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00:11Siamo a Reggio Emilia dinanzi alla sezione Lombroso che ospita il Museo di Storia della
00:18Psichiatria, di recente restituito alla città di Reggio e alla comunità. Ci inoltreremo all'interno
00:26del Museo di Storia della Psichiatria per scoprire le tracce di tanta sofferenza umana che ha
00:34prodotto la malattia psichiatrica, la malattia mentale. Scopriremo strumenti terapeutici come
00:41l'urna della goccia, i letti di contenzione, l'elettroshock oppure gli strumenti che provocavano
00:51e davano davvero una limitazione forte della libertà delle persone, strumenti terapeutici
00:57o vissuti come tali che in realtà erano veri e propri strumenti di tortura.
01:02Nel Museo di Storia della Psichiatria di Reggio Emilia ritroviamo e possiamo ripercorrere
01:09le tappe della storia del San Lazzaro che è stato all'ospedale psichiatrico di Reggio
01:16e possiamo dire dell'intera psichiatria italiana. La storia del San Lazzaro in realtà comincia
01:23molto prima, comincia già nel 1200 quando questo luogo era un lazzaretto, il nome San Lazzaro
01:29lo chiarisce bene. Era un lazzaretto, ha ospitato le brosi, ha ospitato appestati finché, e qua
01:37siamo già nel 1800, finché il duca Francesco IV d'Este chiese a un giovane medico di trasformare
01:45questo luogo in cui tutti i tipi di devianza e tutti i tipi di marginalità sociale venivano
01:53ospitati, trasformarlo in un ospedale psichiatrico. All'epoca si chiamava, con un nome che può
01:59far sorridere, la Real Casa dei Pazzi degli Estensi. Così fece, questo medico andò a visitare
02:06la Versa, andò a visitare Firenze, andò a visitare i luoghi in cui in Italia esistevano
02:11già manicomi e qui nacque il San Lazzaro. Qui nacque il San Lazzaro ed era l'epoca, siamo
02:19a metà dell'Ottocento, era anzi nella prima metà dell'Ottocento, era l'epoca del cosiddetto
02:25trattamento morale, cioè sulla spinta anche di innovatori, Pinelli in Francia, più che in
02:32Inghilterra, anche in Italia, Chiarugi in Italia, anche in Italia si cominciò a pensare
02:38alla malattia mentale non solo come a una situazione che meritava l'esclusione sociale
02:48e la custodia e la chiusura all'interno di luoghi, come peraltro erano di fatti i manicomi,
02:53ma anche come a una malattia che andava curata, possiamo dire curata fra virgolette perché
03:02la cura in realtà in quell'epoca era sostanzialmente di tipo pedagogico, si trattava di rieducare
03:08in modo paternalistico queste persone e fare in modo che rinsavissero, cioè che ritrovassero
03:14la salute mentale diremmo oggi, in che modo? Ricreando all'interno del San Lazzaro tutte
03:22quelle condizioni e quegli stimoli di vita che le persone hanno nel loro contesto normale
03:27ed è così però che parte un San Lazzaro che diventa quella che poi sarà nei decenni
03:32successivi, una città nella città, una città nella città, un luogo in cui i pazienti lavorano,
03:39i pazienti socializzano, i pazienti hanno una vita che deve ricondurli dalla follia alla salute.
03:48Naturalmente tutto questo è stato un'epoca di grande ottimismo terapeutico, di illusioni
03:54anche terapeutiche, era però, non va dimenticato, comunque allora e già allora accompagnata da
04:01tutti quelli che erano gli strumenti della custodia e quindi nell'Ottocento le persone
04:06che era ricoverate in San Lazzaro erano persone che erano custodite, escluse dalla società,
04:12come poi è stato per un secolo, ed emarginate e in cui l'ordine, la disciplina erano mantenute
04:19anche attraverso punizioni importanti. Verso la fine dell'Ottocento, diciamo la seconda
04:25metà dell'Ottocento, si impone un modello di tipo positivistico. Cosa significa? Significa
04:31che oggi potremmo dire che la neurologia e la psichiatria in primo luogo erano la stessa cosa,
04:37cioè lo studio del cervello e lo studio del comportamento umano assolutamente erano la stessa
04:44cosa, anticipando le neuroscienze attuali magari, ma soprattutto occorreva, diciamo, gli psichiatri
04:53diventarono meno ottimisti sulle possibilità, in fondo, di recuperare attraverso il trattamento
04:59morale i loro pazienti e cominciarono invece a classificarli, a inquadrarli in diagnosi più
05:07possibile precise e anche a cercare delle correlazioni, pensiamo fino a Ottocento, pensiamo
05:13all'ombroso, a delle correlazioni fra tratti somatici fisici e le malattie mentali. Sappiamo
05:21che questa è una pista che non portò molto lontano, ma che per anni impegnò il dibattito.
