Blu notte – Misteri italiani (inizialmente Mistero in blu, poi Blu notte e dal 2010 Lucarelli racconta) è stato un programma televisivo ideato e condotto da Carlo Lucarelli.
È andato in onda in Italia dal 1998 al 2012, prima su Rai 2 e successivamente su Rai 3.
Il format del programma era basato sulla ricostruzione narrativo-documentaristica di:
delitti irrisolti, più o meno noti
casi giudiziari controversi
vicende storiche ritenute poco chiare
misteri italiani legati a terrorismo, mafia, servizi segreti e cronaca nera
Lo stile era caratterizzato dalla narrazione diretta di Lucarelli, spesso in ambientazioni suggestive e con un tono sospeso e investigativo, che contribuiva a creare un’atmosfera intensa e coinvolgente.
La trasmissione è considerata uno dei programmi di approfondimento più riconoscibili della televisione italiana dedicati ai misteri e alla storia oscura del Paese.
#BluNotte #MisteriItaliani #CarloLucarelli #TrueCrime
#DelittiIrrisolti #CronacaNera #StoriaOscura
#Inchieste #DocuSerie #CrimeStories #misteri
#Investigazione #AnniDiPiombo #Mafia #Terrorismo
È andato in onda in Italia dal 1998 al 2012, prima su Rai 2 e successivamente su Rai 3.
Il format del programma era basato sulla ricostruzione narrativo-documentaristica di:
delitti irrisolti, più o meno noti
casi giudiziari controversi
vicende storiche ritenute poco chiare
misteri italiani legati a terrorismo, mafia, servizi segreti e cronaca nera
Lo stile era caratterizzato dalla narrazione diretta di Lucarelli, spesso in ambientazioni suggestive e con un tono sospeso e investigativo, che contribuiva a creare un’atmosfera intensa e coinvolgente.
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Categoria
😹
DivertentiTrascrizione
00:28Musica
00:47Quella che raccontiamo questa sera è una storia di gangster, una strana storia di banditi spietati e sfortunati, geniali, sognatori
00:54e anche un po' pasticcioni, ma anche sanguinari e violenti.
00:58Per come è andata questa storia di banditi, sembra davvero un film di gangster, un film come Rapina a mano
01:03armata di Stanley Kubrick, oppure come Le Iene di Quenti Tarantino, anche se a volte, per gli errori e le
01:09ingenuità commessi dai nostri banditi, sembra più I soliti ignoti di Mario Monicelli, con Mastroianni, Gassman e Totò.
01:17Allora, cerchiamo di raccontarla come un film questa storia e come un film partiamo con un prologo.
01:27Siamo a Santa Petronilla, frazione di Bussoleno Val di Susa, in provincia di Torino.
01:33È sabato 13 luglio 1996 e sono quasi le due del pomeriggio.
01:38Un uomo sta passeggiando in un boschetto abbandonato quando tra gli arbusti nota qualcosa di strano.
01:43Allora chiamo i carabinieri, che si addentrano con una volante nella boscaglia, scendono dall'auto e si avvicinano al luogo
01:49indicato e vedono che sì, c'è proprio qualcosa di strano.
01:57Stop! Nel nostro film la scena si interrompe qui. Facciamo un passo indietro, un flashback.
02:03Facciamo un passo indietro nel tempo di almeno un mese.
02:0627 giugno 1996, alle poste centrali di Torino.
02:12Quella mattina, gli impiegati che aprono i sacchi della posta per controllare che ci siano dentro i valori dichiarati, hanno
02:18aperto i sacchi ritirati la sera prima, il 26 giugno, e non sanno se devono mettersi a ridere per uno
02:23scherzo oppure no, perché c'è qualcosa che non torna.
02:27Chiamano l'ispettore, che sale all'ufficio cassa e capisce subito che non c'è proprio niente da ridere.
02:33Nei dieci sacchi che sono stati ritirati il giorno prima dal furgone blindato, che fa il giro delle varie agenzie
02:38postali, al posto dei soldi che dovrebbero esserci ci sono mazzette false.
02:43Mazzette fatte con pagine di giornali, libri e fumetti di topolino.
02:50Non è uno scherzo quello, è un furto. È grosso anche.
02:54Sì, perché dai sacchi postali sono spariti quasi due miliardi.
02:58Però è uno strano furto quello, molto strano, perché nel suo giro il furgone, dalle agenzie postali, ha ritirato dieci
03:05pacchi.
03:06E invece, quando la polizia postale e la squadra mobile fanno irruzione nell'ufficio cassa, ne trovano dodici.
03:16Ci sono due pacchi in più, due sacchetti regolarmente chiusi e sigillati con la ceralacca delle poste,
03:22a differenza degli altri che appaiono contraffatti.
03:25E a differenza degli altri, qui ci sono soldi veri, un mucchio di soldi, circa 570 milioni, più di mezzo
03:31miliardo.
03:32Chi sono questi strani ladri che prima rubano due miliardi, sostituendoli con i ritagli di topolino,
03:38e poi invece ci lasciano addirittura dei soldi in più?
03:41Ecco, chi sono questi strani ladri?
03:42Anche qui c'è qualcosa di strano, perché in un furto, in un furto come questo,
03:47chi ruba e poi vuole farla franca, di solito, cerca di nascondere il più a lungo possibile la propria identità.
03:52Qui invece no.
03:53Qui sembra quasi che il ladro abbia voluto lasciarci la firma.
03:57Ce lo raccontano il commissario capo della squadra mobile di Torino, il dottor Molino,
04:01e l'ispettore della polizia postale, Mazzilli, intervistati da Lorenzo Viganò.
04:07Come date il via alle indagini?
04:09Beh, innanzitutto i responsabili delle poste addetti all'apertura dei pacchi
04:15ci avvisano immediatamente dopo l'apertura del primo sacco.
04:19Portiamo tutti gli altri sacchi in ufficio e analizzando il contenuto
04:24notiamo che all'interno di questi vi era lo statino paga di Guerzoni Giuliano,
04:30che era l'autista del furgone che aveva effettuato il trasporto dei sacchi
04:34mentre dalle varie succorsali delle poste di Torino fino alla sede centrale di Vianizza.
04:40Ma l'abbiamo interpretato subito come una dimenticanza,
04:43perché poi anche con il senno del Po e con tutta l'attività di indagine che è conseguita
04:47abbiamo scoperto in un attimino come era effettivamente la personalità del Guerzoni,
04:53che appunto era una persona che leggeva molti libri,
04:56una persona che si dilettava a leggere poesie, a comporre addirittura poesie,
05:00e quindi niente di più facile che nei periodi in cui era magari a disposizione
05:05di eventuali giri ulteriori che avrebbe dovuto fare.
