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  • 2 giorni fa
Il presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale, si concede ai microfoni di Dissapore per tirare una riga su questa edizione del Salone del Gusto di Torino e cercare di fare qualche previsione su quello che accadrà il prossimo anno.
Trascrizione
00:07A noi non interessava stavolta avere dei numeri intesi come partecipanti agli eventi, anche
00:15se la partecipazione ci sembra comunque molto buona. Questa era una sfida principalmente
00:20culturale, politica e sociale. Oggi affermiamo che il cibo è un diritto di tutti e per far
00:26partecipare le persone a una manifestazione in cui viene affermato questo messaggio dobbiamo
00:31andare verso le persone. La partecipazione ci dice che almeno questa sfida è una sfida
00:37su cui credo Slow Food può ritenersi soddisfatta. Dal punto di vista complessivo ci sono tanti
00:43aspetti su cui bisogna ragionare. Ovviamente la nostra impressione è che ci sia gradimento
00:52verso una formula in cui non ci sono più barriere, barriere intese come biglietti all'ingresso,
00:57tantissimi eventi gratuiti. Questo sicuramente credo sia stato apprezzato dai visitatori.
01:03Per quanto riguarda gli accorgimenti per il futuro, sicuramente ce ne sono da fare dal
01:10punto di vista logistico, dal punto di vista strutturale, però è un ragionamento che potremmo
01:16fare a bocce ferme dopo aver ascoltato bene soprattutto gli interlocutori fondamentali
01:22per il successo di una manifestazione di questo tipo, a partire dagli espositori, a partire
01:27dalle istituzioni che erano presenti, comunque tante istituzioni e chiaramente anche dalla
01:33città, dai torinesi. Perché una manifestazione di questo tipo crea qualche disagio alla città
01:40e vogliamo capire come migliorare i servizi per i visitatori senza regare troppi disagi
01:47alla città. Nel complesso la sensazione iniziale è che la città di Torino e i cittadini di
01:53Torino complessivamente abbiano compreso la cifra della sfida e abbiano avuto la necessaria
02:01pazienza per sopportare questi cinque giorni di grande complessità. Poi che ci siano dei
02:10disagi logistici è in dubbio, una manifestazione all'aperto, quindi non in un quartiere fieristico
02:17comporta inevitabilmente un impegno logistico in più. Io stesso ho camminato molti chilometri
02:23in più rispetto a quanto facevo nell'ingotto, però questo aspetto mi sento di dire è quello
02:29forse più facile da correggere. È più facile da correggere anche perché il numero di eventi,
02:36di conferenze era veramente un numero sterminato, molto elevato, quindi riuscire a concentrarli
02:42era più difficile. Probabilmente qualche forma di potatura anche sugli eventi culturali noi
02:49la dovremmo mettere in piedi. Quello che mi sento di dire è che nulla sarà più come
02:54prima, sicuramente non si torna indietro. Se la formula è stata gradita dai visitatori
02:59e dagli espositori e che quindi questo processo partecipativo è in atto, la direzione sarà
03:07sicuramente quella. Io auguro tanta fortuna a quelli dell'ingotto, però questa manifestazione
03:14non è fatta per fare dispetti a qualcuno, questa manifestazione è stata realizzata per
03:19immaginare un nuovo processo di partecipazione alle iniziative culturali, principalmente culturali.
03:26Perché dico principalmente culturali? Pure lo scambio fra visitatore e produttore in questo
03:33contesto qui è più facile, la manifestazione è più fruibile. Era diventato estremamente
03:38complicato negli spazi angusti con la ressa, con la calca delle persone, immaginare di parlare
03:43e di raccontare quello che si fa. Se la manifestazione è culturale c'è bisogno di trasferire un minimo
03:49di conoscenza a chi fa la spesa. Diversamente diventa tutto più complicato.
03:57Grazie a tutti.
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