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Blu notte – Misteri italiani (inizialmente Mistero in blu, poi Blu notte e dal 2010 Lucarelli racconta) è stato un programma televisivo ideato e condotto da Carlo Lucarelli.
È andato in onda in Italia dal 1998 al 2012, prima su Rai 2 e successivamente su Rai 3.
Il format del programma era basato sulla ricostruzione narrativo-documentaristica di:
delitti irrisolti, più o meno noti
casi giudiziari controversi
vicende storiche ritenute poco chiare
misteri italiani legati a terrorismo, mafia, servizi segreti e cronaca nera
Lo stile era caratterizzato dalla narrazione diretta di Lucarelli, spesso in ambientazioni suggestive e con un tono sospeso e investigativo, che contribuiva a creare un’atmosfera intensa e coinvolgente.
La trasmissione è considerata uno dei programmi di approfondimento più riconoscibili della televisione italiana dedicati ai misteri e alla storia oscura del Paese.

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Trascrizione
00:00Grazie a tutti
00:43Grazie a tutti
01:20Grazie a tutti
01:48Grazie a tutti
02:27Grazie a tutti
02:30Il carcere è quello di Re Bibbia, a Roma
02:33e l'uomo è un siciliano, detenuto nella cella numero 3 della sezione B del braccio G7
02:42Da un paio di giorni quell'uomo si comporta in un modo strano
02:46Di solito, durante l'ora d'aria, sta insieme ad altri detenuti, tutti siciliani, ma in cui due giorni, no,
02:52non esce
02:52Se ne sta dentro, nella cella numero 3 della sezione B
03:02Un suo amico, un detenuto per reati di mafia che si chiama Giovanni Romeo, lo nota e glielo chiede perché
03:08non esce, cosa c'è?
03:09Ma l'uomo dice che non è nello stato d'animo di parlare e che domani uscirà, domani
03:17Il giorno dopo non esce, se ne resta in cella, è inquieto e pensieroso e scrive
03:30E' il 28 luglio 1993, sono le 22.30 e Romeo cerca di contattare l'uomo che non ha visto
03:44in cortile
03:45Cerca di comunicare con lui come si fa in carcere, bussando contro il muro, ma non ha risposta
03:50Vabbè, pensa, a quell'ora di solito dorme, ed è quello che probabilmente fa anche in quel momento, starà dormendo
04:05E invece no, è quasi mezzanotte e mezzo quando Romeo sente confusione provenire da dietro al muro, dalla cella di
04:12quell'uomo
04:12Confusione, voci, movimenti, che cosa sta succedendo nella cella numero 3 della sezione B?
04:20E' successo che un agente di custodia che sta facendo un giro di ispezione davanti alle celle del braccio G7
04:26Ha lanciato un'occhiata dentro la cella numero 3
04:36Ha visto l'uomo, l'uomo pensieroso, l'uomo inquieto che non usciva per l'ora d'aria, impiccato alla
04:42grata della finestra
04:49Arrivano altri agenti, arriva un vice sovrintendente, arriva un ispettore e insieme cercano di soccorrerlo
04:55Lo sollevano per le gambe, intanto salgono sul tavolo e cercano di staccarlo dalla finestra
05:00Poi lo stendono sul letto e cercano di rianimarlo con un massaggio cardiaco, ma non c'è niente da fare
05:06Arriva anche il medico e anche lui ci prova, ma niente e non resta che constatarne il decesso
05:14Si è impiccato, ha usato le stringhe delle scarpe per legarsi alla grata della finestra e si è ucciso
05:20Nella cella, su un tavolo, c'è una lettera
05:23Sono tre fogli, sei facciate scritte a mano, con una calligrafia nervosa, che si riempie di cancellature e si inclina
05:30sempre di più
05:31È una strana lettera
05:34Stasera sto trovando la pace e la serenità che avevo perduto circa 17 anni fa
05:40Perse queste due cose, ero diventato un mostro e lo sono stato, fino a quando ho preso la penna per
05:46scrivere queste due righe
05:47Ero diventato un mostro e lo sono stato, perché?
05:51Chi è quell'uomo impiccato nella cella numero 3 del braccio G7 di Re Bibbia?
05:57Alla direzione investigativa antimafia, sulla sua scheda, c'è scritto
06:02Gioè Antonino di Antonio e Lonigro Caterina, nato ad Altofonte, Palermo, il 402-1948
06:09Operaio, pluri pregiudicato per associazione a delinquere, esplosivi, stupefacenti e armi
06:16E mafia
06:17Lui era una figura assolutamente non secondaria nell'ambito di Cosa Nostra
06:25Innanzitutto non era un giovane
06:27Aveva una militanza nell'organizzazione che risaliva a molti anni prima
06:36Aveva personalmente partecipato a fatti di gravità massima
06:45Non è un mafioso qualunque Antonino Gioè, non è un pesce piccolo, è uno che conta, è uno che ne
06:50ha fatte di cose
06:52Appartiene alla Cosca di Altofonte ed è amico di boss del calibro dei fratelli di Carlo, di Leoluca Bagarella, di
06:58Giovanni Brusca, di Totò Riina
06:59Il primo arresto lo ha subito nel 1979 per detenzione d'armi e traffico di stupefacenti
07:06E soltanto in quell'anno, il 1979, ne ha già ricevute sette di mandati di cattura
07:12Viene indagato per sei omicidi e nel 1981 viene classificato come mafioso
07:19Ufficialmente, però, è soltanto il titolare di un distributore di benzina
07:27Ad Altofonte, nell'indagare su Gioè, gli agenti della squadra mobile di Palermo sottolineano
07:33che hanno notato una diffusa reverenza nei confronti di Gioè da parte degli abitanti del luogo
07:41È un pezzo grosso Antonino Gioè, uno che conta e che fa paura
07:45Ma soprattutto, Antonino Gioè è questo
07:54Nel maggio del 1992, Antonino Gioè si introduce in un tunnel dell'autostrada
07:59che dall'aeroporto di Punta Raisi va fino a Palermo
08:13È un piano che lo vede coinvolto con gli uomini più rappresentativi delle cosche