05:11Avrà preso lo stipendio, avrà preso lo statino paga e lo avrà usato poi come segnalibro.
05:15Ecco, fermiamoci ancora un momento e facciamo come nei film di Tarantino.
05:19Interrompiamo la scena e apriamo il primo sipario sul primo personaggio.
05:24Il primo uomo, Giuliano Guerzoni, l'autista.
05:29Giuliano ha 37 anni e lavora come autista alle poste di Torino.
05:34Operatore ai trasporti, si chiama il suo lavoro in gergo burocratico,
05:37ed è un lavoro che gli assicura uno stipendio modesto ma dignitoso, da impiegato ordinario.
05:41Però burocratico, modesto e ordinario sono parole che a Giuliano non piacciono,
05:47sono parole che gli vanno strette, perché Giuliano, l'autista, ha due grandi passioni nella vita.
05:52La prima sono i soldi, ma non per possederli, non per tenerseli, per spenderli,
05:57perché a Giuliano piace la bella vita, piacciono le donne, piace divertirsi e lo dice a tutti.
06:02Ecco, Giuliano è il nostro primo uomo, il protagonista della nostra storia di gangster.
06:07E allora proviamo ad immaginarcelo, proprio come in un film.
06:10Se io dovessi immaginarmelo, Giuliano, forse me lo immaginerei così, in questo modo.
06:16Non bello ma piacevole, sempre elegante, anche al di sopra delle sue possibilità,
06:21ma un'eleganza un po' d'altri tempi, un po' di provincia, sempre con questo fularla al collo.
06:26E poi simpatico, molto di compagnia, uno che paga sempre lui anche se poi i soldi non ce li ha,
06:32uno che ama tirare tardi la sera con gli amici al bar,
06:35oppure nelle ballere di provincia, dove conosce le sue donne,
06:39perché a Giuliano le donne piacciono, ha due fidanzate contemporaneamente,
06:42e lui, così elegante, così piacevole, così divertente, alle donne piace.
06:47Un bel tipo, Giuliano.
06:49Ecco, i soldi sono la sua prima passione, la seconda è un colpo alle poste, un furto.
06:56Tutti quei soldi, tutti quei soldi nel furgone che si porta in giro tutte le settimane
07:01e che sembra che aspettino soltanto lui, che ci metta le mani sopra
07:04per poter fare finalmente quello che gli piace.
07:06Ci pensa da sempre Giuliano a questa cosa, a questa cosa del colpo alle poste.
07:11Però un furto, non una rapina, perché Giuliano non è un violento e non vuole far male nessuno.
07:18Ecco, allora Giuliano aspetta, aspetta il momento giusto e il momento giusto arriva.
07:22Ce lo racconta Fabiola Silvestri, commissario della Polizia Postale.
07:26Era il giorno della scadenza dei lici, anche se comunque non era l'ultimo giorno,
07:33in quanto credo che l'ultimo giorno coincida, penso, con la fine del mese.
07:39Tutto sommato, il 26 giugno rappresentava però l'ultima possibilità per gli autori del reato
07:45di poter stare insieme, perché avevano il turno insieme, possibilità che sarebbe stata scartata
07:51nei giorni successivi.
07:52Quindi era l'ultimo termine per loro per poter tentare il colpo, comunque.
07:58Aspetta l'occasione giusta e l'occasione giusta arriva.
08:00Da metà marzo, una circolare impone che i sacchi ritirati non vengano aperti e controllati
08:06la sera stessa, ma la mattina dopo, dando così 12 ore di vantaggio ad un eventuale ladro.
08:11Il momento giusto, l'occasione giusta.
08:14Giuliano aspetta anche l'idea giusta e l'idea giusta arriva.
08:17L'idea per un colpo geniale, architettato con cura.
08:20Uno di quei colpi su cui lasciare la firma.
08:22Sì, perché quella busta paga, lasciata in mezzo ai soldi, suona quasi come una presa in giro.
08:27Teneteveli pure i vostri soldi, sembra dire Giuliano.
08:30Io mi sono pagato da solo.
08:32La firma, insomma.
08:33Come Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo.
08:39E io me lo immagino, Giuliano.
08:41Mentre il giorno del furto, quel mercoledì 26 giugno, prima di andare a lavorare, fa quello
08:46che ha fatto davvero, proprio come il personaggio di un film.
08:49Un'occhiata a quei dépliants sul Sud America che lo affascina da sempre e poi prende la sveglia,
08:54quella sveglia che lo richiama tutti i giorni ad una vita burocratica, dignitosa e modesta,
08:58e con un coltello la inchioda al muro, come per dire basta, hai finito di suonare per me,
09:02io me ne vado.
09:03Le prime indagini della squadra mobile attestano immediatamente due fatti.
09:08Primo, il furto è avvenuto durante il tragitto sul furgone.
09:12Secondo, Giuliano aveva un complice.
09:17Il colpo è avvenuto sul furgone.
09:20Il furgone è un furgone blindato che parte da via Tazzoli, dove si trova il deposito
09:25delle poste e va in altri dieci uffici postali a ritirare gli speciali, cioè quei sacchi
09:30chiusi da un filo e un piombino punzonato che contengono assegni, valori bollati e soprattutto
09:34soldi.
09:37Nel furgone, al volante, c'è soltanto lui, Giuliano, che poco dopo essere partito si ferma
09:44ad un incrocio, dove lo aspetta un uomo che sale rapidamente.
09:47Un attimo, un attimo solo, e quell'uomo sconosciuto sparisce nel nulla, nascosto nell'oscurità
09:53rovente di quelle pareti blindate, invisibili all'esterno.
09:59Il furgone prosegue come se non fosse successo niente, in perfetto orario, e arriva in via
10:05Nizza, all'ufficio Cassa, pronto a cominciare come sempre il suo giro di raccolta.
10:15Qui, in via Nizza, come da regolamento fa salire un altro impiegato delle poste.
10:24E poi si fa seguire da una scorta della polizia postale, che quel giorno è addirittura doppia,
10:29perché poco tempo prima c'era stata un'altra rapina.
10:32L'impiegato che è salito sul furgone è uno scambista, cioè quella persona che ad ogni
10:37sosta scende dal furgone, va nell'ufficio postale a ritirare i sacchi con i soldi, li
10:42porta al furgone, li carica e poi sale, in attesa di scendere di nuovo ad una nuova sosta.
11:00Ecco, attenzione, il furgone, dentro, è diviso in due parti.