05:28Si andò quindi in una psichiatria nella fine dell'Ottocento in cui si valorizzò anche
05:33negli ospedali psichiatrici e in particolare nel San Lazaro di Reggio Emilia, si valorizzò
05:38molto la ricerca, potremmo dire, biologica. L'introduzione nel Novecento della fotografia
05:44fu uno di questi passaggi, sono fotografie bellissime che non solo rappresentavano la patologia
05:50in senso estetico, le figure, le immagini, i volti dei pazienti, ma dovevano servire proprio,
05:57secondo quella che era la fisionomica dell'epoca, a definire i tratti che poi erano i tratti
06:03somatici che individuavano la follia. Fu un periodo di grande splendore per l'ospedale
06:09psichiatrico San Lazaro, quello alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento, venne premiata
06:16all'Expo Universale e fu, in quegli anni venne fondata la rivista sperimentale di fregnatria
06:22e in quegli anni, parlo in realtà degli anni Settanta, addirittura il Livi istituì il
06:31Museo delle Cianfrusaglie, quindi cominciò a raccogliere alla fine dell'Ottocento quegli
06:37oggetti che ancora oggi abbiamo e che erano appartenuti alla quotidianità della psichiatria
06:42in San Lazaro a inizio Ottocento. Questo è, credo, un atteggiamento molto lungimirante
06:48che ci permette oggi di avere un materiale veramente molto molto importante.
06:53Allì vi successo il Tamburini, Reggio fu allora, diciamo, un luogo di eccellenza, questo
06:58San Lazaro nel dibattito scientifico nazionale e poi così andiamo nell'Ottocento e naturalmente,
07:07come dicevo prima, all'avanguardia ma anche luogo di contenzione e di esclusione sociale.
07:14Galloni quando istitui prima manicomio, facciamo un passettino indietro, disse che dovevano
07:18esserci sì i pazzi curabili ma anche e soprattutto quelli incomodi e dannosi per la società, quindi
07:25non è solo luogo di cura, è luogo che serve alla società per eliminare, escludere e isolare
07:34persone dannose. La storia del Novecento dopo è una storia, la storia di San Lazaro molto
07:40vicina, molto legata alla storia di tutta la società. Durante la Prima Guerra Mondiale
07:47fu un centro di raccolta di cura e di diagnosi dei soldati al fronte, per distinguere ad esempio
07:56chi impazziva al fronte nelle condizioni estreme della Prima Guerra Mondiale e chi invece simulava
08:03perché non voleva combattere. In quegli anni furono anni di decadenza da un lato, di aumento
08:15vertiginoso delle presenze dentro il San Lazaro, di riordino legislativo ai primi del Novecento,
08:23ma diciamo soprattutto, e qui arriviamo già verso il 1930, 30-40, prima della guerra, sono
08:33anni nei quali la psichiatria cerca di sfondare sul piano terapeutico in che modo? Con le cosiddette
08:41terapie di shock. E qua apriamo una pagina credo dura, dolente, sicuramente, lo shock insulinico,
08:48il cardiazol, lo shock cardiazolico, l'elettroshock e quindi la scossa elettrica, nell'ipotesi
08:57molto semplificata all'epoca e molto brutale per le conseguenze che in fondo bastasse dare
09:04uno shock, bastasse dare una scossa per ottenere un cambiamento su quella che era un po' il paradigma
09:11dell'epilessia, cioè accade qualcosa, c'è una grande scossa e poi dopo. Questo fino ad arrivare,
09:18e qua siamo a metà degli anni 50, fino ad arrivare alla lobotomia, fino ad arrivare
09:25alla chirurgia, cioè si intervenne chirurgicamente sul cervello delle persone malate, determinando
09:35delle lesioni permanenti che però rendevano ebeti sostanzialmente queste persone.