08:18La Barbera, i ganci, Biondino, Di Matteo, Troia, Ferrante
08:33La sotto, piazza un congegno ideato da Pietro Rampulla
08:37Un estremista di destra, esperto di esplosivi
08:39è legato alla cosca di Nitto Santa Paola
08:42Il congegno è collegato a 5 quintali di Tritolo
08:45e polvere T4 arrivata dalla ex Jugoslavia
08:57Alle 17.02 un telefonino squille in mano a Gioacchino la Barbera
09:02Pronto Mario? Dice una voce
09:04No, ha sbagliato, risponde la Barbera
09:07È un segnale
09:09Significa che tre auto
09:10una croma blindata bianca, una marrone e una blu
09:14hanno lasciato un garage nel centro di Palermo
09:16dirette verso l'aeroporto di Punta Raisi
09:18Là, a Punta Raisi
09:20hanno caricato alcune persone e sono ripartite
09:23seguite dalla Barbera
09:24che le stava aspettando in una stradina laterale
09:30La Barbera chiama un altro cellulare
09:32a cui risponde proprio Antonino Gioè
09:34che si trova assieme agli altri uomini delle cosche
09:37su una collinetta nei pressi dell'autostrada
09:39all'altezza di Capaci
09:40Con loro c'è un luogotenente di Totò Riina
09:43Giovanni Brusca
09:44con un telecomando
10:01La Barbera e Gioè parlano del più e del meno
10:03per più di 5 minuti
10:04È un codice anche quello
10:06perché la Barbera sta verificando
10:08la velocità delle auto
10:09poco meno di 100 km all'ora
10:18Così si può calcolare
10:20quando le auto passeranno dal punto giusto
10:41Alle 17.56
10:43Giovanni Brusca preme il pulsante
10:45che aziona il telecomando
10:52Giovanni Falcone
10:53uno dei magistrati più importanti
10:56nella lotta alla mafia
10:57forse simbolo stesso di quella lotta
10:59salta per aria così
11:00assieme alla moglie Francesca Morvillo
11:02e agli agenti di scorta
11:03nella croma marrone
11:04Schifani, Montanari e Dicillo
11:06È una delle pagine più nere
11:09nella storia della Repubblica
11:10È la tentatuni
11:12Grazie a tutti
11:52Antonino Gioè viene arrestato
11:54il 19 marzo 1993
11:57A chiamarlo in causa
11:58sono le dichiarazioni di un pentito
12:00Baldassare Di Maggio
12:01ma gli investigatori della DIA
12:03e della squadra mobile di Palermo
12:04ce l'avevano nel mirino già da tempo
12:07Intercettavano il suo telefono
12:09e ascoltavano tutte le sue conversazioni
12:12controllavano tutte le persone
12:13che incontrava
12:14seguivano la sua auto
12:25Un giorno lo pedinano
12:27e notano che va spesso
12:28in un appartamento
12:29assieme ad un altro mafioso
12:30Gioacchino Labarbera
12:32Gioacchino Labarbera
12:33Gioacchino Labarbera
12:34Gioacchino Labarbera
12:58L' Territorio
13:01Gioacchino Labarbera
13:02tale si chiama, e ascoltano.
13:26Quando lo arrestano gli contesteranno proprio quelle intercettazioni, perché Gioè ha parlato
13:31parecchio in quell'appartamento. Gioè è disperato. Ha detto troppo, lui, un uomo d'onore, un uomo
13:40di Cosa Nostra, ha parlato troppo danneggiando l'organizzazione. Fin dall'inizio cerca di
13:46sminuire quello che ha detto, di contattare l'esterno e avvertire gli amici. È preoccupato,
13:52sa che tra poco applicheranno anche a lui il 41 bis, il regime carcerario duro che impedisce
13:58ogni contatto con l'esterno. Ma soprattutto sa che sta per accadere qualcosa di terribile
14:11e cerca di fermarlo. Poi, il 29 luglio, muore, impiccato alla grata della finestra con i lacci
14:17delle scarpe. Un suicidio così, di un uomo così, ovviamente, fa pensare e si apre un'inchiesta.
14:23Si notano alcune contraddizioni nelle versioni degli agenti e tre di questi vengono indagati.
14:29Ma il referto del medico è molto chiaro. L'autopsia concorda perfettamente con la dinamica
14:34suicidiaria. E infatti i tre agenti sono indagati per agevolazione al suicidio con condotta
14:39omissiva, per avergli lasciato i lacci delle scarpe con i quali si è ucciso.
15:05Va bene, Antonino Gioè si è suicidato. Ma perché?
15:10In mia opinione, che Gioè, approssimandosi a un gesto estremo come la soppressione della
15:19propria vita, davvero si sia interrogato su dove lo aveva portato. Lo avevano portato
15:27le scelte che aveva fatto. Le scelte di adesione ad un'organizzazione criminale come Cosa Nostra,
15:32perché le feratezze alle quali Gioè aveva contribuito sono indicibili. Però per ragioni
15:42che a noi sfuggono e che sfuggiranno per sempre, Gioè si è sentito, si sentiva nel dovere di fare
15:55per una volta chiarezza su se stesso.
16:00Chiuso nella sua cella, nelle sue ultime ore di vita, Antonino Gioè scrive una lunga lettera.
16:14E' importante quella lettera, molto importante. Ad un certo punto c'è un passaggio che suona
16:19così, io rappresento la fine di tutto.
16:24La fine di tutto. E tutto, per un uomo come Gioè, è Cosa Nostra, è la mafia, è l'organizzazione.
16:31Sì, perché in quel momento stava succedendo qualcosa di strano a Cosa Nostra, qualcosa che
16:36va oltre la piovra e oltre il padrino, oltre la fiction, oltre la narrativa.
16:47All'inizio degli anni Ottanta, la battaglia per l'egemonia dentro a Cosa Nostra era stata
16:52vinta da un gruppo che aveva annientato nel sangue tutti gli avversari, con una serie di
16:56omicidi che verrà ricordata come la mattanza.
17:17più di mille morti ammazzati in meno di cinque anni. Dagli altri mafiosi, gli uomini del
17:23gruppo vincente vengono chiamati i viddani, i villani, i contadini, perché vengono da
17:28un paese dell'interno, Corleone.
17:33I Corleonesi sono i più spietati e feroci, e il loro capo è il più spietato e feroce
17:39di tutti. Si chiama Salvatore Riina, detto Totò Ucurtu.