11:04Il piano di carico è una cassaforte che sta sul fondo e che di solito non si usa.
11:08È lì, in quella cassaforte, che si nasconde il complice, che quando lo scambista scende
11:13a prendere i sacchi, esce, si porta nella cassaforte quelli già caricati, li apre, sostituisce
11:21i pacchi di soldi con le mazzette di topolino, richiude i sacchi con filo, piombo e punzonatrice
11:26già rubati in precedenza e poi li mette fuori, pronta a rifare l'operazione alla prossima
11:32sosta. Fino all'ultima tappa, via Arsenale, dove i soldi vengono scaricati tutti assieme
11:50e consegnati alla cassa dello scambista. Il complice resta nella cassaforte con i soldi
11:58buoni, pronto a scendere alla prima occasione, quando Giuliano riporterà il furgone al deposito
12:03senza più scorta.
12:07Semplice, perfetto, geniale. E chi è il nostro complice? Giuliano ha un amico da sempre, una
12:15persona a cui ha fatto anche da testimonio durante le nozze. È anche lui un ex dipendente
12:19delle poste, sempre con problemi di soldi. La donna con cui sta dopo che è divorziato
12:24dalla moglie, in quei giorni, telefona alla polizia per segnalare la sua scomparsa, attirando
12:30su di lui i sospetti. Sì, perché quando la mobile fa irruzione nell'appartamento di
12:34quest'uomo, scopre che non è scomparso, è scappato, anche lui come Giuliano. Il nostro
12:41uomo, il complice, si chiama Enrico Ughini.
12:44È una persona più riservata, con dei problemi economici, che non era in buoni rapporti con i
12:54familiari. Quindi emerge la figura di un personaggio, non dico opposto, ma quasi complementare
13:02per quello che riguarda la riservatezza dei Lughini rispetto al Guersoni.
13:08Enrico è il nostro secondo uomo, il complice. E come ce lo immaginiamo Enrico? Anche a lui
13:14piace divertirsi, anche a lui piacciono le donne, anche a lui piace vestire elegantemente.
13:19E anche lui frequenta le balere, perché è proprio nelle balere che ha incontrato la
13:23donna con cui sta adesso, invitandola a ballare.
13:30Ma Enrico è diverso da Giuliano, è più malinconico, più serio. Tutti quei problemi di soldi, gli
13:35alimenti da passare alla moglie, i mobili pignorati, la pensione che non arriva, tutti
13:40quei problemi. E poi c'è anche quel rapporto con quella donna, quella storia un po' tormentata.
13:48Quando litigano, tutte le volte, Enrico prende il diario e ci scrive che è finita. Ci scrive
13:53è stato intenso, è stato un rapporto breve, ma intenso. Poi però tornano assieme, però
13:58Enrico rimane sempre un po' distante, un po' distaccato. A differenza di Giuliano, che
14:03ha raccontato la moglie del furto, Enrico, la sua donna, non ha detto niente. Le ha detto
14:07solo che quel 26 giugno andrà a fare qualche operazione finanziaria in banca. Non le ha detto
14:12che proprio quel giorno farà quel colpo che cambierà le loro vite in un momento. Ecco
14:17allora, Giuliano ha la guida ed Enrico come complice, dentro il furgone, nella cassaforte.
14:24Però c'è qualcos'altro, c'è qualcosa che non torna. Ci sono quei due sacchetti in più,
14:28ricordate? Quel mezzo miliardo che sembrava un regalo dei ladri alle poste. Ecco, non è
14:34un regalo quel mezzo miliardo, è un errore.
14:36Cosa era accaduto esattamente? Come mai questi due pacchi in più?
14:39E praticamente questi due pacchi in più sono i due pacchi che erano contenuti all'interno
14:43del decimo sacco ritirato dall'ultimo ufficio postale del Giro. Praticamente, come negli
14:49altri casi, loro hanno aperto il sacco, hanno tolto via gli ulteriori due involucri che erano
14:55contenuti all'interno dello stesso, hanno sostituito il contenuto del decimo sacco mettendo
15:00anche lì delle parti di fumetti ritagliate ad arte e si sono dimenticati di impossessarsi
15:07di questi ulteriori due sacchi, di queste ulteriori due assicurate. Tra l'altro una conteneva
15:11parecchi soldini e avendole dimenticate sul furgone, poi l'ultimo tratto è breve, sono
15:17arrivati subito sul posto dove dovevano consegnarli.
15:20In realtà, quel decimo sacco non doveva neanche essere aperto. Sì, perché dopo l'ultima
15:26sosta lo scambista non scende più dal furgone e quel decimo sacco non poteva essere aperto
15:31in sua presenza senza che lui se ne accorgesse. Quindi deve essere d'accordo anche lui, deve
15:36essere un complice anche lui, un errore e anche banale. Ma questi sono ladri di provincia,
15:42sono gangster di provincia, che più che a Larvi Kittel delle Iene assomigliano al totò
15:47dei soliti ignoti di Monicelli. Questi sono banditi che si sbagliano. Ecco, il complice,
15:53il terzo uomo, lo scambista e Domenico Cante. Domenico Cante, lo scambista e il nostro terzo
16:02uomo. Domenico è diverso dagli altri due. A Domenico non piace spendere i soldi, a Domenico
16:07piace averli, tenerseli. Domenico ha due lavori, uno alle poste come scambista e un altro come
16:15titolare di una piccola impresa che fa impianti elettrici, una piccola impresa che gli ha fruttato
16:20un capitale in banca di quasi 600 milioni. Non ha bisogno di soldi, Domenico, ne vuole
16:24di più, sempre di più. E per averli è disposto a fare qualunque cosa, qualunque cosa, ricordiamocelo.
16:30Quella sera però, quando consegna i sacchi, Domenico si trova nei guai, perché lui credeva
16:36di consegnare nove sacchi, nove sacchi fasuli aperti e richiusi, più un sacco originale e integro.
16:42Totale dieci sacchi, come segnato nella bolla di accompagnamento. E invece, quando arriva
16:47la cassa, se ne trova dodici. Domenico non sa bene cosa fare. Pasticcia, inventa qualcosa.
16:53Dice che ha smarrito la bolla d'accompagnamento di quei due sacchi in più e chiede di poter
16:57telefonare all'ufficio che gliele ha dati. Ma naturalmente è tardi, l'ufficio è chiuso
17:01e lui lo sa. Così rimanda fino a domani. Domani, un altro giorno. Domani vedremo che cosa
17:06potrebbe succedere.
