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  • 7 mesi fa
Roma, 3 feb. (askanews) - Creare una maggiore consapevolezza istituzionale, clinica e sociale sull'embolia polmonare, patologia cardiovascolare grave, ma ancora sottodiagnosticata, e caratterizzata da percorsi di diagnosi e trattamento non uniformi sul territorio nazionale: se ne è parlato in Senato al convegno "Dalla diagnosi alle politiche sanitarie: un impegno comune contro l'embolia polmonare". In Italia si stimano circa 68mila casi di embolia polmonare l'anno, a fronte di sole 38mila ospedalizzazioni. Uno scarto che indica un ampio sommerso diagnostico: molti casi non vengono intercettati o correttamente codificati dal Sistema sanitario. Francesco Saverio Mennini, Capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute, ha perciò annunciato che il dicastero "è disponibile da subito ad intavolare un colloquio diretto con le società scientifiche, gli specialisti e le associazioni di pazienti" e che uno dei prossimi step da raggiungere è, come già avvenuto per altre patologie, "ridurre l'eterogeneità territoriale attraverso un approccio multidisciplinare che comprende anche la formazione".Elena Murelli, 10ma Commissione Sanità del Senato: "L'embolia polmonare è la terza causa di morte delle malattie cardiovascolari dopo infarto e ictus. E' una malattia che purtroppo colpisce 68mila persone in Italia, 15.000 pazienti sono gli ospedalizzati, 15% di mortalità: quindi dobbiamo intervenire, non c'è tempo da aspettare".L'embolia polmonare è una patologia dinamica per la quale il paziente può peggiorare in poche ore: per questo, secondo le linee guida della European Society of Cardiology, ogni ora guadagnata dal triage al trattamento potrebbe ridurre la mortalità del 5%. Una situazione in cui si inscrive un paradosso tutto italiano: a fronte di 14.000 pazienti all'anno potenzialmente candidabili a trattamenti percutanei, quindi mini-invasivi, solo 500 sono state le procedure interventistiche eseguite nel 2024.Chiara Fraccaro, UOC Cardiologia Azienda Ospedale Università di Padova: "Oggi giorno abbiamo numerose opzioni terapeutiche e in particolare dei dispositivi transcatetere di diversa forma e funzione che vanno ad affiancarsi e ad implementare le opzioni farmacologiche. E' importante creare delle reti integrate, dei cosiddetti Pert Team, che possono tenere in considerazione tutte queste opzioni per poter dare la miglior terapia per ogni singolo paziente".L'embolia polmonare deve diventare così una priorità dell'agenda politico-istituzionale, da affrontare garantendo una integrazione della patologia nel Piano Cardiovascolare.Elena Murelli, 10ma Commissione Sanità del Senato: "Dobbiamo riconoscere l'embolia polmonare all'interno delle Reti Tempo-Dipendenti insieme all'ictus e insieme alle altre malattie e fare in modo che ci sia una programmazione, una collaborazione multidisciplinare tra tutti gli attori e che non ci siano più disomogeneità territoriali, che non solo colpiscono le Regioni, ma purtroppo anche da(...)

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00:00Creare una maggiore consapevolezza istituzionale, clinica e sociale sull'embolia polmonare, patologia
00:07cardiovascolare grave, ma ancora sottodiagnosticata e caratterizzata da percorsi di diagnosi e di
00:14trattamento non uniformi sul territorio nazionale. Se ne è parlato in Senato al convegno dalla
00:21diagnosi alle politiche sanitarie, un impegno comune contro l'embolia polmonare. In Italia
00:28si stimano circa 68.000 casi di embolia polmonare l'anno a fronte di solo 38.000 ospedalizzazioni,
00:37uno scarto che indica un ampio sommerso diagnostico. Molti casi non vengono intercettati o correttamente
00:44codificati dal sistema sanitario. Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento
00:50programmazione del Ministero della Salute, ha perciò annunciato che il di Castero è disponibile
00:55da subito ad intavolare un colloquio diretto con le società scientifiche, gli specialisti e le
01:01associazioni di pazienti e che uno dei prossimi step da raggiungere è, come già avvenuto per altre
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01:14comprende anche la formazione. L'embolia polmonare è la terza causa di morte delle malattie
01:20cardiovascolari dopo infarto e ictus. È una malattia che purtroppo colpisce 68 milioni
01:26di persone in Italia, 15 mila pazienti sono gli ospedalizzati, 15% di mortalità, quindi
01:33dobbiamo intervenire, non c'è tempo da aspettare. L'embolia polmonare è una patologia dinamica
01:39per la quale il paziente può peggiorare in poche ore. Per questo, secondo le linee guida
01:45della European Society of Cardiology, ogni ora guadagnata dal triage al trattamento, potrebbe
01:52ridurre la mortalità del 5%. Una situazione in cui si iscrive un paradosso tutto italiano?
01:59A fronte di 14 mila pazienti all'anno potenzialmente candidabili a trattamenti per cutanei, quindi
02:06mini-invasivi, solo 500 sono state le procedure interventistiche eseguite nel 2024.
02:13Oggigiorno abbiamo numerose opzioni terapeutiche, in particolare dei dispositivi transcatetere
02:19di diversa forma e funzione che vanno ad affiancarsi e ad implementare le opzioni farmacologiche.
02:27Per noi è importante creare delle reti integrate, dei cosiddetti PERT team che possono tenere
02:32in considerazione tutte queste opzioni per poter dare la miglior terapia per ogni singolo
02:37paziente.
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02:43da affrontare garantendo una integrazione della patologia nel piano cardiovascolare.
02:50Dobbiamo riconoscere l'embolia polmonare all'interno delle reti tempodipendenti insieme
02:54all'ictus e insieme alle altre malattie e fare in modo che ci sia una programmazione,
02:59una collaborazione multidisciplinare tra tutti gli attori e che non ci sia più disomogeneità
03:03territoriali che non solo colpiscono le regioni ma purtroppo anche da ospedale ad ospedale.
03:09L'obiettivo è favorire il dialogo tra decisori politici, clinici e associazioni di pazienti.
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