09:39ho conosciuto Gerico, ho avuto anche io la mia Palestina e le acque limpide del Giordano,
09:48le mura del manicomio erano le mura di Gerico e una pozza di acqua infettata, ci ha battezzati
09:56tutti. Lì dentro eravamo ebrei, i farisei erano in alto e c'era anche il Messia confuso dentro
10:05la folla, un pazzo che guardava i cieli e li implorava ridendo, noi tutti dentro l'amore
10:15eravamo come gli uccelli e ogni tanto una rete azzurra ci imprigionava, ma andavamo verso
10:23la Messe, la Messe di nostro Signore e Cristo il Redentore, confinato dietro una rete, urlava
10:33a squarciagola tutto il suo male in Dio, fummo lavati e sepolti, odoravamo l'incenso
10:41e dopo, quando amavamo, ci facevano gli elettroshock, perché dicevano, un pazzo non deve amare
10:51nessuno. Ma un giorno da dentro all'avello qualcosa mi ha risvegliato e anche io come Gesù
10:59ho avuto la mia risurrezione, sono tornata alla vita, ma non sono salita ai cieli, sono
11:07discesa all'inferno, da dove riguardo stupita le mura di Gerico antica.
11:19Siamo nel padiglione Lombroso, di recente ultimato nella ristrutturazione e siamo con
11:27Giorgia Lombardini, architetto, che ha avuto la direzione, l'incarico appunto della direzione
11:32dei lavori di ristrutturazione. Quando è cominciata l'operazione di ristrutturazione?
11:38I lavori di ristrutturazione e restauro sono iniziati nel 2009, hanno avuto una durata
11:44di circa due anni, si sono conclusi nel 2011 e sono frutto di un accordo fra il comune
11:51di Reggio Emilia, che questi lavori ha diretto, e l'ASL di Reggio Emilia, che è la proprietaria
12:00dell'immobile. È una storia abbastanza lunga perché l'edificio, dopo il suo abbandono
12:06che è avvenuto con la chiusura dei manicomi tra la fine degli anni 70 addirittura e poi
12:13tutto il periodo che ha portato alla chiusura completa del complesso del San Lazzaro, si è
12:20ritrovato appunto in una situazione di abbandono, di mancato utilizzo e quindi già anni fa,
12:27già negli anni 90, era nata un pochino l'idea di recuperare questo spazio per proprio trasformarlo
12:34in un museo vero e proprio.
12:35Quindi dalla dismissione nell'epoca del vento basagliano, si è pensato poi di restituire
12:44dignità, di restituire alle persone, alla comunità tutta, questi luoghi che sono i luoghi
12:55della cura ma anche della sofferenza di tante persone.