17:55Salvatore Riina regge Cosa Nostra assieme all'Euluca Bagarella e a Bernardo Provenzano.
18:00Con lui l'organizzazione diventa sempre più potente, segreta e feroce, e ricca. Oltre
18:07al traffico degli stupefacenti e al controllo delle attività illegali, ci sono anche le tangenti
18:12sugli appalti. Una percentuale fissa, una tassa, che si chiama appunto tassa Riina.
18:18C'era una caratteristica fondamentale. A Milano c'era l'imprenditoria, la grande imprenditoria.
18:25Di questa grande imprenditoria i diretti rappresentanti ormai stavano parlando di tutto e di tutto di più.
18:35Ebbè, però c'era questa caratteristica. Arrivato al Rubicone, che non è il Rubicone, ma è arrivato
18:44sotto Roma, arrivato al Massimo Laniene.
18:51Questi sembravano che non pagassero più mazzetta.
18:54E allora questa era l'anomalia della prima parte dell'indagine in mani pulite.
18:57Ma come mai tutta questa gente?
19:00Pagavano tutto fino a metà Italia.
19:03E guarda casa, proprio nell'altra metà Italia,
19:05Camorra, Andrangheta, Chisaracrona Unita,
19:09Mafia,
19:11mazzetta non se ne pagavano.
19:14Questo evidentemente non poteva essere così.
19:16Il motivo non poteva che essere
19:18quel che un imprenditore poi disse.
19:21Dottor,
19:22lei mi dica tutto ciò che vuole sapere
19:25per questa metà dell'Italia.
19:28L'altra parte,
19:29ti ammazzano.
19:31Perché non sono due i soggetti interessati,
19:34il politico e l'imprenditore,
19:35ma sono tre.
19:36E il politico e l'imprenditore
19:38devono
19:41trovare
19:41l'accordo o meglio,
19:43devono seguire le istruzioni o meglio,
19:46devono attenersi alle indicazioni
19:48che, dice loro,
19:50il terzo soggetto,
19:51che è il garante della PAC sociale.
19:53Colui cioè che è in grado
19:55nel territorio di
19:58trovare le persone
19:59che devono fare i lavori subappalto,
20:01trovare i dipendenti,
20:02fare in modo che non accadessero
20:04guarda caso
20:04né incendi
20:06
20:08attentati,
20:10fare in modo che
20:11i terreni si sbloccassero
20:12al momento giusto.
20:14Insomma,
20:14il mafioso.
20:16Senza collusioni
20:17col mondo degli affari
20:18e soprattutto con quello della politica,
20:20la mafia non sarebbe così forte.
20:22Senza soldi,
20:23senza coperture,
20:24senza protezioni,
20:25forse avrebbe già perso
20:26da un pezzo
20:27la sua guerra contro lo Stato.
20:29Una guerra
20:30che ha visto cadere magistrati,
20:32uomini delle forze dell'ordine,
20:33giornalisti,
20:34politici
20:34e semplici cittadini.
20:36Poi,
20:37all'inizio degli anni 90,
20:40succede qualche cosa
20:40che dà una mano allo Stato
20:42in questa guerra.
20:43C'è Tangentopoli.
20:44Anche se le inchieste
20:45non arrivano
20:46fino in Sicilia,
20:47comunque,
20:48il mondo politico cambia.
20:50La geografia politica
20:51di riferimento
20:52di Cosa Nostra
20:52si sgretola
20:53e lo Stato
20:54parte alla controffensiva.
21:07Cosa Nostra
21:08è nei guai.
21:09Reagisce come al solito.
21:11Cerca di comprare magistrati
21:12che aggiustino i processi,
21:14minaccia,
21:14intimidisce.
21:19Uccide anche un magistrato,
21:20Antonino Scopelliti.
21:22Non basta.
21:23Il 30 gennaio 1992,
21:25la Corte di Cassazione
21:27conferma gli ergastoli
21:28del maxiprocesso dell'87,
21:30la prima grande sconfitta
21:32della mafia.
21:33Che regola i suoi conti
21:34con chi non ha saputo
21:35tutelare i suoi interessi.
21:41La mattina del 12 marzo
21:42del 1992,
21:44l'eurodeputato
21:45di C. Salvo Lima,
21:47definito anche
21:47in atti giudiziari
21:48uno dei principali
21:49referenti politici
21:50di Cosa Nostra,
21:52viene inseguito
21:52da un killer
21:53per le strade di Mondello
21:54e ucciso
21:55a colpi di pistola.
22:08Ma non sono solo
22:09gli amici a pagare,
22:10ci sono anche i nemici.
22:12Fra questi,
22:13lo abbiamo visto,
22:14c'è Giovanni Falcone.
22:17muore Falcone.
22:21E io ricordo,
22:22io andai,
22:23mi incontrai anche
22:24a un borsellino,
22:25ci frequentammo,
22:27andai anche a casa sua
22:30e c'era questa,
22:32questa tensione
22:33in quest'uomo.
22:35ed egli,
22:36io me lo ricordo,
22:38stavamo ancora,
22:39stavamo proprio
22:39a durare di funerare
22:42quando disse,
22:42poi dobbiamo fare
22:43in fretta,
22:43in fretta,
22:44in fretta,
22:44dobbiamo capire,
22:45in fretta,
22:46dobbiamo vedersi.
22:47Bisogna fare in fretta,
22:48molto in fretta.
22:50Il procuratore
22:51aggiunto Paolo Borsellino
22:52aveva preso il posto
22:54di Giovanni Falcone
22:54a Palermo.
22:56Voleva riprendere in mano
22:57una precedente indagine
22:58su mafia e appalti,
23:00su Cosa Nostra,
23:01mondo imprenditoriale
23:02e mondo politico.
23:04Il 19 luglio 1992
23:06è una domenica
23:08e Paolo Borsellino
23:09sta andando a trovare la madre.
23:11Sono le 16.55
23:12quando la sua auto
23:13e quella degli agenti di scorta
23:15imboccano un vialetto
23:16che porta ad un tranquillo
23:17condominio residenziale
23:18in via D'Amelio.
23:20All'improvviso
23:20una 126 parcheggiata
23:22sulla strada
23:23esplode,
23:24uccidendoli tutti.