17:09Quella sera, la sera del 26 giugno, è una sera d'euforia. Il colpo è riuscito e proprio
17:15come i gangster di un film, i nostri uomini d'oro si ritrovano attorno ad un tavolo, nel
17:19camper di Domenico, parcheggiata a Santa Petronilla, frazione di Bussoleno Val di Susa, a festeggiare
17:24e a fare il punto della situazione. Niente whisky, come le iene di Tarantino, ma un piatto
17:30di fagioli. Però c'è il bottino. Certo si aspettavano di più, ma il sistema escogitato
17:36da Giuliano per calcolare quanti soldi c'erano nei sacchi, in fondo non era un gran sistema.
17:40Ha usato un bilancino per pesare i pacchi coi soldi e ha calcolato in media che ad ogni
17:46chilo pesato corrispondessero 100 milioni. Due chili, 200 milioni. Tre chili, 300 milioni
17:51e così via. Qui, più che ai soliti ignoti, il nostro film sembra Totò, Peppino e la
17:56mala femmina, con Totò che pesa le mazzette dei soldi sul palmo della mano e si accorge
18:00che mancano le mille lire. Non è un gran sistema quello usato da Giuliano. Non ha calcolato
18:05che nelle mazzette ci fossero degli assegni, per esempio, e che le banconote potessero
18:09avere tagli diversi. Risultato? Si aspettano un bottino di più di 3 miliardi e invece si
18:15ritrovano per le mani 1 miliardo e 800 milioni. Certo, non è male, è comunque un gran colpo.
18:21È un colpo che può cambiare la loro vita.
18:24In quel momento, mentre stanno contando i soldi, la porta del camper si apre ed entra il quarto
18:31uomo, il barista, Ivan Cella. Indubbiamente Ivan è un duro e tra tutti questi gangster
18:37alla buona, lui è quello che più assomiglia ai gangster dei film. Ivan gira armato, ha
18:42in tasca una calibro 38. Ivan ha sempre problemi di soldi, che chiede al suo amico Domenico,
18:47a cui è legato da una lunghissima amicizia. Ivan gestisce una pizzeria che è sempre sul
18:52lastrico e nella quale fa lavorare degli extracomunitari, forse clandestini, soprattutto
18:56albanesi. Ivan vanta collegamenti e conoscenze con la criminalità organizzata albanese e slava
19:03ed è per questo che Giuliano ha chiesto a Domenico di metterli in contatto con loro.
19:07Deve fornirgli i passaporti falsi con cui espatriare. Ivan ci pensa su, dice vedo cosa
19:13si può fare e poi accetta. Chiede 150 milioni, 75 subito e gli altri 75 allora arriva in Costa
19:20Rica. Anche Giuliano ci pensa su e poi accetta, affare fatto. Il 26 notte Ivan arriva al camper
19:27di Domenico e sbatte sul tavolo i passaporti in cambio dei primi 75 milioni. L'autista,
19:32il complice, lo scambista e il barista. Quattro uomini per un colpo miliardario. Però ce ne
19:38sono altri due, c'è il quinto e il sesto uomo. Ora lasciamo gli altri nel camper a parlare
19:43di soldi e di documenti falsi e chiediamoci chi sono questi due uomini. Pasquale Leccese, ex
19:49dipendente delle poste e Giorgio Arimburgo, ex rivenditore di moto, tutte e due sempre
19:54a corto di soldi. Pasquale e Giorgio hanno un compito ben preciso, secondo i piani di
19:58Giuliano. Devono trovarsi al casello autostradale di Felizzano, in provincia di Alessandria. Devono
20:04aspettare una Peugeot con due uomini a bordo. Questi due uomini gli consegneranno qualcosa.
20:10Giorgio e Pasquale si appostano al casello. Pasquale in autostrada, pronto a segnalare la
20:15macchina in arrivo e Giorgio fuori, in attesa. Giorgio ha una gran paura e vuole che Pasquale
20:22resti in contatto con lui attraverso il telefonino, ma deve essere Pasquale a chiamarlo perché
20:26lui non ha pagato la bolletta e non può fare telefonati in uscita. Pasquale chiama sei
20:32volte in un quarto d'ora, ma non è mai la macchina giusta quella che esce al casello.
20:36Alla fine eccola, la Peugeot. Giorgio chiede a Pasquale di restare in linea e appoggia il telefonino
20:42sul sedile accanto, caso mai succedesse qualcosa e si mettesse ad urlare. I due uomini nella
20:49Peugeot dicono la parola d'ordine. Va bene per Alessandria? Giorgio risponde che va bene
20:54e allora uno dei due fa retromarcia. Parcheggia dietro la macchina di Giorgio, apre la portiera
21:01e gli fa vedere un sacco di plastica nera. Giorgio controlla che ci siano i soldi, lo prende,
21:07torna nella sua macchina e avverte Pasquale. Sono intero, gli dice, così Pasquale arriva
21:13e se ne vanno insieme. Chi erano quei due uomini? Non si sa, amici di Giuliano. Che faccia
21:19avevano? Non si sa. Giorgio aveva troppa paura per guardarli in faccia e non si ricorda
21:24come erano fatti. Sono il settimo e l'ottavo uomo e nella nostra storia scompaiono qui,
21:29non ci interessano più. Giorgio e Pasquale invece devono fare ancora qualcosa, sempre secondo
21:34i piani di Giuliano. Dai 180 milioni contenuti nel pacco, Pasquale prende una trentina di
21:40milioni, ne tiene dieci per sé e mette gli altri in un paio di buste da portare alle due
21:44fidanzate di Giuliano. Perché Giuliano, non dimentichiamolo, è sempre un signore, anche
21:49dopo un furto ad un furgone delle poste. Giorgio invece si tiene 150 milioni. Eh sì, perché
21:56Giorgio ha un compito molto importante, volare in Costa Rica e preparare l'espatrio di Giuliano
22:01e di Enrico. Giorgio infatti è uno che si vanta di entrare e uscire dal Costa Rica come
22:06e quando vuole, però non è vero. Lui in Costa Rica ci è stato soltanto tre volte. La
22:11prima nel 92 per una settimana, ma in vacanza. La seconda nel 95. Ha venduto tutte le moto
22:17della sua rivendita ad un gruppo di francesi, un gruppo equivoco, forse legato alla malavita.
