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https://www.pupia.tv - Roma - L'allarme dal Sudan - Conferenza stampa di Lia Quartapelle (04.11.25)
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00:00Bene, iniziamo poi si aggiungeranno altre persone, altre persone sono collegate, il senatore
00:08Del Rio, l'onorevole Ciani ci raggiungeranno. Abbiamo convocato questa conferenza stampa
00:16per portare l'attenzione del Parlamento, dei media, dell'Italia, nel luogo che rappresenta
00:24il popolo italiano sulla situazione drammatica, terribile del Sudan, un conflitto civile iniziato
00:34il 15 di aprile del 2023, che è scomparso dall'attenzione mediatica, ma non per delle
00:43buone notizie, ma in realtà nell'indifferenza è peggiorata terribilmente la situazione
00:51nel Sudan. Sono 4 milioni le persone che hanno lasciato il Sudan come rifugiati recandosi
00:56nei paesi vicini, 9 milioni le persone che sono sfollate internamente nel paese, probabilmente
01:03150 mila, ma si parla anche di stime più alte, di morti nel paese. Quindi abbiamo deciso qui
01:11di fare due cose, dare voce a chi è sul terreno, a chi si occupa dell'emergenza umanitaria sul
01:18terreno e dall'altro lato di raccogliere come nostro, insieme a Laura Boldrini, Graziano
01:23Del Rio e Paolo Ciani, l'appello che ci viene dai Combognani, che è un appello al governo
01:29italiano per chiedere di aprire un corridoio umanitario per le persone che si trovano ad
01:35Al-Fashir, che è una città del Sudan che in questo momento è sotto assedio. Ci sono
01:43circa, ci sono ancora 260 mila persone ad Al-Fashir, le notizie che arrivano, i video
01:50che arrivano, poi lo racconteranno sia Brando Ricci che padre Antonio Soffiantini, sono terribili,
01:58sono quelle di omicidi casa per casa, atroci, crimini di guerra, crimini contro l'umanità.
02:08Ed è per questo che noi qui vogliamo dire, chiedere al governo italiano di intervenire
02:13in tutti i consensi internazionali affinché si apra un corridoio umanitario per far uscire
02:18la popolazione civile d'Al-Fashir. Quelle persone non hanno nessuna colpa e devono poter fuggire
02:24dalla situazione in cui si trovano. Darà adesso la parola a padre Antonio Soffiantini,
02:29con Boniano, con cui abbiamo pensato questa conferenza stampa, per poi dare la parola a Diego
02:34delle Carbonare che si trova in questo momento a Porto-Sudan. Grazie, buongiorno a tutti, buongiorno
02:41a tutte. L'11 maggio 1873 a Khartoum, San Daniele Comboni, che è il fondatore dei missionari
02:51comboniani e delle missionarie comboniane, in una omelia diceva queste parole. Io prendo
02:58a fare causa comune con ognuno di voi e il più felice dei miei giorni sarà quello
03:04in cui potrò dare la vita per voi. Fare causa comune. Queste parole di Daniele Comboni
03:13sono per noi, missionari e missionarie comboniane, il paradigma, lo stile del nostro essere, oggi
03:20come ieri, missionari e missionaria. Questo fare causa comune ci spinge oggi ad essere
03:29qui, di nuovo. Eravamo già stati qui, presenti in questa sala, l'11 di marzo del 2025. Oggi,
03:38sette mesi dopo quella data, siamo qui per lanciare un appello, come diceva l'Onorevole
03:44lì a Quartapelle, al governo italiano. Un appello per il Sudan, ma in maniera particolare
03:51per la città di Al-Fashir, per i bambini, per le donne, per gli uomini che abitano in
03:57questa città, che dal 26 di ottobre è nelle mani dell'RSF, Rapid Support Force, dopo più
04:06di 500 giorni di assedio. Nell'appello chiediamo tre cose al governo italiano. Che intervenga
04:16in tutti i consessi internazionali per cui gli è possibile, per primo, reclamare l'urgenza
04:22assoluta di una tregua umanitaria nel Darfur e in tutto il Sudan. Chiedere l'apertura di passaggi
04:31sicuri e garantiti per uscire dalla città per i civili coinvolti nei combattimenti. Chiedere
04:40il ripristino senza impedimenti dell'accesso umanitario e degli aiuti nella città. Siamo
04:48qui perché crediamo che questa conferenza stampa, così come l'audizione di domani alla Commissione
04:56esteri, siano per noi una possibilità di fare causa comune con il popolo sudanese e
05:04che siano anche uno strumento per rompere l'assordante silenzio attorno a questo conflitto
05:11dimenticato. Grazie a chi prenderà la parola dopo di me, soprattutto a Diego e all'amico
05:19di medici senza frontiere, che ci aiuteranno a fare il quadro della situazione in Sudan e
05:24in particolare di Al-Fashera. Grazie all'onorevole Elia che ha promosso questa conferenza stampa,
05:32grazie alle parlamentari e parlamentari presenti, grazie alle giornaliste e ai giornalisti.
05:38credo che valga la pena lasciare la parola a Diego, cominciamo con Diego, direi a Diego
05:48delle Carbonare che è il coordinatore responsabile dei missionari komboniani in Sudan e in Egitto.
05:57Buongiorno Diego.
05:57Buon pomeriggio, spero mi sentiate.
06:03Benissimo, grazie di questa possibilità di parlare di Sudan, è un'occasione importante
06:13perché, come già stato detto, purtroppo si parla di guerre nel mondo, ma della guerra
06:19del Sudan purtroppo si parla veramente troppo poco, anzi è spesso una guerra dimenticata.
06:27Quello che sta succedendo a El Fasher, capoluogo del Darfur del Nord, sta girando in questi giorni
06:37nei media, sono video e immagini di una violenza, di un'atrocità inaudite e indescrivibili,
06:44che sono veramente difficili anche da guardare, sono realtà che scuotono e ci interpellano
06:54a rispondere in tutte le capacità che abbiamo, sicuramente se riusciamo a rispondere anche
07:03a livello politico, diplomatico, sicuramente è una cosa importante da fare.