23:41e poi
24:08Muoiono il giudice Borsellino, gli agenti Vincenzo Limuli, Agostino Catalano, Walter Cusina, Claudio Traina, Emanuele Aloi, tutti quanti.
24:17Perché questo attentato? Perché tutta questa fretta? Per preparare l'attentatuni ai danni di Giovanni Falcone ci sono voluti dei
24:24mesi, invece adesso, dopo solo 56 giorni, la mafia uccide un altro magistrato, rischiando le conseguenze.
24:31La risposta dello Stato questa volta non si fa attendere. La stessa notte dell'attentato di Via D'Amelio, i
24:38principali boss mafiosi vengono trasferiti dai vari istituti di pena al supercarcere di Pianosa.
24:43Decidemmo non solo di trasferire i detenuti più pericolosi in carceri speciali, ma decidemmo anche di portare in Sicilia l
24:58'esercito per sollevare la polizia da compiti istituzionali minori.
25:03In tempi brevissimi passano le leggi sui collaboratori di giustizia e passa la legge sul 41 bis, il carcere duro
25:10che praticamente rende impossibile ai boss comunicare con l'esterno.
25:15Si intensifica lo sforzo investigativo e viene subito nominato procuratore di Palermo un magistrato del calibro di Giancarlo Caselli.
25:23C'è anche una risposta culturale, una forte rivolta delle coscienze che si concretizza in una manifestazione pubblica a Palermo.
25:29E la mafia? E Cosa Nostra? Cosa fa?
25:34Cosa Nostra, in quel periodo, sta facendo qualcosa di ancora più strano.
25:39Ecco, a questo punto dobbiamo inserire nella nostra storia un altro personaggio, un personaggio da romanzo, ma da romanzo di
25:45spionaggio, come quelli di Ludlum o di Jean Le Carré.
25:49Si chiama Paolo Bellini ed è nato a Reggio Emilia il 14 novembre del 1954.
25:56Cioè no, si chiama Roberto da Silva ed è nato a Rio de Janeiro il 29 marzo del 1953.
26:03No, si chiama Luigi Iembo ed è nato a Cutri il 24 novembre del 1949.
26:11Insomma, chi è quest'uomo? Come si chiama?
26:14Aveva avuto burla scorsi tra scorsi giudiziari, era stato detenuto, era stato detenuto anche sotto falso nome.
26:25Addirittura si era ipotizzato, si era scritto, si era detto che Bellini potesse aver avuto rapporti con i servizi di
26:34sicurezza.
26:34Il suo nome è Paolo Bellini, di Reggio Emilia, ed è veramente un tipo strano.
26:39In effetti, una persona che si trova in carcere sotto falso nome, qualche perplessità, qualche idea da romanzo giallo, la
26:46suscita.
26:52Bellini è un ex estremista di destra di avanguardia nazionale, con precedenti penali per furto, ricettazione di opere d'arte
26:59e tentato omicidio.
27:00Non solo, è anche un informatore, un confidente dei carabinieri.
27:07Conosce Antonino Gioè nel carcere di Sciacca nel 1981.
27:11Lui si fa chiamare da Silva, ma non importa. Probabilmente Gioè conosce anche il suo vero nome.
27:21Dieci anni dopo, quando sono fuori, si incontrano di nuovo, perché Bellini deve recuperare alcuni crediti in Sicilia
27:27e gli viene in mente di farsi aiutare dalla persona giusta, il suo amico Gioè, che in quella zona della
27:32Sicilia sa come farsi valere.
27:36Ma il vero ramo di Bellini sono le opere d'arte.
27:39Così, quando i carabinieri di Modena lo contattano per un furto avvenuto alla Pinacoteca,
27:43un grosso furto per il quale si pensa la criminalità organizzata,
27:47a Bellini viene in mente Gioè.
27:51Un maresciallo del nucleo tutela patrimonio artistico, il maresciallo Roberto Tempesta,
27:56consegna a Bellini una busta con le foto delle opere d'arte rubate.
28:05Bellini le fa vedere a Gioè.
28:07Esagera. Gli dice che le foto gli sono state date da un gruppo di onorevoli del Nord,
28:12che sono molto interessati al recupero.
28:15Gioè riferisce a Giovanni Brusca, che riferisce a Totò Riina.
28:19A quel punto, a Gioè, a Brusca, a Riina, a qualcuno dentro Cosa Nostra, viene in mente un'idea.
28:27Secondo Giovanni Brusca, in uno degli incontri successivi, è Gioè a mostrare a Bellini delle foto,
28:33delle polaroide scattate a quadri e opere d'arte.
28:36Sono altre opere d'arte e Cosa Nostra si offre di restituirle allo Stato.
28:42In cambio, vuole gli arresti ospedalieri, quelli da cui è facile contattare l'esterno o scappare,
28:48per mafiosi come Luciano Liggio, Pippo Calò, Bernardo Brusca, Giovanni Battista Pullarà e Giuseppe Gambino.
28:56Una trattativa, insomma. Una trattativa con lo Stato.
28:59Opere d'arte in cambio di un abbassamento della guardia.
29:03Attenzione, perché non è un'idea da sottovalutare.
29:05Cosa Nostra ci ha pensato.
29:07A farle venire questa idea, sono state alcune parole di Bellini nel commentare la strategia mafiosa.
29:13Una persona, per quanto importante, può essere sostituita.
29:16Un'opera d'arte, una volta persa, è persa per sempre.
29:21Cosa Nostra si rende conto all'improvviso che quello del patrimonio artistico
29:24può essere un canale di trattativa con lo Stato.
29:27Non solo.
29:28Ad un certo punto, Gioè dice che potrebbero far saltare in aria la torre di Pisa.
29:33Bellini dice che sarebbe terribile.
29:35Sarebbe la morte di un'intera città.
29:38Sono discorsi che vengono presi in considerazione.
29:41Ascoltati direttamente.
29:43Durante uno dei loro incontri, c'è lo stesso Giovanni Brusca, che ascolta.
29:48Sembra davvero un film.
29:50Ad un certo punto, però, la trattativa si blocca.
29:53Il maresciallo Tempesta non può far liberare un gruppo di mafiosi.
29:56neppure a nome dei suoi superiori.
29:58Il maresciallo comunica a Bellini che non se ne fa niente e che la cosa finisce lì.
30:04Bellini, naturalmente, è terrorizzato.
