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  • 1 giorno fa
UN BRAVO SOLDATINO. Obbediente fino all'ultimo ordine superiore. Pronto a sacrificare tutto, compreso il figlio a cui dice ti amo a ogni messaggio audio, ma che vede solo schermato. Senza espressioni a ogni minimo, sarcastico commento e desiderio espresso dal suo capo (Vincent Lindon). Carla (Alba Rohrwacher) è diventata quello che il lavoro contemporaneo/il sistema, dice il regista Stephan Brizé, l'ha disegnata/trasformata. Un mondo del lavoro/sistema maschile e patriarcale a cui lei non può/vuole ribellarsi. Ormai è troppo tardi?
Un bon petit soldat del regista francese è in concorso per il Leone d'oro della Mostra del cinema di Venezia 2026. Parla di lavoro, come già Brizé ha fatto nei precedenti La legge del mercato, In guerra, Un altro mondo. Tutti con al centro il suo alter ego Lindon. Che qui lascia il ruolo principale ad Alba Rohrwacher. La sua Carla, manager a cui vengono affidate le risorse umane di una società di assicurazioni, è la protagonista di questo ritratto del nostro mondo del lavoro. Del nostro mondo.
E lei, che con il regista aveva interpretato Le occasioni dell'amore, è perfetta. Umana e disumana, insieme. Vittima della pressione e carnefice in nome della performance. Il resto è niente: non c'è.
«Secondo me il film racconta un sistema e ha il coraggio di raccontare questo sistema malato, mettendo al centro un personaggio femminile. Questo mi sembrava molto importante perché, oltre alla radicalità della forma, mi sembra un film che ha un valore politico molto importante», dice l'attrice. Brizé da parte sua non parta di chiusura di un ciclo, dopo i tre film maschili precedenti: «Il meccanismo di schiavitù volontaria all'interno di un sistema molto brutale mi interessava molto. La cosa più importante per me però era raccontare come una donna obbedisce agli ordini di un sistema molto maschilista e patriarcale. È lì, ma deve sottostare alle regole degli uomini. È troppo tardi? Spero di no».
Per quanto riguarda i premi, Alba Rohrwacher stramerita la Coppa Volpi di Miglior attrice del festival. Dovrà vedersela con le protagoniste di Possible Love e di Woman Unknown. Dipenderà da Maggie Gyllenhall decidere se privilegiare i film o le attrici. Certo è che, tra tutti gli italiani, Alba (che ha già vinto nel 2014 per Hungry Hearts) è colei che più di tutti (film compresi), meriterebbe di essere premiata sabato 12 settembre.

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Trascrizione
00:00Alba Rohrbacher torna nell'universo del regista francese Stéphane Brisé, questa volta per raccontare la disumanizzazione del lavoro in nome
00:09del profitto dal punto di vista di una donna di successo.
00:12È stato infatti presentato all'83esima mostra di Venezia Un bon petit soldat, in cui l'attrice italiana interpreta una
00:21dirigente aziendale molto dedita al lavoro,
00:24che diventa responsabile delle risorse umane di una grande azienda e scopre tante dinamiche distorte.
00:31Secondo me il film racconta un sistema e ha il coraggio di raccontare questo sistema ammalato, mettendo al centro un
00:42personaggio femminile,
00:43e questo mi sembrava molto importante perché mi sembra, oltre alla radicalità della forma di questo film, mi sembra un
00:49film che ha un valore politico molto importante.
00:53Brisé ha spesso raccontato il mondo del lavoro con film come La legge del mercato, In guerra o Un altro
01:00mondo, sempre interpretati da Vincent Landon.
01:04Con Un bon petit soldat ha voluto puntare l'obiettivo su una donna.
01:09Il meccanismo di schiavitù volontaria all'interno di un sistema molto brutale mi interessava molto.
01:16La cosa più importante per me, però, era raccontare come una donna obbedisca agli ordini di un sistema molto maschilista
01:24e patriarcale.
01:25È lì, ma deve sottostare alle regole degli uomini.
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