07:07El Fasher è caduta dopo 18 mesi di assedio, che vuol dire 18 mesi di accerchiamento e
07:16quindi per chi era in città non solo di essere obiettivi di bombardamenti continui e di violenza
07:25attraverso bombe e missili, ma anche e soprattutto essere vittime della fame, perché la città è
07:33stata veramente chiusa in un assedio che ha portato alla fame decine di migliaia di persone
07:41e da quando è caduta si parla di diverse migliaia di morti, i numeri sono numeri che sono difficili
07:51da stimare, ma sicuramente migliaia di morti. Abbiamo tutti letto la notizia di un ospedale
07:57dove almeno 450 pazienti sono stati uccisi, perché poi i Rapsa forse sprendessero come ostaggi
08:06i medici, quindi già solo questa notizia dovrebbe scuoterci tutti nelle coscienze.
08:14E da quando è stata presa il Fasher, quindi una settimana e due giorni fa, si parla già di 60,
08:21forse 70 mila persone che hanno lasciato la città e questo lo testimoniano i campi profughi
08:27di Tawila, di Dabba che è molto lontana, è già nel nord del Sudan però è sulle sponde
08:34del Nilo e già fino a lì sono arrivati molti di coloro che scappano dal Fasher.
08:42Sta crescendo immensamente la tensione, la paura in altre città, fuori dal Darfur adesso,
08:50perché adesso tutto il Darfur è in mano ai Rapid Support Forces, sicuramente a Elobeid molta
08:57paura, molta tensione. Noi che siamo qui in Sudan sentiamo di molte persone anche fra quelle
09:04che conosciamo che ci stanno dicendo che si preparano ad abbandonare Elobeid o stanno pensando
09:11di abbandonare Elobeid, un'altra delle città più grandi del Sudan. Quindi è un momento
09:17grave, un momento che scuote tutte le coscienze e che ci interpella a prendere una posizione,
09:26quindi l'appello che abbiamo lanciato insieme a Nigrizia credo sia importante, innanzitutto
09:33quello di cercare in tutti i modi di facilitare in qualche modo che si possa arrivare a una
09:42tregua, a un cessato il fuoco per innanzitutto soccorrere le popolazioni colpite, soccorrere
09:49chi ha fame, soccorrere chi è ferito, soccorrere le migliaia di bambini che sono vittime di tutti
09:59questi traumi che stanno avvenendo. Fra i numeri presentati all'inizio, che sono tutti corretti
10:06e documentati da diverse agenzie, forse mancava un numero che è molto importante, 7 milioni
10:13di bambini in Sudan non stanno andando a scuola ormai da più di due anni e anche questo è un
10:20numero importante da tenere in mente. Ecco per noi il silenzio dei media, il silenzio anche
10:28della comunità internazionale su quello che sta avvenendo, in realtà sembra sposare
10:36o tenere buona l'idea che questa è una guerra di due generali che fanno la guerra fra di
10:44loro e sono tutti e due sullo stesso livello. In realtà è importante fare verità su quelli
10:50che sono i fatti della violenza, i fatti della guerra, ci sono indagini, ci sono prove,
10:58ci sono evidenze di come veramente quello che sta succedendo in Darfur per mano dei rapid
11:03support forces è sicuramente fuori da ogni limite, da ogni regola anche nel campo internazionale.
11:12Io non sono un esperto ma penso ci voglia poco, quando si è davanti a tanta violenza
11:18sui civili veramente non possiamo stare indifferenti il nome della neutralità, l'indifferenza non
11:29è neutralità, l'indifferenza è lasciare che le cose vadano avanti e questo assolutamente
11:35non può essere. Quindi ci uniamo anche noi qui dal Sudan a questo appello e chiediamo
11:40a tutte le forze capaci di intervenire che si ritorni a parlare di cessato il fuoco, si ritorni
11:49a parlare di corridori umanitari, si ritorni a parlare anche di tavoli, di mediazione o comunque
11:57di negoziazioni o di iniziative che portino alla conclusione della guerra.
12:08Grazie mille padre Diego, darei adesso la parola a Vittorio Pizzi responsabile dei programmi
12:14MSF in Sudan che è collegato da Ginevra. Ringrazio nel frattempo arrivato anche il senatore
12:20del Rio e credo si sia collegato anche Marco Tarquinio dal Parlamento europeo. Intanto darei
12:27la parola a Vittorio Pizzi, poi facciamo un secondo giro invece dei parlamentari e delle
12:31organizzazioni presenti a partire da Mauro Garofalo di Sant'Egidio. Grazie Vittorio.
12:38Buongiorno, grazie innanzitutto dello spazio. Vedo di aggiungere alcuni elementi senza ripetere
12:44quello che è già stato detto, ma di fatto la situazione che si è vista oltre all'ultima
12:51settimana purtroppo per quanto fosse attesa, visto il lungo assedio del Fasher,
12:57credo che abbia superato anche le peggiori aspettative. Medici Senza Frontiere opera a
13:04Tawila da quando non siamo più stati in grado di operare all'interno del Fasher, quindi
13:10purtroppo andiamo a più di un anno fa. A Tawila abbiamo ricevuto sfollati non solo nell'ultima
13:15settimana, ma sono mesi che si sono accumulate diverse centinaia e migliaia di persone perché
13:23è appunto ritenuto uno dei posti sicuri e vedremo quanto questo resterà il caso nel
13:30futuro. Quello che è successo ovviamente l'ultima settimana è che abbiamo iniziato a ricevere molti
13:35più feriti di arma da fuoco a Tawila e dall'altro lato appunto purtroppo un'altra cosa che già si
13:43vedeva e ci si aspettava ricevuto della popolazione con dei casi di malnutrazione estremi, anche negli
13:51adulti. Questo perché appunto è mesi e mesi che è stata dichiarata una carestia all'interno
13:57di il Fasher e anche se prima purtroppo abbiamo avuto dei report dal punto di vista degli aneddoti
14:04perché ovviamente non c'era accesso, per quanto noi con entrambe le parti abbiamo cercato di
14:09accedere al Fasher per non siamo mai riusciti. Quello che abbiamo visto adesso purtroppo è quello
14:14che ci aspettavamo e ricordiamoci che quando sentiamo che la IPC definisce una carestia vuol
14:20dire che ogni 10.000 ogni giorno muoiono due adulti o quattro bambini ogni 10.000 persone. Si
14:27stimava che al Fasher ci fossero circa 200.000 persone, quindi qualcosa di davvero devastante.
