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  • 1 giorno fa
Era tarda notte in Italia, ieri, quando Luciano Darderi aveva finalmente ragione del tedesco Hanfmann 76 75 nella finale del torneo di Santiago e portava al tennis italiano il secondo titolo ATP della domenica, dopo che Flavio Cobolli una ventina di ore prima aveva chiuso in tre set ad Acapulco, in Messico, battendo l’americano Tiafoe e alzando il primo trofeo del giorno. E non basta: nella lontana Poona, in India, sempre domenica Federico Cinà - che è la grande speranza del nostro tennis - ha vinto il suo primo titolo Challenger, il marchio minore dell’Atp, completando un primo marzo da incorniciare. Cobolli, che ha 23 anni, da ieri mattina è il numero 14 del mondo. Darderi, che di anni ne ha 24, è salito al numero 18. Cinà, da poco maggiorenne, domenica sera era il numero 183: nella classifica uscita ieri è 198 perché ha dovuto scartare qualche punto, ma comunque è entrato nei primi 200 per la prima volta. Sono risultati straordinari. L’Italia non ha mai avuto tre tennisti nei primi 15 o quattro nei primi 20. E siccome il fenomeno - leggi Sinner - può nascere ovunque, ma una quantità di talento del genere si coltiva e si sviluppa, il grande lavoro della federazione risulta evidente.Ieri notte, osservando le potenti diagonali di Darderi sgretolare poco a poco la resistenza di Hanfmann, capitava di incrociare spesso in video un signore dai capelli bianchissimi che il telecronista ci informava essere Jaime Fillol, il campione cileno degli anni 70 che gli azzurri affrontarono nella mitica finale di Coppa Davis di Santiago ‘76, l’unica vinta dall’Italia prima della serie di tre di questo periodo storico. Di recente abbiamo parlato molto di quella squadra di Davis, anche grazie alla stupenda docuserie di Domenico Procacci, e il volto rugoso di Fillol, che alla vigilia era uno spauracchio e invece perse entrambi i singolari da Panatta e Barazzutti e nel doppio si arrese a Panatta e Bertolucci, faceva pensare a quanto tempo fosse passato. Ci sentivamo forti per una coppa Davis, e perché quell’anno Panatta aveva vinto Roma e Parigi, il torneo di casa e la gamba dello Slam che, giocandosi sulla terra battuta, era considerata l’unica alla portata degli italiani, come del resto testimoniavano i due titoli vinti lì in precedenza da Nicola Pietrangeli. Per capire l’evoluzione di questo sport occorre fare mente locale sul fatto che il Roland Garros oggi sia l’obiettivo dichiarato della stagione di Sinner, perché quello sulla terra battuta è l’unico torneo degli Slam che non ha ancora vinto.A proposito di Sinner, questa settimana torna in campo a Indian Wells dopo che le sconfitte in Australia da Djokovic e in Qatar da Mensik hanno aperto il 2026 in un modo al quale non eravamo più abituati, perché si fa presto a dare per scontato quello che non può mai esserlo, ovvero l’eccellenza assoluta. Sette gli italiani in tabellone, fra loro anche Lorenzo Musetti di ritorno dall’infortunio australiano, il doloroso ritiro nei quarti di finale contro Djokovic, quand’era avanti due set a zero. Sarà la testa di serie numero 5, mentre fuori dal seeding gli italiani in campo saranno Berrettini, Bellucci e Arnaldi. Non ci facciamo mancare niente.

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00:06Era tarda notte in Italia, ieri, quando Luciano Darderi aveva finalmente ragione del tedesco
00:11Anfman, 7-6, 7-5, nella finale del torneo di Santiago e portava al tennis italiano il
00:18secondo titolo ATP della domenica, dopo che Flavio Cobolli, una ventina di ore prima,
00:23aveva chiuso in tre set ad Acapulco, in Messico, battendo l'americano Tiafo e alzando il primo
00:29trofeo del giorno. E non basta. Nella lontana Puna, in India, sempre domenica Federico Cina,
00:37che è la grande speranza del nostro tennis, ha vinto il suo primo titolo Challenger,
00:42che è il marchio minore dell'ATP, completando un primo marzo da incorniciare. Cobolli, che ha 23 anni,
00:50da ieri mattina è il numero 14 del mondo, sono uscite le nuove classifiche. Darderi, che di anni
00:56ne ha 24, è salito al numero 18. Cina, da poco maggiorenne, domenica sera era il numero 183. Nella
01:05classifica uscita ieri è 198 perché ha dovuto scartare qualche punto, ma comunque è entrato nei
01:10primi duecento per la prima volta. Sono risultati straordinari. L'Italia non ha mai avuto tre tennisti
01:17nei primi quindici o quattro nei primi venti. E siccome il fenomeno, leggi Sinner, può nascere
01:24ovunque, ma una quantità di talento del genere si coltiva e si sviluppa, il grande lavoro della
01:30federazione risulta evidente. Ieri notte, osservando le potenti diagonali di Darderi
01:36sgretolare poco a poco la resistenza di Hanfman, capitava di incrociare spesso in video un signore
01:43dai capelli bianchissimi, in tribuna, che il telecronista ci informava di essere Jaime
01:48Figliol, il campione cileno degli anni 70, che gli azzurri affrontarono nella mitica finale
01:55di Coppa Davis di Santiago 76, l'unica vinta dall'Italia prima della Serie D3 tuttora aperta
02:02di questo periodo storico. Di recente abbiamo parlato molto di quella squadra di Davis, anche
02:06grazie alla stupenda docu-serie di Domenico Procacci. E il volto rugoso di Figliol, che alla
02:12vigilia, ricordo, era uno spauracchio e invece perse entrambi i singolari da Panata e Barazzuti
02:17e nel doppio si arrese a Panata e Bertolucci, faceva pensare a quanto tempo fosse passato.
02:24Ci sentivamo forti per una Coppa Davis all'epoca. E perché quell'anno Panata aveva vinto Roma
02:30e Parigi, il torneo di casa e la gamba dello slam che, giocandosi sulla terra battuta, era
02:36considerata l'unica alla portata degli italiani. Come adesso testimoniavano i due titoli vinti
02:42lì in precedenza da Riccola Pietrangelo. Per capire l'evoluzione di questo sport occorre
02:48fare mente locale sul fatto che Roland Garros oggi sia l'obiettivo dichiarato della stagione
02:54di Sinner. Perché? Perché quello sulla terra battuta è l'unico torneo degli slam che non
03:00ha ancora vinto. Ha vinto sul cimento, ha vinto sull'erba, non sulla terra battuta.
03:05A proposito di Sinner, questa settimana torna in campo a Indian Wells, dopo che le sconfitte
03:10in Australia da Djokovic e in Qatar da Mensik hanno aperto il 2026 in un modo al quale non
03:16eravamo più abituati. Perché si fa presto a dare per scontato quello che non può mai
03:21esserlo, ovvero l'eccellenza assoluta. Sette gli italiani in tabellone, fra loro anche
03:27Lorenzo Musetti, di ritorno dall'infortunio australiano, il doloroso ritiro nei quarti
03:33di finale contro Djokovic quando era avanti 2-7-0. Sarà la testa di serie numero 5, mentre
03:41fuori dal seeding gli italiani in campo, gli altri italiani, saranno Berrettini, Bellucci
03:45e Arnaldi. Insomma, non ci facciamo mancare niente.
03:51Grazie.
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