30:06Non si può dire una cosa del genere alla mafia.
30:09Portare impunemente la notizia di un rifiuto.
30:14Così dice a Gioè che lo Stato tratta, ma riduce l'offerta solo per Pernardo Brusca, intanto.
30:20È una menzogna, ma serve a prendere tempo e restare vivo.
30:24Non si può dire di no alla mafia.
30:25Bellini ha cercato di legittimarsi al massimo delle sue possibilità
30:34come soggetto credibile per il suo interlocutore del momento,
30:40ma nell'ambito di un discorso che non andava oltre i quadri
30:47per il recupero dei quali aveva avuto una richiesta da parte di un sotto ufficiale del reparto
30:54di tutela del patrimonio artistico.
30:55Non fu sicuramente una trattativa, perché Bellini non aveva nessuna investitura.
31:01Intanto succede un'altra cosa, un'altra cosa strana.
31:05C'è un capitano dei Carabinieri che si chiama Giuseppe De Donno.
31:09Il capitano De Donno è un importante ufficiale del ROS, il reparto operativo speciale dei Carabinieri
31:14che sta cercando di catturare a tutti i costi Totò Riina.
31:18Durante un volo Palermo-Roma, che si svolge tra l'attentato a Falcone e quello a Borsellino,
31:23il capitano De Donno incontra per caso il figlio di Don Vito Ciancimino.
31:29Ciancimino è l'ex sindaco di Palermo, punto di riferimento politico pericor leonesi
31:34che in seguito verrà condannato a dieci anni per associazione di stampo mafioso.
31:38Al capitano De Donno viene un'idea, incontrare Don Vito e convincerlo a collaborare.
31:44Lo fa, lo incontra e poi lo fa incontrare con il suo superiore, il colonnello Mario Mori,
31:49che comanda il ROS.
31:57Il colonnello Mori è un ufficiale di grande esperienza,
32:01che ha diretto operazioni contro la mafia e il terrorismo
32:03e che in seguito verrà messo al comando del SISDE, il servizio segreto civile.
32:08Azzarda, bleffa, dice che questa guerra tra Stato e mafia non può portare a nulla
32:12e che vorrebbe parlare con qualcuno di Cosa Nostra.
32:17Ciancimino prende tempo e si consulta con i boss attraverso il dottor Antonino Cinà.
32:21E' di questa situazione che Riina ovviamente ha notizia immediata.
32:29E siccome la persona con la quale Ciancimino ha avviato questo contatto
32:37è una figura di ufficiale dell'arma di assoluto rilievo, perché è il vice comandante operativo del ROS.
32:44Nelle parole che Riina ad opera con Brusca, che riassumono il tutto,
32:52si coglie questa, potremmo definirla, soddisfazione di Riina.
32:58La controparte pubblica, lo Stato, colpito e colpito duro attraverso le stragi,
33:09sta cercando di trovare una via d'uscita alla situazione che altrimenti è ingovernabile.
33:17Poi, ad un incontro successivo, riporta il parere della mafia.
33:21Si può fare.
33:28Totò Riina ha elencato una serie di richieste.
33:31Il papello, lo hanno chiamato.
33:33Via il 41 bis.
33:35Via la legge Rognoni la torre, che blocca i beni dei mafiosi.
33:38Via la normativa sui pentiti.
33:40Revisione delle sentenze già pronunciate.
33:43La mafia tratta.
33:44Lo Stato, cosa offre?
33:46Il colonnello Mori a questo punto è spiazzato.
33:49Voleva soltanto arrivare alla cattura di qualche latitante.
33:52Non può trattare il nome dello Stato.
33:53Così lo dice a Ciancimino.
33:55Che i boss si consegnino e lo Stato tratterà bene le loro famiglie.
33:59A questo punto, come Bellini, anche Ciancimino si spaventa.
34:05Lo dice il colonnello Mori.
34:07Lei mi vuole morto.
34:08Anzi, vuole morire anche lei.
34:10Io questo discorso non lo posso fare a nessuno.
34:13E anche questa serie di incontri si blocca.
34:17Il capitano De Donno e il colonnello Mori
34:19dichiareranno in seguito che per loro
34:21era solo un modo per arrestare qualche latitante.
34:24Per Cosa Nostra, invece, si tratta di una vera e propria trattativa.
34:28Per farla andare avanti, per sbloccarla,
34:31Totorina dice che ci vuole un colpetto.
34:33È la solita strategia dei corleonesi.
34:36Sparare per parlare, fare la guerra per fare la pace.
34:39Bisogna dare un colpetto.
34:41Bisogna ammazzare qualcuno.
34:43Inizialmente ne parla la Barbera e poi viene confermato anche da Brusca e da altri collaboratori.
34:51L'oggetto dell'attentato dovevo essere proprio io.
34:55Si trattava di collocare un ordigno esplosivo di alto potenziale
35:00dentro un tombino posto davanti casa dei miei suoceri.
35:06Il momento fu rinviato per la presenza di frequenze di un sistema di allarme collegato ad una banca che stava
35:18proprio nei pressi
35:19che avrebbe potuto innescare anzitempo il meccanismo esplosivo.
35:23Per cui fu rinviato, poi furono arrestati la Barbera, Gioè e Riina e quindi il progetto non fu più perseguito.
35:32Per fortuna.
35:34Intanto, Totò Riina viene arrestato.
35:36Su indicazione di un boss che sta collaborando, Balduccio Di Maggio,
35:40i carabinieri del capitano Ultimo bloccano un'auto all'angolo tra via Bernini e via Le Regione Siciliana, a Palermo.
35:47Dentro c'è Totò Riina, il capo della mafia.
35:54Colonnello, l'ex autista di Totò Riina, Mutolo, ha detto, Riina è Dio o è il demonio?
36:00Che impressioni l'ha fatto come uomo?
36:02Non mi è perso né un padre eterno né un demonio.
36:06Una persona in un certo senso dimessa, tipica di una Sicilia rurale, dell'interno,
36:12che ancora si vede in alcune parti della Sicilia,
36:16molto formale, molto corretto nella forma, molto attento,
36:19molto pronto a volutare le persone che gli stavano di fronte.
36:25È il 15 gennaio 1993.
36:28Il 23 marzo viene arrestato anche Antonino Gioè.