12:58Sì, ci sono stati concorsi di idee, dibattiti proprio pensando di trasformare questo spazio
13:06dimenticato in uno spazio invece in grado di trasmettere qualcosa e di diventare un punto
13:12di riferimento anche per la ricerca e l'esposizione di questi argomenti. Poi il tema si è concretizzato
13:22all'inizio degli anni 2000 per poi arrivare al 2009 a iniziare i lavori grazie a un contributo
13:31del Ministero per i beni culturali che è stato un contributo sostanziale, molto importante,
13:37di circa 2 milioni di euro e che è stato quello che ha sbloccato il tutto permettendo
13:46di avviare i lavori. Quindi questi spazi per certi versi così commoventi della storia
13:52di tanti malati, di tanta sofferenza umana, c'è stata una restituzione alla città e alla
13:59comunità di questa storia e nello stesso tempo il padiglione Lombroso è diventato anche
14:05anima di ricerca, qui si può fare ricerca sulla storia della psichiatria, sulla storia
14:11della cura delle persone malate di mente. Sì, infatti collegato a questo edificio c'è
14:19un centro di documentazione di storia della psichiatria che fa capo all'ASL che è stato
14:26un punto di riferimento anche per la progettazione di questi spazi e per il loro recupero. È
14:33un centro che si occupa di ricerca in quanto è una fornitissima biblioteca di ambito
14:40psichiatrico, ma è anche un centro che raccoglie la documentazione, i reperti, le cartelle
14:46cliniche, le opere create dai malati che fin dall'inizio si pensava di trasferire in questi
14:55spazi e di mostrare al pubblico in questo contesto. Credo che nel corso della ristrutturazione
15:01ci siano stati momenti anche particolari di scoperta, anche forse di sorpresa all'interno
15:08rovistando in questi luoghi di sofferenza. C'è qualcosa che l'ha colpita in modo particolare
15:14quando avete fatto questa operazione? Tutto il percorso di restauro è stato un percorso
15:21di scoperta vero e proprio perché durante i lavori sono emerse delle caratteristiche, delle
15:27particolarità dell'edificio che subito non erano così evidenti. Primo fra tutti
15:32questo trattamento degli ambienti con questi cromatismi, questi materiali molto pregiati
15:39anche se vogliamo, in certi casi stupisce l'uso del colore, l'attenzione per l'arredo,
15:48i particolari. Poi durante i lavori oltre a questo sono emerse delle tracce fisiche molto
15:54forti lasciate dai pazienti, in particolare tutta una serie di incisioni, di graffiti che
16:01i pazienti hanno lasciato sui muri, delle celle ma anche all'esterno, ad esempio nel
16:06portico ci sono dei disegni fatti addirittura con la suola delle scarpe perché i malati
16:12utilizzavano qualunque strumento a disposizione. Durante i lavori abbiamo trovato addirittura
16:18dei cucchiai che dovevano essere quelli usati per mangiare quotidianamente e insomma è stato
16:27il restauro come può testimoniare anche la mia collega l'architetto Francesca Saccani
16:34una continua scoperta, è stato molto emozionante. Ricordiamo poi anche alle nostre telespettatrici
16:42e ai telespettatori che qui all'ombroso dal 45 fino all'inverno del 48 è stato ospite
16:50anche Antonio Ligabue, è stato ospite perché il motivo aveva colpito con una bottiglia un
17:01soldato tedesco per cui il motivo di quel ricovero fu determinato appunto da quell'episodio e probabilmente,
17:08chissà, dietro qualche graffito, magari nella prima cella che vedremo ci sono anche alcuni
17:16graffiti forse di Antonio Ligabue, ce ne sono anche altri particolarmente significativi che
17:22poi andremo a vedere.
17:25Siamo all'interno del padiglione Lombroso, la prima cella al piano terra subito sulla sinistra
17:33che ha ospitato molti ospiti malati di mente, ha ospitato i loro momenti di sofferenza, di
17:41follia, di disperazione, anche durante la guerra. Qui ci sono dei graffiti che probabilmente
17:47risalgono a un periodo a cavallo della fine della seconda guerra mondiale, i primi anni
17:5450. Ci sono dei graffiti che possono avere anche una storia particolare. Si dice che in
18:01questa cella sia stato ospite anche Antonio Ligabue. Antonio Ligabue era entrato nel 45
18:08al Lombroso perché con una bottiglia aveva colpito un soldato tedesco. Era stato poi sistemato,
18:16dato i suoi modi e i suoi comportamenti, per l'epoca era stato direttamente sistemato
18:21all'ombroso, da dove uscì solo nel 1948. Alcuni graffiti potrebbero essere anche di
18:31sua mano.
