00:00Novak Djokovic ha giocato un tennis celeste nel primo set della finale di Melbourne. Una
00:12sinfonia di diagonali lungolinea incroci delle righe e sortite a rete che gli ha portato il
00:17primo set contro un Carlos Alcarazzi rallentato da una messa in moto più pigra ma anche allibito
00:24da tanta perfezione. Non era quella del serbo una partenza a razzo per dotarsi di un vantaggio ma
00:31un canto del cigno, mezz'ora di bellezza bacinante ma insostenibile sul lungo periodo e infatti da
00:38lì in poi Alcarazzi che è più giovane di 16 anni ha preso la partita in mano e non l'ha mollata più
00:44soffrendo un po' soltanto nel quarto set della resistenza finale, umana prima che tecnica,
00:52dell'avversario. Djokovic ci ha lasciato a bocca aperta venerdì battendo Sinner perché nessuno
00:59pensava realmente che sarebbe potuto succedere dopo le cinque vittorie di fila dell'italiano.
01:04L'idea che davvero potesse far suo il venticinquesimo torneo dello Slam, il traguardo che lo motiva a
01:11continuare nell'anno in cui ne compirà 39, era un'impossibilità persino superiore perché dopo aver
01:19abbattuto il tabù Sinner avrebbe dovuto doppiare l'impresa con Alcarazzi. E però per una quarantina
01:26di ore più o meno ci si è cullati nella romanzesca speranza che succedesse. Perché come sempre accade
01:32quando c'è un campione al tramonto, esaurita la vena del tifo con l'uscita di Sinner e di Musetti in quel
01:39modo prima di lui, il desiderio si è schierato dalla sua parte. Alcarazza ha completato il
01:46grande Slam della carriera con l'Australian Open, ha vinto almeno una volta tutti e quattro i grandi
01:51tornei. Ma nella logica del super evento, molto ricercata nello sport contemporaneo, il vero botto
02:00ieri sarebbe stato un trionfo crepuscolare di Nole. Succederà a Parigi o magari a Wimbledon o
02:08ancora New York? No, non succederà, perché va contro le leggi della vita quando una performance
02:14sportiva è così legata a un concetto di durata e 3 sets su 5 sono una maratona, a parità di classe
02:21vince il più giovane per una banale questione di energie. Ma sostenevamo lo stesso a proposito del
02:27fatto che Sinner fosse diventato per Djokovic una montagna non più scalabile e quindi manteniamo
02:34almeno un dubbio minimo. In fondo l'esperienza ci ha appena insegnato qualcosa. Anche perché la
02:40competitività del fuoriclasse serbo è il più brutale dei suoi colpi. La capacità di dominare
02:47mentalmente gli avversari, non tutti, non sempre, ma tanti e spesso, è ciò che lo fa vincere. Quelli che per anni
02:57hanno perso con lui stentano a sostenerlo, perché con lui ormai sono anche invecchiati. E i giovani di
03:03talento lo considerano l'esame di maturità sul loro cammino, che più delle volte gli esami ti mettono
03:08in subbuglio, togliendoti lucidità. Sì, nell'altro giorno non ha perso per questioni fisiche legate al
03:16quinto set, ma perché il lungo elenco di palle break mancate, o meglio salvate da Djokovic,
03:23in modo eccezionale spesso, l'ha sommerso di frustrazione. Alcarazza ha un carattere diverso.
03:31All'inizio del secondo set, quando ancora doveva recuperare Djokovic giocava le ultime
03:36meraviglie del suo match, lo spagnolo sorrideva come se fosse felice di doversi battere contro
03:43un rivale così sorprendentemente competitivo. Lì, in quel preciso momento, ha vinto l'Open
03:50da stare.
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