36:31Le cose però non si fermano.
36:34Cosa Nostra ha un suo piano, una sua strategia, che va avanti anche senza il capo.
36:38Per sbloccare la trattativa scatta un piano diverso.
36:41La guerra continua.
36:46Il 14 maggio 1993, un'auto carica di esplosivo esplode in Via Fauro, a Roma, a 15 metri da un
36:53incrocio.
36:54È un'esplosione violentissima che sconvolge tutta la zona.
37:01L'ordigno era sistemato all'altezza del numero civico 62 di Via Fauro.
37:05In un attimo si scatena l'inferno, saltano in aria i serbatoi di molte auto parcheggiate nelle vicinanze.
37:10Le schiegie della bomba arrivano fino al quarto piano dei palazzi intorno e abbattono le balconate.
37:16L'onda d'urto fa letteralmente esplodere i vetri delle finestre.
37:19Rottami e calcinacci dappertutto, fiamme e fumo.
37:22E panico tra la gente del quartiere.
37:25Incredibilmente, ci sono soltanto una trentina di feriti, nessuno grave.
37:28Il vero obiettivo era un giornalista che stava passando con la macchina, seguito dalla scorta,
37:34Maurizio Costanzo, che in quei tempi si era esposto nella lotta alla mafia con una serie di trasmissioni televisive.
37:41Credo che la mafia abbia voluto indicare nei media, nelle informazioni,
37:47in un certo tipo di informazione molto diretta, un rischio.
37:52E perché non pensare che questo sia temibile?
37:54O perché non pensare che la mafia o i nuovi padroni della mafia, la nuova cupola,
38:02che ha preso l'eredità di Rina, abbia voluto dare un primo preciso segnale.
38:08È un'ipotesi.
38:09L'attentato non riesce, ma la mafia non si ferma.
38:12È scappato il piano diverso.
38:14Sta per succedere qualcosa di terribile.
38:1727 maggio 1993, Firenze.
38:27Per tutto il giorno, i turisti hanno affollato il centro storico, le piazze e le strade,
38:32come via dei Georgofili, dove si trova la Torre dei Pulci, sede di una importante accademia artistica.
38:38Tutto tranquillo, fino a luna di notte.
38:41A quell'ora, una miscela di pentrite, T4, tritolo e nitroglicerina,
38:46nascosta in un furgoncino rubato, esplode, distruggendo la torre
38:50e danneggiando tutti gli edifici che le stanno attorno, per un raggio di 400 metri.
39:15I danni sono enormi.
39:16Lì accanto ci sono chiese, c'è la galleria degli uffizi, ci sono quadri, ci sono statue.
39:21Vanno distrutti tre dipinti per un valore complessivo di 15 miliardi
39:25e ce ne vogliono altri 30, soltanto per ricostruire la torre.
39:32Ma soprattutto, è il bilancio delle vittime ad essere più grave.
39:355 morti, la famiglia che custodiva la torre e un vicino, e 35 feriti.
39:56E non è finita.
39:58Il 27 luglio 1993, via Palestro, Milano, sono le 23.
40:03C'è un'auto che sta fumando, parcheggiata contro mano.
40:07Viene fermata una pattuglia dei vigili urbani, che chiama i vigili del fuoco.
40:11Aprono il baule e dentro trovano un pacco, stretto con il nastro adesivo,
40:15collegato all'auto da alcuni fili.
40:17I vigili del fuoco si allontanano e stanno facendo sgomberare la strada
40:21quando all'improvviso l'auto esplode.
40:34L'esplosione uccide quattro vigili del fuoco.
40:37Un pezzo dell'auto, scardinato dallo scoppio,
40:40vola attraverso i giardini pubblici
40:41ed uccide un cittadino marocchino che stava dormendo su una panchina.
40:50Anche qui l'obiettivo è un museo, il PAC, padiglione d'arte contemporanea,
40:55che viene completamente sventrato dall'esplosione,
40:57mentre viene danneggiata anche la Villa Reale,
41:00sede della Galleria d'Arte Moderna.
41:03E non è finita, non ancora.
41:0528 luglio 1993, piazza San Giovanni in Laterano, Roma.
41:10Un'autobomba esplode poco dopo mezzanotte,
41:12provocando un cratere del diametro di quasi 4 metri
41:16nell'angolo tra il Palazzo del Laterano e la Basilica di San Giovanni.
41:33Nessuna vittima, soltanto qualche ferito,
41:35ma moltissimi danni ai quadri, agli affreschi e alle superlettili dei palazzi,
41:39osservati con preoccupazione anche dal Papa, il giorno dopo.
41:47E ancora, Via del Velabro, Roma.
42:06Il portico della chiesa del Velabro crolla sotto l'esplosione di un'autobomba,
42:10che danneggia anche l'interno della chiesa e molti dei palazzi vicini,
42:14e ferisce anche alcuni abitanti della zona.
42:16Un'altra bomba, la quinta, in pochi mesi.
42:20La mafia faceva paura.
42:23E il quadro politico, sfilacciato,
42:28induceva più a temere che ad avere fiducia.
42:32Non basta.
42:33C'è qualcosa di più, qualcosa di più inquietante, se possibile.
42:37Il 28 luglio, mentre stanno esplodendo le bombe a Roma,
42:40un blackout a Palazzo Chigi
42:41isola completamente tutti i telefoni e le linee di comunicazione.
42:45Palazzo Chigi, dove sta il Presidente del Consiglio,
42:48completamente isolato e in un momento come quello.
42:51Fu strano quello che avvenne, l'interruzione della comunicazione,
43:00le luci che mancarono, quindi la corrente, il telefono,
43:07però non ci perdemmo di coraggio.
43:10Fui io stesso, parlando col Capo dello Stato,
43:15a dichiararmi disponibile a trasferire tutti gli apparati di sicurezza
43:21dal Ministero dell'Interno a Palazzo Chigi.
43:24E da Palazzo Chigi governammo questa difficile situazione.
43:28Ecco, il timore ci poteva essere,
43:30perché l'offensiva sul, diciamo, sul continente
43:37era imprevista e imprevedibile.
43:40Il 28 luglio 1993 scoppiano le bombe a Roma
43:44e c'è il blackout a Palazzo Chigi.