18:35L'approccio che abbiamo cercato di avere nei lavori di restauro è stato proprio un approccio
18:41molto attento perché ci siamo trovati in una situazione di degrado molto forte quando
18:47abbiamo iniziato i lavori. Come ha detto la mia collega Giorgia Lombardini, effettivamente
18:53il padiglione era stato abbandonato per 30 anni e quindi il tempo aveva ovviamente danneggiato
19:00molto. In quest'ala per esempio mancava completamente il soffitto che è stato ricostruito, quindi
19:06l'acqua, le interperie avevano rovinato i muri e anche delle celle. La vegetazione era
19:12cresciuta dentro, quindi lo stato era veramente disastroso. Ci siamo quindi chiesti come poter
19:19intervenire in questo contesto, anche perché ad una prima occhiata tutte le superfici, anche
19:26dei refettori o dei dormitori al piano di sopra che poi potrete vedere, avevano delle colorazioni grigie,
19:34erano uniformi e quindi non trovavamo tutti quei segni di vivacità e di cromatismi che trovavamo
19:41invece scritti nelle pubblicazioni anche degli anni 60-70. Piano piano, diciamo con un restauro
19:49molto attento, abbiamo deciso di conservare tutto quello che abbiamo trovato di originale.
19:54quindi i restauratori hanno fatto un pazientissimo descialbo manuale e quindi hanno eliminato gli
20:01strati di tinteggio superficiale incongruo che erano stati dati successivamente e sono tornati
20:08alla luce dei cromatismi e delle finiture che effettivamente ci hanno lasciato senza parole,
20:14non pensavamo di trovare un apparato decorativo così ricco e quindi l'atteggiamento che abbiamo ottenuto
20:24è stato quello di consolidare tutto quello che abbiamo trovato di originale, quindi murature,
20:31arredi fissi come panche, tavoli, lavatoi. Abbiamo tutto cercato di ricostruire e di fissare,
20:40mentre quello che abbiamo dovuto necessariamente ricostruire perché c'erano delle lacune e quindi
20:46erano materialmente crollati e andati perduti, l'abbiamo fatto in maniera molto discreta
20:52utilizzando delle tinte sottotono quindi per lasciar leggere anche proprio i segni del tempo
20:58e i segni della sofferenza che erano stati lasciati in questo luogo.
21:11Fuori quando si arriva al padiglione Lombroso c'è questo muro non muro di ferro, questo muro di cinta
21:18che in qualche modo rappresenta una sorta di confine fra che cosa?
21:24Era il confine che all'epoca c'era tra chi era ricoverato qui e tutto il resto del mondo esterno.
21:31Era un muro, tenete presente, di tre metri, completamente in muratura, quindi impediva effettivamente la vista all'esterno.
21:40Tra l'altro questo cortile, questo muro, divideva anche a metà il cortile in due
21:47proprio per dividere i malati più pericolosi, chiamati così, da quelli più tranquilli.
21:53Quindi addirittura c'era una suddivisione e ciascun paziente aveva quindi uno spazio vitale molto piccolo.
21:58Quindi c'era un muro di separazione che rappresentava una linea di confine fra l'esterno e l'interno,
22:05fra ciò che era malattia mentale che doveva rimanere segregata, il mondo esterno,
22:10e anche all'interno c'era un muro fra i pazienti più gravi e quelli più tranquilli,
22:17meno gravi, meno socialmente pericolosi.
22:20Esatto, perché questa era la sezione Lombroso che era stata costruita alla fine dell'Ottocento,
22:26chiamata Casino Galloni ed era costituita solo dal corpo principale, quello alto due piani,
22:33mentre queste due ali in cui ci troviamo ora più basse, a un piano solo,
22:37sono state aggiunte nel 1910, quando si è trasformate in sezione Lombroso
22:41proprio per ospitare anche quelli che erano chiamati i pazzi criminali,
22:45anche quelli più pericolosi, con un altro grado di pericolosità,
22:51quindi a quel punto, a inizio Novecento, qui si mescolavano pazienti più tranquilli
22:58e pazienti che avevano bisogno anche magari di una maggior reclusione,
23:04e quindi in questo momento si divide anche il cortile in due,
23:10e quindi ci sono proprio due aree ben precise.
23:13Parma, amministrazione di sinistra.
23:16Dal 1968 ad oggi la nuova politica psichiatrica voluta dalla regione
23:22consente la dimissione progressiva dall'ospedale psichiatrico di Colorno
23:27di circa il 50% dei ricoverati.
23:31I dimessi usufruiscono dei servizi messi a disposizione dalla provincia,
23:36due laboratori protetti, una residenza pensionato, tre fattorie agricole,
23:42due centri sociali, cinque centri di igiene mentale, cento appartamenti.
