a ricamare, a fare i dolci a Natale.
05:18Ma tutto annegò, sommerso dal fango, in una sola notte, la notte del Vajont.
05:24Sono partiti tutti i rialpini della caserma Fantuzzi con i camioncini militari dei rialpini.
05:31Sono arrivati fino a dove potevano arrivare, poi non potevano più perché c'era acqua, c'era fango.
05:37E quindi camminarono a piedi.
05:38Mio padre mi disse che camminando sentiva sotto tante volte dei pezzi duri e diceva
05:47ma che cos'è questo?
05:48Pensava magari fosse un tronco, fosse un pezzo di albero e invece magari tirava su ed era
05:53un osso.
05:54Cioè calpestavano e camminavano in mezzo ai morti, galleggiavano e li passavano davanti
06:00i morti con i corpi in mezzo ai nudi perché l'aria che aveva tirato sul monte, cioè il monte
06:07andando giù ha fatto una corrente d'aria che ha spazzato via i vestiti di tutte le persone
06:14che sono morte.
06:15Difatti tanti sono morti più per l'aria che per l'acqua e si incamminarono, arrivarono
06:22a Longarone e mio padre si disse tra i loro amici, tra i loro compagni, ma dove è Longarone?
06:28Non c'è più, non c'era, non c'era più niente.
06:31Non si può dimenticare, tutti i giorni, anche perché ero in sei in famiglia e alla
06:39mattina mi sono trovata sola.
06:41Avevo il suocero, la cugnata, mio marito e due figli.
06:46I figli li ho trovati e sono stata dopo uscita dall'ospedale, dopo Natale, dai carabinieri
06:54e mi ha fatto vedere la fotografia dei figli, ma mio marito non avevo visto vederlo, ma i figli
07:02sì.
07:04Li ho visti morti.
07:06Il bambino aveva su ancora la canottiera, la figlia no, era nuda.
07:17Il mondo intero si commosse per l'ampiezza e la tragicità delle conseguenze, non di un
07:22cataclisma dovuto a cause naturali, ma di un intervento umano colpevole di aver minimizzato
07:28le tremende conseguenze che la costruzione della diga avrebbe avuto su tutta la popolazione
07:33residente.
07:36L'errore è stato costruire una diga dove non si doveva costruire, ma il più grande
07:43errore è stato quello di non aver evacuato i paesi quando già era risaputo che la montagna
07:50sarebbe caduta nel lago e che avrebbe provocato un'onda elevata e quindi anche l'ultimo giorno
07:59quando la montagna scendeva di qualche centimetro all'ora, che era monitorata e quindi tutti
08:07aspettavano che cadesse, c'era il tempo per poter evacuare la gente.
08:14Per la tragedia del Bayont la commissione di inchiesta si insedia cinque giorni dopo, il
08:1914 ottobre del 1963.
08:22Dopo quattro anni e mezzo inizia il procedimento penale contro undici persone, ma due di queste
08:27nel frattempo muoiono e una terza si toglie la vita a novembre di quell'anno, è il 1968.
08:34Il processo emetterà sentenza di colpevolezza solo per tre imputati e con pene assai blande.
08:42È stata una tragedia che doveva essere, poteva essere evitata ed è una tragedia dove
08:49l'uomo ha la sua prima colpa.
08:521917 furono le vittime accertate, ma appena 700 furono le salme sommariamente riconosciute.
09:00Altre 700 erano soltanto corpi smembrati e irriconoscibili, ricomposti alla meglio dalla
09:07pietà umana.
09:10Circa la metà delle vittime non è stata mai riconosciuta e circa 400 persone non sono
09:20state ritrovate.
09:22Il maggior numero di persone che sono state in ospedale poi sono effettivamente sopravvissute.
09:28Però c'è stato anche qualcuno che non è sopravvissuto.
09:30C'è stato qualche caso, sì, che io ho presente una bambina, sì, la Faganello Cristina, che
09:42non ce l'ha fatta.
09:45I primi a intervenire per i soccorsi furono i vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia,
09:51gli alpini delle numerose caserme dislocate a quei tempi tra le regioni del Veneto e del
09:56Friuli Venezia Giulia. Luciano Basso si trovava a Belluno, nella caserma Fantuzzi, per adempiere
10:01agli obblighi del servizio di leva.
10:03La leva prevedeva un anno, però nel Vajont quelli che c'erano dovevano stare di più,
10:10che poi gli hanno dato anche l'attestato a mio papà per il lavoro che ha svolto.