43:46Il giorno dopo, Antonino Gioè viene trovato impiccato
43:49con i lacci delle scarpe alle grate della cella.
43:52Perché?
43:55Torniamo alla sua lettera,
43:57a quelle tre pagine che Antonino Gioè scrive poco prima di morire.
44:06Io rappresento la fine di tutto.
44:08C'è un episodio importante,
44:10raccontato da Gioacchino Labarbera
44:12dopo che viene arrestato e comincia a collaborare con la giustizia.
44:15Lui e Gioè sono dentro il tunnel,
44:18sotto l'autostrada nei pressi di Capaci,
44:20a sistemare l'esplosivo che ucciderà Giovanni Falcone,
44:23sua moglie e la sua scorta.
44:25La Barbera non capisce quello che sta succedendo,
44:28la tentatuni, quella cosa così grossa,
44:30e così lo prende da parte.
44:36Cosa stiamo facendo?
44:37Gli chiede la Barbera.
44:38Cosa vogliono fare i corleonesi?
44:40La guerra allo Stato?
44:41Ma così dove andiamo a finire?
44:43Dove andiamo a finire?
44:44Per Gioè non ci sono alternative.
44:46Per noi, gli dice,
44:48c'è l'alternativa di finire all'ergastolo,
44:50oppure di morire in un conflitto a fuoco,
44:52o di mettersi un laccio al collo e suicidarsi,
44:55o anche di essere ammazzati da Cosa Nostra
44:57se avessero manifestato il minimo segno di dissenso.
45:02Poi gli dice un'altra cosa,
45:04una cosa che fa paura.
45:06Quello è soltanto l'inizio.
45:08Ci sono cose che devono succedere,
45:10cose che devono fare,
45:11cose terribili.
45:15Più o meno quando Gioè sta scrivendo la sua lunga lettera,
45:18Cosa Nostra ne sta scrivendo un'altra.
45:30I postini della mafia
45:32ne imbucano quattro coppie.
45:34Due non si sa dove vadano a finire,
45:36mentre altri due
45:38arrivano una al Corriere della Sera
45:40e una al Messaggero.
45:41E sono lettere che fanno paura.
45:44Tutto quello che è accaduto
45:45è soltanto il prologo.
45:47Dopo queste ultime bombe
45:48informiamo alla nazione
45:49che le prossime avvenire
45:51andranno collocate soltanto di giorno,
45:53in luoghi pubblici.
45:54Saranno esclusivamente
45:56alla ricerca di vite umane.
45:58Post-critum.
45:59Garantiamo che saranno centinaia.
46:02Non era mai successo.
46:03Non era mai accaduto
46:05che la mafia scrivesse delle lettere
46:06per rivendicare degli attentati.
46:08Ma forse sono solo parole.
46:11Blef.
46:12Tentativi
46:13per alzare la tensione
46:14della trattativa.
46:15Invece no.
46:17Quello che accade dopo
46:18non riuscirebbe a immaginarlo
46:19neppure uno scrittore,
46:20neanche Mario Puzzo,
46:21neanche nel padrino.
46:25Nel gennaio del 94
46:27doveva scoppiare un'altra bomba.
46:29Era stata confezionata
46:30con esplosivo
46:31pressato dentro sacchi
46:32della spazzatura,
46:33legato e compattato
46:34con nastro adesivo.
46:37Perché fossero più micidiani
46:39ci avevano messo assieme
46:41anche pezzetti
46:41di tondino di ferro
46:42in modo che facessero
46:44da proiettili.
46:47Alcune di quelle bombe
46:48vengono caricate
46:50dentro una macchina
46:51a cui viene applicato
46:52un telecomando
46:52che servirà
46:53a farla esplodere.
46:57Poi l'autobomba
46:58viene portata
46:59sull'obiettivo
47:00lo stadio olimpico di Roma
47:02di domenica
47:03un'ora prima
47:04della fine della partita
47:05pronta ad esplodere
47:07al passaggio del pullman
47:08con i carabinieri
47:09del servizio d'ordine.
47:34Ma succede un imprevisto
47:36il telecomando non funziona
47:37e la bomba non salta.
47:40Questo è terrorismo.
47:42Questa è un'altra cosa.
47:43Non sono omicidi intimidatori
47:45magistrati e poliziotti
47:46da togliere di mezzo.
47:48Azioni di vendetta
47:49contro chi si è opposto
47:50alla mafia.
47:51L'omicidio di Salvo Lima
47:53le stragi di Falcone
47:54e quella di Borsellino
47:55per quanto anomala
47:56rispondevano ancora
47:58ad una logica di vendetta
47:59di eliminazione diretta
48:00di uomini dello Stato
48:02che si erano opposti
48:02alla mafia.
48:04Gli attentati
48:05alle opere d'arte
48:06sono un passo in avanti
48:07in una logica intimidatoria
48:09nei confronti dello Stato.
48:10Ma quella indicata
48:12dalla lettera
48:12è una cosa diversa.
48:14Questo è terrorismo.
48:15Queste sono stragi.
48:16È strategia dell'attenzione.
48:18Poi all'improvviso
48:20tutto si blocca.
48:21Le stragi
48:22non ci sono più.
48:23Le bombe
48:23non esplodono più.
48:25Perché?
48:27Il 6 giugno 1998
48:29presso la Corte d'Assise
48:31di Firenze
48:31si tiene il primo processo
48:33per le stragi del 1993.
48:35La sentenza
48:36confermata poi
48:37anche dalla Corte d'Assise
48:38d'Appello
48:39condanna come mandanti
48:40delle bombe
48:41Totò Riina
48:41Leoluca Bagarella
48:43Matteo Messina Denaro
48:44Giovanni Brusca
48:45Bernardo Provenzano
48:46Giuseppe Ferro
48:47Filippo
48:48e Giuseppe Graviano.
48:50Sono tutti i boss mafiosi
48:51e come dice la sentenza
48:53le bombe
48:54le hanno fatte mettere
48:54proprio per questo.
48:55Per un vero e proprio
48:57attacco terroristico
48:59contro lo Stato italiano.
49:00Per costringerlo
49:01a venire a patti
49:02con Cosa Nostra.
