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  • 5 ore fa
"Oggi ci possiamo permettere il lusso di scegliere la terapia più adeguata in base al paziente che abbiamo di fronte”. Secondo l'esperto, la disponibilità di numerose opzioni terapeutiche ha cambiato profondamente la gestione della patologia. "Oggi abbiamo a disposizione molti farmaci, anche ad alta efficacia, per tenere sotto controllo una malattia autoimmune cronica come la sclerosi multipla. Non si guarisce, ma si può controllare". Così Luca Battistini, vice scientific director dell'Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma, tracciando il quadro dell'evoluzione nella cura della sclerosi multipla in occasione del Congresso nazionale della Società italiana di neurologia (Sin) che si è tenuto a Firenze dal 24 al 27 ottobre.

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Trascrizione
00:04La SIN ci aiuta sempre a conoscere le nuove evidenze dei risultati ottenuti da giovani
00:13molto talentuosi che studiano la schiosi multipla in ambito soprattutto neuroimmunologico. Quello
00:19che noi vediamo oggi è che in questa diciamo pletora di farmaci che abbiamo a disposizione
00:25anche ad alta efficacia per tenere sotto controllo la malattia che è una malattia autoimmune cronica
00:32e quindi come tante altre malattie autoimmuni non si guarisce da queste malattie ma si tengono
00:37sotto controllo. Il goal nel futuro è un po' come quello che succede quando uno ha una
00:45ipertensione arteriosa o un alto colesterolo. Prende un farmaco tutti i giorni per tutta la vita ma
00:52tiene sotto controllo gli eventuali rischi delle patologie. La stessa cosa noi ci auguriamo
00:59di fare nella schiosi multipla. Oggi ci possiamo permettere il lusso di scegliere la terapia più
01:06adeguata in base al paziente che abbiamo di fronte. Abbiamo tantissimi biomarcatori, le
01:12neuroimmagini ci aiutano tantissimo, la resonanza magnetica, sono stati pubblicati da breve i nuovi
01:20criteri diagnostici dove la neuromigia italiana ha fatto una parte molto importante nel validare
01:29questi nuovi criteri. Sappiamo quindi che abbiamo diverse modalità di monitoraggio di attività di
01:37malattia ma abbiamo anche la possibilità di seguire dal punto di vista immunologico questi pazienti
01:46per capire per esempio quanto incide l'immunosenescenza. Gli esseri umani sono programmati per lo scopo
01:54biologico della riproduzione e quindi il nostro sistema immunitario dopo 45-50 anni inizia a funzionare
02:01meno perché il nostro scopo biologico è stato in qualche modo assolto e quindi dopo 45 anni le difese
02:08immunitarie iniziano a scemare e andiamo incontro a questa immunosenescenza. L'immunosenescenza da una
02:14parte rende diciamo meno aggressiva le malattie autoimmune, dall'altra visto che sono pazienti,
02:21sono persone che fanno terapie immunosoppressive, lì in qualche modo gli causa più rischi di effetti
02:29collaterali soprattutto infezioni. Quindi noi monitorando l'immunosenescenza e alcune caratteristiche
02:37delle risposte immunitarie di questi pazienti riusciamo a suggerirli i farmaci più adeguati
02:43per cercare di tenere sotto controllo appunto il rischio delle infezioni.

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