14:34Purtroppo questo rinforza però quello che abbiamo visto negli ultimi due anni e mezzo della guerra
14:39in Sudan, nel senso ossia che questa sia una guerra contro le persone. La gente in Sudan muore
14:45andando al mercato, ricordiamo all'inizio dell'anno un Durman, un bombardamento sul mercato che ha causato
14:51più di 100 tramorti e feriti un sabato mattina, in tempi più recenti anche solo a settembre, in tre
14:58diversi, in un giorno solo abbiamo ricevuto più di 100 tramorti e feriti a Niala, Tawila, infatti,
15:04e Zalingi. E questo fa sì che appunto il Fasher è l'epicentro al momento della violenza,
15:10ma visto quello che abbiamo e quello che entrambe le parti hanno fatto con l'utilizzo
15:15dei droni, di fatto la gente è vittima della guerra anche se lontana dalla linea del fronte.
15:21L'esempio appunto sono i feriti a Niala, sono i feriti a Zalingi. Questo è il problema
15:26delle città sediate, il collega appunto parlava anche di Allobeid, che è tutto il
15:32Cordofan, che per quanto all'interno di una guerra abbastanza dimenticata ci sono aree
15:36purtroppo che sono ancora più dimenticate di altre, il Cordofan sicuramente è uno di
15:40questi, c'è il rischio che Allobeid sia la prossima. E questo anche solo per ricordare
15:48appunto che quello di cui abbiamo parlato adesso è l'impatto più diretto della guerra,
15:52c'è anche un impatto indiretto anche in zone appunto un po' più lontane perché
15:56e questo è quello che abbiamo visto noi in tutti i vari interventi che facciamo del
16:01sistema sanitario al collasso, che quindi fa sì che anche chi o fa parte di quei
16:06milioni di sfollati di cui abbiamo parlato o semplicemente abita in zone lontane
16:10dalla linea del fronte, continua a far fronte a un sistema sanitario collassato,
16:16nessuna vaccinazione per i più giovani e quindi le epidemie, abbiamo visto una
16:21grandissima epidemia di colera nei mesi successivi, al momento stiamo
16:25combattendo un'epidemia di dengue per esempio. Quindi questo giusto per
16:30allargare un attimo la prospettiva oltre che al fasce dove ovviamente resta
16:37ed è al momento l'emergenza principale a cui ci troviamo anche noi stessi a far
16:42fronte. Sicuramente appunto ogni iniziativa è da supportare che porta a un
16:48miglioramento delle condizioni della popolazione, ma oltre questo anche al
16:53governo italiano un appoggio più forte alle Nazioni Unite.
16:57Questa crisi dimenticata fa sì che anche gli appelli umanitari delle Nazioni Unite
17:03che sappiamo bene non sono mai totalmente finanziate, ma questo è uno dei più
17:07bassi e questo è fondamentale appunto per far fronte ai bisogni almeno dove è più
17:13accessibile, perché il fasce è una priorità, ma ci sono anche ovviamente
17:17difficili condizioni di sicurezza per operare. Ma in altre zone del Sudan all'est
17:21o nell'ovest altri stati del Darfur no e ci sono organizzazioni che sanno e devono
17:26farlo, ma purtroppo non hanno i fondi per farlo. Quindi una forte risposta delle
17:31Nazioni Unite è anche quella importante, è importante che il governo italiano
17:34supporti questo. C'è stata finalmente una visita dell'humanitarian coordinator in
17:39Darfur a Tawila qualche settimana fa, che speriamo sia un primo passo nella
17:45direzione giusta, ossia quella di una presenza più forte delle Nazioni Unite che
17:49supportano un intervento umanitario, perché purtroppo la crisi di cui parliamo
17:53adesso è quella di El Fasher, purtroppo ce ne sarà probabilmente delle prossime
17:58all'Obeyed, come appunto diceva un collega, o altre zone. Quindi ecco questo giusto
18:03per appunto ripetere che da parte nostra rimaniamo ovviamente impegnati a
18:10rispondere e ancora una volta ci tengo a sottolineare l'impegno in generale anche
18:14della società civile sudanese. Quello che abbiamo visto fare in diverse zone
18:19dagli Emergency Response Room è fondamentale e quello che poi personalmente
18:24vedo più da vicino con i più di 1500 sudanesi che non solo sono vittime della
18:30guerra, ma si prendono anche dei rischi in più a continuare a lavorare per
18:33organizzazioni umanitarie come la nostra, sapendo i rischi che quello comporta.
18:37Quindi ecco, è importante anche ricordare lo sforzo importante che fanno.
18:41Mi fermerei qui e poi ovviamente sono disponibile in caso di domande. Grazie ancora.
