Un mercato delle pulci parigino, immaginato dopo la chiusura, diventa il punto di partenza della nuova collezione di Maison Margiela A/I 2026-2027.
Qui, tra oggetti dimenticati e materiali consumati, prende forma un racconto di trasformazione: ciò che è scartato viene recuperato, rielaborato e riportato a nuova vita. La sfilata di Shanghai si è svolta tra i container, unendo prêt-à-porter e Artisanal e accostando capi destinati al mercato globale a creazioni uniche, frutto di sperimentazione estrema. Una formula che riporta alle radici della Maison, dove le due dimensioni dialogavano sullo stesso palcoscenico. I codici iconici del brand vengono riaffermati e reinterpretati: capi aderenti, superfici bianchetto, materiali insoliti, tessuti fusi e assemblati, e l’anonimato delle maschere. L’evento apre inoltre un ciclo di mostre in Cina, tra Shanghai, Pechino, Chengdu e Shenzhen, che esplorano Artisanal, Tabi, Bianchetto e la maschera come linguaggio di identità.
La collezione reinventa i materiali in modo radicale. La porcellana, richiamata da organza stratificata o applicata in frammenti sul corpo, diventa emblema di fragilità trasformata. Il tailoring tradizionale viene decostruito: code rimosse, superfici dipinte, giacche fuse con jersey o pelle. Abiti vintage irreparabili lasciano impronte sulle nuove creazioni, mentre arazzi logori vengono restaurati con dettagli preziosi. I richiami edoardiani sono presenti in tutta la collezione con colli alti, maniche voluminose e lunghezze estese. Tecniche come la ceratura e i drappeggi trasformano la forma degli abiti. L’assemblaggio di materiali diversi produce nuove strutture, e le maschere Artisanal assicurano uniformità e anonimato.
La ricerca estetica prosegue negli accessori: stivali decostruiti, scarpe dal taglio sospeso, borse morbide e trattate in superficie, gioielli che sembrano ritrovamenti trasformati. Un universo coerente in cui memoria, sperimentazione e trasfigurazione dei materiali dialogano tra loro.
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