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Trascrizione
00:04Noi proviamo a fare il punto su quello che è lo stato della crisi energetica e soprattutto le conseguenze della
00:10chiusura dello stretto di Ormuz sulle forniture di petrolio e gas.
00:13Proviamo a fare il punto in compagnia di Michele Della Vigna, Head of Natural Resources Research di Goldman Sachs. Grazie
00:18per essere qui con noi, buongiorno.
00:20Un piacere, grazie.
00:21E qui le voglio chiedere innanzitutto, qualora la guerra ipoteticamente finisse oggi, quanto tempo ci vorrebbe comunque per tornare alla
00:30normalità per quanto riguarda i flussi attraverso lo stretto di Ormuz, le forniture di petrolio e di gas?
00:36Perché leggevo anche diversi report, molti analisti sostengono che comunque anche qualora Ormuz riaprisse, a parte che ci dovrebbero volere
00:44mesi, ma voglio sapere da lei quali sono le vostre previsioni, anche se ci dobbiamo aspettare dei prezzi del petrolio
00:49comunque più alti rispetto al periodo preguerra.
00:51Secondo me assolutamente i prezzi saranno più alti.
00:55Quello che noi pensiamo è che mentre prima il prezzo di equilibrio veniva identificato intorno ai 60 dollari per il
01:02Brent, che passiamo a 80.
01:03E ci sono principalmente tre ragioni, anzitutto cominciamo da, se riapriamo, che so, settimana prossima, in realtà il pieno flusso
01:14ci metterà un mese, un mese e mezzo a passare da Ormuz.
01:18A quel punto ci metterà un mese per arrivare al mercato finale, per cui in realtà il minimo delle scorte
01:25lo raggiungeremo comunque tra due mesi e mezzo.
01:28E a quel punto avremo nelle scorte globali di petrolio un miliardo e mezzo di barili in meno rispetto a
01:37prima della guerra.
01:38E ci vorranno due anni per ricostruire tutte quelle scorte.
01:41Per cui per due anni avremo una domanda incrementale di 2-3 milioni di barili al giorno per ricostruire queste
01:49scorte, che consuma tutta la spea capacity dell'OPEC.
01:53Ed è per questo che secondo noi il prezzo del petrolio, anche con una risoluzione imminente, quindi tra una settimana,
02:01dovrebbe rimanere di un 20 dollari più alto rispetto a quello che avevamo prima della guerra.
02:05Il corso della linea si intreccia ovviamente col processo di decarbonizzazione in corso e con gli investimenti necessari.
02:13Goldman aveva stimato qualche tempo fa ben mille miliardi, io le chiedo se questa stima sia in qualche modo mutata
02:20e come l'attuale scenario cambia invece la visione, in meglio o in peggio ovviamente.
02:25Lo cambia in meglio e in peggio per la decarbonizzazione, nel senso che da un lato vedremo sicuramente un'accelerazione
02:33di tutte le tecnologie rinnovabili.
02:34La Cina ha fatto vedere come costruendo una gigantesca economia di solare, batterie rinnovabili, sono riuscite a isolarsi in buona
02:45parte da questo problema.
02:47E questo è estremamente positivo, vedremo più solare, più batterie, più veicoli elettrici, più nuclei, vedremo grandi avanzate del fusion
02:59ad esempio.
02:59Per cui quello sicuramente è positivo per la decarbonizzazione.
03:03Il lato negativo è che c'è anche chiaramente un ritorno del carbone.
03:08Un ritorno del carbone anche questo l'ha fatto prima di tutte la Cina, cercando di isolarsi dalle importazioni di
03:17gas.
03:18E secondo noi lo stesso sicuramente avverrà in tutta l'Asia, non penso in Europa.
03:23Però sicuramente un ritorno del carbone è un grosso problema per il processo di decarbonizzazione.
03:28C'è un tema interessante dell'Ovinia perché lei aveva parlato di una soffa di rivincita della vecchia economia del
03:33carbone fossile.
03:34In qualche modo notando come alla fin fine i sottoinvestimenti arrivati su questo tipo di società e nell'upstream del
03:46petrolio fossero poi la causa di un rialzo dei prezzi.
03:51Per quanto riguarda, che paghiamo anche in questo momento.
03:54Questo significa anche che dobbiamo continuare però a investire nella vecchia energia.
04:00Io penso che dobbiamo investire di più in tutta l'energia.
04:04Per cui se guardiamo ad esempio al tradizionale settore petrolio e gas, al picco nel 2013-2014 si investiva un
04:13triliardo di dollari.
04:14Adesso si investe intorno ai 400 miliardi.
04:17Secondo noi dobbiamo risalire almeno intorno ai 600-700 miliardi per avere abbastanza produzione di petrolio e di gas
04:26per sentirci sicuri soprattutto in un periodo di grandi problemi geopolitici.
