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  • 2 giorni fa
NELLA NOTTE DI TEL AVIV, sui tetti intorno alle case illuminate, vediamo due uomini. Uno fa le domande. L'interlocutore, che cambia, risponde. Tutti sono militari, dell' esercito e dell'intelligence israeliani. Sono i 24 che (non tutti filmati) hanno accettato di parlare del NAZA. Che in codice indica le vittime collaterali. I civili che Israele sa moriranno negli attacchi a Gaza. Mirati sugli affiliati di Hamas, ma anche capaci di coinvolgere parenti, vicini, persone che passano di lì, in quel momento. Tutti quantificati dall'AI. Perché fin dagli anni 70 i telefoni degli abitanti di Gaza sono controllati dall'esercito israeliano. Che così sa dove colpire. E conosce il numero esatto delle vittime collaterali. Quantificato a priori dall'algoritmo.
È dal 2023 che i giornalisti dell'inglese Guardian portano avanti questa inchiesta. Che adesso hanno "trasformato" in un film, prodotto dal quotidiano stesso e da Jonathan Glazer (La zona d'interesse). In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, accolto da 25 minuti di applausi (vittoria annunciata?), è in uscita nei cinema dal 28 al 30 settembre per I Wonder Pictures. Un documentario formalmente sobrio, misurato. Potentissimo. Il motivo per cui è girato tutto di notte è per coprire l'anonimato di quei 24 alti militari che hanno accettato di parlare. Sentirli e vederli, con voci deformate e il buio intorno, è diverso da leggerne. Sentirli raccontare in prima persona, lo è. Senza, nella maggior parte dei casi, alcun senso di colpa. Ancora oggi che le vittime civili a Gaza sono arrivate a 73.000.
Ancora più effetto fa vedere e ascoltare i registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor al festival. Con due colleghi (uno palestinese), hanno vinto l'Oscar 2025 per il documentario No Other's Land. Uno dei loro produttori è lo stesso di La voce di Hind Rajab che l'anno scorso, qui al Lido, vinse il Leone d'argento. Sabato sapremo se sarà oro, stavolta. Intanto, loro due: «Abbiamo girato questo film per rendere più difficile negare il sistema di uccisioni civili. Come sarà possibile farlo, adesso che loro stessi ne hanno parlato davanti alle nostre cineprese?». L'accusa speculare è alla stampa israeliana che, in gran parte, in questi anni ha taciuto.
Abraham e Szor hanno fatto un grande lavoro di ricerca, coadiuvati dai giornalisti inglesi. Hanno raccolto prove, ascoltato e filmato i 23 tra militari e figure dell'intelligence israeliana. Che, in cambio, hanno chiesto loro l'anonimato. «Uno dei motivi per cui abbiamo voluto realizzare questo film è perché penso che ascoltare le testimonianze degli agenti che hanno gestito e progettato questi sistemi di uccisione possa rendere più difficile negare i crimini. Esiste una correlazione diretta tra il silenzio, la negazione dei crimini e la loro capacità di perdurare», dice Abraham. E Szor: «Quando parliamo di silenzio, pensiamo alla società israeliana. Nessuno ne parla. Ma pensiamo anche all'Europa e agli Stati Uniti. Chiediamo anche azioni dei governi. Questa è per noi la cosa importante: fare pressione su Israele, fermarlo». I due registi negano qualsiasi confronto tra gli attacchi del 7 ottobre e la Shoah, altra "arma" usata dalla propaganda governativa: «Non parliamo della memoria, che va tutelata. Ma l'Olocausto non può essere strumentalizzato», dicono.
Intorno, a Tel Aviv, le luci nelle case testimoniano che la vita continua. A Gaza, nella settimana del festival, tra le nuove vittime civili c'è stata anche una bambina di 7 anni.

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Trascrizione
00:00In questo film, abbiamo parlato con 24 israeli intelligenza e soldati,
00:05e stiamo davvero a un sistema, a un sistema di uccidimento,
00:10che è massi uccidimento, che è predato, che è preso di massi surveillance.
00:15Ma abbiamo sentito la responsabilità come israeli di usare la posizione e la capacità
00:21di ottenere la possibilità di ottenere la testimonianza di insidere,
00:28di come questo sistema di uccidimento si sembrava da dentro,
00:31questo sistema di uccidimento.
00:32E parte di cui abbiamo chiesto di fare questo film è perché
00:36credo che hearing testimonianza di uffici che hanno operato questi sistemi di uccidimento,
00:43hanno designato, possono rendere la denialità di uccidimento di uccidimento più difficile.
00:49e c'è una corrisione direttiva tra il silenzio, o tra il denial dei uccidimenti e la capacità di persistire.
00:55Quando parliamo di silenzio, prima di tutto, siamo dalla società israeli in cui il silenzio è completo.
01:01Nessuno parla di questo, ma anche parliamo di Europa e gli U.S.
01:05Quando parliamo di silenzio, non è solo...
01:08Of course, le stagioni sono importanti e questa parola di Hollywood e quello che sta succedendo là,
01:14ma parliamo anche di azioni dei governi.
01:17E questo è, per noi, l'importante cosa, di mettere pressione sull'Israele.
01:21E, sì, di stoppere, come dicevole.
01:24E, sì, di stoppere, come dicevole.
01:24Grazie.
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