10:14Deborah ha ereditato dal padre una grande passione, quella per il corpo degli alpini.
10:19Fin da piccola, infatti, papà Luciano l'ha condotta ai raduni più importanti e le ha
10:24fatto nascere l'ammirazione per questo corpo. Il Vajont fu il primo grande banco di prova
10:29degli alpini per tutti i successivi interventi che li avrebbero impegnati nelle emergenze
10:33nazionali e nelle grandi calamità in tempo di pace. E infatti le operazioni di soccorso
10:39sono state davvero tante, in Friuli, in Irpinia, in Maltallina, in Molise.
10:43Nella nostra famiglia di alpini, che siamo 400.000, abbiamo 14.000 alpini che hanno documentazione,
10:49passaporti, vaccinazione ed altro, che sono sempre disponibili 24 ore su 24, a partire
10:55per qualsiasi località d'Italia o anche all'estero, muratori, elettricisti ed altro,
11:01tutto quello che può servire immediatamente.
11:04Di una serie di specializzazioni?
11:05Di specializzazioni.
11:06E quanto costa questo?
11:07Zero.
11:13Forse se Luciano Basso fosse ancora vivo, anche lui sarebbe qui a sfilare con i suoi vecchi
11:18compagni, in occasione della Messa di Natale, nella cerimonia che rende onore ogni anno agli
11:24alpini caduti sia in guerra che in tempo di pace.
11:28Il lavoro svolto dagli alpini e da tutti gli altri accorsi a portare aiuto, fu documentato
11:34dal fotoreporter locale Bepi Zanfron, tra i primi ad arrivare e a documentare l'entità
11:40del disastro.
11:41Grazie a lui, al suo lavoro infaticabile, si conserva una straordinaria memoria fotografica
11:46di quella tragedia.
11:48Questo campanile di Pirago è l'unico edificio rimasto in piedi, miracolosamente.
11:55Questi alpini che lavorano febbrilmente per salvare vite umane, rendono tuttora vivo il
12:00ricordo di una tragedia che Luciano Basso visse intensamente e di cui fece partecipi i
12:06suoi figli, fin dalla più tenera età.
12:08E oggi, che a sua volta Deborah ha un bimbo di tre anni, sente rinnovarsi il desiderio
12:14di tener fede alla promessa fatta al padre, in punto di morte.
12:17Mio padre, la prima persona che trovò, fu un bambino di tre anni, di cui non conosco
12:23il nome, e vedeva questo bambino da solo che piangeva, papà, mamma, dov'era mamma,
12:29dov'era papà, voglio papà, voglio la mamma.
12:31Preso in braccio questo bambino e gli disse non ti preoccupare che ci sono io, che adesso
12:37ti aiuto io a non piangere e guarda me, stai abbracciato a me che io ti aiuto.
12:43Gli diceva al bambino non andare via, non andare via.
12:47Sono arrivati gli americani e avevano gli elicotteri, come on baby, come on baby, vieni
12:56con me bambino, vieni con noi.
12:58E il bambino piangeva e diceva no, no, no, voglio la mamma, voglio il papà.
13:04E' salito mio papà in elicottero con il bambino, l'hanno portato all'ospedale San Martino
13:09di Belluno e da lì i medici hanno provato comunque a toglierlo, anche i medici, non si
13:18toglieva dal mio padre questo bambino.
13:20Mio papà mi diceva che sentiva il cuore, che talmente era attaccato, che sentiva il cuore,
13:24che quando cercavano di toglierlo sentiva il cuore che batteva di più.
13:29L'hanno staccato purtroppo dandogli un anestetico.
13:33Forse il bimbo, che oggi dovrebbe avere 51 anni, ricorda ancora quando fu trasportato
13:39a Belluno con l'elicottero americano e lui, terrorizzato e abbinghiato all'Alpino, arrivò
13:45fino a questo edificio, dove all'epoca c'era l'ospedale San Martino.
13:50E il sogno di mio papà è sempre stato quello di riabbracciare lui.
13:54L'ha detto fino alla fine, voglio riabbracciare questo bambino perché l'ha sempre pensato
14:01per tutta la sua vita, però forse non ha mai avuto il coraggio di fare un'intervista
14:08come sto facendo io.
14:09Ma se adesso si trova questo bambino, lui non potrà abbracciarlo, però potrei abbracciarlo
14:15io per lui.
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