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  • 23 minuti fa
Milano, 11 mar. (askanews) - Diretto da Fabio Calvi, l'evento TV sul Nove "Io, Vladimir - Stefano Massini racconta Putin" - questa sera in prima serata - vede sul palco i musicisti Luca Baldini, Mariel Tahiraj, Saverio Zacchei, Massimo Ferri ad accompagnare e scandire con musiche originali un intenso racconto che copre mezzo secolo di storia russa e non solo russa, mentre sullo sfondo - come parte integrante della scenografia - si alternano suggestive immagini d'archivio frutto di un'accurata ricerca volta ad evocare le atmosfere e i significati più profondi dietro ai fatti storici. Abbiamo intervistato il drammaturgo e protagonista Massini e gli abbiamo chiesto da dove nasce la sua interpretazione, così partecipata: "Nasce dal fatto che noi non possiamo permetterci di raccontare soltanto quello che è concluso, quello che è finito. Dobbiamo raccontare anche il presente. Ho sempre creduto, ho pensato che la narrazione debba essere uno strumento per capire meglio l'attimo, il presente, l'ora. Ecco perché mi piace molto spostare il mio sguardo su quei personaggi che sono i protagonisti del momento che noi stiamo vivendo adesso. L'ho fatto con Trump, lo faccio adesso con Vladimir Putin, un personaggio che è sulle nostre cronache tutti i giorni, il cui volto vediamo tutti i giorni al punto tale che a volte siamo in grado perfino di dubitare del fatto che siano ingrassati, dimagriti, che stiano bene o male, che siano gonfi, magari che prendano dei farmaci. Lo sguardo di noi tutti è sui lividi che stanno sulle mani di Donald Trump, piuttosto che sul gonfiore che ci racconta un qualche male non raccontato di Vladimir Putin. Siamo capaci di guardare gli sguardi di queste persone continuamente, i volti, le fisionomie, al punto, ripeto, da azzardare addirittura delle diagnosi, tanto li conosciamo" dice.In realtà di loro non sappiamo niente, fa notare Massini. "La loro storia è una storia che, come nel caso di Vladimir Putin, ci manca, che non conosciamo così bene. E allora ben venga il cinema che le racconti, il teatro, in questo caso un teatro televisivo, una televisione teatrale. Non so che cosa sia, per fortuna non ho una definizione al mio modo di stare a metà fra i due linguaggi che amo così tanto. Però credo che sia una storia importante da raccontare per la gente, per capire, perché poi alla fine non possiamo più permetterci nemmeno di creare questa barriera fra noi e gli altri. Noi italiani e i francesi, gli inglesi, gli americani, i russi, come se fossero altra cosa. È come se in questo dire 'noi e gli altri' ci fosse già una scusante al fatto che ci disinteressiamo degli altri perché non saremmo in grado di capirli, non essendo noi. E invece no, invece è l'essere umano sempre. E quando vai a leggere queste storie ti rendi conto che in realtà c'è qualcosa che le unisce tutte ed è proprio l'umanità. Quindi questa è la ragione per cui è importante raccontarla", aggiunge.Lei prima ha parlato di violenza."Sì, ce(...)

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00:00Diretto da Fabio Calvi, l'evento TV sul 9, Io Vladimir Stefano Massini racconta Putin, questa sera in prima serata,
00:09vede sul palco i musicisti Luca Baldini, Marielle Tairai, Saverio Zacchei, Massimo Ferri ad accompagnare e scandire con musiche originali
00:21un intenso racconto che copre mezzo secolo di storia russa e non solo russa,
00:26mentre sullo sfondo, come parte integrante della scenografia, si alternano suggestive immagini d'archivio frutto di un'accurata ricerca volta
00:37ad evocare le atmosfere e i significati più profondi dietro ai fatti storici.
00:43Abbiamo intervistato il drammaturgo e protagonista Massini e gli abbiamo chiesto da dove nasce la sua interpretazione, così partecipata.
00:53Nasce dal fatto che noi non possiamo permetterci di raccontare soltanto quello che è concluso, quello che è finito, dobbiamo
01:03raccontare anche il presente.
01:06Ho sempre creduto, ho pensato che la narrazione debba essere uno strumento per capire meglio l'attimo, il presente, l
01:13'ora.
01:14Ecco perché mi piace molto spostare il mio sguardo su quei personaggi che sono i protagonisti del momento che noi
01:22stiamo vivendo adesso.
01:24L'ho fatto con Trump, lo faccio adesso con Vladimir Putin, un personaggio che è sulle nostre cronache tutti i
01:31giorni, il cui volto vediamo tutti i giorni, al punto tale a volte da essere in grado perfino di dubitare
01:41del fatto che siano ingrassati, dimagriti, che possano star bene, male, che siano gonfi, magari che prendano dei farmaci.
01:49Lo sguardo di noi tutti è sui lividi che stanno sulle mani di Donald Trump, piuttosto che sul gonfiore che
01:56ci racconta un qualche male non raccontato di Vladimir Putin.