04:31E questo incremento di investimenti comincia a essere premiato dagli investitori.
04:36Che nell'ultimo anno abbiamo visto hanno sovraperformato le compagnie con una vita delle riserve petrolifere più lunghe,
04:45che hanno una più grossa crescita nella produzione e che in generale stanno reinvestendo di più nel business energetico.
04:52Anche questo è un punto fondamentale. Le aziende petrolifere hanno bisogno di piani di lungo respiro e di enormi quantità
04:59di investimento.
05:01Tutto questo deve essere inserito in un quadro regolatorio che in qualche modo lo consenta.
05:06Lei come la vede al momento per quanto riguarda gli aspetti normativi di certezza e garanzia?
05:14Secondo me usciamo da un periodo estremamente punitivo per le compagnie energetiche, soprattutto in Europa.
05:20Fortunatamente stiamo vedendo tre grossi cambiamenti.
05:23Il primo è che abbiamo visto una fortissima performance di queste compagnie,
05:28per cui essendo su multipli più alti adesso si possono sentire più sicure nel reinvestire nel loro business.
05:34Ma in Europa è fondamentale continuare a crescere i rinnovabili, continuare a investire nelle reti per collegare meglio l'Europa
05:43e costruire anche una serie di batterie che permettano di gestire l'intermittenza e la stagionalità della produzione di rinnovabili.
05:52Perché in Europa non abbiamo un grande settore oil and gas che produca in Europa.
05:56Abbiamo un grande settore che produce globalmente, compagnie straordinarie che sono leader mondiali, incluse in Italia.
06:02Però per produrre in Europa i rinnovabili saranno la fonte principale di nuove energie.
06:08Della Vigna, io la voglio riportare sull'oggi invece, perché lei ha scritto, ha collaborato alla scrittura proprio di un
06:15report
06:15in cui parla di un vero e proprio stress test anche in vista di quest'estate.
06:20L'Europa di fatto è il maggiore importatore di carburante per gli aerei dal Medio Oriente.
06:25Che cosa ci dobbiamo aspettare? C'è effettivamente il rischio che gli aerei in Europa restino a terra nel mese
06:30di giugno-luglio?
06:31Il rischio c'è, il rischio c'è. Non esagererei, però ricordiamoci che noi importiamo un terzo del cherosene,
06:39quindi del carburante per gli aerei, dal Medio Oriente e dall'Asia.
06:45Ed entrambi hanno smesso di esportarcelo.
06:48Abbiamo rimediato metà di questi volumi dalla Nigeria e dagli Stati Uniti, ma metà manca.
06:55Per cui, se noi facciamo la proiezione delle scorte di cherosene per i prossimi mesi,
07:01scendiamo sotto il limite considerato critico di 20 giorni di scorte a giugno
07:08e andiamo sotto 10 giorni a settembre sulle scorte commerciali.
07:13Questo è un numero estremamente basso.
07:15Non è così basso da dire che gli aerei non troveranno carburante negli aeroporti,
07:20però sicuramente vediamo un rialzo dei prezzi e probabilmente sui voli meno pieni e meno profitevoli
07:27c'è un interesse nelle compagnie aerei per cancellare questi voli.
07:32Per cui, fino adesso, abbiamo visto solo una cancellazione del 3% dei voli europei.
07:38Noi pensiamo che dovremmo vedere questo numero a rialzo,
07:41probabilmente almeno 10-15% quest'estate, per evitare che le scorte scendano troppo.
07:47C'è un rischio anche nell'attuale situazione di entrare in un circolo vizioso
07:55nel quale i prezzi energetici fanno aumentare i costi di finanziamento attraverso i tassi,
08:01le aziende non riescano a investire.
08:04Come vede la collaborazione qui tra pubblico e privato e anche la raccolta da parte dei grandi fondi
08:12che in qualche modo devono convogliare il risparmio verso queste avventure?
08:18Non vediamo quel rischio se il canale di Ormuz riapre nei prossimi due mesi.
08:24Chiaramente se il canale non riaprisse per 6-12 mesi, quel rischio diventa decisamente più realistico.
08:31Per il momento quello che vediamo è un incentivo gigantesco, sia nel pubblico che nel privato,
08:37per investire nel settore energetico, sia a livello globale per poter portare gas, petrolio in Europa,
08:46sia a livello locale sui rinnovabili, sulle reti.
08:50Secondo noi questo rimane una delle aree di investimento più attraenti che ci siano al mondo
08:55ed è per questo che abbiamo un punto di vista molto positivo, soprattutto sulle compagnie di servizi energetiche,
09:01quelli che costruiscono questa gigantesca infrastruttura che ci permette di continuare a crescere l'economia.
09:08Michele De La Vigna, Head of Natural Resources Research di Goldman Sachs, grazie per essere stato qui con noi.
09:13Grazie.
09:14Grazie.
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