49:03Distruggere parti
49:04del patrimonio artistico italiano
49:06aveva l'unico scopo
49:07di dar vita
49:08ad una vera e propria
49:08guerriglia armata
49:09contro lo Stato
49:10proprio perché questo
49:12per la prima volta
49:13nella storia repubblicana
49:14aveva osato reagire
49:15ai precedenti
49:16atteggiamenti criminali.
49:18La sentenza
49:19parla anche degli incontri
49:21fra gli uomini dello Stato
49:22e gli emissari della mafia.
49:24Qualunque cosa fosse
49:25trappola o trattativa
49:27è così che la intesero
49:28gli uomini di Cosa Nostra
49:29e la sentenza di Firenze
49:31a dirlo.
49:32L'effetto che ebbe
49:33sui capi mafiosi
49:35fu quello di convincerli
49:36definitivamente
49:37che la strage
49:38era idonea
49:38a portare vantaggi
49:39all'organizzazione.
49:41Forzare la mano
49:42allo Stato
49:43dichiarare guerra all'Italia
49:44per dirla con le parole
49:46semplici e terribili
49:47di Giovanni Brusca
49:48che voleva addirittura
49:49disseminare
49:50le spiagge di Rimini
49:51di siringhe infette
49:52o fai quello
49:53che ti diciamo noi
49:54o se no
49:55ti mettiamo tante
49:56di quelle bombe
49:56che non ci fermiamo più
49:58e invece
49:59a un certo punto
49:59si fermano.
50:01Perché?
50:02Forse
50:02Cosa Nostra
50:03ha capito
50:04che la strategia
50:04stragista
50:05non può vincere
50:06e ha fatto marcia indietro.
50:07Forse
50:08lo Stato
50:08ha resistito
50:09e ha vinto.
50:10Lo Stato
50:11ebbe la forza
50:12di contrastare
50:13e di reagire.
50:15Non possiamo dire
50:17di avere sconfitto
50:17la mafia
50:18ma di avere
50:19portato
50:20colpi mortali
50:21all'organizzazione
50:22malavitosa
50:23non solo in Sicilia
50:25ma anche in altri
50:26territori
50:27del nostro paese
50:28questo
50:28lo si può
50:29tranquillamente
50:30affermare.
50:31ma forse
50:32è Cosa Nostra
50:33che ha scelto
50:34strade più traverse
50:35ma meno ripide
50:36è sempre la sentenza
50:37di Firenze
50:38a dirlo.
50:40Gli animatori
50:41di questa campagna
50:42quella stragista
50:43si resero conto
50:44però
50:44in corso d'opera
50:45che le stragi
50:46avrebbero potuto
50:47rivelarsi inefficaci
50:48per questo
50:49si fecero promotori
50:50alla fine del 93
50:51di un apposito
50:52movimento politico
50:53Sicilia Libera
50:54che assecondasse
50:55le loro iniziative.
51:01Nell'ottobre del 93
51:03a Catania
51:04a Palermo
51:04nasce Sicilia Libera
51:06che assieme a tante persone
51:07ignare ed oneste
51:08ha tra i suoi promotori
51:09occulti
51:10niente meno
51:10che Leoluca Bagarella.
51:14Scopo di Sicilia Libera
51:16aggregare voti
51:17e collegarsi
51:18ad altri movimenti
51:18autonomisti al sud
51:19ma soprattutto
51:20fare da interlocutore
51:22di altri movimenti
51:23e uomini politici.
51:27In fondo
51:28è proprio da lì
51:29che vengono molti
51:30dei guai di Cosa Nostra
51:31la perdita
51:32di un referente politico.
51:33Forse in quegli anni
51:35Cosa Nostra
51:36lo trova
51:36questo referente politico.
51:38Su questo versante
51:39come anche
51:40sull'esistenza
51:41di ipotetici
51:42altri mandanti
51:43dietro alle stragi
51:44del 93
51:45e all'omicidio
51:46del giudice Borsellino
51:47la magistratura
51:47sta ancora indagando.
51:49Comunque
51:50le stragi cessano
51:51e per la mafia
51:52sembra aprirsi
51:53un'altra fase storica
51:54una fase
51:55in cui la mafia
51:55sembra essere diventata
51:56invisibile.
51:57Forse davvero
51:58lo Stato ha vinto
51:59e la mafia
51:59non c'è più.
52:01Parlare di mafia
52:01invisibile
52:02non vuol dire
52:05mitizzarla
52:05o farne qualcosa
52:06di inafferrabile.
52:08La mafia
52:08è per noi
52:10che siamo qua
52:11è visibile.
52:12può diventare
52:14invisibile
52:15se non
52:15se ne parla più
52:16se si ritiene
52:17che l'attuale fase
52:18di Pax
52:19mafiosa
52:20possa
52:23determinarne
52:23la sconfitta
52:25e se
52:27la politica
52:28non mette più
52:29nelle sue agende
52:30il problema
52:31mafioso
52:32come priorità.
52:34Allora
52:34sì che
52:35ci
52:36preoccuperemmo
52:38moltissimo.
52:39in realtà
52:40per chi sta qua
52:42per chi combatte
52:43e per chi vive
52:45in questa terra
52:46la mafia
52:47è visibilissima.
52:49Questa
52:49è una storia
52:50di mafia
52:51una storia
52:51di mafia
52:52molto particolare
52:52ed è anche
52:53la storia
52:54di un uomo
52:54in crisi
52:55lo abbiamo visto
52:55un uomo
52:56che si uccide
52:57quando crede
52:57che sia finito tutto
52:58un uomo
52:59dell'organizzazione
53:00come dimostra
53:01un'intercettazione
53:02che lo sorprende
53:03assieme alla barbera
53:04sono due amici
53:06sono tranquilli
53:07sono a riposo
53:07stanno parlando
53:08del più e del meno
53:09e come due colleghi
53:10parlano anche di lavoro
53:12di capimandamento
53:13di cosche
53:14di mafia
53:15che si occupano
53:17si guadaglia
53:20ho detto
53:24di un uomo
53:26un uomo
53:28in Italia
53:28e di un uomo
53:29sono Victro
53:31e sono
53:34staggeva
53:36un uomo
53:41un cosiddetto, quindi delle vendature, stiamo andando a dire cosa e ci andiamo a vedere
53:46con delle persone che sono dicendo che la gente diceva un pugno.
54:22Grazie a tutti.
54:51Grazie a tutti.
55:09Grazie a tutti.
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