02:00Siamo capaci di guardare gli sguardi di queste persone continuamente, i volti, le fisionomie, al punto, ripeto, addirittura da azzardale
02:08delle diagnosi, tanto li conosciamo.
02:10In realtà, di loro, non sappiamo niente, fa notare Massini.
02:14La loro storia è una storia che, come nel caso di Vladimir Putin in particolare, è una storia che ci
02:19manca, che non conosciamo così bene.
02:22Allora ben venga il cinema, che le racconti, il teatro, in questo caso un teatro televisivo, una televisione teatrale, non
02:29so che cosa sia, per fortuna non ho definizione al mio modo di stare a mezzo,
02:33a mezzo fra i due linguaggi che amo così tanto.
02:38Però credo che sia una storia importante da raccontare, per la gente, per capire, perché poi alla fine non possiamo
02:44più permetterci nemmeno di creare questa barriera fra noi e gli altri,
02:51noi italiani e i francesi, gli inglesi, gli americani, i russi, no?
02:58Come se fossero altra cosa, è come se in questo dire noi e gli altri ci fosse già una scusante
03:03al fatto che ci disinteressiamo degli altri,
03:06perché non saremmo in grado di capirli, non essendo noi.
03:09E invece no, invece è l'essere umano, sempre.
03:12E quando vai a leggere queste storie ti rendi conto che in realtà c'è qualcosa che le unisce tutte,
03:17ed è proprio l'umanità.
03:18Quindi questa è la ragione per cui è importante raccontarla.
03:23Lei prima ha parlato di violenza.
03:26Sì, ce n'è tanta qua.
03:27Ecco, è un periodo di grande violenza.
03:32Da dove nasce la violenza di Putin?
03:36Beh, la violenza di Putin è una violenza che nasce lontana, nasce dal fatto che lui stesso, come racconta più
03:42volte,
03:46cresce da bambino dentro non una città qualunque, ma nasce dentro Leningrado,
03:53quindi una città che come ricordiamo era stata eroicamente, diciamo, reduce dall'assedio nazista,
04:04ma ne era uscita nelle condizioni che conosciamo.
04:07Leningrado era una città poverissima, una città dove la misera regnava sovrana,
04:10era una città dove la violenza di strada era quella in cui cresce il piccolo Vladimir,
04:17che a un certo punto addirittura rischia di essere l'unico della scuola a non prendere il fazzoletto rosso dei
04:24giovani pionieri,
04:25che era una cosa quasi inammissibile.
04:28doveva avere un voto di condotta bassissimo per non accedere appunto a questo riconoscimento
04:34che aspettava generalmente a tutti i bambini.
04:38E lui ne va fierissimo, tanto che quando rilascia la sua prima autobiografia,
04:44diciamo con due giornalisti, in occasione della sua campagna elettorale dell'anno 2000,
04:50quando il giornalista richiede, ma lei allora era un piccolo teppista,
04:53lui risponde dicendo no, io ero il peggiore dei teppiste, lo dice con fierezza, con banto.
04:59Da quella situazione lui passa fondamentalmente a fare il, diciamo,
05:05a fare l'agente segreto per il KGB, incaricato di prestare servizio a Dresda, nella Germania dell'Est,
05:11e quando torna in Russia dopo il croldo del muro di Berlino,
05:16la sua città è dilaniata da un livello di violenza tale,
05:20che nasce dal caos, dalla mancanza di controllo proprio pubblico,
05:24che addirittura la città di Leningrado finisce nelle mani di due bande criminali,
05:29i lupi di Tambov e la banda di Malishev,
05:32che appunto si fanno la guerra per strada durante il giorno,
05:36addirittura nel centro della città, non soltanto nei suborghi.
05:40Quindi questa violenza c'è?
05:42C'è continuamente intorno a lui,
05:44ma lui però non fa niente per reprimerla, per nasconderla.
05:51C'è una frase che io mi porto dietro,
05:54che in realtà è secondo me piuttosto esplicita.
05:57Lui a un certo punto, rilasciando un'intervista recentemente,
06:02ha detto ci sono dei paesi dell'Occidente,
06:05come gli Stati Uniti d'America, l'Inghilterra,
06:08dice molto, i paesi europei,
06:09in cui l'ideologia liberale, dice lui,
06:12è riconosciuta ed è dentro le vene della gente,
06:15dice da noi no.
06:16In Russia invece la libertà non può essere applicata così tanto,
06:21dice i nostri non la riconoscono,
06:24hanno bisogno comunque di uno stato forte, dice lui.
06:27È una legittimazione di uno stato forte, violento, controllore,
06:31che tiene il polso della gente,
06:34e tutto questo è dichiarato,
06:36lui lo dice proprio, dice da noi, funziona così.
06:39Quindi questa violenza è uno strumento che lui utilizza consapevolmente.
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