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  • 2 giorni fa
Torino, 9 apr. (askanews) - Una mostra che celebra i 90 anni di Giorgio Griffa attraverso la riproposizione di un momento, l'estate del 1969, quando con l'incontro con il gallerista Gian Enzo Sperone e il fotografo Paolo Mussat Sartor l'artista in un certo senso diventa se stesso, si riconosce attraverso lo sguardo esterno e stabilisce una sua più forte relazione con il mondo. La Fondazione Giorgio Griffa presenta a Torino l'esposizione "Summer 69"."È in qualche modo una riflessione sul passato e sul presente - ha detto l'artista ad askanews - ed erano lavori in cui cercavo, e me ne sono reso conto in seguito, perché si acquisisce dopo la consapevolezza, prima si intuisce soltanto, si sente qualcosa, cercavo di fissare l'identità dei segni per sé stessi piuttosto che dei segni come indicazione di una identità diversa. Era l'identità dei segni che mi interessava". Nel lavoro di Griffa, che vive di una leggerezza poetica che resta di grande fascino e che indaga con lucidità sulla pittura, come arte che viene dai millenni dell'umano, il segno è un elemento decisivo, è la base di ogni discorso sulle possibilità espressive. Un segno, il suo, che pur nell'essenzialità formale oggi si rivela prezioso nel momento in cui il digitale sta lentamente facendo sparire le cose e la loro anima. "Cosa sarà il segno nel futuro non lo so e non lo so prevedere - ha aggiunto Griffa -. Penso che cosa possiamo fare in questo momento di grande cambiamento è cercare di accumulare il più possibile delle radici, delle memorie, per vedere se possono essere poi trasferite". La mostra torinese, in uno spazio che sfrutta mirabilmente la luce naturale, è anche una celebrazione, un compleanno, e abbiamo chiesto a Giorgio Griffa, a fronte di tutto il tempo che è passato, come guarda oggi alla sua pittura. "Io per quello che mi riguarda - ci ha risposto - cerco di continuare a percorrere una linea di pensiero: ho questi lavori ultimissimi che in qualche modo si riallacciano ai cicli precedenti, ma sono assolutamente nuovi e sono molto contento di vedere che il colore trattato in questo modo mi richiama la luce della pittura sul muro, del fresco del Medioevo, più ancora che quello del Rinascimento".Il dialogo con il passato è costante, ma è un dialogo che vuole portare l'artista a continuare a dire cose nuove. Forse la lezione più importante di Griffa, in tempo che si vanta di non avere memoria, potrebbe essere questa.

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00:00Una mostra che celebra i 90 anni di Giorgio Griffa attraverso la riproposizione di un momento, l'estate del 1969,
00:07quando con l'incontro con il gallerista Gian Enzo Sperone e il fotografo Paolo Musazartor,
00:12l'artista in un certo senso diventa se stesso, si riconosce attraverso lo sguardo esterno e stabilisce una sua più
00:18forte relazione con il mondo.
00:20La fondazione Giorgio Griffa, presentatore nell'esposizione Summer 69.
00:24E' in qualche modo una riflessione sul passato e sul presente ed era un lavoro in cui cercavo e me
00:36ne sono reso poi conto in seguito
00:37perché si acquisisce consapevolezza dopo, prima si intuisce, si sente qualcosa.
00:47Ero interessato a fissare l'identità dei segni di per sé stessi, piuttosto che dei segni come indicazione di una
01:01identità diversa.
01:02Era l'identità dei segni che mi interessava.
01:05Nel lavoro di Griffa, che vive di una leggerezza poetica, che resta di grande fascino e che indaga con lucidità
01:11sulla pittura,
01:12come arte che viene dai millenni dell'umano, il segno è un elemento decisivo, è la base di ogni discorso
01:18sulle possibilità espressive.
01:20Un segno, il suo, che pur nell'essenzialità formale, oggi si rivela prezioso nel momento in cui il digitale sta
01:26lentamente facendo sparire le cose e la loro anima.
01:29Cosa sarà il segno nel futuro? Non lo so e non lo so prevedere.
01:38Penso che cosa possiamo fare in questo momento di grande cambiamento è cercare di accumulare il più possibile delle radici,
01:52delle memorie, per vedere se possono essere poi trasferite.
01:56La mostra torinese, in uno spazio che sfrutta ammirabilmente la luce naturale, è anche una celebrazione, un compleanno,
02:03e abbiamo chiesto a Giorgio Griffa, a fronte di tutto il tempo che è passato, come guarda oggi alla sua
02:08pittura.
02:09Io per quello che mi riguarda cerco di non continuare a percorrere una linea di pensiero.
02:18Ho questi lavori ultimissimi che in qualche modo si riallazzano ai cicli precedenti, ma sono assolutamente nuovi.
02:28E sono molto contento di vedere che il colore trattato in questo modo mi richiama la luce della pittura sul
02:40muro,
02:42del fresco, del medioevo, più ancora di quello del rinascimento.
02:48Il dialogo con il passato è costante, ma è un dialogo che vuole portare l'artista a continuare a dire
02:53cose nuove.
02:54Forse la lezione più importante di Griffa, in un tempo che si vanta di non avere memoria, potrebbe essere questa.
03:00E' un'altra parte di Griffa, in un tempo che si riempia, potrebbe essere questa.
03:02Grazie a tutti.
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