23:47Ma ciò che più conta è che la lotta contro il manicomio e l'esclusione penetra nella città
23:53e viene combattuta proprio là dove la malattia mentale nasce e si sviluppa,
23:57nelle classi povere, nelle fasce periferiche e in particolare nelle zone depresse della montagna.
24:06Ci troviamo nell'area esterna, nell'area cortiliva che circondava il padiglione Lombroso.
24:12Il padiglione Lombroso, come quasi tutti gli altri padiglioni che compongono il San Lazzaro,
24:19era circondato da una recinzione che manteneva segregati all'interno i malati ricoverati qui.
24:27In particolare il muro che chiudeva il padiglione Lombroso
24:31era un muro di muratura di mattoni alto 3 metri
24:36che chiudeva completamente la vista verso l'esterno ai pazienti.
24:42Durante gli anni della chiusura dell'istituzione manicomiale, negli anni 70 del 900,
24:50questo muro che era diventato un po' il simbolo della segregazione dei manicomi,
24:56venne abbattuto e di fatto se ne perse testimonianza.
25:03Durante i lavori di restauro furono trovate delle tracce,
25:08furono visti disegni che rappresentavano questo muro,
25:11oltre a una serie di fotografie che rappresentano delle immagini di disegni veri e propri
25:19che i malati avevano fatto sulle pareti del muro immaginando quello che non riuscivano a vedere all'esterno.
25:26Per questo questo muro così simbolico è diventato un punto importante dell'opera di restauro.
25:32Si è quindi deciso di realizzare un volume simbolico evocativo della sua presenza proprio sul suo sedime,
25:41con le stesse dimensioni del muro originale.
25:44Qui vedete infatti il muro che chiudeva il cortile verso l'esterno,
25:49dietro di me invece il muro che divideva il cortile stesso in due spazi,
25:53uno destinato ai malati più tranquilli e uno destinato a quelli più agitati e pericolosi.
26:02A metà degli anni cinquanta, quindi se la psichiatria nella sua ricerca biologica
26:07tocca però anche il punto forse più basso dal punto di vista etico,
26:14perché poi tutto ciò accadeva oltretutto senza il minimo di garanzie per queste persone,
26:19è però anche il momento in cui si scoprono i primi psicofarmaci.
26:25Con i primi psicofarmaci, le fenotiazine, le benzodiazepine, l'aloperidolo,
26:30con i primi psicofarmaci comincia ad avere a disposizione lo psichiatra
26:36modalità diverse per curare e anche per gestire i problemi, i comportamenti,
26:43tutto ciò che comportava la vita all'interno di un ospedale psichiatrico.
26:49Siamo però anche arrivati ad avere, dalle centinaia di pazienti iniziali,
26:55ad averne oltre duemila.
26:57Quindi oltre duemila pazienti di veramente, come dicevo prima, una città nella città.
27:02Si lavora, si vive insieme, ma tutto dentro le mura del San Lazzaro.
27:08E qua però arriviamo un po' alla storia recente, naturalmente,
27:13arriviamo alla storia, alla riforma del 68.
27:17Il 68 è un anno che tutti conosciamo dal punto di vista culturale
27:21per ciò che ha comportato gli anni 60, l'uscita dal boom economico
27:25e diciamo cambiamenti culturali importanti.
27:28La legge Mariotti del 68 definisce un assetto giuridico diverso
27:33e anche stabilisce che possono esistere dei centri ambulatoriali psichiatrici
27:40affiancati al manicomio, fuori dal manicomio.
27:45Ed è l'esperienza di Reggio Emilia quella dei centri di igiene mentale
27:49che allora erano gestiti dal dottor Giovanni Gervis.
27:53Poi la storia è andata ancora più rapidamente, sappiamo tutti a livello in Italia
27:57l'esperienza pilota in Friuli, Gorizia prima, con Basaglia, sempre Basaglia a Trieste
28:03e quell'ondata che poi negli anni 70 ha portato a tante esperienze,
28:10anche nella nostra regione, a Parma ha lavorato Basaglia stesso per un anno,
28:15a Reggio Emilia è stata insieme ad altre città, ad Arezzo, ad altre città,
28:20all'avanguardia di questo processo, con la legge 180 si sancisce il superamento
28:26degli ospedali psichiatrici, la chiusura degli ospedali psichiatrici
28:30o meglio il fatto che nessuna persona più poteva essere ricoverata negli ospedali psichiatrici.