18:47Grazie. Darei la parola a Brando Ricci che è l'estensore materiale, la mente dietro
18:53l'appello. Grazie mille e grazie mille per l'invito. Io penso che i dati più rilevanti
19:02siano stati già detti, voglio solamente evidenziare diciamo qual è il peso reale
19:07dell'inazione perché il FASCIR veniva menzionata per la prima volta anche nel
19:12comunicato finale del G7 di Borghegnazia nel giugno 2024, c'era proprio una mezza riga
19:18in cui ci si diceva profondamente preoccupati per quello che stava avvenendo al FASCIR e l'assedio
19:22della città andava avanti da un mese all'incirca. Da quel momento fino a oggi sono passati appunto
19:28diciotto mesi, non è stato fatto granché dalla comunità internazionale. Prima di
19:35il FASCIR fra aprile e giugno del 2023 c'era stata il Geneina, prima ancora, poco prima
19:41ad aprile a una ventina di chilometri dal FASCIR c'era il campo per persone sfollate di
19:46Zamzam, uno dei più popolosi dell'Africa ma credo anche del mondo, 500 mila persone che
19:52è stato devastato da un attacco dell'RSF, proprio pochi giorni prima che a Londra si
19:58riunissero capi di Stato e di Governo per parlare del Sudan eppure non è stata fatta
20:02nessuna pressione sugli attori che evidentemente potevano fare qualcosa a riguardo. Per cui
20:07il peso dell'inazione è un peso concreto e come diceva giustamente Vittorio Opizzi
20:12di MSF, in queste stesse ore mentre parliamo di il FASCIR la crisi sta proseguendo a L'Obeid
20:18ma in queste stesse ore è stata dichiarata la carestia Cadugli, quindi la capitale del
20:23cordofan meridionale e quindi fra un mese, magari fra due, ci troveremo qui a parlare
20:28di Cadugli che è una città peraltro sotto assedio tanto quanto lo era il FASCIR. Quindi
20:35credo che sia necessario intervenire, ci sono i mezzi per farlo, pochi giorni fa il responsabile
20:42del Humanitarian Lab dell'Università di Yale, che è uno degli organismi, degli enti che
20:46sta monitorando tramite immagini satellitari, fonti open source, quello se viene sul campo
20:51ha parlato di disastro di scala ruandese, penso che insomma non è il primo a utilizzare
20:57questa definizione, se potessimo evitare che si ripetessero cose anche lontanamente vicine
21:03a quello che è avvenuto in Ruanda, penso che già non sarebbe roba da poco. Quindi
21:08la richiesta che facciamo al Governo italiano è estremamente concreta, le leve di intervento
21:13ci sono, i consensi internazionali ci sono, il diritto umanitario internazionale c'è,
21:17il sistema multilaterale nonostante gli attacchi esiste ancora. L'ultima cosa che voglio
21:22dire è appunto, come ricordava fratello Antonio, siamo qui sette mesi dopo un precedente
21:27appello al Governo italiano che conteneva anche dei punti più ampi rispetto a quelli strettamente
21:33umanitari e riteniamo quindi utile non scorporare, non staccare il Sudan da un contesto internazionale
21:43molto complesso, ci sono due grosse coordinate tra le tante che attraversano il Sudan, una
21:48è quella delle armi, il Sudan è diventato un vero e proprio croggiuolo, un vero e proprio
21:52crocevia di armamenti da tutte le parti, purtroppo anche armamenti francesi e lo sappiamo grazie
22:00a un report del Guardian della settimana scorsa, anche armamenti britannici sono arrivati
22:05in Sudan nonostante ci sia un embargo delle Nazioni Unite sul Darfur, un embargo dell'Unione
22:08Europea sul Sudan, ma questo non ci deve stupire perché sappiamo quali sono i principali destinatari
22:15delle armi europee, basta andare a vedere l'ultimo report sulle licenze approvate anche
22:19dall'Italia e quindi questo è un primo fronte di intervento molto serio, quello delle armi
22:25e di impegnarsi affinché vengano rispettati gli embarghi e inoltre c'è un altro fronte
22:31che è quello dei migranti, l'onorevole Quartapelle ricordava quante persfollati interni vivono
22:35ora in Sudan, quanti persone rifugiate vivono nei paesi limitrofi, 412 mila vivono in Libia,
22:42un paese che cito non a caso, questo significa che non possiamo predicare la pace nei paesi
22:48da cui provengono i rifugiati e poi fare la guerra a quegli stessi rifugiati quando escono
22:52da quei paesi, dobbiamo pensare che una crisi umanitaria di questa portata avrà delle conseguenze
22:57anche sul piano della migrazione e dobbiamo quindi sempre ricordarci di rispettare quelle
23:02dichiarazioni e quelle convenzioni internazionali a cui l'Italia è tenuta ad attenersi e non
23:06mi sento di aggiungere altro, grazie mille ancora per l'opportunità.
23:10Grazie, darei la parola a Mauro Garof di Sant'Egidio.
23:15Grazie, io sarò breve perché le cifre di questa catastrofe sono già state date, sono quasi
23:22impensabili, io ho ancora negli occhi l'evento del Colosseo dell'incontro internazionale di
23:29Sant'Egidio il 28 ottobre alla presenza di Papa Leone, noi abbiamo voluto che la voce
23:35proveniente dai paesi di sofferenza fosse una voce del Sudan, fosse un medico sudanese
23:41scappato da Khartoum, fuggito al fascere ora tramite i corridoi umanitari in Italia e lui
23:47ha parlato di questo, noi crediamo che non bisogna assolutamente dimenticare questa
23:52crisi, è forse la crisi più grave in termini numerici, noi parliamo di altre crisi ma il
24:00Sudan è la crisi più grave e credo che c'è un confine tra impotenza e colpevolezza
24:07che stiamo per valicare, l'impotenza della comunità internazionale deve finire, altrimenti
24:12diventa colpevolezza e questo l'abbiamo visto già in altre crisi, sosteniamo a Sant'Egidio
24:19pienamente questo appello al governo italiano, l'Italia che ha messo molto l'accento sulla
24:26politica estera in Africa, che ha lanciato un piano di cooperazione per l'Africa, non può
24:31non ignorare che il Sudan è come un vortice che inghiotte altri paesi, che ha un potere
24:36di contaminazione del male molto grave, perché i profughi in Chad stanno mettendo in crisi
24:42quel paese, i profughi in Sud Sudan stanno mettendo quel già fragile paese in crisi e
24:47continuiamo con il Centroafrica e altri paesi, è una crisi non del Sudan, è una crisi africana,
24:52è una crisi regionale, non si può fare cooperazione, commercio e lavoro in Africa se c'è questa
24:58crisi in corso e questo va detto con chiarezza, ma l'Italia ha gli strumenti e deve attivarli,
25:03questo è già stato detto. Per quanto riguarda Sant'Egidio noi proviamo ad aiutare i profughi
25:09come possiamo attraverso anche l'eroico lavoro di tanti qui presenti a questo tavolo, soprattutto
25:15i Comboniani, c'è il lavoro nell'est del Chad con i profughi da Drea da Bescè, il lavoro
25:21di assistenza anche in Sud Sudan, tutte queste cose vanno sostenute e vanno rafforzate, l'Italia
25:26anche in questo ha gli strumenti umanitari per andare avanti e quindi siamo d'accordissimo
25:32con questo appello e andiamo avanti.
