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  • 1 giorno fa
Giuseppe Turchetti cammina per una stretta via in acciottolato e si ferma davanti a un edificio giallo chiaro, nel centro di Gemona. E' la sua casa di famiglia, dove ha vissuto con i genitori e le sorelle fino al 6 maggio 1976. Quel giorno di cinquant'anni fa, alle 21, una scossa di magnitudo 6.4 distrusse la sua casa, gran parte del centro di Gemona e tanti paesi dei dintorni. L'Orcolat («orcaccio» in friulano, riferimento ad un antica leggenda locale) coinvolse 137 Comuni per un totale di 100 mila sfollati, 18 mila edifici distrutti e 75 mila danneggiati e 989 vittime. Tra queste, c'erano anche la mamma e le sorelle di Giuseppe, che all'epoca aveva 12 anni. E una delle case distrutte era la sua. Oggi, la casa di famiglia è quasi uguale a com'era prima di quella sera: merito del cosiddetto «modello Friuli» basato sulla gestione locale di poteri e risorse che riuscì nell'impresa di terminare la ricostruzione in circa dieci anni. La casa di Giuseppe era pronta in nove, ma il terremoto ha lasciato una traccia indelebile nella sua vita. La volontà di aiutare come lui era stato aiutato lo ha spinto, trent'anni fa, a entrare nella Protezione civile. Come volontario è stato in prima fila a L'Aquila, in Emilia e ad Amatrice: «Sì, ho paura delle scosse - racconta oggi - ma voglio aiutare chi ha più paura di me». ​​La sua storia ha ispirato il libro «La notte in cui la terra tremò» (ed Piemme / Il battello a vapore) della giornalista Greta Sclaunich

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Trascrizione
00:00Questa è la mia casa, la casa dove sono nato e quindi nel 1976, tempo del terremoto, è caduta e
00:11purtroppo ho perso la mamma e due sorelle.
00:20Siamo a Gemona, città simbolo del terremoto del Friuli.
00:24Il 6 maggio 1976, una scossa di magnitudo 6.4 fece 989 vittime qui e nei paesi circostanti.
00:33Tutto quello che vedete qui intorno fu praticamente raso al suolo.
00:36Giuseppe Turchetti all'epoca aveva 12 anni, la casa di famiglia crollò e nel crollo persero la vita la mamma
00:42e le due sorelle.
00:48Ma in quella sera io e mio papà non eravamo qua, eravamo in strada, sulla strada che stavamo rientrando a
00:56Gemona.
00:57Quello che mi ricordo stavamo attraversando una borgata qua, c'era un campanile che è venuto giù, è crollato.
01:05E lì noi abbiamo detto cosa succede e in quel momento proprio anche il furgone si è bloccato.
01:12Sono arrivato su e qua, proprio dietro alle mie spalle, mi sono dovuto fermare perché mi sono trovato una montagna
01:22di macerie.
01:24Ad un certo punto mi sono sentito una mano alla spalla e c'erano dei miei parenti che mi avevano
01:30trovato.
01:31Poi mi hanno portato con loro qui sotto dove c'era mio papà che mi aspettava e gli altri zii
01:39che poi mi hanno detto quello che era successo.
01:47Certo io 50 anni fa ero arrabbiato con me stesso perché per me dovevo andare via io, non loro.
01:55Attualmente sono arrabbiato per questo motivo.
01:59Questo sì.
02:00Sono anche con me stesso sì.
02:10Vedere tutte queste persone che venivano a darci una mano, però io a quell'età non è che potessi fare
02:20chissà che cosa,
02:22mi è sempre un po' pesato non aver potuto dare una mano ancora un po' più consistente.
02:29Sono entrato nella protezione civile perché mi sento attualmente in dovere di ricambiare tutto quello che hanno fatto per noi.
02:40I terremoti partendo dall'Aquila, appunto, Mirandole e Amatrice.
02:47Questi sono i tre terremoti che noi come squadra siamo partiti proprio il giorno stesso, proprio dell'alerta.
02:57Noi partiamo anche con la paura addosso, ma è quella che ci dà anche la carica per andare ad aiutare
03:04chi in quel momento ha ancora più paura di noi.
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