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  • 1 giorno fa
Il lungo tramonto di Novak Djokovic è da tempo diventato un genere letterario, un’indagine nei meandri più nascosti della mente - e se vogliamo del corpo che finché può l’asseconda - che ha superato i confini dello stupore e a ogni partita ci propone nuove emozioni, di segno diverso ma comunque estreme. Novak si chiede spesso perché così tanta gente lo spinga al ritiro, quando è ancora in grado a 39 anni di battere la maggior parte degli avversari e competere per vincere. La risposta di chi gli vuol bene potrebbe essere per non assistere più a drammi sportivi come quello di domenica notte, quando il suo fisico - minato da problemi di stomaco - si è sgretolato in cinque set fino alla resa contro un tennista bravo ma che non vincerà mai uno Slam, l’argentino Mariano Navone, salito al numero 42 del mondo proprio grazie a questo successo. Giornali e siti sono pieni di statistiche allarmate: Djokovic non era mai uscito al primo turno dell’Open degli Stati Uniti, e nemmeno al secondo. Negli Slam non cadeva al primo ostacolo dall’Australian Open del 2006. Questa sconfitta lo farà uscire dai primi dieci della classifica ATP, come non accadeva dal 2018. Ovviamente sono soltanto numeri per uno che ha vinto 24 tornei dello Slam: il vero dramma consiste nella disperante agonia in campo, quattro ore e mezza di altalena, il primo set perduto al tie-break, secondo e terzo vinti soffrendo e persino vomitando dietro a un pannello pubblicitario - l’esposizione delle proprie viscere pur di continuare a competere -, il crollo progressivo nel quarto, l’intervento del fisioterapista per il mal di schiena, lo schianto nel quinto set. A un certo punto, mentre Djokovic aspettava di rispondere al servizio, il regista ha brutalmente inquadrato il suo volto rigato dalle lacrime: un momento di profonda umanità e grande televisione, perché ci siamo sentiti partecipi della sua disperazione. Non ho mai tifato per lui: prima che emergessero Sinner e gli altri azzurri gli preferivo Federer, e se vogliamo uscire dal tennis rispetto ma non ammiro molte delle posizioni che ha preso negli anni. E però in quel momento è stato impossibile non sentirsi solidale col suo dolore, che era sì fisico, ma scendeva nel profondo dell’anima. L’Open americano gli è già costato la delusione più grande della carriera, il Grande Slam mancato all’ultima partita del 2021. Questo k.o. in un torneo privo di Sinner e con Alcaraz al rientro dopo mesi out, è una grande occasione perduta per portare a casa il 25esimo titolo, che dopo aver vinto la medaglia d’oro olimpica a Parigi è diventato il nuovo traguardo. Ma siamo dalle parti di Achille e la tartaruga.Pochi minuti dopo le lacrime, infine, quando l’agonia si è conclusa con un feroce 6-1 e lo strazio intimo doveva essere devastante, Djokovic ha rivelato tutta la sua nobiltà: è andato a rete davanti a Navone tremante di gioia e di rispetto, e nel porgergli la mano e poi abbracciarlo gli ha sorriso con un calore sincero e affettuoso. Anche se stava malissimo, quello era il momento più bello della carriera del tennista argentino, e Nole non gliel’ha voluto rovinare con i suoi acciacchi. Si è complimentato, gli ha sussurrato qualche parola che Navone ha giustamente preso come una sorta di autorizzazione a festeggiare, e se n’è andato salutando il centrale di Flushing Meadows forse per l’ultima volta.

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00:05Il lungo tramonto di Novak Djokovic è da tempo diventato un genere letterario. Un'indagine
00:12nei meandri più nascosti della mente, se vogliamo del corpo che finché può la seconda, che ha
00:18superato i confini dello stupore e a ogni partita ci propone nuove emozioni, di segno diverso ma
00:24comunque estreme. Novak si chiede spesso perché così tanta gente lo spinga al ritiro quando
00:31è ancora in grado, a 39 anni, di battere la maggior parte degli avversari e competere per
00:36vincere. La risposta di chi gli vuole bene potrebbe essere per non assistere più a drammi sportivi
00:43come quello di domenica notte, quando il suo fisico, minato da problemi di stomaco, si è
00:49sgretolato in 5 set, fino alla resa contro un tennista bravo, ma che non vincerà mai
00:55uno slam, l'argentino Mariano Navone, salito al numero 42 del mondo proprio grazie a questo
01:01successo. Giornali e siti sono pieni di statistiche allarmate. Djokovic non era mai uscito al primo
01:08turno dell'Open degli Stati Uniti e nemmeno al secondo. Negli slam non cadeva il primo ostacolo
01:15dall'Australian Open del 2006. Questa sconfitta lo farà uscire dai primi 10 della classifica
01:23ATP, come non accadeva dal 2018. Ovviamente sono soltanto numeri per uno che ha vinto 24
01:30tornei dello slam. Il vero dramma consiste nella disperante agonia in campo, 4 ore e mezza
01:36di altalena. Il primo set perduto al tiebreak, secondo e terzo vinti soffrendo, persino vomitando
01:44dietro un pannello pubblicitario. L'esposizione delle proprie viscere pur di continuare a competere.
01:52Il crollo progressivo nel quarto set, l'intervento del fisioterapista per il mal di schiena, lo
01:58schianto nel quinto set. A un certo punto, mentre Djokovic aspettava di rispondere al servizio,
02:04il regista ha brutalmente inquadrato il suo volto rigato dalle lacrime. Un momento di profonda
02:11umanità è grande televisione, perché ci siamo sentiti partecipi della sua disperazione.
02:18Non ho mai tifato per lui. Prima che emergesse lo Sinner e gli altri azzurri, gli preferivo
02:24Federer. E se vogliamo uscire dal tennis, rispetto ma non ammiro molte delle posizioni
02:30che ha preso negli anni. Però in quel momento è stato impossibile non sentirsi solidale col
02:36suo dolore, che era sì fisico ma scendeva nelle profondità dell'anno. L'Open americano
02:42gli è già costato la delusione più grande della carriera, il grande slam mancato nell'ultima
02:47partita del 2021. Questo capò in un torneo privo di Sinner e con Alcarazza a rientro dopo
02:53mesi è una grande occasione perduta per portare a casa il venticinquesimo titolo che, dopo aver
03:00vinto la medaglia d'oro olimpica a Parigi, è diventato il nuovo traguardo. Ma siamo dalle
03:04parti di Achille e la tartarugna. Pochi minuti dopo le lacrime, infine, quando l'agonia si
03:12è conclusa con un feroce 6-1 e lo strazio intimo doveva essere devastante, Diocco vi
03:19ci ha rivelato tutta la sua nobiltà. E' andato a rete, davanti a Navone tremante di gioia
03:26e di rispetto, e nel porgergli la mano e poi abbracciarlo, gli ha sorriso con un calore
03:31sincero e affettuoso. Anche se stava malissimo, quello era il momento più bello della carriera
03:37del tenista argentino e Nole non gliel'ha voluto rovinare con i suoi acciacchi. Si è complimentato,
03:43gli ha sussurrato qualche parola, che Navone ha giustamente preso come una sorta di autorizzazione
03:48a festeggiare, e se n'è andato, salutando il centrale di Flash in Meadows, forse per l'ultima
03:54volta.
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