25:34Grazie, darei adesso la parola ai parlamentari presenti, incluso Marco Tarquinio che è
25:43collegato, magari Marco darei prima la parola a Laura Boldrini, poi a te, poi a chi è arrivato,
25:49nel frattempo è arrivato anche il senatore Sensi.
25:53Sì, buongiorno a tutti e a tutti, ringrazio l'onorevole Quartapelle per questa iniziativa
25:59e mi fa piacere ringraziare i Comboniani, i Comboniani che io ho conosciuto quando lavoravo
26:05per l'UNHCR in Sudan, era molti anni fa, il 1998, quando c'era una delle tante guerre
26:13Etiopia-Eritrea, lavoravo a Cassala, in un posto molto desolato, a confine con l'Eritrea
26:19e mi ricordo bene il grande lavoro che facevano i Comboniani, che rispetto per tutto quello
26:26che veramente in tanti anni sono riusciti a fare anche per il dialogo nel paese in Sudan.
26:37Ecco, penso che l'appello che è stato fatto sia assolutamente condivisibile.
26:44Io credo che dobbiamo anche fare noi parlamentari una riflessione politica, al di là del fatto
26:50che è vero che questa è una delle crisi umanitarie più catastrofiche, più raccapriccianti
26:56per il livello di violenza.
26:59Penso che però un appello rivolto al nostro Governo debba essere appunto considerato nell'ottica
27:06dell'operato del nostro Governo.
27:08E allargherei la lente perché la situazione in Sudan è sicuramente drammatica, ma non
27:14sfugge a nessuno quello che sta accadendo in Mali, dove appunto c'è un colpo di Stato
27:21filorusso con Bamako circondata da gruppi che sostengono l'ISIS.
27:27Questa riunione viene registrata e riepilogata.
27:31E non ci neanche, non possiamo trascurare quello che Trump sta facendo, cioè minacciando di
27:39colpire la Nigeria.
27:40Lui dice per salvaguardare i cristiani, qualcun altro dice forse per interessi energetici.
27:47Quindi è un quadro africano assolutamente allarmante.
27:50Ora, di fronte a questa situazione non si intravede una posizione politica del Governo
27:58sull'Africa.
27:59Vedete, per il Governo l'Africa è piano Mattei.
28:06Il piano Mattei non è politica, è business.
28:10Dunque, di fronte a questa situazione dobbiamo essere chiari.
28:16Piano Mattei vuol dire favorire le aziende italiane che vanno a lavorare in alcuni paesi
28:23europei in un rapporto che non c'è nulla di paritario, ma è l'atteggiamento e la postura
28:32di sempre, costa meno la mano d'opera in questi paesi e non si lascia nulla in cambio.
28:38Quindi, io penso che noi, come parlamentari, dobbiamo incalzare il Governo su che cosa intende
28:48fare in Sudan, sicuramente, in Commissione Esteri e in Comitato Diritti Umani.
28:55Noi abbiamo in calendario audizioni anche di altri soggetti, tra cui MSF.
29:01e quindi, alla fine di queste audizioni, io proporrò una interrogazione in cui noi
29:11andiamo a chiedere conto del Governo, proprio dei punti del vostro appello.
29:16Quindi, il punto sul cessato del fuoco, che cosa intende fare il Governo, come vuole adoperarsi,
29:23dei corridoi umanitari, cosa vuole fare, come vuole sollecitare un interessamento per i corridoi
29:30umanitari a più ampio livello, quindi non solo per gli aiuti che sono indispensabili, ma
29:36anche per portare via le persone che sono in pericolo, aggiungerei un punto, se siete
29:43d'accordo, di bloccare tutte le forniture e il commercio di armi, come previsto dal
29:50Trattato sul commercio delle armi, un trattato che l'Italia dovrebbe rispettare.
29:55E poi, una commissione di inchiesta indipendente sui crimini di guerra e contro l'umanità che
30:03stanno accadendo al Fasher, ma anche in altre zone del Sudan.
30:11Quindi, sollecitare anche il Consiglio di Sicurezza per mettere al centro dell'attività
30:18del Sudan, oltre al fatto di chiedere e di fare pressione diplomatica sui paesi che
30:30alimentano il conflitto, perché ci sono paesi che su questo conflitto stanno investendo
30:36molto e è nota a tutti la posizione degli Emirati Arabi.
30:41Quindi, io farò una interrogazione che condividerò con i colleghi e le colleghe della Commissione
30:51Esteri e mi auguro che, almeno su questo atto parlamentare, il Governo voglia dare delle
30:59risposte.
31:01Ma, ecco, chiudo dicendo che però un Governo che finora non ha detto una parola su quello
31:08che accade in Sudan, in Darfur, è un Governo che non mi fa molto sperare.
31:15Cioè, nonostante è nostro dovere, è nostro dovere chiedere spiegazioni e incalzarlo in
31:22un momento in cui stanno accadendo delle situazioni veramente inennarrabili in Sudan e purtroppo
31:30non solo in Sudan.
31:31Grazie.
31:31Non solo non è stato detto una parola, ma il coordinamento degli aiuti umanitari è
31:38stato spostato fuori dal Sudan in Kenya e non sono stati stanziati risorse addizionali,
31:47come veniva detto da Vittorio Pizzi.
31:49Questo è l'appello umanitario delle Nazioni Unite meno finanziato al mondo e purtroppo
31:56il Governo italiano non fa eccezione nel non finanziare, neanche con qualche milione
32:03di euro in più, delle esigenze umanitarie che sono enormi, gigantesche.
32:10Darei la parola collegato a Marco Tarquinio e poi chiederei ad Adam, a Nur, che intanto
32:16è arrivato, di cambiare così possiamo avere… prego Marco.
32:22Grazie Alia Quartapelle, buongiorno a tutte e tutti, spero che mi sentiate bene.
32:32Sì, sì, ti sentiamo.
32:33Sono uscito dalla Commissione di Diritti Umani per partecipare a questa occasione organizzata,
32:41a questa conferenza stampa e a questo incontro organizzato da Alia Quartapelle.
