00:06Attesa come un'epifania dopo lo straordinario spettacolo dell'andata, la semifinale di ritorno
00:12fra Paris Saint Germain e Bayern ha un po' deluso le aspettative. E' finita 1 a 1. Il PSG torna
00:18in
00:18finale per il secondo anno di fila. Ma non è il numero di gol per forza di cose ridotto rispetto
00:24la scorsa settimana la chiave di uno show in tono minore. Semplicemente, stavolta c'è stata una
00:31differenza di valori netta fra le due squadre. Agevolato verosimilmente dal gol all'alba della
00:38partita, che dilatava a 2 le lunghezze di vantaggio, Luis Enrique ha impostato una magistrale gara di
00:44pressing e controaggressione partendo da un baricentro basso e protetto. E il Bayern ci ha capito poco,
00:52perdendo una quantità di palloni sui frequenti raddoppi dei parigini, rischiando più volte di
00:58subire il 2 a 0 dallo scatenato Kvara, nettamente il migliore in campo, e raggiungendo il pari
01:05fuori tempo massimo per sperare nel raddoppio che le avrebbe portato ai supplementari.
01:10Harry Kane ha segnato al 93esimo e nei tre minuti di recupero che restavano la palla non si è più
01:17avvicinata alla porta del bravo Safonov. Ha deluso Olise molto, si è visto poco Diaz. Musiala
01:25ha mancato nel finale del primo tempo la chance per accelerare la rimonta e quell'errore è stato
01:31lo sliding doors della serata. Il PSG si candida quindi a diventare la seconda squadra nell'era della
01:38Champions League, che cominciò nel 1992, la seconda squadra capace di un back to back,
01:45ovvero di confermarsi campione. Fin qui c'è riuscito soltanto il Real Madrid di Zidane addirittura per
01:51tre volte dal 2016 al 2018. Per riuscirci Luis Enrique dovrà superare la resistenza dell'Arsenal
01:58e vedere i nondinesi sfavoriti è quasi un paradosso, perché parliamo della squadra che ha chiuso in testa
02:03la fase a girone, otto vittori in otto partite e che potrebbe presentarsi in Ungheria fresco del
02:10titolo di Premier League. Però il PSG ruba talmente l'occhio che il pronostico, come detto, pende dalla
02:16sua parte. E quindi l'Arsenal, per prevalere e vincere, finalmente, la sua prima Coppa dei
02:23Campioni, bello chiamarla ancora così quando si parla dei debutti, dovrà estremizzare al massimo le
02:29caratteristiche di robustezza che Arteta gli ha dato. Percorso esemplare di un ex secondo di
02:36Guardiola che nelle sei stagioni e mezza di mandato a Londra si è evoluto in una direzione diversa,
02:43sempre rispettosa del gioco propositivo, ma con una difesa più salda e trattenuta e uno
02:50sviluppo delle giocate su palla inattiva che ha portato decine di punti. L'Arsenal ha battuto tutti
02:56nella fase ascendente della stagione, compreso il Bayern che nella prima fase ha sporcato il
03:02suo record perdendo soltanto l'Emirates. Poi ci sono iniziati gli infortuni, peraltro toccati
03:08a tutti in stagione. E lì si è visto il vero salto di qualità dei Gunners. Anni di campagne
03:15acquisti generose e comunque mirate hanno creato una rosa di 25 giocatori veramente intercambiabili,
03:23per valore e per esperienza. L'ultima giunta di Giocheres al centro dell'attacco ha colmato
03:30un vuoto storico, ma Arteta non ha preso soltanto un goleador. Ha investito anche su un terminale
03:36capace di sbattersi da una parte all'altra del campo senza requie, rendendo impervia ogni
03:43ripartenza avversaria. Ha acquisito nella stessa estate, oltre al centravanti svedese, due fantasisti
03:50d'attacco come Eze e Madueke. In tre fanno 200 milioni tondi. Insomma, andando a spanne
03:59stiamo 60-40. Le premesse per una bella finale.
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