28:35Da lì è iniziata la storia recente della psichiatria con lo sviluppo di tutte le strutture
28:42ambulatoriali, ospedaliere, residenziali, diurne della psichiatria che è arrivata ai giorni nostri.
28:50Nel frattempo però il San Lazzaro, attenzione, come tutti gli ospedali psichiatrici italiani,
28:54non si è svuotato improvvisamente ma addirittura si è arrivati fino al 1996
29:02perché l'ultimo paziente psichiatrico ospitato allora dentro San Lazzaro,
29:09come negli altri ospedali psichiatrici, venisse dimesso.
29:14Quindi il San Lazzaro a poco a poco ha mantenuto e ridotto la sua utenza
29:20e oggi questo luogo, questo luogo è questo padiglione, un museo che, come dicevo,
29:27ha un patrimonio credo veramente inestimabile, ma questo luogo che è l'area del San Lazzaro
29:34è un luogo che ospita l'università, ospita servizi sanitari di vario genere
29:40e ospita quindi è riaperto, come si diceva all'epoca, riconquistato alla città.
29:50Per contenere e per custodire le persone più gravi dal punto di vista comportamentale,
29:57quindi i manicomi si dotavano di strumenti, alcuni diventati tristemente famosi.
30:04L'emblema, il simbolo credo della psichiatria custodialistica è, credo per tutti noi, la camicia di forza.
30:12Qua abbiamo un esempio di camicia di forza, come sappiamo le braccia venivano legate dietro,
30:19i fili con cui si chiudevano le maniche venivano legate dietro la schiena
30:25e il folle veniva così reso innocuo.
30:29Ricordiamo anche che in quegli anni, parliamo però del Novecento,
30:33anche non solo degli anni del secolo scorso, quindi in epoche relativamente recenti,
30:38in quegli anni l'ospedale psichiatrico aveva i reparti divisi per tipologie tranquilli, furiosi, clamorosi,
30:52quindi questo ci diceva anche come in fondo oggetto delle cure fosse semplicemente il controllo del comportamento.
30:59La camicia di forza credo ne sia veramente l'emblema.
31:04In questa cella in cui ci troviamo abbiamo strumenti di custodia e anche di sicurezza.
31:12Strumenti di custodia, vediamo le manette messe ai polsi dei pazienti,
31:19vediamo un forcone che serviva per fermare, per isolare una persona agitata,
31:26vediamo anche un grande collare che invece aveva la funzione di impedire
31:32a chi voleva gettare la testa contro il muro di farsi del male.
31:37e anche questo casco che vedete qua vicino, anche questo casco era protettivo
31:45per tutto quello che potevano essere i comportamenti autolesivi dei pazienti.
31:50Teniamo anche presente che all'epoca non c'era distinzione fra neurologia e psichiatria
31:56e ad esempio anche i pazienti epilettici venivano custoditi dentro gli ospedali psichiatrici.
32:02Quindi strumenti che dovevano servire per minimizzare i comportamenti e metterli in qualche misura in sicurezza.
32:11Naturalmente il tutto passava enormemente attraverso degli strumenti
32:17che diventavano strumenti essi stessi di tortura.
32:21Ad esempio le stesse manette di ferro di cui ce n'è una grande collezione nell'ospedale psichiatrico di una
32:27volta
32:28di fatto impedivano l'uso delle mani ai pazienti.
32:31Ci troviamo in una cella che contiene uno strumento certamente curioso, è lo strumento della goccia
32:38chiamata la idroterapia o terapia della goccia.
32:41In realtà assomiglia molto a uno strumento di tortura per come lo potremmo considerare noi.
32:47La persona veniva collocata al di sotto dell'urna del vaso e a poco a poco scendevano le gocce.
32:54Questo in teoria avrebbe dovuto avere un effetto calmante.