22:22Si è preso un acconto e poi è partito per il Costa Rica, con la promessa che gli avrebbero
22:27saldato il resto in una banca di laggiù. Da Costa Rica però, Giorgio è dovuto tornare
22:32per due motivi. Primo, le moto non erano sue ma solo in conto vendita. Secondo, i francesi
22:38non gli hanno mai mandato i soldi. La terza volta, Giorgio va in Costa Rica nel maggio del
22:4396. Sì, perché sembra un periodo molto favorevole per il colpo di Giuliano. Giorgio parte, va a preparare
22:50le acque, però poi Giuliano decide che il colpo non si fa, perché ci sono pochi soldi nelle
22:55casse del furgone. E allora manda a Giorgio, quello aspetta in Costa Rica, un fax. Un fax
23:00con una frase in codice. La festa è rinviata per mancanza di invitati. Però si dimentica
23:05di mettere la casella postale di Giorgio. Così il fax si perde per le poste del Costa Rica
23:10e Giorgio rimane laggiù finché non ha finito i soldi e finché non torna in Italia, molto
23:14arrabbiato. Questa volta però le cose sono andate bene, il colpo è riuscito e i soldi
23:18ci sono. Così Giorgio prende un piccolo acconto, prende una manciata di milioni e parte,
23:23va in Costa Rica e laggiù aspetta. Per quanto ne sa lui, laggiù Giuliano ed Enrico dovrebbero
23:29essere già partiti. Sì perché mentre la squadra mobile fa irruzione nella casa nell'appartamento
23:34di Giuliano e scopre che sono spariti tutti i vestiti da estate e c'è anche quella sveglia
23:39piantata nel muro, Giuliano ed Enrico sono già in volo attraverso alcune tappe fatte per
23:44confondere le acque. Varsavia, Francoforte, cambio di passaporti e via. In Costa Rica, sole,
23:51mare, donne e caipirigna da bersi sulla spiaggia, tutto a posto. E invece no, perché in Costa
23:57Rica Giorgio arriva e aspetta. Aspetta e non si vede nessuno. Aspetta due settimane
24:03ma non arriva nessuno. Allora pensa che forse Giuliano ed Enrico hanno cambiato idea, sono
24:08scappati da un'altra parte. Così decide di tornare in Italia per prendere un po' di
24:12quei soldi che ha lasciato in custodia il padre. Il 18 luglio, Giorgio fa scala all'aeroporto
24:17di Madrid. Tra un aereo e l'altro, per ingannare il tempo, compra il giornale, ma appena vede
24:22la prima pagina, gli si gela il sangue. In un boschetto di Santa Petronilla, frazione
24:27di Bussoleno Val di Susa, i carabinieri hanno trovato una fossa con due morti dentro.
24:35Scavando nel punto indicato da un uomo che ha notato la terra smossa, i carabinieri hanno
24:40trovato un sacco a pelo. Dentro, avvolto nella stoffa, un uomo indivisa da postino e sotto,
24:45avvolto in un plaid, un altro uomo. Gli hanno sparato in faccia tutte e due, ma non c'è
24:50bisogno di molto per riconoscerli, perché in tasca, assieme a pochi soldi, hanno ancora
24:54i documenti. Si chiamano Giuliano Guerzoni ed Enrico Ughini. Ce lo racconta Aldo Iacobelli,
25:02maggiore dei carabinieri di Torino.
25:04Scoperti i cadaveri e verificato che si tratta di Guerzoni e di Ughini, le indagini partono
25:08subito a sprombattente. Che cosa fate esattamente?
25:13Data la vicinanza dal luogo del rinvenimento dei cadaveri con l'abitazione del Cante, andiamo
25:17subito a chiedere al Cante Contezza sia del furto, per cui era già indagato, sia della
25:23presenza dei cadaveri in località molto vicina alla sua abitazione. Contestualmente
25:29procediamo a delle perquisizioni, sia personali, sia dell'abitazione, sia dei mezzi in uso e in
25:35particolare al modo del camper. In quest'ultimo constatiamo l'assenza del plaid e del saccappelo,
25:42che successivamente verranno individuati dalla moglie Regis come quelli proprio custoditi
25:49all'interno del camper.
25:51Mentre la polizia postale e la squadra mobile si occupano dell'indagine sul furto, i carabinieri
25:56indagano sull'omicidio. Già pochi giorni dopo il ritrovamento dei cadaveri, fanno alcuni
26:01arresti. Arrestano Pasquale, che restituisce subito i 10 milioni che aveva nascosto nel
26:06forno. Poi arrestano Giorgio, che restituisce immediatamente i 150 milioni che aveva nascosto
26:12sotto il garage della sorella. E poi arrestano Domenico Cante, lo scambista, che si fa ricoverare
26:20in ospedale e non parla, non dice niente, ma non ha scampo.
26:27I carabinieri perquisiscono il camper di Domenico e ci trovano molte cose che lo incastrano.
26:33Lo incastrano le tracce di sangue che il CIS, la scientifica dei carabinieri, trova nel
26:38camper con un esame accuratissimo. Il camper, infatti, è stato lavato più volte, ma le
26:43parti in legno hanno assorbito il sangue e i tecnici dei carabinieri sono riusciti a
26:47tirarlo fuori. Lo incastra il sacchetto di una cartoleria dove sono state comprate alcune
26:52buste, la ceralacca e il martelletto usato per sigillare i sacchi, alcuni fogli della
26:59carta da pacchi che avvolgeva le false banconote. Lo incastra la pistola, la pistola sparita
27:06dalla fondina del padre di Domenico, che i carabinieri trovano in un canaletto nei pressi
27:10della pizzeria che gestiva Ivan. L'arma ha ancora il numero di matricola che corrisponde
27:15a quello della pistola del padre di Domenico, una Bernardelli calibro 7,65.
27:21Errori, errori gravissimi. Però è proprio sugli errori dei criminali che appunto dovrebbero
27:26basarsi le indagini degli investigatori. Ce lo racconta il maggiore Iacobelli.
27:30È importante anche nel corso di un'indagine giocare anche sugli errori che i colpevoli
27:35hanno compiuto? Direi che è fondamentale, non importante. Senza lavorare sull'errore
27:40umano non riusciremo mai a trovare degli indizi che poi ci portano alla prova.
27:48In base alle vostre indagini, che prove avete?
27:51C'era pervenuta una buona notizia dai colleghi del Centro Carabinieri di Investigazioni Scientifiche
27:55che in collaborazione con un metico legale di Torino e con l'FBI di Roma erano riusciti
28:01con il microscopio elettronico a trovare dei punti di riferimento, quindi un'identità
28:07tra i residui carboniosi trovati nei corpi, uno dei corpi dei due morti, con la pistola
28:17sequestrata a casa del Cella. Una pistola particolare che esplodeva dei colpi con dei
28:23micropallini utili per ammazzare serpenti.