32:44davvero, la ringrazio davvero tanto. La prima cosa che voglio dirvi, do per mente tutte
32:50le cose che, anche quelle che non ho sentito, ma immagino siano state dette, sulle proporzioni
32:55della tragedia, su quello che sta accadendo, sulle responsabilità di tante parti, compresi
33:02noi occidentali. Cercate la filiera delle armi e capirete perché accadono le cose.
33:09è sempre così ovunque. Sono uscito dalla Commissione di Diritti Umani e noi la metteremo
33:17a tema qui al Parlamento Europeo l'11 novembre con un'udienza pubblica in un'unione congiunta
33:23delle Commissioni Diritti Umani e Sviluppo e Cooperazione Internazionale la questione della
33:31della condizione in questo momento del Sudan. Di nuovo accenderemo una lente con voci di
33:39primo piano. Il relatore principale sarà il premio Sakharoffo del 2007, Osman, Salimu
33:46Mamuta Osman, che è stato per anni un attivista di domani che ha lavorato soprattutto su Dossier
33:52Darfur. Avete spiegato bene come la questione abbraccia ormai tutto il Paese. Questo per dire
34:00che qualcosa si riesce a fare anche da qui, con tutta l'inerzia e tutta la responsabilità
34:07che grava sulle nostre spalle per quello che non sta accadendo, dentro la guerra che ha
34:12ricominciata dal 2023, come se i vent'anni precedenti non ci fossero stati con tutte le
34:18tragedie. Ne sappiamo. Però bisogna insistere, io sono grato proprio perché questa è un'occasione
34:27per portare nel cuore delle istituzioni italiane, stiamo cercando di fare anche qui a Bruxelles
34:32e la questione è stata anche al centro di diverse riflessioni plenaria. In questi anni dovremo
34:40insistere perché lo diventi ancora di più. Io non riesco a togliermi dalla mente soprattutto
34:44un dato, caralia. Nel mentre eravamo con cuore a pezzi e stentavamo a trovare le parole,
34:53litigavamo sulle parole da usare per quello che accadeva a Gaza e in Cilisordania e siamo
35:02riusciti a vederlo grazie al coraggio dei giornalisti, dei blogger che ci hanno fatto vedere
35:09le cose. L'ONU si ricordava che il Sudan aveva una crisi che era persino superiore dal
35:17punto di vista dell'impatto umanitario. Questo dice che il mondo che abbiamo fatto e che continuiamo
35:23a tornare venga fatto in questa maniera. L'altra cosa, l'altro filo rosso che collega queste
35:30due tragedie in maniera potente è l'impossibilità, lo dico da vecchio giornalista, per la stampa
35:37internazionale di raccontare davvero fino in fondo. Bisogna essere andata ancora una volta
35:43a colleghi e colleghe sudanesi che rischiano la vita per questo e alla rete impareggiabile
35:51dei missionari, degli operatori umanitari che oltre a fare quel che fanno accanto alle
35:58vittime ci consentono anche di capire le proporzioni del fenomeno. Grazie infinite, penso al lavoro
36:07fatto non solo attraverso i pochi mezzi di informazione maestrim che si dedicano a questo,
36:16compreso c'è certamente il mio giornale che lo diretto a lungo a venire, ma c'è Nigrizia
36:21che continua a fare un lavoro prezioso, le altre riviste missionari. Bisogna sforzarsi di rompere
36:27anche questo muro di omertà e di silenzio e occasioni come queste lì a grazie per la
36:32terza volta servono proprio per questo. Iniziative politiche. Ripeto, un Parlamento europeo possiamo
36:41fare questo, cercare di muovere anche la Commissione per la parte che le compete, convocando voci,
36:51testimoni autorevoli, incalzando le responsabilità dei governanti e della Commissione stessa. A livello
37:03italiano c'è un lavoro enorme da fare, so che tu lì insieme ad altri colleghi e colleghe italiane sei
37:11stata protagonista di una pressione a più riprese sul governo italiano, probabilmente l'hai ricordato,
37:17non c'era all'inizio di questo incontro, ma i legami con le parti in lotta ci sono anche da parte
37:26nostra, i legami storici e guarda un po' finalizzati, come sempre stato, al controllo delle frontiere,
37:35al freno ai movimenti delle persone, penso ai rapporti molto solidi proprio con il capo delle RSF,
37:47con il vincitore provvisorio della guerra, con Mimi. Io mi chiedo di insistere, per la vostra parte
38:02manteniamo questo filo col Parlamento europeo, sono disposto ai colleghi, penso di poter parlare
38:11a nome di tutti, di dare tutto quello che serve per amplificare l'allarme e chiedere con urgenza
38:22un cambiamento di passo. Ripeto, continuate a incalzare il governo su che cosa facciamo,
38:31non facciamo, anche alla luce delle preoccupazioni per l'ossessione di questo tempo, per il movimento
38:37delle persone. Il Sudan in queste condizioni continua a accogliere quasi un milione di rifugiati
38:44dai paesi vicini, questo dice tutto su quanto siamo stolti e quanto siamo pericolosi anche
38:53con quello che lasciamo che accada. Scusatemi, io devo tornare in Commissione dei Diritti Umani.
39:04Grazie ancora.
39:05Grazie a te Marco. Adesso, approfittando della pazienza di Graziano del Rio e di Paolo Ciani,
39:14darei la parola ad Adam Noor Mohamed, che è rappresentante dei rifugiati sudanesi in Italia.
39:21Grazie per averci raggiunto, è molto prezioso poter contare sulla sua voce.
39:27Grazie, Innistria, dicendo permesso, veramente per noi è una grande occasione, grande opportunità
39:35di essere qui a parlare del Sudan e anche del Congo e in generale dell'Africa. Ringraziando
39:43anche Negrizia che sta facendo grande lavoro verso il Sudan da anni, pretendo e compagnani,
39:50veramente una cosa preziosa per me che sono nato e cresciuto in Italia.
39:55Per noi, come comunità di rifugiati sudanese e comunità sudanese, qui in questi giorni
40:02avete visto quello che sta accadendo in Darfur, in città di Al-Fashir, quello che sta succedendo.
