Negli ultimi giorni è tornato al centro del dibattito il tema della sicurezza alimentare legato al consumo di salumi. Con una nota pubblicata il 18 gennaio 2026, l'Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato quanto già espresso oltre dieci anni fa: il prosciutto cotto e le altre carni lavorate appartengono al Gruppo 1 degli agenti carcinogeni. Non si tratta di una scoperta dell’ultimo minuto, ma della validazione di una letteratura scientifica ormai consolidata che associa il consumo regolare di questi prodotti a un maggiore rischio di insorgenza del tumore del colon-retto.
[idgallery id="2637392" title="Salumi e rischio tumori: cosa serve sapere"] Cosa significa la classificazione nel Gruppo 1 Entrare nel Gruppo 1 indica che la scienza ha prove sufficienti per stabilire un nesso causale tra l'agente e la malattia. È fondamentale però non cadere in allarmismi fuorvianti: far parte della stessa lista del fumo o dell'amianto certifica la solidità delle prove scientifiche, ma non significa che mangiare un toast abbia lo stesso livello di pericolo di una sigaretta. Il rischio individuale rimane legato alla quantità e alla frequenza di consumo. Gli studi epidemiologici indicano che una porzione quotidiana di circa 50 grammi di carne trasformata può aumentare il rischio relativo di circa il 18%.
[idarticle id="2637390,167687,2096315" title="Salumi e rischio tumori: cosa dice la scienza e quali affettati evitare,6 diete che evitano o limitano la carne rossa,Tumore colon-retto, più casi tra i giovani: le prime linee guida"] Perché il prosciutto cotto è dannoso Il processo di trasformazione è la chiave del problema. Il prosciutto cotto, pur essendo percepito come più leggero, rientra tra le carni lavorate poiché sottoposto a salagione e, spesso, all'aggiunta di conservanti come nitriti e nitrati. Queste sostanze sono necessarie per la sicurezza igienica, ma possono favorire la formazione di composti potenzialmente dannosi. A questo si aggiunge l'elevato apporto di sodio e grassi saturi, variabili che impattano non solo sul rischio oncologico, ma anche sulla salute cardiovascolare, contribuendo a ipertensione e colesterolo alto.
[idgallery id="2106181" title="Tumore al colon, come ridurre il rischio"]
[idarticle id="2614231" title="James Van Der Beek e il tumore del colon-retto: cosa sapere su una delle neoplasie più diffuse al mondo"] Come comportarsi a tavola: le linee guida La conferma dell'OMS non è un invito al proibizionismo, quanto una spinta verso la consapevolezza. Gli esperti suggeriscono di limitare il consumo di carni lavorate, preferendo fonti proteiche meno trasformate e mantenendo una dieta ricca di fibre, frutta e verdura. Il segreto risiede nella moderazione: il panino occasionale non rappresenta una minaccia immediata, ma è la frequenza quotidiana a fare la differenza. Scegliere uno stile di vita sano rimane la migliore strategia di prevenzione per proteggere il nostro organismo a lungo termine.
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