28:28Sì, anche Ivan viene incastrato dalla sua pistola. Per sparare Ivan ha usato una cartuccia
28:33speciale, una cartuccia a pallini contenuti in una capsula di plastica. Ora, con un proiettile
28:39normale a palla unica si potrebbe risalire la pistola che l'ha sparato attraverso le
28:44rigature che la canna ha lasciato sul piombo, ma con i pallini no, non è possibile. Però
28:48il CIS, la scientifica dei carabinieri, non si arrende e con un'indagine puntuale, precisa
28:54e molto specialistica, riesce a trovare un pezzettino di plastica conficcato nella testa
28:59di Giuliano e lo compara con un microscopico pezzettino di capsula trovato dentro la canna
29:04della pistola di Ivan. I due pezzi sono uguali, Ivan è incastrato. Un'indagine perfetta
29:10quella dei carabinieri. Su una cartuccia molto speciale. Siamo andati a chiedere delle lucidazioni
29:16su questa cartuccia al nostro esperto della scientifica, il commissario Silio Bozzi.
29:32Ecco, questo è il nostro laboratorio balistico. Salutiamo l'ispettore Di Benedetto.
29:36Salve, ispettore.
29:38Ecco, spiegatemi una cosa. Per sparare a Guerzoni hanno usato una cartuccia strana. Di che cosa
29:44si tratta? È una cartuccia particolare, cosiddetta per serpenti, perché è un munizionamento
29:51spezzato innanzitutto, quindi da una rosata, se è sparata, se è esplosa a una distanza
29:55di circa 5 metri o giù di lì. Per capire un po' più, vediamo cosa c'è all'interno di
30:01questa. Proviamo col martelletto balistico cinetico a separare questi due elementi.
30:08ricordiamo i vari pallini. Proviamo di capirne le caratteristiche al microscopio stereoscopico,
30:19al comparatore balistico.
30:21A cosa serve una cartuccia del genere?
30:23Innanzitutto è una cartuccia particolare, a carica depotenziata. È nata, è stata costruita
30:29e concepita per uccidere i serpenti a sonagli. È in grado di fare una rosata, quindi se è
30:34esplosa da una distanza di qualche metro, quindi arriva al bersaglio quasi certamente.
30:40Quindi con una serie di pallini, con certe di colpire il serpente che non con un proiettile
30:44solo.
30:45Questi sono i pallini che troviamo all'interno di questo contenitore. La cosa particolare
30:50è che questo tipo di munizionamento è inadeguato a uccidere un uomo se è fatto esplodere
30:56da una distanza di 5 o più metri, mentre può essere veramente devastante se è fatto
31:02esplodere da distanza ravvicinata ancora più a bruciapelo. Poi se andiamo giù ti faccio
31:07vedere.
31:13Ecco qua abbiamo costruito in maniera artigianale questa piccola sagoma. Il legno è un materiale
31:18plastico in triplice strato, quindi lavoriamo in maniera assolutamente sicura. Ora faremo
31:23vedere, quindi sparando da un metro, due metri e mezzo, gli effetti che può provocare questa
31:28cartuccia. La rosata e poi il foro unico.
31:33Adesso quale ci fai vedere?
31:35Ma direi che forse è meglio cominciare dalla distanza di due metri e mezzo o tre metri.
31:40Quindi è abbastanza lontano.
31:41Sì. Vediamo che tipo di rosata produce la cartuccia. Questo è per te Carlo.
32:04Adesso andiamo a vedere che cosa è successo, che cosa abbiamo provocato al compensato.
32:10Ecco qua vediamo che sparando da due metri e mezzo abbiamo provocato una rosata che non
32:14è superiore ai 30 cm e nonostante abbiamo sparato contro un pezzo di compensato molto
32:20sottile, quindi 12 mm di legno poi tenero di pioppo, solamente pochissimi pallini hanno
32:26attraversato questo sottile strato di compensato.
32:29Quindi sparato da questa distanza non avrebbe potuto uccidere?
32:32Avrebbe prodotto le lesioni, però specialmente le parti molli del viso, ma l'avrebbe attraversato
32:37la teca cranica.
32:38Quindi non è micidiale?
32:39Riproviamo a sparare invece da distanze più ravvicinate, per vedere che tipo di effetto
32:45ecco
32:59Ecco
33:02Qui è molto diverso.
33:03Guarda che differenza che c'è rispetto alla rosata di una ventina di centimetri che abbiamo
33:07visto prima.
33:09Guarda che impatto.
33:09Qui ha sfondato proprio.
33:11Si si si, ha sfondato, questo era un compensato abbastanza duro di 18 mm, ecco vediamo un pochettino
33:18sfogliando la nostra sagoma, guarda proprio la compattezza di questa rosata sul duplice
33:27Il secondo strato di stifterite, guarda.
33:33Il secondo strato di stifterite, ecco, guarda qua, qua ci sono solamente le ultime tracce
33:39dei pallini.
33:41Quindi un proiettile in questo caso sparato da questa distanza in grado di uccidere, ma
33:45non di perforare e quindi di disperdere i pallini nel camper.
33:48Chi ha sparato sapeva benissimo che questo nugolo di pallini sarebbe penetrato nella teca
33:53cranica e lì avrebbe finito la propria cosa.
33:56Certo, sarebbero rimasti lì senza correre il rischio di colpirsi a vicenda, quelli che
34:00stavano sparando e senza naturalmente bucare il camper e lasciare delle tracce.
34:05Quindi una scelta ben precisa di un proiettile micidiale.
34:09Perfetto.
34:10Ivan ha sparato con la sua pistola, Ivan è incastrato, però nel frattempo Ivan è sparito
34:15assieme a Cristina Quaglia, la sua fidanzata, una donna alla quale è legata da un rapporto
34:20morboso e violento di reciproca sottomissione.
34:25Quella sera, quel 26 giugno, Ivan deve andare all'appuntamento sul camper, ma rimanda di
34:30mezz'ora in mezz'ora, perché sta litigando con Cristina e non ci va a portare i passaporti,
34:34non ci va ad uccidere Giuliano ed Enrico se prima non ha fatto la pace con lei.
34:39Lei, Cristina, è un tipo nervoso, impulsivo ma dolce come la definisce lui.
34:44Lui la picchia e lei se ne va, però poi è lui a cercarla e lei torna indietro.
34:48E come il protagonista di un vecchio noir francese, lei lo segue anche nella
34:52latitanza. Ce lo racconta il sostituto procuratore Malagnino.
34:56Emerge anche a dibattimento come una figura molto innamorata del Cella.