40:09Comunque, sapendo che è nato in quella terra lì, quello che succede in Al-Fashir non è
40:17la prima volta, anzi nel 2003 che questa cosa sta succedendo e queste milizie che sono
40:23sono stati creati da Bashir e stanno commettendo ancora genicidi. Tanto sono cambiati i nomi
40:30e sono diventati sopporti RSF. Quindi stanno commettendo genicidi anche all'inizio di questo
40:41conflitto, il 15 aprile del 2023 hanno commesso un sacco di genicidi. Per questo è quello che
40:49sta succedendo oggi, cioè ieri e oggi, che è quello che sta succedendo in Sudan, specialmente
40:54in Darfur e in città di Al-Fashir. Non sappiamo ancora quanti vittimi sono in Al-Fashir perché
41:01la comunicazione è interrotta, non abbiamo la comunicazione. Alcuni compagni della comunità
41:07che hanno ancora famiglia lì, io per fortuna e mia famiglia, essendo confine con Necciate
41:13dal 15 aprile del 2023, con il massacro di Al-Ginena sono spostati in Chad, nel campo
41:21di profughi. Però questi cittadini dell'Al-Fashir e città intorno, non sappiamo quanti sono
41:28vittimi, dove siano, sono dispersi, sono tantissimi, come avete visto l'immagine, non riusciamo
41:35a comunicarsi con loro. E questi qua da anni, Sudan in generale, specialmente a Darfur, ci
41:43si sa crisi umanitaria, che avete sentito, non vado a ripetere l'ennesima volta, sapete
41:48bene, quindi per questo noi quello che facciamo è appello, tutti i politici, tutto il Parlamento
41:54di prima condannare quelli stati che sostiengano queste milizie, che perché nel 2003 non erano
42:05mercinari che venivano dalla regione o delle internazionali, adesso mercinari vengono anche
42:11portati dalla Colombia, quindi una cosa molto grossa, quindi per questo noi le condanniamo
42:18e facciamo appello al governo italiano di fare qualcosa, io credo nel governo italiano
42:24che può fare tante cose. E altro appello che noi facciamo, che è crisi umanitaria che
42:31stanno, come hanno parlato altri caridori umanitari, perché tantissimi sudanese, come sapete,
42:38quelli che sono riusciti a venire a Libia, sono tantissimi e in Libia situazione sappiamo
42:43quello che sta succedendo, quindi anche nei paesi intorni, in Eritrea, in Etiopia, in
42:51Chad, in Repubblica Centroafricana, Uganda, Kenya, questi paesi hanno ospitato tantissimi
42:57sudanesi e lì ci stanno anche, purtroppo, mancanza delle cose primarie. Per questo io
43:05sarò molto breve, ringraziando ancora di questa opportunità di parlare del Sudan e
43:13facendo appello di parlare del Sudan, perché è importante, è un paese che ha bisogno
43:17in questo momento, noi abbiamo bisogno di parlare del Sudan, perché in Italia poi si sa poco
43:24della storia anche culturalmente, poche persone che conoscano, quindi veramente facciamo appello
43:29di parlare del Sudan e soprattutto quello che sta succedendo oggi. Grazie.
43:34Grazie mille ad Adam Noor Mohamed. Chiederei a Graziano Del Rio.
43:42Grazie intanto all'On. Quarta Pella, LIA, per questa occasione e grazie soprattutto a tutti
43:50coloro che lavorano a contatto con la popolazione, che danno sollievo alla popolazione in un momento
43:55così drammatico come ci avete esposto benissimo, insomma, dai Comboniani a Medici Senza Frontiere,
44:02a Sant'Egidio, insomma tutti coloro che sono impegnati davvero, siamo molto riconoscenti per questo.
44:10Al Senato noi abbiamo presentato e poi è stata approvata l'unanimità, una risoluzione sul Sudan,
44:16sul conflitto in Sudan già a maggio di quest'anno, quindi abbiamo cercato di sollecitare,
44:23adesso credo a ragione dell'On. Boldrini quando dice che bisogna insistere e sollecitare
44:29per un impegno più fattivo del Governo in quest'azione diplomatica, come hai ricordato tu, LIA,
44:35e quindi senz'altro al Senato c'è un gruppo di persone che, diciamo, tutta la Commissione
44:42era stata sensibilizzata su questo e speriamo che questo possa servire a fare maggiore pressione,
44:49perché la situazione rispetto a mesi fa è addirittura peggiorata, quindi siamo veramente,
44:53insomma bisogna davvero che facciamo un salto di qualità, noi siamo pronti a ripresentare,
45:00a rimettere all'attenzione e magari appunto a fare in modo che il Governo dia qualche risposta,
45:06purtroppo nella legge di bilancio arrivano risposte contrastanti, nel senso che addirittura
45:11c'è una diminuzione degli aiuti, quindi l'impegno ad oggi è insufficiente,
45:16è largamente insufficiente, non c'è dubbio, non c'è dubbio da parte degli organismi
45:23che dovrebbero dare questa risposta. Io credo che appunto abbiamo bisogno di mettere in evidenza
45:34anche la rete di interessi legati al commercio delle armi, come ricordava prima il collegato
45:40Tarquinio e dobbiamo mettere in campo per l'opinione pubblica, come dire, tutte le notizie
45:50che possono svegliare in un qualche modo e dare consapevolezza di questa che è appunto
45:56la più grande tragedia umanitaria che abbiamo conosciuto. Quindi senz'altro io sono anche
46:03Presidente del gruppo interparlamentare per il Sudan e sul Sudan, quindi però è un organismo
46:09abbastanza vuoto di, no Paolo, quindi facciamo difficoltà, abbiamo difficoltà, però qualsiasi
46:16strumento individuate o individuiamo che sia utile, intanto sicuramente attraverso nelle
46:23aule parlamentari deve risuonare la voce della realtà che si sta vivendo giù. Quindi questo
46:28è molto importante, questa conferenza stampa di oggi secondo me, perché può essere l'inizio
46:33di una nuova consapevolezza di cui c'è massimo bisogno per stimolare gli organismi internazionali
46:39a compiere almeno un passo in avanti e fare diminuire le sofferenze. Quindi senz'altro
46:45siamo disponibili per continuare in questo lavoro che ad oggi purtroppo non ha dato i frutti
46:51che speravamo.