32:58Ci immaginiamo che essere mobilizzati sotto questo strumento e ricevere una goccia che scende
33:04era tutt'altro che calmante.
33:06siamo a metà del 1800.
33:10Un altro oggetto in questa stanza è il coprivasca.
33:14Si effettuavano bagni caldi, bagni freddi, naturalmente anche questi che il paziente era costretto a fare
33:22e quindi veniva chiuso nella vasca da questo coprivasca di legno.
33:28Tutto questo era chiamato idroterapia.
33:30Al di là della curiosità che può suscitare, era ciò che all'epoca tentavano di fare.
33:36Certamente l'esito era molto diverso da ciò che era sperato.
33:41Il bagno di luce.
33:43Questa cella ospita questo strumento strano, questa scatola contenente tante lampadine.
33:51era chiamato il bagno di luce.
33:53Le persone venivano fatte entrare dentro e si chiudevano gli sportelli e poi venivano illuminate.
34:02Il loro corpo veniva illuminato.
34:05Era uno tentativo, un esperimento di cura di patologie psichiatriche.
34:12Diciamo che i rapporti fra depressione e luce in fondo sono studiati anche adesso.
34:17Certo oggi può sembrare molto ingenuo.
34:19È una macchina credo di una bellezza straordinaria ed era utilizzata nella prima metà del secolo scorso,
34:29nella prima metà dell'Ottocento.
34:30Può sembrare curioso il fatto che proprio la testa in realtà stesse fuori dalla macchina, dal bagno di luce.
34:39Ed ecco un altro oggetto simbolo del manicomio e della psichiatria biologica di quegli anni,
34:48è l'elettroshock, conosciuto da tutti.
34:53Con l'elettroshock si intendeva dare una vera e propria scossa elettrica al cervello dei pazienti.
35:02In questo modo l'obiettivo era quello di rianimare i loro neuroni, l'obiettivo era quello di dare quella scossa
35:11che permettesse di cambiare il loro comportamento e la loro patologia.
35:19L'elettroshock in quegli anni è stato utilizzato, dobbiamo dirlo, in modo anche particolarmente crudele,
35:30perché a differenza di quanto poi si è fatto successivamente viene utilizzato senza anestesia,
35:35per cui questa grande scarica elettrica determinava delle contrazioni muscolari
35:41e anche delle fratture ossee, proprio conseguenti alle scariche.
35:47È vero anche che negli anni successivi venne poi abbandonato proprio anche quando la scoperta degli psicofarmaci
35:56poi permise di avere strumenti certamente più raffinati.
36:01Oggi l'elettroshock viene anche utilizzato in casi rarissimi, ma certamente resta l'utilizzo che in quegli anni
36:08negli ospedali psichiatrici italiani e non solo si fece dell'elettroshock.
36:14Una cosa che va detto è che proprio l'italiano fu lo scopritore Cerletti alla fine degli anni 30.
36:23Qui dove c'è questa barriera di ferro, barriera non barriera, perché ci sono questi spazi,
36:30c'era il muro della sezione Lombroso, il muro abbattuto negli anni 70 con la riforma Basaglia
36:38e un muro che significava una separazione, una sorta di confine fra due territori,
36:44quello della malattia mentale e quello che stava al di fuori.
36:48Un muro che abbattuto e che rimane qui simbolicamente a tracciare questa linea di confine.
36:55È un muro anche che ci interroga, ci interroga per le soluzioni e le proposte, le strategie che possiamo mettere
37:01in campo per la cura dei malati,
37:04rispettando sempre la loro dignità, rispettando sempre la loro libertà e con gli strumenti terapeutici più adatti ai loro bisogni.
37:13In modo che la malattia mentale finalmente sia accolta senza lo stigma, sia accolta nella società, all'interno delle famiglie,
37:21fra tutti noi
37:22e abbia risposte che siano sempre e in ogni modo rispettose della dignità umana.
37:46Grazie a tutti.
38:01Grazie a tutti.
38:33Grazie a tutti.
39:00Grazie a tutti.
39:24Grazie a tutti.
40:01Grazie a tutti.
40:28Grazie a tutti.
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