35:06Ha anche un carattere molto forte, personalmente poi ritengo che proprio perché era così legata
35:11poteva essere capace di qualsiasi altra cosa come appunto il favoreggiamento e quindi aiutarla
35:16a lavare il camper per togliere le macchie di sangue.
35:21Nella notte tra domenica 14 e lunedì 15, Ivan e Cristina raccolgono tutti i soldi che
35:27riescono a trovare e partono. All'inizio non sanno dove andare, arrivano fino a Dancona,
35:32poi tornano a Ventimiglia e lì si accorgono che sono quasi in Francia, allora passano il
35:36confine e vanno a Nizza. Da lì lasciano la macchina, prendono un aereo e arrivano fino a
35:42Parigi, da Parigi ad Atene e poi attraverso valli scali greci fino in Albania. Qui verranno
35:48arrestati il 17 dicembre 1996 su segnalazione dei carabinieri. In carcere in Albania Ivan
35:56e Cristina ci rimangono tre mesi perché poi, proprio come in un film, succede qualcosa.
36:01Nel marzo del 97 c'è la rivolta albanese, si aprono le carceri e Ivan e Cristina scappano.
36:06Altri passaporti falsi, Istanbul, Amsterdam e poi Rio de Janeiro, Santa Cruz e la Bolivia.
36:15Però i carabinieri non si arrendono e iniziano un'altra caccia all'uomo.
36:20Tenendo sotto controllo i telefoni dei familiari, quindi lavorando sempre sull'errore umano,
36:27una mattina di un sabato sentiamo la madre del Cella che da una cabina pubblica chiama
36:32il figlio in Bolivia. Abbiamo il telefono chiamato, quindi noi il telefono e attiviamo
36:40la procedura per le indagini in Bolivia. Il 22 agosto i colleghi boliviani sul nostro
36:48input, quindi l'ultima telefonata utile che ci dava la certezza che era in quell'abitazione
36:52e fanno l'intruzione e trovano sia il Cella che la guaglia.
36:57Individuati dalla polizia boliviana, Ivan e Cristina vengono espulsi per possesso di
37:02documenti falsi e quando arrivano in Italia vengono arrestati. Ora sono importanti i documenti
37:08falsi in questo caso, ma è così facile falsificarli e come si riconoscono? Lo abbiamo chiesto al
37:13commissario Silvio Bozzi, della scientifica di Bologna.
37:16In questo caso sono stati usati molti documenti falsi, voi come fate a riconoscerli?
37:21Innanzitutto ti presento la dottoressa Caputo, il direttore tecnico chimico, sovrintendente
37:25Pistono. Li riconosciamo grazie a questo macchinario, questo è un videocomperatore spettrale.
37:31Il funzionamento è molto semplice, un esempio pratico, questo è un testamento falso sul
37:39che abbiamo lavorato e tu leggi Maria Rossini, anche occhio nudo. Invece lavorando sul sistema
37:44di filtri di luce trasmessa, notiamo che come man mano scompaiono le parti che sono
37:51state scritte in un momento successivo e quindi scopriamo che il vero erede è Mario Rossi
37:58e non Maria Rossini.
38:01E con i passaporti?
38:02Con i passaporti è diverso, innanzitutto facciamo la distinzione tra alterati e contraffatti.
38:07L'alterazione riguarda solo alcuni elementi, invece la contraffazione riguarda proprio,
38:10il passaporto è falso in tutta la sua struttura ed è simile a quello originale.
38:17E' più facile contraffare i documenti stranieri o quelli italiani?
38:20Il documento italiano è praticamente impossibile da contraffare, perché ha degli elementi di
38:24sicurezza talmente unici, precisi e tecnicamente ineccepibili, insomma, è praticamente impossibile
38:30contraffarlo. Ecco, questo è quello italiano.
38:33Questa griglia luminosa che si vede?
38:35Ecco, questa è la pellicola trasparente, quindi normalmente tu non vedi.
38:40Occhio nudo non si vede.
38:41Quindi si è illuminata dalla luce ultravioletta, ecco vedi questa linea, questa struttura geometrica
38:47che riluce con il simbolo della Repubblica Italiana.
38:52Questa albenese, per esempio, è quello meno ricco di elementi di sicurezza.
38:55Ecco, qui quali elementi sono contraffatti?
38:58L'operazione principale è quella della sostituzione della fotografia, quantomeno l'operazione
39:03più ricorrente. In questo caso, per sostituire la fotografia, hanno sollevato i rivetti, questi
39:10occhieli di metallo che tengono in diagonale la fotografia, li hanno sollevati, hanno sostituito
39:17la fotografia con un'altra, poi li hanno ribattuti. Però qua non ci traggono l'inganno, perché
39:23vediamo nettamente innanzitutto la ribattitura, i punti di ribattuta. E poi vediamo questa frastagliatura
39:32cartacea che è il residuo della sostituzione e del precedente sostrato cartaceo. Questo
39:39è un altro caso abbastanza interessante sul che abbiamo lavorato e con un'altra operazione
39:42molto comune di alterazione di documento. Ecco, anche qua ritroviamo la necessità di sostituire
39:49la fotografia e quindi spilano, quindi staccano, scollano con un'operazione quasi chirurgica
39:57la pellicola di sicurezza. Facciamo vedere come. Ecco. Ritagliano la pellicola originale,
40:04sostituiscono la fotografia e poi sovrappongono un'altra pellicola in modo da dare l'impressione
40:08che sia quella originale, mentre quella originale non è. A questo punto, nel nostro film, Ivan
40:14e Domenico sono in galera, definitivamente, e lì cantano, accusandosi a vicenda e raccontano
40:19cos'è successo esattamente quel 26 giugno 1996. Secondo Domenico, l'idea è venuta a Ivan
40:27e gli era venuta ancora fin dai primi del mese, dai primi di giugno. Ivan ha pensato
40:32che invece di dividere con Giuliano ed Enrico, potevano farli fuori tutti e due e tenersi
40:36soldi. Secondo Ivan, invece, l'idea è venuta a Domenico, che ha prospettato tre ipotesi.
40:42Questi se ne vanno in Costa Rica, questi rimangono e si fanno prendere, oppure li facciamo fuori
40:47tutti e due e ci dividiamo tutto. A chiunque sia venuta questa idea, il risultato non cambia.
40:52Quella sera, Ivan va nel camper con in tasca la sua 38 caricata con i proiettili per i serpenti
40:59e Domenico ci va con la sua 7,65. Uno per uno e poi divideranno il bottino a metà.