46:54Grazie Paolo Ciani.
46:57Oltre a ringraziare l'onorevole Quartapelle vorrei ringraziare tutte le persone e le organizzazioni
47:05oggi presenti, a iniziare dalla famiglia Comboniana in Italia. Noi alcuni mesi fa con l'intergruppo
47:14per la pace della Camera e del Senato avevamo presentato questo appello proprio qui in questa
47:19sala e credo che i fatti drammatici che sono giunti dopo e che oggi avete riraccontato
47:30in maniera molto dolorosa dimostrano quanto quell'appello fosse opportuno, necessario e
47:39attuale, drammaticamente attuale. Io credo che la vicenda del Sudan è un po' uno spaccato,
47:49voglio ringraziare anche i giornalisti presenti qui perché la vicenda del Sudan è un po' significativa
47:59anche del tempo che viviamo in cui abbiamo imparato a dire che esistono le guerre dimenticate
48:07in un tempo in cui la guerra è tornata con grande clamore nel dibattito pubblico, però
48:15oltre a sapere che esistono guerre dimenticate non ci si impegna per alcune guerre come ci
48:21si impegna per altre. Questo purtroppo è un dramma ed è frutto di tanti aspetti, anche
48:27del fatto che ci sono guerre più lontane, più complesse da capire, meno facili da raccontare,
48:36meno raccontate e in questo purtroppo il Sudan è un po' un simbolo di tutte queste cose.
48:44E' anche paradossale, io lo dico anche da italiano appassionato di questo, quanto gli italiani
48:55siano presenti, già solo qui ne abbiamo una rappresentazione chiara, nella presenza missionaria,
49:04negli interventi di pace, i corridoi umanitari di Sant'Egidio, la rete non violenta, il movimento
49:10non violento, Medici senza frontiere e però l'Italia è latitante e anche qui, perdonatemi,
49:16sono in un luogo importante ma bisogna dire le cose come stanno. Non è vero che il governo
49:23italiano non ha parlato mai del Sudan, perché la Presidente del Consiglio italiano ha parlato
49:30del Sudan e il Ministro degli Esteri ha parlato del Sudan, non è che non si sa cosa sta accadendo
49:35in Sudan. Il tema è parlarne nei luoghi deputati, per esempio il Parlamento, e agire di conseguenza,
49:45diciamo, perché la drammaticità di quello che accade in Sudan è nota. E io credo che l'Italia,
49:54anche proprio per la presenza di tanti italiani fattivamente impegnati per la pace e della storia
50:04dell'Italia, deve giocare un ruolo o può giocare un ruolo come Italia e spingendo
50:10l'Unione Europea ad avere un ruolo in questo conflitto. Non torno sul tema delle armi, lo
50:19ha detto molto bene il mio amico Marco Tarquinio e ne siamo tutti convinti, lo spiegava bene
50:26Graziano Del Rio, è evidente che anche il fatto che alla presentazione di quell'appello
50:32e oggi non ci siano nostri colleghi della maggioranza è un tema, è un problema, nel senso
50:41che credo che di fronte a questo dramma il problema non è dire chi è più solidale, ma
50:49chiamare l'Italia a quello che deve essere il suo ruolo. In questo sicuramente Laura Boldrini,
50:58lì a Quartapelle, io e Graziano, Marco Tarquinio, Filippo Sensi, cioè chi è presente qui
51:05siamo molto attenti a questo, credo che l'impegno che ci possiamo prendere oggi è
51:12pungolare, spingere, coinvolgere di più chi oggi può decidere di più per l'Italia, che
51:21e questa è una crisi che non può continuare ad avanzare in questi termini. Grazie.
51:28Grazie mille. Non so se ci sono domande.
51:32Simone Santi di Novecolone, volevo chiedere ad Adam, so che c'è una comunità molto folta
51:45di sudanesi in Italia, sicuramente a Roma, se c'è un coordinamento, se c'è in programma
51:55di fare qualche manifestazione, di coinvolgere voi in prima persona anche la società civile
52:04italiana per sensibilizzare su questa cosa.
52:06Sì, grazie. Ottima domanda e mi piacerebbe veramente bella domanda. Sì, noi siamo ben organizzati
52:16e poi, come sapete, tutti i rifugiati che vengano a Roma, rifugiati richiedenti di asilo
52:23e della protezione, appoggiano sempre il Baubap che sta sotto la stazione tuburtina. Quindi
52:29noi collaboriamo tanto con l'associazione del Baubap e nei prossimi giorni, anzi di sabato,
52:36noi facciamo una manifestazione scendendo in piazza per sensibilizzare quello che sta accadendo
52:42in Sudan attualmente. Per questo vi chiediamo, anzi, di supportare, di unirci a noi, sentire
52:51quello che diciamo, quello che sta accadendo in Sudan. Grazie.
52:58Grazie. Io volevo anche io aggiungere solo una parola di ringraziamento per i giornalisti
53:04qui presenti. È estremamente prezioso e cruciale il vostro lavoro. Abbiamo cercato di portare
53:12due voci di persone che sono state sul terreno, grazie ai Comboniani, a Fratello Antonio e a
53:21Damiano Ricci. Però ora, diciamo, aiutateci a diffondere il più possibile la situazione
53:29in Sudan. È una situazione troppo drammatica, troppo importante per le ragioni regionali,
53:36che diceva Mauro Garofalo, perché passi sotto silenzio. E non possiamo pensare che passi
53:44sotto silenzio semplicemente perché è un continente di cui ci si disinteressa, che è
53:48l'Africa. Davvero vi chiediamo un aiuto. Noi cerchiamo di fare il possibile con degli
53:53atti parlamentari che il più delle volte restano in evasio, hanno delle risposte molto
53:59superficiali o in alcuni casi incerte o anche contestabili, come è accaduto a un'interrogazione
54:07che mi ha presentato qualche mese fa. Però aiutateci. Grazie per il vostro lavoro.