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  • 1 giorno fa
Marco Dinelli, attore e slavista italiano classe 1970, vive tra Italia e Russia, dove è noto anche come «Marko». In Russia lavora tra cinema e televisione, spesso recitando nel ruolo di europeo, e partecipa a programmi sulla lingua. Ha preso parte al contestato Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia, contribuendo al concept degli eventi. Dinelli ha spiegato che il suo legame con la Russia nasce da un interesse culturale profondo, legato a letteratura, teatro e traduzione. Sulle polemiche per la presenza del Padiglione russo spiega: «La cultura non dev’essere legata alla politica».

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Trascrizione
00:00Codinelli, italiano, ma nel padiglione russo, come mai?
00:05Io sono uno slavista di formazione, quindi molti anni mi sono interessato della Russia,
00:12ho tradotto anche Pernaudi nel romanzo di Sarokin, Liot, Ghiaccio e anche altre cose,
00:19e quindi insomma la mia vita comunque è connessa con la Russia in qualche modo,
00:23e quindi ho partecipato alle traduzioni, appunto al concept degli eventi legati al padiglione.
00:30Quindi il suo ruolo nel padiglione è, diciamo, di contributo di traduzione, insomma, anche se lei è attore anche?
00:39Sì, io faccio attore anche in Russia, dove mi prendono per i ruoli più strani,
00:43nel senso l'importante è che sia europeo, diciamo così, quindi inglese, italiano, francese non importa,
00:50cosa curiosa, e comunque sì, insomma, l'interesse per la Russia è stato sempre di meno di me,
00:57quindi al di là dei mutamenti della Russia negli ultimi trent'anni, diciamo io ho fatto molte cose
01:04perché mi interessa con me, dall'aspetto culturale ovviamente, quindi ciò che riguarda letteratura, cinema, teatro, insomma.
01:11Lei vive lì?
01:12Io vivo tra l'Italia e la Russia.
01:14Ecco, che idea si è fatta di tutte le polemiche di questi mesi sulla presenza del padiglione russo?
01:20Alla Biennale.
01:21Beh, la cosa è stata curiosa, nel senso che per me, almeno la cultura, ma non solo per me,
01:26anche perché Wim Wenders da poco ha detto la stessa cosa, ovviamente io non sono Wim Wenders purtroppo,
01:32però il fatto che la cultura non deve essere legata alla politica, ovviamente tutti hanno criticato
01:38questa frase a Wim Wenders, ma il discorso è un po' più profondo, nel senso che quando Dostoevsky
01:47scriveva, idiota, non pensava alla politica, pensava al suo romanzo, poi se qualcuno lo
01:53legge in chiave politica va bene, perché comunque l'opera d'arte è polisemica, quindi
01:57ognuno può fare quello che vuole, però mettere al centro delle polemiche l'arte o la cultura
02:02mi sembra un po' di livello molto basso, questa è la mia opinione.
02:06Quindi lei non ha imbarazzi per il fatto che il governo italiano è contrario, lei è italiano
02:11ma in un padiglione russo, qualche imbarazzo ce l'ha oppure non ci pensa?
02:16Ma no, perché penso che comunque anche la parte sana della cultura italiana capisca che la cultura
02:22va al di là della politica, per cui negli anni comunque ha mostrato interesse per varie culture
02:27in tutto il mondo che potevano avere dei problemi dal punto di vista politico, mi sembra che un discorso
02:33di essere aperti a tutte le culture è un discorso che funziona sempre e essere chiusi invece
02:37non sento un po' di regressione.
02:40Quindi bene la biennale alla fine?
02:43Sì, c'è la biennale raccoglie tante culture diverse, noi possiamo visitare tanti padiglioni,
02:48farci un'idea proprio ovviamente di quello che pensiamo della cultura, ma non deve entrarci
02:53in un discorso ideologico a priori perché l'ideologia comunque non può comunque comprendere
02:57la ricchezza della cultura che sempre esce fuori dai bordi di ogni politica, quindi
03:04diciamo tutta la mia vita comunque è centrata sull'amore per l'arte in sé e al di là
03:10di chi l'ha fatta, voglio dire, anche Dostoevsky quando scriveva delle cose come pubblicista
03:16era antisionista, era nazionalista, cioè non era un tipo con cui ci saresti andato a cena
03:22e ti saresti divertito, però quando scrive un romanzo tu ti inchini perché dice un grande
03:27ecco, insomma, in questa posizione è un po' questa.
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