41:06È passata da poco la mezzanotte, quando Ivan arriva nel camper con i passaporti. In tasca,
41:12però, ha la pistola. Litiga con Giuliano per un pretesto. Vuole subito
41:17tutti i 150 milioni. Poi, all'improvviso, tira fuori la 38 e gli spara un colpo in faccia
41:22da meno di 10 centimetri. Giuliano si accascia contro il sedile e la parete. Enrico si alza
41:28e si gira per scappare. Ivan urla di sparare e Domenico spara ad Enrico nella schiena. Ivan
41:34dice guarda che è ancora vivo, sparagli perché è ancora vivo e lui spara.
41:40La versione di Ivan naturalmente è diversa. Per lui è stato Domenico a sparare per primo
41:45e lui ha dovuto seguirlo. Qualunque sia la verità, il risultato non cambia. I due prendono
41:51Giuliano ed Enrico e li portano ad una buca. Una buca che avevano scavato già da un mese,
41:56il che dimostra ulteriormente la premeditazione dell'omicidio. Li trascinano in quella buca
42:01con il play del sacco a pelo che poi lasciano nel terreno. Dopodiché prendono il camper,
42:06lo parcheggiano nel cortile della madre di Domenico e lo puliscono accuratamente in varie
42:10occasioni. Poi se ne tornano a casa. Sono le tre di notte e si salutano come se niente
42:16fosse. Ci vediamo domani. L'autista, il complice, lo scambista, il barista e la donna. Sembrano
42:23davvero personaggi di un film, di un film noir, di un film di gangster e invece sono persone
42:28reali, con volti reali, concreti e conosciuti. Sono gente strana, gente di valle, di una valle
42:33strana come questa, la Val di Susa. Questa valle, questa valle è bellissima, non è come
42:51le altre valli. Quando pensiamo ad un posto come questo, noi che viviamo da un'altra parte,
42:57pensiamo ad un luogo oscuro e chiuso, ripiegato su se stesso contro le montagne che lo stringono
43:01e cieco, perché una valle, di solito, è un posto in cui l'orizzonte non c'è.
43:10E invece questa valle riesce ad essere allo stesso tempo aperta e chiusa. Perché questa
43:15valle, questa valle bellissima, è una valle di frontiera. Una valle che anche senza un
43:20orizzonte da guardare, sembra aperta in difesa come una spiaggia.
43:28un confine da attraversare per entrare e uscire, in arrivo o in fuga. Dagli elefanti
43:34di Annibale ai tempi degli antichi romani, fino ai tir carichi di merci che oggi corrono
43:38verso la frontiera, questa valle viene attraversata continuamente in ogni direzione, come farebbe
43:44il vento con una stanza dalle finestre senza vetri. E anche se a fianco delle strade c'è
43:53un paesaggio fatto di fabbriche, cave, cantieri e tralicci che si alzano come foreste di alberi
43:57elettrici, c'è sempre qualcosa che ti fa capire che siamo in una valle, in un posto in cui la
44:02corsa del vento, dei camion o dello sguardo deve rallentare contro qualcosa, girare e a volte
44:08fermarsi per chiudersi su se stesso, nel buio. Ci sono paesi sotto le montagne e ci sono
44:19case in questi paesi sotto le montagne, in cui il sole non arriva, non batte mai e danno
44:24l'impressione che l'inverno, in quelle case, in quei paesi, sia più inverno che da qualunque
44:28altra parte. Questa valle gravita attorno ad una città bellissima, che anche lei non
44:42è mai quello che sembra, Torino. Una città dall'apparenza grigia e tranquilla, una città
44:47di fabbriche ed uffici, di caffè silenziosi, di piazze monumentali e discrete, e di strade
44:53che si intrecciano ad angolo retto sotto grandi palazzi della faccia così seria da sembrare
44:58assorta. Però sotto, dietro quella facciata grigia e tranquilla, c'è qualcos'altro, qualcosa
45:04che non è quello che sembra. Ma questa è un'altra storia.
45:18Torniamo in Val di Susa. Torniamo a Giuliano, postino e ladro gentiluomo che non sognava
45:23a Torino, ma agli orizzonti immensi del Costa Rica. Ecco, questo è un caso risolto, è un
45:29caso concluso. Ci sono due persone in galera, Ivan e Domenico, condannati per omicidio premeditato
45:35a 28 anni. Ed è stata condannata per favoreggiamento anche Cristina, così come sono stati condannati
45:42Giorgio e Pasquale. Però, in questo caso concluso, un mistero resta. Quei soldi, quei due miliardi,
45:50il colpo alle poste, il sogno di Giuliano, dove sono finiti? Sì, perché quando Domenico
45:57viene interrogato dalla polizia come sospettato, si sente male e viene ricoverato in ospedale,
46:01quel giorno Ivan torna al camper a prendere i soldi e poi li seppellisce nella sua birreria,
46:06sotto i fusti di birra. Là sotto, sotto i fusti, quei soldi ci rimangono un pezzo, perché
46:12subito dopo lui e Cristina sono costretti a scappare e fuggono in Albania. Dall'Albania
46:17Ivan riesce a tornare in Italia soltanto nel settembre del 96. Si imbarca a Durazzo, arriva
46:22fino a Brindisi e poi in treno sale fino a Torino e da lì in taxi fino a Susa. Qui
46:28lascia
46:28il taxi ad aspettare, poi scavalca il muro di una fabbrica che sta vicino alla birreria,
46:33entra dal retro, recupera i soldi e fa tutto il percorso al contrario. Taxi, Torino, Brindisi,
46:39Durazzo e in Albania. Qui, arrivato in Albania, di quei soldi, Ivan non sa cosa farsene. Innanzitutto
46:46li fa cambiare, 500 mila dollari e 500 milioni e poi li impegni in quattro finanziari albanesi
46:52a nome di quattro suoi amici di laggiù, così dice lui. I soldi, dice, sono là, in Albania,
46:57nelle finanziarie. E addirittura Ivan chiede alla corte durante il processo che lo mandino
47:03in Albania a recuperare quei soldi sulla parola, richiesta che ovviamente la corte respinge.
47:09Dove sono quei soldi allora? Dove sono quei due miliardi? Sì, perché quei due miliardi,
47:15il sogno di Giuliano, ladro gentiluomo e postino che sognava di volare in Costa Rica dopo un colpo
47:20perfetto, ecco quei due miliardi restano il grande mistero di questa stranissima storia
47:24di gangster. Appuntamento la settimana prossima per un altro mistero.
48:21Grazie a tutti.
48:24Grazie a tutti.
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