Vai al lettorePassa al contenuto principale
  • 21 ore fa
Venezia, 10 giu. (askanews) - Una trilogia sulla vita, sulla morte, sui fantasmi e sull'amore che, nonostante tutto, continua a esistere e a dare un senso anche al dolore, profondissimo, che permea tutta la storia. Un'idea di teatro che vive sulla costellazione interiore, intesa sia come dimensione dello spirito, sia come ambiente: gli interni che accompagnano la vita delle persone. "Romance Familiare" è il lavoro in tre capitoli che Mario Banushi ha presentato per la prima vota come un corpo unico alla Biennale Teatro a Venezia, festival che lo ha premiato con il Leone d'Argento. Albanese di nascita e poi da bambino emigrato in Grecia, Banushi lavora intorno all'idea del lutto, che in qualche modo appare come una condizione di fondo, strutturale della vita. Ma, come sapeva bene Amos Oz, la vita fa rima con la morte e il lutto si lega alla nascita, in un circolo che, attraverso il rituale (compreso quello della messa in scena), si rinnova di continuo.L'idea di teatro di Banushi sembra sostenersi su due grandi pilastri: da una parte il ricordo personale, le immagini dell'infanzia con il loro inestirpabile mistero, dall'altra una visione profondamente consapevole dello spazio scenico, della composizione delle figure e degli oggetti sulla palco, che unita alla drammaturgia crea luoghi di immaginario universale. In particolare nel capitolo, per esempio, "Goodbye Lindita", una finestra su un lato della scena ha il potere terribile e meraviglioso di creare tutta l'atmosfera, e quello che arriva in platea è la sensazione di trovarsi a guardare sia una fotografia costruita di Jeff Wall sia la Vocazione di San Matteo del Caravaggio, sebbene quello a cui assistiamo è, almeno sulla carta, solo un interno di una casa normale di una famiglia balcanica. Quando l'immaginazione radicale, fatta di defunti meravigliosamente agghindati, di morti che non muoiono e restano con noi e di spiriti persistenti con una spericolatezza malinconica che fa pensare anche al mondo di Emir Kusturica, si intreccia con la qualità fisica e con questi volumi dello spazio teatrale, perché di volumi si tratta, il risultato, nei momenti migliori, è un teatro che parla più lingue e la sua chiarezza, pur restando oscura, diventa lampante. Ci sono poi anche i momenti meno clamorosi, le parti in cui il senso magico diventa eccessivo o le nudità sembrano scontate. Ma nel complesso la trilogia regge, avvolge, affascina, strappa il velo che divide palco e platea, anche attraverso gli odori e i rumori. E tutto finisce ad assomigliare a qualcosa di difficile da dimenticare.

Categoria

🗞
Novità
Trascrizione
00:00Una trilogia sulla vita, sulla morte, sui fantasmi e sull'amore che nonostante tutto continua a esistere e a dare
00:06un senso anche al dolore, profondissimo, che permea tutta la storia.
00:10Un'idea di teatro che vive sulla costellazione interiore, intesa sia come dimensione dello spirito sia come ambiente, gli interni
00:17che accompagnano la vita delle persone.
00:19Romance Familiar è il lavoro intercapitoli che Mario Banusci ha presentato per la prima volta come un corpo unico alla
00:24Biennale Teatro a Venezia, festival che lo ha premiato con il Leone d'Argento.
00:32Albanese di nascita e poi da bambini emigrati in Grecia, Banusci lavora intorno alla idea del tutto, che in qualche
00:37modo appare come una condizione di fondo strutturale della vita.
00:40Ma, come sapreva bene Amos Holtz, la vita farima con la morte e il lutto si lega alla nascita in
00:45un circolo che attraverso il rituale, compreso quello della messa in scena, si rinnova di continuo.
00:55L'idea di teatro di Banusci sembra sostenersi su due grandi pilastri, da una parte il ricordo personale e le
01:01immagini dell'infanzia con il loro inestirpabile mistero,
01:03dall'altra una visione profondamente consapevole dello spazio scenico, della composizione delle figure e degli oggetti sul palco,
01:09che unita alla drammaturgia crea luoghi di immaginario universale.
01:13In particolare, nel capitolo intitolato Goodbye Lindita, una finestra su un lato della scena al potere terribile e meraviglioso di
01:19creare tutta l'atmosfera.
01:21E quello che arriva in platea è la sensazione di trovarsi a guardare sia una fotografia costruita di Jeff Wall,
01:26sia la vocazione di San Matteo del Caravaggio, sebbene quella a cui assistiamo è, almeno sulla carta,
01:31solo un interno di una casa normale di una famiglia balcanica.
01:45Quando l'immaginazione radicale, fatta di defunti meravigliosamente agghindati, di morti che non muorono e restano con noi,
01:50e di spiriti persistenti, si interccia con la qualità fisica e con questi volumi dello spazio teatale,
01:55perché di volumi si tratta, il risultato, nei momenti migliori, è un teatro che parla più lingue e la sua
02:00chiarezza,
02:01pur restando scura, diventa lampante.
02:06Ci sono poi anche momenti meno clamorosi, le parti in cui il senso magico diventa eccessivo,
02:10o le nudità scontate, ma nel complesso la trilogia reggia, volge, affascina,
02:15stappa il velo che divide palco e platea, anche attraverso gli odori e i rumori,
02:19e tutto finisce ad assomigliare a qualcosa di difficile da dimenticare.
Commenti

Consigliato