Ecco la nostra intervista a Francesco Russo, trai protagonisti di A classic horror story, il film italiano diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli disponibile su Netflix dal 14 luglio.
00:00C'è bisogno secondo me di conoscere tanto se stessi, di accettarsi per quello che si è e cercare di far diventare i propri difetti delle qualità, ma che significa poi qualità?
00:21Degli strumenti per poter raccontare qualcosa, ad esempio io non ho una voce impostata da attore o da doppiature o da attore italiano degli anni 50, ho una voce esile, rotta a poste, ho anche un fisico diverso da certi stilemi, questi sono difetti, non lo so,
00:49sono però degli strumenti che io uso per raccontare qualcosa nei personaggi, in più ripeto la voglia di fare dell'arte, perché anche recitare un'arte non è essere impiegati a recitare, non è dire la battuta bene e sapersi mettere davanti alla macchina da presa in modo da essere ripreso bene, non è scultura quella che sto facendo adesso,
01:12La recitazione è una cosa, c'è sperimentazione anche nella recitazione, perché se studi le persone nella vita vera, come si comportano nella vita vera, ti rendi conto che non si comportano come vengono recitate
01:26In tanti film, in tante serie tv, in Italia c'è uguale con delle intonazioni piatte, ma le intonazioni sono completamente diverse, l'italiano è una lingua tonale, è piena di intonazioni, la voglia di sperimentare anche magari di stare veramente in una situazione horror, non per forza quindi dire al pubblico
01:48Ehi siamo in una situazione horror, ma io personaggio sto veramente in una situazione horror e quindi la telecamera è lei, la macchina da presa, è lei che entra a spiarmi e magari non prende tutto, se caratterista significa sapere sfruttare il proprio carattere per poter raccontare quante più storie possibili, perché quella è la cosa che a me personalmente affascina, quante più sfumature possibili, assolutamente sì, che sono le tue
02:17E sono quelle che tu scopri nel percorso che fai nella vita e durante il lavoro
02:22Io sono campano, anche se il film recito in Calabresia, da noi c'è la storia di un munacello, che è questo spirito delle case, che vive nelle case, uno spirito buono, uno spirito benigno, che ti fa trovare i soldi
02:38Il padrone di casa ha fatto fare dei soldi, però se il padrone di casa rivela che nella sua casa c'è il munacello, il munacello diventa completamente maligno nei confronti del padrone di casa, facendogli sevizie, torturandoli eccetera, fino a quando il padrone di casa non deve abbandonare quella casa
02:55È un folklore tra l'altro molto contemporaneo, cioè ci sono ancora delle storie sui munacello a Napoli
03:01Io al primo anno in Accademia c'avevo un professore bravissimo di storia del teatro, che per spiegarci la tragedia greca, quindi lo spirito dionisiaco e lo spirito apollinio
03:13Per spiegarci lo spirito dionisiaco ci fece vedere dei video del professor De Martino, Ernesto De Martino, sulle tarantolate, bellissime, quindi questa esorcizzazione dello spirito maligno attraverso la musica, la tarantolata
03:28È bellissimo perché l'arte stesso ha qualcosa di scuro, cioè è tra i bagliori del chiaro e del scuro, è chiaro e scuro un po' l'arte in generale
03:43Quindi è soprattutto la recitazione perché fare qualcosa che si è fuori di sé, fare qualcosa che non si sentire, cioè se ci pensi è una follia totale recitare delle parole che non sono proprie
03:55Perciò per esempio io ho la tendenza improvvisare, cioè a mettere delle cose mie
03:58Perciò per esempio io ho la tendenza improvvisare, cioè a mettere delle cose mie
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