Ci sono attori e ci sono personaggi: ogni tanto, per fortuna, si trovano. È quello che è successo tra Alessio Boni e Don Chisciotte. Un cavaliere visionario e sconfitto, un attore che non ha mai smesso di credere che il teatro, e il cinema, servano a dire cose vere. Adesso quella storia d'amore arriva sul grande schermo. E noi vi mostriamo in anteprima esclusiva una clip di Don Chisciotte, il film diretto da Fabio Segatori. Che sarà in concorso al Bari International Film & TV Festival il 22 marzo e dal 26 marzo in sala. La trama di Don Chisciotte Tutto comincia in un ospedale di Messina. Ferito nella battaglia di Lepanto, Miguel de Cervantes giace tra febbre e allucinazioni. E da quel delirio, come spesso accade ai grandi, nasce una storia. Un uomo, Don Alonso Quijano, impazzisce per i romanzi cavallereschi e decide di reinventarsi: diventa Don Chisciotte della Mancia, elegge a dama del cuore la contadina Dulcinea e si porta dietro il rozzo Sancio Panza, sedotto dalla promessa di un'isola tutta per sé.
Quello che segue è un viaggio tragicomico e profondissimo: locande scambiate per castelli, mulini trasformati in giganti, nobili annoiati che si divertono a umiliare il povero cavaliere. Eppure, dietro ogni sconfitta, c'è una purezza disarmante. Don Chisciotte fa solo il bene, anche quando il mondo ride di lui. Tradito e sconfitto, viene infine riportato a casa in gabbia. E senza i suoi ideali, non sa più come vivere. Nella notte siciliana, Cervantes riapre gli occhi: dal dolore e dalla guerra è nato Don Chisciotte. Ovvero il sogno ostinato di un'umanità più libera. Le location di Don Chisciotte: dalla Basilicata alla Calabria, il paesaggio è co-protagonista Don Chisciotte è stato girato interamente nell'Alto Ionio, tra Basilicata e Calabria, in uno di quei luoghi d'Italia che il cinema non ha ancora consumato. Calanchi che sembrano sculture naturali, castelli medievali affacciati sul mare, fiumare antiche e spiagge ancora intatte. Un Sud potente e autentico, capace di restituire esattamente quella sensazione di sospensione tra realtà e leggenda che il romanzo di Cervantes respira da ogni pagina.
L'ospedale di Messina dove Cervantes è ricoverato è stato ricostruito all'interno del Forte Gonzaga, un bastione cinquecentesco rimasto chiuso per anni e tornato a vivere grazie alle riprese. Non è un dettaglio da poco: Don Chisciotte è stato anche un atto di riscoperta e valorizzazione del patrimonio storico di un territorio che merita molto più di quanto il cinema gli abbia finora concesso. Il regista Fabio Segatori e un film che è stato un'esperienza di vita Fabio Segatori, che ha scritto, diretto e prodotto il film insieme a Paola Columba per Baby Films, sa perfettamente cosa voleva raccontare. E come. «Chi non si è mai sentito uno sciocco idealista, un ingenuo in un mondo sempre più governato dall'avidità, dalla sopraffazione?». Il paesaggio, per lui, non fa da sfondo, è «un vero e proprio co-protagonista del film». E girare in quei luoghi è stato «un'esperienza di vita per tutti, attori e tecnici. Un viaggio fisico, faticoso, nel caldo, nella luce abbagliante, nella polvere».
Tra le imprese più audaci del set, costruire un mulino a vento funzionante alto 12 metri, dal quale Alessio Boni - ripreso con una telecamera - è letteralmente volato nel cielo a testa in giù. Nell'epoca dell'intelligenza artificiale, qualcuno ha ancora voglia di fare le cose per davvero. E contro ogni logica di mercato, Segatori ha scelto per il ruolo di Sancio Panza Fiorenzo Mattu, un attore con un passato da pastore, al posto di candidati molto più famosi che si erano già resi disponibili. Da teatro a cinema: quando Alessio Boni incontrò Don Chisciotte per la prima volta C'è un motivo per cui Alessio Boni è perfetto in questo ruolo e non è solo una questione di talento: Don Chisciotte lo conosce da dentro. Tra il 2019 e il 2022 ha portato il personaggio in teatro. E quell'incontro lo ha segnato nel profondo. Sul palco scopriva, replica dopo replica, le ragioni di un eroe che non assomiglia a nessun altro. «Non va nella sua Mancia per arricchirsi né per diventare più potente, come purtroppo ultimamente dettano i despoti di questo pianeta. Ma per lasciare ai posteri un mondo migliore. Combatte contro i truffaldini, i furbetti, l'insolenza dei potenti, i corrotti. Non ha neanche un figlio, quindi non lo fa per lui, ma per chi verrà».
Un cavaliere che perde sempre, eppure vince su tutto. E Boni sa spiegare anche perché: «Quando muore quella meraviglia eterna che è dentro il bambino, l'immaginifico, muore tutto, poiché non ha più senso vivere». È lì, in quella frase, il cuore del personaggio e, probabilmente, anche il cuore di questo film. Il teatro, ricordava Boni parlando di quegli anni sul palco, «è a petto n...
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