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  • 1 giorno fa
ALLA POLEMICA aveva già risposto appena era scoppiata, ben prima del festival. Adesso che DAU del regista dissidente russo in autoesilio (dal 2014) Ilya Khrzhanovsky è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, tornarci sopra suona stantio. E lui non ha potuto fare altro che ribadire la sua posizione, educatamente e sbrigativamente. Ripetendo la sua posizione antiputiniana e pro Ucraina.
Cos'è DAU, adesso che l'abbiamo finalmente visto? È un film monstre, molto russo e molto "da festival", a suo modo sulla scia della messa in scena  dell'ultima Prima della Scala. Un film iniziato 25 anni fa e finito una decina dopo (ma le date sono anche loro leggendarie), poi diventato libri, installazioni, progetti artistici anche di altri artisti (da qui la partecipazione di Marina Abramovic al red carpet veneziano) che in qualche modo si sono aggiunti, integrati, entrati e poi usciti. A pezzi, è stato visto in altri festival (Berlino), ma adesso, nella versione definitiva, è arrivato al Lido. Con la sua lunghezza (195') che porta dentro di sé tutta la lunghezza dei romanzi russi e dei film sovietici. Scene dilatate all'infinito che si ripetono e ti ipnotizzano, dialoghi da letteratura dostoevskiana e personaggi che sembrano usciti dalla Fattoria degli animali di Orwell. Che quel romanzo l'aveva scritto tornato dall'URSS in cui DAU è ambientato. Visivamente grandioso e macchiato di rosso (mai quello, però, della bandiera putiniana), interpretato dal direttore d'orchestra greco Teodor Currentzis (oggi cittadino russo, non ha mai criticato il regime e questo il regista l'ha ribadito), nel ruolo del fisico Lev Landau (1908 - 1968, detto Dau), padre dell'atomica sovietica, sostenitore del libero amore e della poligamia, homo sovieticus e insieme genio majakovskijano (e pettinato come Ejzenstjn), alla ricerca infinita e senza sbocchi della felicità. Soprattutto, animale lui stesso di quella fattoria/prigione (più che Truman Show, come l'ha definito il Guardian) in cui tutti sono (più o meno) vittime e carnefici, spie e spiati, delatori e traditori per sopravvivenza personale. In un'opera che sono tre film in uno, che si susseguono come la storia dell'URSS, girati ciascuno con un direttore della fotografia, un costumista, uno scenografo diverso. Anche solo per la lunghezza temporale dell'impegno. Tra scene memorabili e immaginifiche (la lunga sequenza del dialogo alla Solženicyn nel fango, con le persone oblique rispetto al nostro punto focale), un inno alla ricerca della felicità personale come impossibile libertà. E umanità. Nell'URSS e oggi, non solo in Russia.
Potrebbe vincere il Leone d'oro? Nella classifica dei critici stranieri, DAU è subito balzato in terza posizione, dopo il coreano Possible Love e l'inglese Wild Horse Nine. In quella dei giornalisti italiani, è invece più indietro.

 

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Trascrizione
00:00Il regista dissidente russo Ilya Krzyzanovski sfila sul red carpet per Dow, presentato alla mostra del cinema di Venezia, in
00:08concorso.
00:09Il film, che si ispira alla storia dei fisici che costruirono la bomba atomica sovietica, era stato contestato dal Ministero
00:16della Cultura e degli Affari Esteri ucraino.
00:18Sul tappeto rosso anche Marina Abramovic, con una rosellina bianca in mano.
00:23Dow segue le vicende di un brillante fisico di origine greca in Unione Sovietica per quattro decenni, dal 1918.
00:31E a proposito delle polemiche sulla sua partecipazione alla mostra, il regista ha detto di avere sempre avuto una posizione
00:37chiara sul conflitto in Ucraina.
00:41Personalmente sono dalla parte ucraina e ero dalla loro parte anche prima dell'invasione completa, anche quando avevano iniziato con
00:48la Crimea.
00:48Ma penso che gli ucraini siano sotto pressione a causa della guerra. Possono fare qualsiasi passo, commettere errori, ma non
00:56voglio giudicarli.
00:58Voglio dire, devo rispondere sulla mia posizione perché penso che sia un errore.
01:02Inoltre, nella dichiarazione c'erano molte cose di fatto non vere, ma non voglio giudicare.
01:07Penso alla pressione che stanno subendo a causa di questa sanguinosa guerra, ha dichiarato.
01:12Il governo ucraino aveva contestato infatti, in particolar modo, il finanziamento del film da parte di un oligarca russo colpito
01:19dalle sanzioni di Kiev e di Washington.
01:21L'opera è frutto di una coproduzione internazionale.
01:24Il regista ha chiarito che il finanziamento risale al progetto iniziale di molto tempo fa.
01:29In anni ha detto che erano diversi.
01:31Il film poi ha preso un'altra strada ed è rimasto in sospeso a lungo, ha sottolineato.
01:36E su come vede il futuro della Russia ha risposto.
01:41Spero in cose migliori, ma non vedo alcun quadro luminoso nei prossimi almeno dieci anni.
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