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  • 15 ore fa
ROMA (ITALPRESS) - In questa edizione:
- Inflazione, a settembre sale al 3,8% nell’Eurozona
- Debito pubblico, lieve calo ad agosto
- Povertà stabile nel 2025 ma le disuguaglianze restano
- Più occupati in Italia ma resta il divario con il Sud
abr/azn

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Novità
Trascrizione
00:10L'inflazione torna a crescere in Europa. A settembre 2026, secondo i dati diffusi da
00:16Eurostat, il tasso annuo nell'area euro è salito al 3,8% rispetto al 3,2% di agosto,
00:24una crescita che interessa anche l'intera Unione Europea, dove l'inflazione ha raggiunto lo
00:28stesso livello. Le differenze tra i paesi restano significative. Gli aumenti più contenuti si
00:34registrano in Svezia, Ungheria e Danimarca, mentre le maggiori tensioni sui prezzi riguardano
00:40Romania, Lituania e Bulgaria. Il confronto con il mese precedente evidenzia una tendenza diffusa.
00:46L'inflazione è diminuita soltanto in uno Stato membro, è rimasta stabile in tre ed è aumentata
00:52in tutti gli altri. A incidere maggiormente sull'andamento dei prezzi nell'area euro è
00:58soprattutto l'energia seguita dai servizi. Più contenuto il contributo dei beni industriali
01:03non energetici e dei prodotti alimentari, alcolici e tabacco. Il quadro che emerge dai dati di
01:10settembre conferma quindi nuove pressioni sul costo della vita, con rincari diffusi in gran
01:15parte dell'Unione Europea. L'andamento dei prezzi resta un elemento centrale per le famiglie
01:21e per le prospettive economiche del continente.
01:27Il debito pubblico italiano scende leggermente ad agosto, ma resta su livelli elevati. Secondo
01:33i dati provvisori della Banca d'Italia, a fine mese il debito delle amministrazioni pubbliche
01:38si è attestato a 3.200,8 miliardi di euro, in diminuzione rispetto a luglio. Il quadro
01:45cambia se si guarda all'andamento degli ultimi mesi. Dall'inizio del 2026, infatti, il debito
01:51è aumentato di oltre 100 miliardi, confermando le difficoltà dei conti pubblici. La riduzione
01:57registrata ad agosto è arrivata nonostante il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche.
02:02A contenere il debito hanno contribuito all'utilizzo delle disponibilità liquide del tesoro e i
02:08rimborsi dei titoli a medio e lungo termine. Sul fronte dei detentori continua a ridursi
02:13la quota di debito in mano alla Banca d'Italia, mentre gli investitori stranieri mantengono una
02:19presenza significativa. Un quadro che riflette la distribuzione del debito tra i diversi soggetti
02:25che finanziano lo Stato. Le ultime revisioni statistiche hanno inoltre confermato il peso
02:30del debito sull'economia italiana. Nel 2025 il rapporto tra debito pubblico e PIL si è attestato
02:37al 136,7% in aumento rispetto all'anno precedente.
02:44Nel 2025 la povertà assoluta in Italia non è aumentata, ma continua a coinvolgere milioni
02:51di persone. Secondo l'Istat, infatti, oltre 2 milioni di famiglie non riescono a permettersi
02:57i beni e i servizi essenziali per uno standard di vita minimamente accettabile, per un totale
03:03di 5,4 milioni di individui. L'incidenza è dell'8% tra le famiglie e del 9% tra
03:10le
03:10persone, valori sostanzialmente stabili rispetto al 2024. Il quadro tuttavia cambia notevolmente
03:17in base alla cittadinanza. Tra le famiglie composte solo da italiani la quota sfiora il
03:226%, ma sale e arriva al 30% se tutti i componenti sono stranieri. Stabile anche la povertà relativa,
03:30che riguarda quasi l'11% delle famiglie, oltre 2,8 milioni, e il 15% degli individui,
03:38quasi 9 milioni di persone. Numeri che non segnalano un peggioramento, ma ricordano quanto
03:44sia ancora ampia la fascia di popolazione in difficoltà.
03:50L'occupazione nell'ultimo anno in Italia è aumentata di 291 mila unità. Complessivamente
04:00gli occupati sono 24 milioni 352 mila, la disoccupazione al 6,2%, però attenzione c'è una disoccupazione
04:13giovanile al 20,3% ed una femminile che supera il 40%. Però c'è da mettere in risalto che
04:25purtroppo
04:26al sud questi numeri sono molto più importanti. Ovviamente il negativo siamo intorno al 16-17%
04:36come disoccupazione in generale, ad oltre il 30% per la disoccupazione giovanile, ad oltre il 50%
04:46per quella femminile. Quindi bisogna intervenire al sud, soprattutto naturalmente concedendo
04:54alle imprese degli sgravi contributivi.

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