00:03La cosa più inquietante delle immagini di guerra è che dopo un po' iniziano a sembrarti normali.
00:08Ci penso spesso perché una volta le immagini ti restavano addosso per giorni,
00:12adesso scorrono, le vedi e passi oltre, fai altro. Non è indifferenza,
00:17è quello che la psicologia chiama anestesia psichica. Da quando la guerra è entrata nei
00:22nostri telefoni in tempo reale il nostro cervello in qualche modo si è adattato e
00:26succede che quando la quantità di sofferenza supera la capacità di elaborarla il sistema emotivo si
00:31abbassa, si mette a riparo, non smette di funzionare, taglia semplicemente l'intensità. E le ricerche
00:36lo confermano, l'esposizione ripetuta a immagini fortemente traumatiche produce stress ma anche
00:42un progressivo distacco. L'attenzione resta agganciata ma si assottiglia. Una scena che da
00:48sola avrebbe la forza di fermare tutto messa all'interno di un flusso continuo entra nel
00:53movimento generale. Chiaramente il feed non aiuta, una scena di guerra che compare tra un
00:58video di un gattino che cade dal divano e una pubblicità di scarpe. Così nasce un'empatia
01:04intermittente, si accende all'impatto poi arretra fino a lasciare il posto ad altro. Oh non è colpa
01:10nostra eh, è che piano piano in noi si deposita un'abitudine opaca. Vedere tutto senza riuscire a
01:17sentire tutto.
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